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Aggiornato al 05/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Spazio aperto

 
Economisti, una risata vi seppellirà.
 
Se andate su Google alla voce “PIL” scoprite delle cose molto curiose, come  che secondo la Banca Mondiale, il PIL dell’Italia è superiore a quello della Russia. Ora, siccome è in base al rapporto debito/ Pil che i massimi economisti predicano lo sterminio dei pensionati greci, portoghesi e prossimamente italiani, sarebbe il caso di approfondire come vengono calcolate queste grandezze, e come mai alla voce debito entra solo quello pubblico e non quello, altissimo, dei privati USA, che rateizzano tutto e vendono le rate agli stupidi banchieri del resto del mondo.  All’ultima riunione della società degli economisti USA un gruppo di simpatici giovani ha affermato che l’econometria, la tecnica matriciale su cui si basano conteggi e previsioni delle banche centrali, ha tanto valore scientifico quanto le previsioni astrologiche fatte col computer.   Io, che nonostante le crescenti delusioni mi ostino a essere socialista e attirare persone che ne sanno molto più di me alle nostre periodiche riunioni a Volpedo, ricordo che uno dei grandi meriti del movimento socialista di fine ottocento è stato di popolarizzare la messa in ridicolo dei dogmi e dei comportamenti della Chiesa, diffondendoli come istruzione popolare. E penso che sarebbe ora di fare lo stesso con i dogmi degli economisti, che, se con Keynes avevano avviato la soluzione della grande crisi (che poi si è risolta con la produzione bellica) adesso continuano sulla stessa strada: il denaro dà un interesse negativo, sarebbe il momento di fare grandiosi investimenti in infrastrutture, come fa la Cina con la via della seta, magari finanziandoli con un basso interesse positivo, ripristinando la “rendita perpetua”(quella che non restituiva il capitale, si doveva venderla in borsa),  che ha finanziato le infrastrutture della rivoluzione industriale e gli armamenti della Belle Epoque).E invece si continuano a sentire asinate , come quella di coniugare austerità e sviluppo, riduzione dei consumi e investimenti produttivi. Penso a giornali satirici, con la rubrica fissa “SPQE” (Sono Pazzi Questi Economisti)...
 
24 maggio 2017
 

Il votante irrazionale e bugiardo.

Il votante in tutto il mondo è sempre più uguale, meno ideologico, più istintivo, più irrazionale e bugiardo. Infatti, non ha un partito di riferimento, segue sempre meno l’economia perché non riesce più a capire i dati che giornalmente riempiono i giornali spesso anche in modo contrastante, vuole il lavoro ma non ha la minima idea di come si possa creare e gli piace il fatto che lo Stato dia dei soldi a tutti senza chiedersi da dove provengano questi soldi, chiede più protezionismo ma in casa litiga con i figli che amano l’Europa e il mondo, segue vari leader e sceglie tra loro in base ad alcuni elementi come la  determinazione, la capacità di imporsi nei dibattiti televisivi, il modo di presentarsi, se donna in base alla sua femminilità anche, le idee che presenta a prescindere dalla loro razionalità e possibilità di realizzazione. Inoltre il votante di questo secolo è bugiardo e non dice per chi vota facendo impazzire i sondaggisti, per pudore, per istinto, per piacere. La menzogna peraltro è sempre più diffusa in tutti i comportamenti umani e la stessa invenzione della post verità è in fondo solo un modo per giustificare che la verità non si dice quasi mai più. Il comportamento del votante sta facendo emergere in tutto il mondo dunque dei leader assolutamente discutibili, spesso disinteressati al bene comune e spesso molto interessati al bene proprio e dei propri amici. E allora con questo nuovo votante il futuro si avvicina a grandi passi, ma non può assolutamente entusiasmare i pochi benpensanti rimasti.

Gianni Di Quattro

25 maggio 2017

 

Jack lo squartatore e facebook.

Una volta chi commetteva un reato, specie se si trattava di un reato di sangue di quelli che comportavano pene severe con moltissimi anni di galera, sperava soprattutto nella impunità.  E cercava di stare attento cancellando tracce, mantenendo il silenzio più profondo, predisponendo eventuali alibi. E non c’è dubbio che così facevano anche quelli che ora si chiamano gli assassini seriali come era appunto Jack lo squartatore che fece piombare Londra nel terrore all’inizio del secolo passato. Ma, come si dice, il mondo cammina ed è cambiato profondamente dai tempi del feroce assassino londinese. Oggi il vero obiettivo di qualsiasi delinquente non è l’impunità, ma è la diffusione del suo gesto violento che, se specialmente molto violento ed appariscente, può dare all’autore notevole fama e plebiscitari consensi. E allora Facebook è il social più appropriato con i quasi due miliardi di seguaci nel mondo e con gli interessi di molti di questi verso la violenza e altre forme di degrado umano in tutti i campi. Per questo i grandi criminali sono sempre più attrezzati quando vanno a commettere i loro reati non solo con strumenti adeguati a commettere il reato stesso, ma con strumenti che possano consentire riprese fotografiche in modo da testimoniare e poi diffondere l’impresa. Vuol dire che oggi Jack lo squartatore si comporterebbe in modo diverso rispetto ad allora anche rischiando di essere scoperto, cosa che è più difficile per i minori poteri degli organi di polizia rispetto ad allora malgrado questi siano dotati di tecnologie allora sconosciute e di pregio e persino eccessive e inutili. Probabilmente e anzi certamente molti reati sono commessi per potere apparire e non per sentimenti di odio o per crudeltà. Ecco un effetto indesiderato, imprevisto e odioso dei social network.

Gianni Di Quattro

27 maggio 2017

 

Il complotto

Il nostro paese sembra sia pieno di complotti, quanto meno si pensa che così sia. Il fascismo trovò geniale accusare di complotto persone indesiderabili o non completamente fidate in modo da mandarli in galera o al confino anche se non c’era alcun reato da punire. Da quei tempi l’idea del complotto è entrata nella nostra cultura e tutte le occasioni sono buone per indicare un complotto come causa di un evento. Naturalmente spesso i complotti indicati sono inventati perché non si sa cosa dire o perché torna comodo dirlo o, ancora peggio, per giustificare accadimenti. E così ci sono complotti contro gli studenti asini bocciati, contro squadre di calcio per farle perdere attraverso arbitri prezzolati, per un affare perso, per un matrimonio fallito, per un’azione giudiziaria. Nel campo politico sociale dalla scoperta della famosa Loggia Massonica P2 del famoso Licio Gelli in poi è tutto un complotto. E così gli eccidi della mafia sono conseguenza di complotti politici, la caduta di un protagonista o di un gruppo sono causati da un complotto. Non si riesce spesso a pensare che lo studente bocciato è veramente un asino, la squadra di calcio è piena di brocchi, la mafia è veramente una organizzazione criminale che fa fuori la gente senza bisogno di farselo ordinare o di partecipare a cupole strane, certi protagonisti politici cadono perché sbagliano, certi partiti si ridimensionano perché non riescono più a parlare con la gente. In altri termini, il ricorso alla teoria del complotto è una invenzione utile, di marketing si potrebbe classificare, perché rappresenta la giustificazione per ogni cosa e riesce a coprire incapacità ed errori. Forse il futuro può essere più vicino e più facile se veramente ci si riesce a liberare dalla morse dei complotti che sono dietro ogni angolo.

Gianni Di Quattro

29 maggio 2017

 

I sentimenti OGM, la nuova frontiera.

Come si forma un sentimento? Tutti, soprattutto i grandi pensatori, ne hanno parlato e hanno provato a individuare, interpretare, capire. È ormai acquisito che il sentimento è la forma di integrazione più forte e misteriosa tra l’hardware e il software dell’uomo, tra l’intelletto e quello che molti definiscono l’animo e altri preferiscono chiamare il bagaglio umano costruito nel tempo e cioè la cultura, l’ambiente, le esperienze, gli incontri e le riflessioni. Una integrazione che dipende anche dalle condizioni di vita di ciascuno e che possono rendere più fragile o meno qualsiasi sentimento. Alcuni sentimenti sono belli e altri brutti, da una parte ci sono l’amicizia e l’amore e dall’altra l’odio e il rancore con tutta la gamma intermedia dove spiccano l’egoismo, l’invidia, la presunzione. Già perché anche questi sono sentimenti. Ma i sentimenti non sono mai uguali, variano sempre da persona a persona, da età a età in una stessa persona, da ambiente ad ambiente e, soprattutto, variano nel tempo perché corrono paralleli ai cambiamenti che nella società si realizzano in un percorso di evoluzione verso il futuro si dice, in sostanza verso non si sa dove. In questo cambiamento continuo i sentimenti di oggi non sono dunque come quelli di una volta. Quali sono le differenze principali? Intanto sono meno naturali e appena nascono la persona che li prova, si riferisce automaticamente ed inconsapevolmente ad uno standard di comportamento studiato da tanti analisti, fatto conoscere a tutti con i mezzi più popolari. Poi sembra che abbiano tutti una scadenza, qualche volta si riesce a superarla, ma non sempre. In altri termini sono come progettati in laboratorio e si comportano tutti allo stesso modo indipendentemente da chi li sente, li porta e li comunica. Un po’ come gli alimenti OGM: sono più belli da vedere, ce ne sono di più, hanno meno sapore, non hanno controindicazioni, costano di meno. Questa è la nuova frontiera dei sentimenti.

Gianni Di Quattro

1 giugno 2017

 

Differenza?

Nel mondo stanno prendendo il potere un sacco di persone che hanno l’idea di avere sempre più potere, di cambiare le società, di cancellare diritti acquisiti, di far tacere la stampa perlomeno quella di opposizione, di creare attorno a loro un clan familiare o di amici fidati con i quali gestire il paese del quale sono diventati leader. Sono sempre di più e sono arrivati quasi tutti al potere attraverso elezioni democratiche. Stati Uniti, Turchia, Brasile, Venezuela, Filippine, Russia, per non parlare di Medio Oriente, di Asia e ancora di America Latina. Naturalmente non tutti sono uguali e non dovunque il sistema democratico è già stato anche formalmente azzoppato (perlomeno nella stessa misura), ma tutti vogliono la stessa cosa e tutti hanno creato o lo stanno facendo una rete di interessi che consenta loro di mantenere ed accrescere il potere in cambio di interessi economici giganteschi, mentre le classi medie scompaiono e diventano classi povere, sempre più povere. Anche l’Europa è in una fase molto delicata, i paesi ex sovietici sempre più attratti da dittature di destra, la Gran   Bretagna che tende sempre più a isolarsi e magari pensa di riconquistare le colonie, altri paesi, tra cui anche il nostro, sempre più attratti da utopie qualunquiste. Cosa hanno in comune tutti questi regimi già consolidati, in fase di consolidamento o in mezzo al tentativo di farlo? Hanno in comune che la loro visione di organizzazione dello Stato e il loro modo di rapportarsi con la società è esattamente fascismo. Un fascismo di questo secolo senza gli orpelli esteriori di quello del secolo passato, ma sempre fascismo. È bene saperlo, dirlo ai giovani soprattutto sperando che loro riescano a fare qualcosa.

Gianni Di Quattro

4 giugno 2017

 

Le statistiche e il famoso pollo.

La storia dice che se siamo in due e uno mangia un pollo, le statistiche poi dicono che i due hanno mangiato mezzo pollo a testa. E così anche per tante altre storielle che vogliono arrivare a far capire che il dato statistico non accompagnato dai contorni e dalle precisazioni di tempo, di territorio, di confronto omogeneo con il passato o con altre località assimilabili da un punto di vista sociale e geo politico, non è utilizzabile seriamente ed anzi può essere fuorviante. Infatti, spesso è utilizzato da parti politiche avverse per dimostrare cose diverse, cosa possibile da un punto di vista scientifico. Prendiamo ad esempio il caso della disoccupazione giovanile nel nostro paese: in genere si dà da parte dei media un dato generale e si dice se è aumentata o diminuita rispetto all’anno passato o al mese precedente. Ma la disoccupazione giovanile è diversa, molto diversa, dal Nord e dalla Lombardia in particolare con il resto del paese e con il Sud in particolare. E questo non è solo in relazione alla crisi del 2008 e alle sue eredità, né è colpa degli ultimi governi, ma è colpa di una situazione che abbandonata da decenni ad un certo momento esplode e il rischio per il futuro prossimo è ancora più alto. Perché? Ma perché i meccanismi del mercato tendono a favorire e riempire dove già le cose funzionano e ci sono opportunità, dove ci sono scuole di formazione stimate, dove c’è aria di imprenditorialità, dove l’ambiente è disponibile verso il lavoro e non solo verso quel tipo di lavoro e basta. Invertire o attenuare questa tendenza è una impresa rivoluzionaria, di cui volutamente nessuno parla perché nessuno ha un progetto. Per cui ci teniamo un dato nazionale alto, molto alto, con il Nord che ha un indice pari a quello della Svizzera e il Sud ne ha uno pari o peggiore di alcuni paesi dell’Africa del Nord.  Morale: i polli se li mangiano tutti in una certa parte del paese.

Gianni Di Quattro

7 giugno 2017

 

La nuova classe dirigente?

Forse non ce ne stiamo rendendo conto, ma è nata la nuova classe dirigente del paese e sta con sempre maggiore velocità prendendosi i suoi spazi e il suo ruolo. Nei partiti, per esempio, quelli sopravvissuti e quelli nuovi come il movimento 5 stelle. Salvini, Meloni, Renzi che forse dovrà presto cedere il posto a Martina o ad Orlando, Toti, Lorenzin, alcuni dei 5 stelle che stanno scalpitando come Di Maio, Di Battista, Toninelli, Taverna ed altri che  sgomitano, ma anche Pisapia che ha rinunciato a rifare il sindaco per stare su un palcoscenico nazionale, Sala che vuole essere autonomo e dopo essere stato eletto dal Pd ora ne prende le distanze, il Presidente della Regione Toscana Rossi e quello della Puglia Emiliano, il sindaco di Napoli De Magistris, l’ex sindaco di Verona Tosi, il Ministro Calenda che ormai non riesce più a nascondere i suoi obbiettivi, il guru Casaleggio che riesce a pilotare un movimento politico sul piano strategico, c’è anche Grillo  che  è riuscito  con successo a riciclarsi (qualcuno dice non del tutto), diversi cani sciolti come si diceva una volta (senza offesa). A questa classe dirigente politica si sta affiancando una nuova classe dirigente nella comunicazione e giornalistica che condiziona molto più di prima e in modo più duro il paese e la stessa classe politica naturalmente. Travaglio e Da Milano, Scanzi, la Gruber e Formigli, Floris o il gruppo di Repubblica che è persino riuscito ad isolare il nuovo direttore voluto dall’editore e a renderlo innocuo (nel senso che non gli permettono di modificare lo statu quo), il gruppo che proviene dal Il Giornale dell’editore Berlusconi (e che impazza nelle televisioni di Mediaset), per fare degli esempi naturalmente. Nelle aziende anche stanno emergendo nuovi manager sia in quelle pubbliche che in quelle private, soprattutto nei settori emergenti o in sviluppo come quello tecnologico, degli alimentari e dell’enologia, del made in Italy in generale. I sindacati cercano di capire cosa devono fare e di riaversi. Il mondo dell’associazionismo è in grande evoluzione anche perché sta entrando nella stanza dei bottoni. Naturalmente alcuni vecchi cercano ancora di rimanere nel gioco del potere o di ritornarci (come il clamoroso caso di De Mita che quasi novantenne vuole rifare la Democrazia Cristiana), ma questo è naturale ed umano, anche se un po’ di confusione è ovvio che si crea, ma è scontata in ogni fase di transizione. Quindi stiamo per affrontare il futuro con questa nuova gente e i giudizi si intrecciano, quelli dei vecchi che hanno da criticare come è sempre successo, dei giovani che se ne fregano perché non conoscevano i vecchi e non hanno alcuna voglia di conoscere i nuovi, gli altri, quelli che rimangono, che cercano di andare dietro all’uno o all’altro a seconda di chi grida di più, promette di più, offende di più, dice che è facile e semplice ottenere quello che non si è mai ottenuto anche se sa che non è così (ma siamo nell’epoca della post verità). Questo è il paese, così è se vi pare!

Gianni Di Quattro

12 giugno 2017

 

La corruzione quotidiana.

Tutti i giorni, incluso i festivi, i media in tutti i loro canali (televisione, carta e internet) presentano al paese un caso nuovo di corruzione. Appalti truccati (molto frequente), consulenze ad amici e parenti da parte di qualche ente pubblico, distribuzione di elargizioni, i furbetti che timbrano e non lavorano (molto comune), assunzioni clientelari, uso improprio di beni pubblici, inerzie colpevoli, acquisto di beni in modo abnorme, affidamenti esterni di servizi pubblici, progetti inutili o megagalattici e tanti altri casi in cui si esercita con successo la fantasia tanto decantata del popolo italiano. Ormai la percentuale di cittadini che fanno parte dell’esercito della corruzione è grandissima, dato anche la struttura articolata della organizzazione degli apparati dello Stato, spesso autonoma in ogni suo punto nelle decisioni e nella facoltà di spesa. Si tratta di milioni di persone che sono o corruttori o corrotti e si sparpagliano su tutto il territorio in modo abbastanza uniforme, così come sono presenti massicciamente in tutte le formazioni politiche coinvolte in affari di gestione, mentre quelli non ancora coinvolti sono in attesa di potere usufruire di queste opportunità che il paese offre ai cittadini, in cambio di una giustizia sociale, di una uguaglianza e di un rispetto civile. Certamente i cittadini onesti, cioè immuni da queste pratiche, sono alternativamente arrabbiati e invidiosi per vedere colleghi e vicini di pianerottolo condurre vite sfrenatamente lussuose pur avendo sul piano formale e ufficiale ricavi che non le consentirebbero. Il senso di colpa di coloro che sono nella corruzione è relativo inoltre, perché la cultura cattolica del paese, in cui tutti siamo cresciuti, ha consentito di apprezzare soprattutto il sacramento della confessione, e cioè la possibilità pur in presenza di qualsiasi nefandezza commessa di ottenere la assoluzione e cioè la remissione dei peccati e il ritorno ad uno stato di assoluta verginità morale. Naturalmente c’è anche la giustizia degli uomini rappresentata dalla magistratura, ma è così lenta, così squinternata che nella maggior parte dei casi non riesce a raggiungere i colpevoli di questi atti di corruzione se non in modo molto leggero. Ci sarebbe il giudizio morale della comunità, il pudore di avere commesso reati contro tutti e contro le leggi, la forza di raccontarlo ai figli e alla famiglia, ma in questa cultura della corruzione sono coinvolti tutti i parenti che prendono atto che questo è l’andazzo del paese, godono dei vantaggi enormi delle azioni del congiunto corrotto e anzi lo tengono su un piedistallo riconoscendogli grande capacità organizzativa, fantasia e spregiudicatezza eroica. Questo popolo, noi, eredi di grandi navigatori, poeti e artisti, siamo avviati verso dove? Il mondo ci conosce perché oltre ad esportare il made in Italy, abbiamo anche esportato metodi per delinquere e che hanno avuto successo in tantissimi casi. D’altra parte la corruzione non si combatte con leggi e leggine in un regime di libertà (anzi), ma si combatte solo con la forza, la coercizione e il terrore. Forse che possiamo andare verso regimi che ci estirpano la corruzione, ma ci fanno nello stesso tempo piombare nella schiavitù? Può essere, ma non ci sono nuvole all’orizzonte e la corruzione può andare avanti senza paura.

Gianni Di Quattro

15 giugno 2017

 

La politica ad ogni costo

I politici locali dovrebbero porre tutte le loro attenzioni a risolvere i problemi quotidiani dei loro concittadini, dovrebbero essere più degli amministratori che politici propriamente detti. Infatti, dovrebbero lasciare le grandi decisioni politiche, gli indirizzi sociali, le relazioni internazionali, le visite ai posti più affascinanti del mondo a quei colleghi che siedono al Parlamento nazionale o che fanno parte del governo del paese.  I cittadini dovrebbero scegliere i loro rappresentanti locali in relazione alla loro esperienza e alla loro capacità dimostrata (meglio) o potenziale di amministrare bene i beni di tutti. I beni di tutti vuol dire pensare alle strade, ai trasporti, ai servizi amministrativi a disposizione di tutti, alla assistenza a coloro che ne hanno bisogno (anziani, disabili, poveri, malati). Dovrebbero questi politici locali capire i loro territori, individuarne le capacità e disegnare per loro piani di sviluppo non utopistici, ma reali e coerenti. Invece succede che costoro, i locali, pensano che la loro permanenza negli enti periferici sia provvisoria in attesa di passare alla politica nazionale magari con incarichi di prestigio e di responsabilità operative e quindi trascurano le esigenze dei cittadini per occuparsi di politica, quella con la P maiuscola come si dice, viaggiano, si occupano di alleanze industriali, organizzano dibattiti, gemellaggi e feste con bandiere e comizi. Questa situazione dannosa per tutti è uno dei grandi equivoci della democrazia, della mancata definizione dei ruoli, del principio per cui tutti siamo capaci di fare tutto, della interpretazione dei partiti che pensano che i loro rappresentanti locali devono soprattutto servire a raccogliere consenso per la politica nazionale e per conquistare il potere, della ignoranza della popolazione su come funziona e su come dovrebbe funzionare davvero un sistema democratico. Non può essere costituito questo solo da progetti spesso irrealizzabili, non può non tenere conto dei ruoli e delle vicinanze di coloro che si occupano della cosa pubblica. Per esempio si fanno in questo paese tante trasmissioni televisive, talk show si chiamano, per parlare di grandi sistemi, ma mai una rete che ne organizzi qualcuna per parlare dei problemi dei cittadini, di come si va al lavoro, di quanto costa andarci, di come assistere quelli che hanno bisogno, di come fornire consigli e favorire opportunità. Un paese squinternato e squilibrato, un paese dove si pensa che tutti sanno cosa è e come deve funzionare una democrazia, mentre la maggioranza della gente non lo sa o non lo capisce. Speriamo che prima o dopo qualcosa succeda, per esempio la formazione dei cittadini nelle scuole, la definizione dei compiti delle istituzioni, il ruolo e la durata di chi decide di fare politica, magari non come mestiere ma come servizio.

Gianni Di Quattro

19 giugno 2017

Il cammino delle idee.

Le idee nascono dovunque, le buone idee solo dove il terreno è particolarmente fertile e curato. Una volta nate le idee possono camminare e fare strada o spegnersi appena nate come fossero lucciole. Per camminare usano le gambe degli uomini e questo vuol dire che solo gli uomini che le capiscono, le accettano e le sposano le possono trasportare e fare circolare, mentre gli altri non possono farlo. Ma le buone idee e in generale tutte le idee quando nascono sono costrette a passare al vaglio di pregiudizi e di interessi che comunque le possono bloccare e anche uccidere definitivamente. E questo è il problema più grande. La differenza tra pregiudizi e interessi è poi che mentre gli interessi sono facilmente individuabili e attribuibili alle singole persone o a gruppi di persone, i pregiudizi sono più difficilmente riscontrabili, sono dei sistemi blindati che rendono le menti prigioniere di schemi che impediscono qualsiasi ragionamento libero. In generale, sono le menti più deboli che vuol dire anche meno attrezzate culturalmente a cadere in preda di pregiudizi, così come le persone più deboli fisicamente sono le prime a soccombere in una lotta. Questo spiega il diffondersi e il radicamento di ideologie religiose o che ipotizzano conquiste sociali utopiche in larghissimi strati di popoli lacunosi sul piano culturale a causa di miseria o di situazioni politiche dittatoriali che non consentono libertà anche di conoscere. La differenza tra le ideologie religiose e quelle laiche è poi nel fatto che le prime promettono l’eguaglianza nell’altro mondo e le seconde già in questo. La realtà è che le menti libere da interessi e soprattutto da pregiudizi per motivi di forza maggiore o per scelte individuali legittime ancorché limitanti della propria libertà, sono non molte e comunque in grande minoranza un po’ ovunque e certamente nella società del nostro paese. Questo spiega la difficoltà nella circolazione delle buone idee anche di quelle che sono interessanti per tutti.

Gianni Di Quattro

22 giugno 2017

Politica industriale con sorpresa

 

L’Italia sta avanzando nello sviluppo della rete in fibra ottica, anche in aree nelle quali il mercato non è considerato in grado di assicurare un decente ritorno dell’investimento. Per queste aree il governo ha predisposto tempo fa bandi appositi, incentivati. I primi se li è aggiudicati Open Fiber, unico concorrente, che fa capo a ENEL e Cassa Depositi e Prestiti. Roba pubblica.

Tutto bene, finché TIM (già Telecom Italia, roba privata) non ha comunicato di voler realizzare a sua volta nelle stesse aree la rete in fibra.

Naturalmente se l’investimento non era considerato redditizio per un operatore a maggior ragione non lo sarà per due. Infatti il governo manifesta scontento, ma i bandi non prevedevano esclusiva, neppure temporale, e inoltre – puntualizza TIM - al tempo della definizione delle regole è stato chiesto loro dove intendevano investire, non dove non intendevano farlo. Divertente, no?

Chiaramente il punto è che Open Fiber, che opera come grossista, contava sulla possibilità di offrire ai propri clienti (Vodafone e Wind-3) un’esclusiva tecnologica attraente per convincere i clienti di TIM esistenti in quelle aree (telefonici, in sostanza) a cambiare fornitore. Un attacco che TIM intende sventare pareggiando prestazioni e costi.

Un episodio di politica industriale che meriterebbe di fare scuola, se scuola si facesse.

 

Autogol o gol in fuorigioco?

 

Dopo la delusione per la mancata conquista dell’agognata Champions League la Juventus ha annunciato il ritorno del suo ex medico sociale, il dottor Agricola. Sarà direttore sanitario della J Medical, struttura medica della società aperta al pubblico.

Il dottor Riccardo Agricola non è figura neutra. Già medico sociale della Juventus, nel 2002 fu condannato in primo grado per “somministrazione di Epo e specialità medicinali diverse da quelle dichiarate”. E proibite. Sentenza annullata in appello nel 2005 e poi sostanzialmente ripristinata dalla Cassazione, che riconobbe la frode sportiva, reato caduto nel frattempo in prescrizione.

La mia opinione è che si tratti di un errore di management, a meno che non si sia deliberatamente voluto sbattere in faccia al giubilo che la sconfitta ha suscitato in quasi tutta l’Italia non juventina un atto che come minimo pare arrogante. Insomma, un autogol o un gol in fuorigioco.

La Juventus è attualmente la prima società calcistica italiana, quella di riferimento per organizzazione (mia opinione), fatturato e risultati sportivi. Dopo la retrocessione in serie B per le note e brutte vicende ha lavorato egregiamente ed ha recuperato presso i tifosi meno ottusi il rispetto che discutibili gestioni precedenti le avevano fatto perdere. Che bisogno c’era di assumere come medico uno riconosciuto colpevole di frode sportiva?

 

Massimo Biondi

24 giugno 2017

Agitare prima dell’uso?

Se una persona rimasta assente per qualche anno dal nostro paese e dall’Europa perché ha vissuto lontano e isolata per effettuare ricerche scientifiche avanzate, dovesse improvvisamente tornare senza alcuna preparazione e informazione preventiva cosa potrebbe vedere? Certo vedrebbe un sacco di gente agitata, a cominciare dai politici che ogni giorno fanno proposte a favore di questo o di quello senza alcuna possibilità concreta di realizzazione, mentre i partiti cercano di allearsi e nello stesso tempo di combattersi in una grande configurazione di incesto politico, e poi le squadre di calcio che lottano per comprare e vendere giocatori soprattutto stranieri coinvolgendo una miriade di protagonisti come manager, avvocati, procuratori, tecnici, allenatori, segnalatori e protettori, i giornali che raccontano vicende di cronaca di tutti i tipi avendo cura di coprire tutti i colori della stessa dal rosa al nero. E leggendo avidamente i giornali verrebbe a scoprire che le inchieste della magistratura non riescono ad essere riservate come impone la legge e che in gran parte finiscono senza nulla di fatto come se fossero avviate e gestite in modo superficiale e forse con scopi non proprio collegati alla giustizia, la mafia e le altre versioni di questo tipo di strutture criminali sono sempre più forti, articolate e coinvolte in affari di tutti i tipi, i sindacati continuano a fare cortei e proclamare scioperi chiedendo lavoro e investimenti, ma senza dare alcun suggerimento di come fare per garantire quanto giustamente richiesto. E se questo nostro amico volesse sapere cosa succede nel mondo della istruzione, si renderebbe conto che siamo tra gli ultimi paesi del continente come numero di laureati e di diplomati e che, malgrado questo, i programmi non sono adeguati alla realtà, le scuole sono fatiscenti, i docenti guadagnano poco e spesso sono impreparati, gli alunni vengono tutti promossi, le polemiche sono alte e le proposte, salvo quelle sindacali, poche o nulle. Le banche sono fallite o piano piano richiedono colossali spese statali per non fallire, perché hanno concesso prestiti a persone ed aziende che non lo meritavano per segnalazioni dei partiti o di influenti politici e anche per incapacità del management bancario. Le aziende che erogano servizi hanno vissuto su posizioni di monopolio, regole a loro favore e contatori assolutamente sballati sempre a loro favore e cercano ancora di farlo. Il paese non è preparato sulle tecnologie, le reti devono essere rifatte, la scuola dovrebbe fare di più ma non ha la cultura per farlo, mancano i maestri del pensiero di una volta che possono rappresentare riferimenti culturali obbiettivi e non prezzolati come la maggior parte dei media per interesse o per non sapere fare altro, le ideologie sono ancora presenti e gruppi di facinorosi percorrono le strade inneggiando a favore di vecchie storie o contro i nuovi dittatori, che peraltro si diffondono nel mondo e in tutti i continenti. Insomma il nostro ricercatore ripiombato nel nostro mondo avrebbe la sensazione di una grande agitazione, ma non riuscirebbe a capire l’uso cui può portare questa agitazione, forse capirebbe prima di altri che nessuno ha un vero obiettivo, salvo quello di sopravvivere e di fare ammoino, come dicevano nella reale marina del Borbonico delle due Sicilie.

Gianni Di Quattro

30 giugno 2017

I giornalisti e i lettori.

L’artista dipende dall’audience nel senso che il suo successo è direttamente collegato alla quantità di gente che segue la sua perfomance e che apprezza il suo lavoro e che quindi permette allo sponsor di giustificare l’investimento effettuato per finanziarlo con il ritorno di immagine e per conseguenza di business che ne deriva. Ci cono casi di artisti nella pittura e nella letteratura che hanno successo solo dopo la loro morte a beneficio della loro gloria e dei loro eredi per gli aspetti economici, ma sono casi rari. Lo sponsor è oggi quello che una volta era il mecenate che promuoveva e finanziava le arti e la bellezza, con la differenza tra le due figure che il mecenate lo faceva per generosità, perché pensava che solo la bellezza e le grandi opere lo potevano rendere immortale ed anche potevano giustificare verso il popolo i privilegi di cui godeva (panem et circenses). Spesso bisogna aggiungere che il mecenate, il potente, finanziava opere ecclesiastiche per acquisire sconti di pena nell’aldilà (Martin Lutero era feroce contro questa pratica fortunatamente diffusa nell’interesse dell’arte e vergognosa da un punto di vista morale). Lo sponsor oggi è comunque solamente, nella maggior parte dei casi, un mercante che finanzia solo ciò che può dargli un ritorno economico a breve e misurabile in qualche modo. Tutto questo vale per l’artista, cioè per colui che in qualche attività umana di eccellenza esercita un particolare ed esclusivo talento. Ma vale anche per il giornalista? Il giornalista deve seguire i fatti della vita, capirli, interpretarli, raccontarli a beneficio di chi non ha il tempo, la cultura e i mezzi per farlo. Ma deve raccontare i fatti secondo quello che, magari pregiudizialmente, lui crede e pensa sia il giusto e il vero o deve limitarsi a raccontare lasciando poi al lettore le considerazioni su come interpretare i fatti secondo il suo pensiero e il suo modo di vedere? Soprattutto il giornalista nell’interesse del suo direttore o ancora di più del proprietario del giornale deve raccontare quello che il lettore vuole sapere o cosa spera di sapere, perché così si può aumentare la vendita delle copie o può anche essere sgradevole verso il lettore per onorare la verità? Ebbene la prima cosa da precisare è che il giornalista non è un artista e che il suo vero padrone è o dovrebbe essere solo la verità e che non dovrebbe fare recital a favore di qualcuno o qualcosa. Questo è il vero significato della professione del giornalista, caratterizzata da passione e rigore morale, amore per la verità e sacrificio per offrire un servizio alla gente. Al di fuori di questo schema non ci sono giornalisti, ma agenti prezzolati che fanno parte di altre e non nobili categorie sociali. A questa categoria di prezzolati appartengono anche quei giornalisti che per giustificare la loro imparzialità o il loro servizio a favore di qualcuno dichiarano che il loro lavoro è di tipo artistico, così spacciandolo mentre non lo è e prendono in giro i lettori e quanti cercano nel loro lavoro elementi per capire e sapere. Costoro sono tanti e rappresentano un sistema di degrado della società proprio perché modificano i fatti, cancellano la verità, spesso inventano interpretazioni false sapendo che stanno commettendo un crimine. E sono in grado di condizionare i poteri principali dello Stato ed in particolare quello politico, sensibile al consenso del popolo e quindi assolutamente legato al comportamento dei media e dei giornalisti più rinomati e che godono di maggior seguito.

Gianni Di Quattro

4 luglio 2017

Destra e Sinistra

Le sinistre e le destre come espressioni politiche sono ovviamente e banalmente monotematiche. La natura è composta da creature umane in cui gli emisferi destro e sinistro si alternano senza soluzione di continuità. Pertanto i monotemi sono e saranno sempre fuori luogo e regolarmente fuori dal generale consenso.

La Sinistra vede le cose solo con l'occhio sinistro creandosi una realtà virtuale in antitesi con quella che è. Quando scoprirà che possiede, volente o nolente, anche un occhio destro che per natura deve operare in sincronia con l'occhio sinistro, sarà un gran giorno per tutti. E tutto questo vale pari pari anche per la Destra. Il centro politico costruito come antitesi a destra e sinistra (castrandosi quindi entrambi gli emisferi) non può che adottare politiche cerchiobottiste.

Il centro, come la sinistra e la destra, sono concetti che fotografano momenti puramente statistici, di scarsa utilità, per lo più fuorvianti. Una compagine politica deve operare come un accorto timoniere che tiene la barca allineata al percorso: ma per non andare a sbattere, quando è' necessario, vira a sinistra o a destra. E lo deve fare non per orientamento politico ma per una semplice, banale, inattaccabile necessità.

Questa è la premessa per un nuovo profilo di Partiti non prigionieri di ideologie bensì con orientamento "problem solving ".  Il pregio sarebbe lo scarso impatto dei "militanti ideologici", a favore di menti aperte, non condizionate e comunque con una obbligatoria formazione ed informazione minima necessarie per formulare ragionevoli proposte "solving" degne di essere esaminate e approfondite nell’interesse generale.

Romeo Gazzaniga

1 settembre 2017

Inserito il:24/05/2017 12:16:34
Ultimo aggiornamento:14/02/2019 18:38:53
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