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Aggiornato al 06/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Paul Cézanne (1839-1906) - Una curva della strada a La Roche-Guyon (1882)

 

La strada per il futuro

di Gianni Di Quattro

 

Può capitare di sognare di camminare per una strada convinti che la stessa porta dove noi vogliamo andare, dove pensiamo si debba andare, una strada che abbiamo più volte immaginato di percorrere e che crediamo nella nostra fantasia di conoscere in ogni sua pietra, ma mentre andiamo cominciamo a scoprire segnali che non ci pare di avere mai visto come uno strano albero, una casa che ha una strana forma, degli animali che camminano silenziosi ai nostri lati di buffa foggia e colore e che continuano a fissarci, qualche rumore che ci sembra sinistro e che ogni tanto attraversa il silenzio della nostra fantasia.

Può capitare di camminare davvero per una strada credendo di conoscerla e mano a mano che andiamo avanti avere la netta sensazione di non averla mai vista e ad un certo punto di prendere coscienza che siamo in una strada sbagliata, in una strada che non può arrivare dove noi abbiamo deciso di andare.

Il fatto è che in questo momento sia nella realtà che anche nella fantasia abbiamo la netta sensazione che la strada per il futuro che stiamo percorrendo sia sbagliata e che non stiamo andando da nessuna parte e rischiamo di rimanere intrappolati in un labirinto così complicato di quelli che facilmente possono portare alla disperazione o alla depressione, alla rassegnazione o alla fine di tutto.

Le guerre si propagano e diventano più feroci, il rispetto dei diritti umani è ormai diventato solo opzionale e trascurabile, i terremoti e altri disastri naturali che accadono dimostrano molto spesso l’ottusità culturale e sociale dell’uomo nel non volere manutenere il territorio in cui vive come di costruire in modo sicuro, l’incapacità di tanta gente dello stesso continente europeo che ha molte matrici culturali in comune di mettersi d’accordo per affrontare insieme il nuovo mondo, colpi di stato e restaurazioni si susseguono, giornalisti uccisi o cacciati o messi in condizione di non parlare in posti diversi del mondo, il terrorismo che compie e continua a progettare stragi e che comincia a dividersi in fazioni che poi fanno a gara tra di loro per far vedere chi è più spregiudicato ed assassino, il potere sempre più nelle mani di potentissimi gruppi finanziari che lo esercitano in modo globale condizionando Stati e popolazioni e di fatto bloccando le prospettive di benessere delle genti salvo per una élite ristretta e selezionata cui pochi possono accedere e che nella sostanza può essere definita la vera mafia che tiene il mondo in una morsa sempre più stretta, grandi paesi emergenti che si collocano nella prima fila del potere economico mondiale ma a scapito della libertà dei suoi cittadini quasi a volere dimostrare che questa è incompatibile con la giustizia sociale.

La sinistra intesa come movimento che propugna le libertà nella giustizia e nel progresso sociale piano piano va scomparendo nel mondo e avanzano le forze della conservazione minacciate tuttavia dal dilagare del populismo che può conquistare potere ma non può risolvere problemi e che non ha strategie a medio e lungo termine, mentre basa il suo successo sulla proposta di soddisfare bisogni immediati o di eliminare ingiustizie macroscopiche a prescindere appunto dall’avvenire. Una parte di questo populismo sfocia poi inevitabilmente in forme nuove di fascismo da cui derivano a sua volta violenze sociali spesso internazionali.

Mancano maestri del pensiero che possono aiutare a capire ed interpretare, la tecnologia è vista come il toccasana, la risposta a tutte le domande compresa quella del lavoro e si cominciano a creare i primi movimenti che ipotizzano e spingono un futuro senza lavoro con tutto affidato ai robot e alle macchine con i loro algoritmi che si autogenerano e si modificano adattandosi alla dinamica della realtà e delle sue esigenze.  Un uomo del futuro che ritorna all’origine, un nulla facente dedicato al gioco e alla contemplazione della natura e che non ha nemmeno il problema di procurarsi il cibo perché ci penserà la tecnologia in qualche modo ad indicare dove prenderlo quando non lo recapiterà a ciascuno personalmente (naturalmente con un sistema automatico di distribuzione).

Una strada piena di allucinazioni e di iperboliche esagerazioni di alcune conquiste dell’uomo nella assenza di visioni culturali speculative e che lasciano quindi alle religioni, specie quelle più estremiste, la cura dei problemi esistenziali e la spiegazione della vita attuale e futura, così come le indicazioni per coltivare relazioni e vivere socialmente anche se la tecnologia ci sta promettendo un futuro da solitari nelle nostre case e con la partecipazione al mondo e alla vita che si svolge attraverso i social e i vari portali specializzati.

La speranza, quella vera e grande, è in una grande curva della strada su cui camminiamo, una curva che ci possa portare verso un obiettivo diverso da quello che incontreremmo in assenza di questa curva. Un obiettivo che sia coerente con il nostro passato e che ci spinga verso un futuro certamente tecnologico e standardizzato, ma senza abbandonare del tutto le nostre voglie di umanità, del piacere di studiare e scoprire, di gustare e di toccare, di amare anche con tutte le sofferenze del caso.

Inserito il:28/08/2016 20:03:29
Ultimo aggiornamento:28/08/2016 20:17:45
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