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Aggiornato al 20/01/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

 

Pierre Auguste Renoir (1841 - 1919) - La colazione dei canottieri - 1882

 

(03) Tra amici…….

Tante elezioni fanno bene alla democrazia?

 

Ormai si vota in continuazione da qualche parte nel paese perché le elezioni amministrative non si fanno lo stesso giorno per tutti i Comuni e le Regioni e poi ci sono quelle politiche, i referendum almeno un paio all’anno. Inoltre si vota per il condominio, per una associazione, per il sindacato, per un ente mutualistico. Ed ancora ci sono i sondaggi, gli exit poll, altre diavolerie che insomma tutto l’anno ci tengono dentro una atmosfera elettorale, di competizione. Naturalmente questa atmosfera è un grande business per i media cartacei e televisivi e li spinge ad alzare i toni, a scrivere di tutto, a immaginare scenari, a riportare pettegolezzi, a prevedere successi ma soprattutto sconfitte, brucianti è meglio al grido di eccitare, eccitare, eccitare! Poi ci sono milioni di persone attaccati ai social network che dichiarano, pontificano, informano senza sapere, dicono di avere capito, riferiscono cose strampalate e tutti hanno la sensazione di partecipare, di competere, di esercitare la professione giornalistica, di fare comizi e, alla fine, di vincere o perdere.

Ma non basta. Perché ormai tutte le elezioni del mondo sono in casa nostra per cui seguiamo tutte le elezioni degli Stati dell’Unione Europea che si svolgono anche esse di continuo tra politiche e amministrative sempre in periodi diversi, anche perché i giornali ci spiegano che ciascuna di queste elezioni è importante perché ci fa vedere le tendenze e queste sono quelle che, secondo i guru che poi sarebbero gli stregoni di una volta, devono dominare la nostra vita. Poi ci sono le elezioni americane che tra nomination, di mezzo periodo, per i Governatori dei singoli Stati sono praticamente tutti i mesi. E senza parlare degli Enti internazionali, degli Stati africani e di quelli asiatici, della Russia, dei referendum svizzeri e dei brogli dell’America Latina che ormai seguiamo come fossero il nostro Nord Est o la Sardegna.

Tante teorie ci sono in merito a questa atmosfera elettorale che ci pervade di continuo e che domina la nostra vita. Alcuni dicono che è il vero oppio dei popoli e che ormai i comizi elettorali come si dice, hanno più successo e partecipazione di pubblico delle feste paesane, di quelle del Santo Patrono, dei fuochi di Sant’Antonio Abate o di altre sagre legate alle castagne, al bollito o alle fragole. Forse stanno scavalcando persino il ciclismo e, soprattutto, il calcio dato che quest’ultimo è ormai nelle mani di trafficoni, illusionisti quando non anche ladroni. Altri dicono al contrario che vivere in una continua tensione elettorale alimenta le speranze, offre in altri termini la quasi certezza, che mai si realizza, che si è vicini ad un grande cambiamento e alla concretizzazione di grandi vantaggi economici e sociali per tutti. Alcuni maestri di diritto e di vita ci spiegano che sono il sale della democrazia e che finché ci sono elezioni c’è democrazia e cioè è il popolo a decidere anche se ognuno in cuor suo sa che non decide alcunché. E poi ancora quelli che dicono che le elezioni portano benessere, fanno lavorare la gente, la tengono occupata, ci sono aziende che sono fatte solo per supportare nelle strutture e nelle comunicazioni i partiti e i leader e tutti i candidati, fanno circolare denari, si muovono i trasporti, i telefoni, la pubblicità, gli artisti chiamati ad allietare le attese nelle riunioni e nei comizi.

La situazione elettorale permanente in cui viviamo ha anche sviluppato nuovi mestieri e nuove professioni che si vanno poco a poco diffondendo e si creano anche scuole di formazione, si fanno seminari per scambiare esperienze tra esperti, si scrivono libri che si presentano nei salotti televisivi e non, nelle librerie e nelle scuole, nei centri di studio e nei mercati rionali. Le professioni riguardano lo stuolo di assistenti di cui ha bisogno ciascun candidato per gestire il proprio tempo, per contattare persone, per convocarne altre, per gestire i social network, per scrivere discorsi, per tenere i rapporti con la stampa, per tenere i rapporti internazionali, per scrivere articoli e libri, per curare l’abbigliamento, per far circolare il curriculum e poi per stampare e distribuire, per attrezzare gli scenari in ogni intervento pubblico del candidato. E poi lo staff che definisce e suggerisce atteggiamenti, risposte, iniziative, azioni e controazioni, opportunità e trappole e che si avvale spesso anche di consulenti internazionali.

Così va il mondo e ormai non ci rendiamo conto che sprofondiamo sempre più in questa atmosfera che diventa come l’aria che respiriamo per cui partecipiamo, suggeriamo la migliore legge elettorale, viviamo con i programmi del partito, del leader e del candidato che abbiamo deciso di appoggiare e che difendiamo.

Ma una domanda può sorgere spontanea: siamo sicuri che tutto questo è democrazia, siamo sicuri che tutto questo fa bene alla democrazia ed ancora siamo sicuri che questa è la strada del progresso umano e sociale? Domande che forse la maggior parte della popolazione non vuole neanche sentire, domande che potrebbero connotare chi le formula come un pericoloso sovversivo nemico del popolo e delle sue conquiste. Io speriamo che me la cavo per averle pensate!

Inserito il:11/06/2016 11:18:09
Ultimo aggiornamento:11/06/2016 11:33:57
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