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Oscure politiche energia USA e UE - Rapporto Energia Italia 2024 (1 di 2)
di Vincenzo Rampolla
I cambiamenti climatici. Ti preoccupi? Secondo Copernicus, Servizio di Osservazione UE, il limite di incremento della temperatura della terra di 1,5° C definito a Parigi come media pluriannuale verrà superato entro il 2030. Già nel 2025, il calore raccolto dagli oceani, ovvero l’energia accumulata dalla superficie fino a 2.000 m di profondità, ha registrato il massimo livello. Segnale preoccupante. Molto. Gli oceani assorbono oltre 90% del riscaldamento da attività umane. Dati allarmanti. Dov’è finita la vigilanza sull’emergenza climatica? Calata a picco. Chi ci pensa?
I voltafaccia USA. Sei anni fa, Larry Fink, AD di BlackRock, Gruppo gestore di patrimoni per $14.000 Mld si era speso per mobilitare Wall Street nella lotta al riscaldamento del pianeta, promettendo una radicale riorganizzazione della finanza. Insieme alle Big Banks, ai gestori patrimoniali e ai proprietari di asset del mondo, si erano impegnati tutti a impiegare parte dei loro trilioni di dollari per arginare il cambiamento del clima. A chi interessa oggi? Sembra non premere a nessuno. Perché parlarne? Per gli stretti vincoli tra clima e energie consumate dall’umanità.
Perfida la retromarcia di Larry Fink. E le alleanze, come la Net-Zero Banking Alliance e l’iniziativa Net-Zero Asset Managers? Avrebbero dovuto orientare gli investimenti verso l’energia pulita e allontanarli dai combustibili fossili. Fallite. Di fronte alle ricadute della guerra in Ucraina e al ritorno di Trump, Wall Street ha mollato i suoi impegni sul clima e il cambio di marcia è palese. Analizziamo i flussi netti di capitale verso i fondi e i titoli d’investimento scelti dalle società rispettando la sostenibilità ambientale e sociale. Basta dare una scorsa ai titoli Esg (Environmental Social Governance), nel 2024 ridotti a $32 Mld e nel 2025 il crollo: defezione netta di $57,5 Mld.
Queste società si erano iscritte senza avere la minima idea di cosa stessero firmando, ha affermato Paddy McCully di Reclaim Finance, organizzazione no-profit che sostiene Wall Street nella sfida al cambiamento climatico: Si univano al gregge e volevano fare bella figura, mai avuto la minima intenzione di cambiare il loro modello di business. No interest, no care, fa eco Wall Street.
Per di più l’industria del fossile si è scatenata in una maxi operazione di lobbying con suggerimenti di leggi ad hoc. Stiamo conficcando un pugnale dritto nel cuore della religione del cambiamento climatico per abbassare il costo della vita per le famiglie americane, liberare l’energia americana, riportare i posti di lavoro nel settore automobilistico negli Usa.
Un ennesimo voltafaccia viene dalle nuove dichiarazioni di Tesla. Non aveva giurato di impegnarsi ad accelerare la transizione mondiale verso un’energia sostenibile? Risultato: abbandono di interesse sulla mobilità elettrica che scatena subito forti reazioni impreviste: Ford cala di $19,5 Mld nei profitti per parare il colpo e Tesla mette una croce sul rank di leader mondiale di veicoli elettrici venduti. I Big Usa, tutti insieme appassionatamente, ad affondare il pianeta.
I passi nel buio dell’UE. Dal canto suo l’UE sembra tenere a fatica la barra, con incertezze come il caso dei ritocchi nello stop alla vendita d’auto a combustione interna a partire dal 2035. A che punto è il cambiamento energetica a livello globale? La situazione è forse meno grigia del previsto.
Così parla l’ottimista F.Starace, ex AD Enel: Ma quale retromarcia. L’Europa non si è fermata, non ha rinnegato nulla, continua ad aggiungere 50-60 GW di rinnovabili ogni anno, e adesso si installano anche le batterie. Volenti o nolenti, la transizione energetica avanza, in Europa e Italia.
Qualche dato. Nel 2024, le rinnovabili rappresentavano il 47,5% del consumo lordo di elettricità nell’UE, valore quasi triplo rispetto al 2004 quando la quota era 15,9%. Nel 2025 la situazione è ancora migliorata malgrado il minor contributo dell’idroelettrico e dell’eolico. Va detto che l’elettricità da solare e vento nel 2024 in Europa ha coperto il 30% della produzione, sorpassando per la prima volta il contributo dell’elettricità da fossili.
E il fotovoltaico è diventata la fonte elettrica numero uno nella UE a giugno 2025, mese in cui la produzione solare ha fornito il 22% della generazione elettrica totale comunitaria. Il Consiglio dell’UE a gennaio ha approvato in via definitiva la normativa che vieta l’importazione di gas russo nell’UE entro la fine del 2027. Decisione presa con maggioranza qualificata, malgrado l’eterna opposizione di Slovacchia e Ungheria. E l’UE si avvia ad eliminare la dipendenza dal gas russo. Buon risultato, peccato che rischi di scivolare nel vortice del gas Usa.
Nel 2025 l’Europa ha importato più di 1/4 del gas dagli Usa e secondo le proiezioni al 2030 di Energy Economics and Financial Analysis, l’import di gas Usa può raggiungere il 40% del totale.
Situazione critica. Nessun allarmismo. Poche parole per dipingerla. Motivo in più per spingere con decisione la produzione di elettricità con le rinnovabili e l’impiego di sistemi di accumulo, così come le misure per l’efficienza energetica. Perché non incoraggiare soluzioni con pompe di calore per ridurre il bisogno di gas nel settore civile? In che mondo vivono i profeti UE? Laureati al Cepu?
Produzione e consumo energia elettrica Italia. Rapporto Terna 2024
Terna, società che gestisce la rete di trasmissione nazionale - guidata dalla AD Giuseppina Di Foggia - ha innovato le regole: pubblica il rapporto produzione e consumi elettrici 2024 rilevato nell’esercizio 2024, non riferito al bilancio 2023, secondo la prassi abituale. Dunque, con consumi elettrici globali pari a 312,2 TWh, +2,2% rispetto al 2023 e a luglio 57,5 GWh, max valore mensile. Richiesta fonti rinnovabili con massima copertura a 41,2% (37,1% nel 2023), in aumento per il contributo positivo da idroelettrico e fotovoltaico. Il balzo della domanda elettrica viene da variazioni positive nell’anno, con temperature estive superiori alla media decennale. In dettaglio: la domanda 2024 per l’83,7% è stata coperta dalla produzione nazionale e per la restante quota 16.3% dal saldo energetico estero.
Successi del 2024. Rapida crescita delle rinnovabili con installazione di nuovi 7,5 GWh; obiettivo rinnovabili 50 GWh tra solare e eolico; fabbisogno rinnovabili superato prima volta del 40% insieme a parità con fonti fossili; record storico fotovoltaico con 36,1 TWh; crescita fonte idrica (+30,4%) e attivato 1 GWh con nuove batterie ad alta capacità di accumulo.
A livello territoriale ovunque in aumento la variazione della domanda elettrica: +2,2% al Nord, +2,3% al Centro, +2,1% al Sud e nelle Isole. Stazionario nel 2024 l’IMCEI (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali) per rilevare i consumi di circa 1.000 imprese. Positivi in particolare i settori cemento, calce e gesso, cartario, alimentari e siderurgia. In flessione metalli non ferrosi, chimica, mezzi di trasporto, ceramiche e vetrarie e a dicembre per i medesimi settori - 6,5% rispetto a dicembre 2023. L’IMSER (Indice Mensile dei Servizi) riferito a alberghi, ristoranti e bar, commercio, istruzione, trasporto e altro, a ottobre, seconda volta nell’anno, mostra una debole variazione negativa di -0,4% rispetto a ottobre 2023. I primi 10 mesi dell’anno sono comunque in aumento con una variazione di +3,7% rispetto allo stesso periodo 2023.
Offerta energia elettrica. Nel 2024 si è registrata una crescita rilevante della produzione rinnovabile (+13,4%) e una lieve flessione del saldo netto con l’estero (-0,5%), conseguenza di un forte aumento dell’export (+47,9% rispetto al 2023) e di una contrazione dell’import (+2,4 %). A dicembre, per la prima volta, l’export elettrico italiano ha superato quota 4 GW, confermando il ruolo chiave delle interconnessioni non solo per importare energia a buoni prezzi, ma anche per fornire uno strumento di flessibilità di interscambio.
La produzione nazionale netta 264 TWh è in aumento di 2,7% rispetto al 2023, con ripartizione per fonti: produzione idroelettrica (+30,4%), fotovoltaica (+19,3%), superando i 36 TWh. In flessione fonte eolica (-5,6%) e geotermica (-0,8%). In calo rispetto al 2023 anche fonte termica (-6,2%).
Emerge l’elevato calo di produzione con carbone (-71%), ormai azzerata, esclusa la Sardegna, cui corrisponde una riduzione delle emissioni di CO₂ stimabile in oltre 8 Mt.
Considerando tutte le fonti rinnovabili, nel 2024 l’incremento di capacità in Italia è stato pari a 7,480 GW, valore superiore nel 2023. Al 31 dicembre si registrano 76,6 GW di potenza installata da fonti rinnovabili, di cui 37,1 GW di solare e 13 GW di eolico. Rispetto alle previsioni di DM Aree Idonee (giugno 2024), il target di nuove installazioni fissato per il quadriennio 2021-2024 è stato superato di 1,609 GW.
La potenza nominale degli accumuli in esercizio è aumentata di 2,113 GW. Si registrano circa 730.000 installazioni che corrispondono a 12,942 GWh di capacità e 5,565 GW di potenza nominale, di cui 1,065 GW impianti utility scale. Per i piccoli impianti, la crescita della capacità di accumulo è stata pilotata dalle politiche incentivanti di carattere fiscale; per gli impianti utility scale l’aumento è condizionato dai meccanismi contrattuali a termine del mercato.
Da un’analisi puntuale su dicembre, si registra una variazione positiva della domanda elettrica (+2,8%) grazie a 2 giorni lavorativi in più e una temperatura media mensile inferiore di 1,6°C rispetto a dicembre 2023.
A livello territoriale, diffusa crescita: +1,9% al Nord, +3,5% al Centro e +4,4% al Sud e Isole. A dicembre la produzione nazionale netta (21,5 TWh) è risultata in aumento di 4,5% rispetto a dicembre 2023 con articolazione per fonti: fotovoltaico (+35,3%), termico (+11,2%), eolico (+8,2%), idrico (-35,4%) e geotermico (1,5%). Il dato del saldo import-export è in diminuzione del 3,6% per l’aumento dell’export (+12,9%) e la diminuzione dell’import (-2,2%).
Prezzi energia elettrica e gas per famiglie e imprese. Dati del rapporto 2024 MASE (Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica) riferiti al 2023.
Le famiglie italiane, al lordo di imposte e tasse, nel 2023 hanno pagato per l’energia elettrica un prezzo medio annuale di 0,356 €/kWh). Per il gas naturale hanno pagato 32,3 €/GJ. Rispetto ai prezzi medi UE, hanno un notevole sovrapprezzo di 123,6 punti percentuali per l’energia elettrica.
Le imprese italiane al lordo di imposte e tasse nel 2023 hanno pagato per l’energia elettrica un prezzo medio annuale di 0,273 €/kWh. Per il gas naturale hanno pagato 22,3 €/GJ. L’aumento nell’UE è stato dell’1,1%.
Inefficienza energetica e crollo produzione industriale. Nonostante i dati positivi, le crescite di GW al consumo e i successi delle rinnovabili, esplode l’inefficienza energetica, con un basso indicatore di intensità energetica richiesto dalla CE. È il rapporto CIL/PIL (Consumo energetico lordo / Prodotto Interno Lordo). Basso non per la crescita del PIL, ma perchè da una struttura ad alto consumo energetico si scivola verso una struttura a basso consumo! Si evidenzia il gap negativo consumi - produzione nazionale energia elettrica pari a 48 TWh, fattore di inquietante criticità nel piano energetico nazionale. Il gap trova eco nel commento ai dati Istat sulla produzione industriale formulato da M.Dona, Presidente UNC (Unione Nazionale Consumatori): È da 22 mesi consecutivi che scende la produzione industriale su base tendenziale, crollo che dura da febbraio 2023 ininterrottamente. Il calo produzione novembre 2024/gennaio 2023, è inferiore a 5%. Le flessioni preoccupanti si hanno nella lavorazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-15,5%), produzione mezzi di trasporto (-13,8%) e fabbricazione di macchinari e attrezzature (-6,2%).
La Francia intanto, con 89 TWh di esportazioni nette di elettricità nel 2024, ha battuto il record storico di 77 TWh del 2002. All’Italia sono andati 22.3 TWh. Notevole l’esemplare ripresa della produzione nucleare, sommata alla continua crescita di eolico, solare e idroelettrico. Il consumo tendenziale francese di elettricità resta basso nell’ultimo decennio, ma poggia su 3 cardini: massima efficienza energetica delle apparecchiature, rincaro dei prezzi, oculata gestione della sicurezza forniture. Lo insegnano alle matricole della Sorbona.

(Consultazione: Rapporto Terna 2024 Sistema Elettrico Italiano - 16/01/2025; AD Terna G. Di Foggia; Relazione 2023 su Energia Elettrica - MASE (Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica))

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