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Aggiornato al 06/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Pierre Auguste Renoir (1841 - 1919) -  La colazione dei canottieri - 1882

 

(01) Tra amici …… Globalizzazione e tecnologia

di Gianni Di Quattro

 

Spesso si legge o si sente proclamare magari con enfasi che la globalizzazione e, soprattutto, la tecnologia sono responsabili del disastro economico che sta attraversando il mondo un po’ da tutte le parti. Lo si sapeva da tempo, sin dall’inizio, che questi due fattori avrebbero comportato una trasformazione dei sistemi economici ed automaticamente perdita di posti di lavoro diciamo così tradizionali, ma si pensava che nella euforia economica, nella atmosfera di ottimismo che alcuni anni fa ci circondava e che si stava vivendo, e che si pensava potesse continuare per sempre, non ci sarebbe stato problema a trovare nuovi posti di lavoro nel terziario, nei servizi. Qualcuno immaginava che saremmo stati tutti intermediatori di qualche cosa e cioè camerieri, accompagnatori, organizzatori di vacanze, ideatori di feste, promotori finanziari, segnalatori per l’acquisto di case e di arredi, distributori di biglietti, inventori di non si sa che cosa e tutti in marcia verso la forma più alta di quello che un tempo si chiamò l’edonismo reganiano. In altri termini, sfrenatamente avviati verso il godimento totale dopo avere ceduto la manualità del lavoro alle macchine o alle persone provenienti da altri continenti o da zone depresse ed ancora lontani dai nostri conquistati piaceri della vita.

Ma queste previsioni non funzionarono, non funzionano per il semplice motivo che accanto al cammino sempre più veloce di globalizzazione e tecnologia, è scaduta la professionalità, la capacità imprenditoriale, lo studio articolato dei mercati lasciato agli statistici, la visione di un futuro vero, coerente pur se tecnologico in un mondo collegato, sempre più uguale per essere più facile e interessante per la nuova forma di pirateria di questa epoca e cioè quella praticata da un manipolo di persone che si fanno chiamare finanzieri e che sono nella realtà dei ladri di denaro, con meno moralità e più cinismo rispetto al Corsaro Nero o in epoca più moderna agli uomini di Al Capone che imperversavano a Chicago.

È emersa la mediocrità, la pigrizia non solo intellettuale, la incapacità, la certezza che bastava creare un team cioè una banda di amici ed inventare qualche specchietto per le allodole e raccogliere denaro da fare circolare e spendere nel lusso e nella promozione di modelli di vita irraggiungibili dalle popolazioni, ma spinte come obiettivo, speranza e miraggio. Le aziende allora non hanno investito più nella ricerca, nei macchinari, nelle persone e nella loro formazione, ma solo nel denaro così come hanno fatto gli enti pubblici che si facevano prestare soldi impegnandosi nel futuro a pagare alti interessi e spendere questi soldi facilmente ottenuti distribuendoli ad amici e mestieranti di vario tipo e per organizzare feste del cinema o di qualsiasi altra cosa potesse divertirli e dare lustro a quello che facevano pensando così di passare alla storia (come in effetti succederà, solo non nella casella che loro pensavano).

Naturalmente in questo periodo le posizioni politiche nazionali e locali in molti paesi, salvo qualche rara eccezione, sono state occupate da persone che non avevano cultura, interesse a svolgere un pubblico servizio, ma che intendevano approfittare della opportunità di depredare tesori e incamerarli. Insomma anche i politici sono da definirsi scafisti, come quelli di oggi che trasportano cinicamente uomini. Hanno trasportato nelle loro tasche e in quelle degli amici denaro dei cittadini e quando non lo hanno fatto è stato per pura stupidità in quasi la generalità dei casi e non per qualche rigurgito di onestà come ora qualcuno vuole farci credere.

L’analisi vera, completa di quello che è successo tra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo non è stata ancora del tutto fatta. È necessario analizzare e capire sino a dove è arrivata l’assenza di cultura, di professionalità, di capacità dando luogo a superficialità e spregiudicatezza. Dunque, è vero che la globalizzazione e la tecnologia sono la causa formale del disastro economico in cui la maggior parte del mondo si sta dibattendo, ma quella sostanziale è il degrado culturale e professionale che ha impoverito il mondo, creato falsi idoli, spostato obiettivi, confuso le menti, aperto la strada ad una banda di improvvisatori e di predoni.

Cosa fare nel futuro per riprendere una via migliore per tutti e magari sfruttando la tecnologia e la globalizzazione come strumenti di crescita e non solo di opportunità personale, come fossero una diligenza con il carico di oro che la banca locale inviava alla sede di San Diego? Cultura, bellezza, pazienza, visione di futuro, fantasia messa a disposizione delle comunità, ripresa della ricerca, revisione delle produzioni, ripensamento delle forme di governo e delle strutture politiche che oggi gestiscono i paesi semplificando e consentendone l’accesso solo a chi può e sa, soprattutto istruzione e formazione. Così è se vi pare!

 

 

Inserito il:05/06/2016 19:24:43
Ultimo aggiornamento:22/06/2016 11:25:51
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