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Aggiornato al 28/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Il primo, e forse l’ultimo necrologio della mia vita

di Tito Giraudo

 

E’ morto Marco Pannella.

Quando negli anni settanta abbandonai il Partito della mia giovinezza: il PSI, guardai con grande simpatia al Movimento Radicale allora già guidato da Marco. Ero ancora nel Partito quando ci fu la grande battaglia sul divorzio, mi toccò fare anche dei comizi.

Essendo figlio di una coppia di fatto, conoscevo perfettamente il travaglio di tanti uomini e donne: papà e mamma fecero ben quattro figli potendo regolarizzare la loro unione solo sul letto di morte del mio papà.

Ricordo ancora quando in occasione del mio di matrimonio, quel vecchio socialista mangia preti mi dovette informare che ero figlio di una coppia irregolare e che lui, separato dalla prima moglie, mai era riuscito a portare, se non all’altare, almeno in Municipio mia madre.

Francamente, la rivelazione, dopo la sorpresa per il ritardo, mi lasciò del tutto sereno dal momento che avevo intrapreso il mio cammino ideologico al di fuori di qualsiasi dottrina religiosa.

Per i miei genitori, per tutta la loro vita in comune fu però un grande cruccio, poiché la società dell’epoca discriminava non poco certe scelte coraggiose dettate dalle vicende umane e dall’amore.

La mia scelta, se non di aderire ufficialmente, di partecipare alle battaglie radicali, al di là della storia della mia famiglia, fu soprattutto dovuta alla crisi ideologica per la scoperta del “mondo reale” che esisteva al di fuori del “mondo politico” in cui mi ero volontariamente e entusiasticamente cacciato.

Da sindacalista, ero diventato (per necessità) un piccolo imprenditore e quindi potevo vedere la vita sotto un’altra angolatura. L’interclassismo radicale mi convinse.

Marco Pannella, apparteneva a quegli uomini che hanno una visione lungimirante della politica. Mai battaglie per l’oggi, ma lunghe marce verso il domani. Dopo il divorzio, l’aborto, i diritti omosessuali, la fame nel mondo, la condizione carceraria. Tutte cose che portarono pochi voti ma che nel tempo entreranno stabilmente nel costume e nella coscienza degli italiani.

Marco fu anche tra i pochi che non partecipò alla demonizzazione di Silvio Berlusconi, entrando per un certo periodo anche nella sua maggioranza. Se ne allontanò, non tanto per le colpe del Cavaliere quanto per la pochezza dei suoi alleati che lo condizionavano.

Devo anche ricordare che non fu Berlusconi il primo a omologare la destra ex fascista, ma proprio Marco Pannella al quale la stupida discriminazione (spesso di facciata) non era congeniale.

Secondo me, è proprio in un necrologio che si deve parlare degli errori  del defunto.

Marco fu un istrione, invertendo l’abitudine filiale al parricidio, quando vide i propri discepoli cresciuti li allontanò, forse un po’ perché non gli piacevano le contestazioni, ma soprattutto, credo, perché non voleva che il movimento diventasse Partito con gli inevitabili difetti che attribuiva alla partitocrazia.

Probabilmente un Pannella diverso avrebbe messo in piedi quel Partito Liberal democratico (non liberal socialista) che tanto manca al nostro Paese.

Quello che succederà tra i radicali dopo la morte del suo Dalai Lama, non è facile immaginare. Non vedo, a parte Emma Bonino (peraltro acciaccata pure lei), personalità in grado di traghettare il movimento verso la sua evoluzione. Penso che si libereranno delle forze interessanti che, insieme a molti di noi, potranno cercare di portare avanti le idee di Marco e contemporaneamente offrire nuove prospettive politiche, in un’ Italia che ha confinato elettoralmente i radicali alla marginalità, ma ha portato agli onori degli altari il movimento grillino.

Cambieremo? A Marco lo dobbiamo.

Inserito il:19/05/2016 19:25:35
Ultimo aggiornamento:19/05/2016 19:27:53
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