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Aggiornato al 14/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Le dimissioni di Alessandra Poggiani e il cerchio magico sul digitale.

Pensiero di Dario Denni  - www.dariodenni.it


Le dimissioni di Alessandra Poggiani e i suoi sette mesi in AGID sono stati uno spettacolo talmente modesto da non meritare nemmeno un giudizio negativo. Acclamata all'unanimità dal cerchio magico digitale che circonda il Premier Renzi, “la Pippi” (così si fa chiamare la Poggiani su Twitter) ha raggiunto il ruolo di Direttore Generale con un anomalo ritardo dovuto al disallineamento tra il suo curriculum e i titoli di studio richiesti per il ruolo. Passato il controllo della Corte dei Conti a molti è rimasto il dubbio se sussistevano o no le condizioni per la nomina. Il passo successivo è stato uno scontro violento con Francesco Storace, che ha avuto dei precedenti motivi di doglianza nei confronti della Poggiani ai tempi del Laziogate, con strascichi evidentemente ancora non risolti.

Salita al trono dell'AGID, per la Poggiani ci sono volute settimane per capire il funzionamento della macchina statale  che era stata chiamata a governare. Così, stretta tra le maglie dell'amministrazione inefficiente ed i nodi dei burocrati, ben presto si è manifestata la difficoltà oggettiva a governare un noto carrozzone pubblico, produttivo di mostri giuridici quali la PEC (ce l'abbiamo solo in Italia), la fatturazione elettronica (che è un processo inintelligibile) e Italia Login (un progetto potenzialmente criminogeno che probabilmente attirerà malfattori come Expo).

Pur non avendo qui la minima intenzione di commentare i famosi sostenitori della Pippi, che poi sono gli stessi che oggi parlano di “foresta che cresce silenziosa e di un solo albero che cade rumoroso”, vogliamo fare luce su almeno un punto che va oltre le dimissioni della Poggiani di cui, non ha più senso parlarne. Il quadro va colto nella sua interezza senza concentrarci su un evento singolo e puntuale.

Il fatto che va registrato è il fallimento totale delle politiche per l'innovazione in Italia portato avanti dal Governo Renzi. L'inadeguatezza profonda delle strutture che presiedono l'economia digitale nel nostro Paese. Il menefreghismo assoluto per non dire l'irriconoscenza e l'inaffidabilità di alcuni responsabili dell'innovazione. La partigianeria delle poche soluzioni proposte, unitamente all'inefficacia delle  sparute azioni di cambiamento sono frutto di scelte sbagliate e di persone non all'altezza dell'incarico affidatogli.

Non consentiamo a nessuno di gabellare le proprie colpe con le colpe degli altri. Le persone responsabili non danno la colpa al sistema incancrenito. Sarebbe ponziopilatesco pensare che un decreto o un documento che si intitoli 'strategia' sia sufficiente a cambiare le cose. Il cambiamento avviene con le azioni, non con le buone intenzioni (che in molti casi non sono buone per niente).

Cosa fare allora? Occorre azzerare tutto il sistema, semplificare, togliere incarichi inevasi, rimuovere direttori inefficaci, accorpare enti inutili, ridurre ministeri duplicati, cancellare le prebende. Se non si spezza questo sistema digitale connesso solo al malaffare, l'Italia non sarà assolutamente in grado di perseguire alcuna strategia digitale né europea né strettamente italiana.


Inserito il:30/03/2015 11:31:51
Ultimo aggiornamento:13/04/2015 19:59:03
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