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Aggiornato al 15/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Pensieri molesti - 1

Sinistra italiana: Dividi per non imperare.


Se analizziamo la storia della sinistra italiana, lo scisma regna sovrano. 

Esaminando in che direzione le varie scissioni si sono mosse, possiamo constatare che in un solo caso sono state provocate dalla destra interna, tutte le altre furono “a sinistra”.

Nel 1921 ci fu la cosiddetta scissione comunista che, esaminata con l’occhio sereno della storia, ebbe caratteristiche alquanto schizofreniche.

I socialisti dell’epoca avevano a stragrande maggioranza rifiutato un possibile governo di coalizione, dichiarandosi rivoluzionari ed emarginando il riformismo. La rivoluzione d’ottobre aveva dato un colpo definitivo a coloro, come Turati, che ritenevano ci fossero le condizioni per una politica riformista. Il giudizio su ciò che era avvenuto in Russia e in particolar modo sulla dittatura del proletariato, era diventato trasversale, si pensi che il leader moderato della CGIL: Bruno Buozzi, dava come inevitabile anche per l’Italia un’imminente rivoluzione di stampo sovietico. Certo, in quel Partito c’era chi parlava di rivoluzione stando comodamente seduto nello scranno parlamentare e chi voleva emulare le strategie leniniste. Penso naturalmente agli ordinovisti, che con Gramsci la rivoluzione volevano prepararla con ciò che avevano sottomano: i lavoratori delle fabbriche torinesi. La sostanziale disfatta del biennio rosso e l’affermarsi del movimento fascista (non solo dovuto allo squadrismo), avrebbe dovuto far comprendere che non esistevano in Italia le condizioni rivoluzionarie. A dividere quel Partito, a ben vedere, furono più le antipatie personali e le altalenanti pressioni dell’URSS, che non le differenze ideologiche.

La seconda scissione significativa, avvenne a destra (ed è l’unica), fu operata da  Saragat che, mosca bianca, denunciava le caratteristiche liberticide dello Stalinismo. Non fu molto seguita perché la maggioranza dei socialisti ragionava ancora come nel 21.

Quando Nenni capì che avrebbe fatto meglio a non accettare il Premio Stalin e si parlò di Autonomia socialista dai comunisti, avvenne un’altra scissione, quella dello Psiup, un gruppo ancora più a sinistra degli stessi comunisti che nel frattempo avevano già inaugurato (segretamente) le pratiche compromissorie. Sempre a sinistra la scissione comunista del Manifesto, un gruppo di baldi giornalisti che avevano preso sul serio il verbo ingraiano e, a differenza del loro vate, furono coerenti poiché di fronte alla scomunica lasciarono il Partito.

Della unificazione e riscissione tra socialisti e socialdemocratici, è meglio non parlare……

Seria fu invece la scissione capitanata da Cossutta e dai sindacalisti Garavini e Bertinotti. Il vecchio leader filosovietico ad oltranza, non aveva digerito la svolta Ochettiana. Con l’aiuto dei due sindacalisti, cercarono di Rifondare il comunismo. Poco tempo dopo, il “giovane” Bertinotti pensionò l’anziano comunista, non prima però di aver liquidato il concorrente Garavini. L’ultima scissione riguardò proprio Rifondazione. Vendola ritenendo ormai impresentabile il termine “comunista” fece fuori il povero Bertinotti che, come Presidente della Camera, fu ritenuto ormai un notabile, poco ecologico e poco libertario.

Ora si sta preparando una nuova avventura. Cosa ci sia di ideologico nella minoranza dem è difficile da capire, sono degli ex PCI convertiti al riformismo ancorché legati alle tradizioni di un vecchio Partito che non esiste più, soprattutto ribelli alla rottamazione renziana. Non credo che costoro, nonostante Renzi li sospinga senza tanti complimenti, si uniranno alla compagnia di giro degli adoratori della costituzione, dei firmatari di scandalizzati appelli intellettuali, degli antiberlusconiani a tempo pieno, lasciando la Ditta a cui devono tutto.

Un discorso a parte merita Landini, un sinistro atipico, ex operaio, sanguigno e urlante è quanto di più simile a Salvini: pochi concetti terra, terra, e felpe a go, go. Il mito del buon sindacalista, nella sinistra è duro a morire, e quindi attorno a lui potrebbe nascere qualche cosa. Si tratta di capire se il rude Landini saprà dialogare con quel fighetto di Vendola. Mi pare di capire che Renzi e le sue amazzoni, con tutti i loro limiti, avranno vita lunga.


Inserito il:16/03/2015 14:54:10
Ultimo aggiornamento:29/03/2015 20:24:01
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