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Aggiornato al 05/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Lettera aperta all’amico Renzo Provedel sulla Cirinnà.

 

Caro Renzo,

perché la butti in religione? Pensi davvero che la teca itinerante di Padre Pio c’entri qualche cosa con il dibattito sulla Cirinnà? E se così fosse, pensi che solo il popolo arancione, o viola, o arcobaleno abbia il diritto di manifestare le proprie opinioni con fiaccolate e adunate varie?

Le mie considerazioni erano più rivolte contro le tifoserie che non nel merito della legge attualmente in esame al Senato. Ho parlato di utero in affitto perché nei vari dibattiti televisivi, da parte dei sostenitori acritici della Cirinnà, si è rivendicato anche un tale diritto che mi sembrava ad esclusivo beneficio delle coppie omosessuali senza tenere conto degli inconsapevoli adottandi, e anche delle puerpere.

Per quanto riguarda l’adozione di quello che tu chiami il figliastro e che mi sembra di capire sia un’eventuale figlio dei due conviventi, credo che l’adottabilità riguardi il caso che non esista l’altro genitore naturale. Mi pare che la legislazione, nel merito, per le coppie tradizionali debba valere anche per le nuove coppie, salvo non si voglia considerare, con più diritti, il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Ti confesso che non sono un esperto di diritto familiare né, alla mia veneranda età, mi appassiona più di tanto, quindi, non mi addentrerò sul terreno leguleio, perdonami.

Voglio invece spiegarti come mai ho parlato di utero in affitto e l’ho definito un abominio.

La maternità surrogata, non viene citata nella legge ma è implicita nella possibilità di adozione del figlio di uno dei due partner. Inutile nasconderci che se dopo un viaggetto all’estero, passati un numero canonico di mesi e senza naturalmente dichiarare l’utero in affitto, si confessa un’infedeltà (anche di genere) al partner legale: la nuova famiglia è scodellata. Ciò accade anche per le coppie etero e, a mio parere, anche in questo caso è un abominio: prima di tutto per la madre portatrice e poi per l’inconsapevole figlio. Quando la scienza ci darà un grembo artificiale (forse) sarà eliminato il primo dei due problemi, rimarrà in piedi il secondo, ma avremo tempo per riparlarne.

Fatte queste considerazioni vorrei entrare nel merito del muro contro muro che in questo Paese impedisce sempre il giusto compromesso.

Io, non so quali erano i numeri effettivi dei partecipanti al Family Day e non mi interessa, devo però constatare che i giudizi che generalmente vengono dati di questa manifestazione, da una certa parte dell’opinione cosiddetta di sinistra, variano dal termine di oscurantista, per avventurarsi nel terreno della democrazia e dei diritti civili calpestati. Qui veniamo al vero terreno di scontro e cioè il matrimonio.

Le coppie Gay hanno tutti i diritti di desiderare il talamo nuziale, il sindaco con la fascia tricolore e i fiori d’arancio. Credo però che si abbia anche il diritto di pensare che le nuove unioni devono rimanere diverse rispetto alle vecchie, perché diverse restano nella sostanza, e solo il tempo ci dirà quali potranno essere gli effetti collaterali.

Voglio poi fare altre considerazioni sui due schieramenti.

Vero, che una parte di coloro che partecipano al “Family day” nascondono dietro il problema delle adozioni l’idiosincrasia per i diversi, vero, che esiste la speculazione politica per sfruttare il posizionamento della maggior parte dell’opinione pubblica su posizioni  contrarie all’interpretazione radicale del matrimonio tra contraenti dello stesso sesso, vero che una parte della Chiesa Cattolica vuole condannare e non comprendere e perdonare come si è più volte espresso Papa Francesco.

Vero però, che in campo avverso le contraddizioni e le strumentalizzazioni sono più di una.

Non parlo della Comunità Gay che ha tutti i diritti, come minoranza (si spera), di rivendicare la più ampia gamma di diritti, compresi quelli di cambiare la mentalità della Chiesa Cattolica nel merito.

Parlo della nuova sinistra, quella nata dopo la caduta del Muro e rimasta orfana delle certezze marxiane. Faticosamente, nel corso di ormai un trentennio ha ricercato nuove ideologie rifondanti: più per senso di aggregazione che non per programmi di Governo. Costoro, a mio parere, non fanno mistero di rimarcare la differenza antropologica rispetto agli avversari, convinti di essere sempre nel giusto rispetto a tutti quelli che si permettono di non pensarla come loro. Questo, non solo sulle unioni civili ma su tutti i problemi: l’ambiente, la giustizia, i diritti civili, il multiculturalismo. Costoro hanno la verità in tasca, tanto che la cosiddetta democrazia viene invocata e negata, pro domo loro.

Purtroppo, per essi, ci pensa la realtà delle cose a contraddirli, senza però scalfire, per nulla, una spocchia inversamente proporzionale al loro effettivo peso politico.

Questa minoranza rumorosa, amplificata da quei media che ne hanno fatto un prodotto di consumo, si pensi alla “Sette” che campa di dibattiti televisivi schierati, e a quei quotidiani che dopo attente analisi di mercato, avendo identificato in questa nuova sinistra, la più importante fascia di mercato, ne lisciano il pelo, senza mai entrare nel merito delle numerose contraddizioni: l’Ambiente, affrontato ideologicamente senza tenere conto delle ricadute su quell’economia che, in ultima analisi, a torto o a ragione, ha sempre il sopravvento. La Giustizia, che usata con la leva di questa nuova ideologia fa a pugni con i diritti civili. Infine, il Multiculturalismo.

Su questo tema le contraddizioni sono ancora più palesi.

Sostenere l’integrazione degli islamici, combattere le schematizzazioni salviniane, senza porsi le problematiche che derivano anche dai nostri eccessi libertari e libertini che, se non sono traumatici per la nostra civiltà relativista, lo sono sicuramente per molte delle altre culture che, spinte dalla guerra o anche dal bisogno, sono le nuove invasioni barbariche del tutto simili alle vecchie, dove la civiltà Greco Romana soccombette consegnandoci a qualche secolo di Medio Evo. Il risveglio dai sogni dei Paesi del nord Europa è solo l’aperitivo.

Può darsi che siamo di fronte ad un fenomeno inarrestabile, come dicono i sostenitori del “multiculturalismo rinunciatario” ma se è vero ciò, perché aggiungere all’oscurantismo cattolico quello ben più radicale degli islamici?

Sempre la nuova sinistra sostiene che la maggioranza dei Paesi evoluti ha legiferato nella direzione delle unioni civili nella forma radicale, è quindi giusto adeguarsi, poi però, considera improponibili, ad esempio, le aperture verso gli OGM: niente manipolazione genetica nell’agricoltura ma meno coerenza sulla manipolazione degli embrioni.

Personalmente ti confesso di non avere chiusure preconcette, né nel primo, né nel secondo caso, perché sono un liberal progressista pronto a rispettare chi mi pone dei dubbi e, come mi è successo, di cambiare radicalmente idea.

Riassumendo, non escludo il diritto alle battaglie giacobine, voglio sommessamente ricordare che costoro fecero una brutta fine e furono propedeutici alla svolta moderata e al bonapartismo.

Non pensare, caro Renzo, che io pensi di avere la verità in tasca. Tutt’altro. Le mie sono considerazioni che derivano dalla constatazione di quanto sta avvenendo sui temi del matrimonio e della famiglia. Sempre maggiormente le coppie etero preferiscono lunghi periodi di convivenza e si decidono alla regolarizzazione solo quando intervengono i figli. La pratica del divorzio poi, sta creando problematiche sociali ed economiche che non si debbono trascurare, tenuto conto che le vittime, oltre ai figli (mai indifferenti alla cosa), riguardano i ceti meno abbienti, sovente letteralmente rovinati dal dover sostentare due famiglie.

Quelli che sostengono l’inadeguatezza delle famiglie tradizionali pensano forse che le nuove famiglie saranno esenti da queste problematiche? Lungi da me contestare il diritto al Divorzio che personalmente mi ha visto, non solo tra i sostenitori, ma tra quelli che andavano a fare i comizi a favore. Ciò non toglie che lo sfascio delle famiglie sia un problema di non secondaria importanza. Capisco che i benestanti radical-chic abbiano i mezzi per affrontare quasi tutto, compreso quello, rispetto all’immigrazione, di non vivere nei quartieri ghetto. Per la maggioranza però dei comuni mortali esiste la necessità di vedere le cose con un minimo di buon senso, considerando che le culture e le tradizioni non sono sempre deprecabili.

Capisco di aver introdotto altri temi, perdonami, ma l’appetito vien mangiando. Con la speranza di leggere una tua risposta ti saluto cordialmente.

 

Inserito il:08/02/2016 15:56:17
Ultimo aggiornamento:25/02/2016 08:39:00
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