Aggiornato al 22/02/2024

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Voltaire

 

L’A.I. è solo una tecnologia?

di Bruno Lamborghini

 

L’introduzione alla fine dello scorso anno del programma Chat GPT generativa da parte di OpenAI, un programma LLM Large Language Model che utilizza miliardi di parole o dati per generare testi e risposte a domande, ha riaperto il dibattito sull’intelligenza artificiale e sui rischi che può determinare.

In realtà le applicazioni di Intelligenza artificiale (A.I.) sono attive da tanti anni e non hanno generato forti preoccupazioni come ora: il rischio del Grande Fratello è stato vissuto per lo più come fenomeno culturale.

Da parte di OpenAI e del suo CEO Sam Altman a distanza di un anno dall’annuncio GPT è sta annunciata l’uscita di un nuovo programma Q Star che aprirebbe la strada all’A.I. non solo generativa, ma generale (AGI), in grado di replicare le capacità umane o perlomeno, per ora, di fare alcuni calcoli aritmetici come li farebbe un bambino. Si tratta di capire se è solo un annuncio in una fase complessa dell’azienda o se è l’avvio di un progetto più complesso.  

L’A.I. generativa con i possibili sviluppi AGI è una tecnologia molto particolare perché tocca la nostra conoscenza ed i nostri comportamenti, ma di fatto appartiene alla categoria degli strumenti tecnologici creati dall’uomo sin dalla scoperta del fuoco e della ruota.

Dobbiamo però continuare a porci la domanda: l’A.I. è solo una tecnologia come tutte le altre che l’hanno preceduta? 

Per consentire una valutazione obiettiva dell’A.I. forse sarebbe opportuno fare un po’ la storia dello sviluppo delle tecniche o tecnologie sin dall’origine dell’uomo. In questo, ci possono aiutare alcune considerazioni esposte dal prof. Portinaro dell’Università di Torino in una recente conferenza, partendo da due fonti di base della storia umana, la Bibbia e il pensiero di Platone.

La Genesi afferma che Dio dopo aver creato l’universo e le diverse specie viventi del mondo animale crea l’uomo a sua immagine e somiglianza, dotato quindi di capacità di decidere e creare il nuovo, di avere libertà con tutto quello che consegue, anche di sentirsi come Dio e per questo il primo uomo, Adamo, ed i suoi successori vengono puniti. Ma pur con errori e limitazioni l’uomo appare in grado di costruire il nuovo, dotarsi di strumenti tecnici e guardare avanti al suo futuro e cioè di fare impresa e inventare nuove tecniche.

Analogamente, la mitologia greca interpreta l‘origine dell’uomo rispetto alle altre specie, in particolare Platone con il mito di Protagora in cui entrano in scena due fratelli di origine divina, Prometeo il cui nome significa “quello che pensa avanti” ed Epimeteo, “quello che pensa indietro” e guarda al passato senza volerlo cambiare, un conservatore diremmo oggi.

Ma ci interessa Prometeo che è, diremmo ora, un progressista e vede nel mondo gli uomini nudi senza protezioni fisiche rispetto agli altri animali e va da Zeus e gli sottrae il fuoco per darlo agli uomini, cioè l’accesso alla tecnica, agli strumenti che possano proteggere e far sopravvivere l’uomo.

Prometeo dà loro anche altri doni sottratti a Zeus, la giustizia, la politica e cioè la capacità di convivenza e di cooperazione, elementi di cui non dispongono le altre specie, guidate dall’istinto e dalla competizione. Di questi doni concessi all’uomo, Zeus punirà drammaticamente Prometeo. 

Da questi stimoli storici proposti da Portinaro possiamo cercare di trarre alcune considerazioni sul tema dell’A.I.  Con l’evoluzione si sviluppa l’intelligenza umana cioè la capacità di risolvere problemi complessi anche con l’uso di strumenti tecnici che riesce a costruire, a differenza delle altre specie. Gli strumenti tecnici, dall’invenzione della ruota in avanti, sono al servizio dell’uomo e collaborano allo sviluppo delle sue capacità, al progresso delle civiltà e delle culture che via via vengono sviluppate.

La strada dell’uomo è segnata e caratterizzata da sempre nuovi strumenti, nuove tecnologie che modificano la vita e spesso rischiano di creare dominazione sui comportamenti e sulla libertà umana o facilitano guerre, dalle spade ai fucili ed alle bombe atomiche. Nella mitologia greca gli effetti negativi e spesso disastrosi dei liberi comportamenti umani e delle tecnologie sono espressi dall’errata apertura del famoso vaso di Pandora da cui sono saltati fuori i mali e le sciagure che affliggono l’umanità.

Pandora prosegue quando nascono timori e paure di fronte a nuove tecnologie come nel caso dell’Intelligenza artificiale (A.I.) che è una tecnologia particolare rispetto a precedenti tecnologie come l’elettricità o il motore a scoppio che agiscono sui flussi fisici energetici, mentre l’informatica e l’A.I. invece agiscono sui flussi cognitivi e quindi direttamente sulla conoscenza umana.

Ma anche l’A.I. è solo uno strumento che può essere utilizzato con specifici obiettivi e può aiutare il progresso umano purché l’uomo abbia consapevolezza degli effetti prodotti dallo strumento e lo sappia dirigere. Non si deve dimenticare che tutte le scienze e tecnologie hanno prodotto e producono straordinari miglioramenti della vita umana, come la riduzione di fatiche fisiche e la cura di malattie ed epidemie ed anche l’A.I. potrà portare benefici, pur con fasi transitorie, come in passate occasioni, di difficoltà di adattamenti da parte organizzativa.

Proseguendo nel mito di Prometeo e del suo dono del fuoco ed altro, l’utilizzo di nuove tecniche, promuovendo spinte progressive aperte al futuro, ha consentito di sviluppare lo spirito dell’imprenditore che è il motore della crescita umana, dall’artigiano all’agricoltore sino alle imprese industriali e dei servizi di oggi. Adriano Olivetti affermava che lo spirito dell’imprenditore deve riconoscere il suo fondamento nella “fiamma divina” a cui deve ispirarsi.

Così pure questo spirito imprenditoriale di servizio e di innovazione deve o dovrebbe caratterizzare tutte le strutture dell’amministrazione e della politica pubblica secondo i fini che vengono decisi e stabiliti.

Non vi è dubbio che anche lo sviluppo della scienza  darwiniana dell’evoluzione naturale, traendo l’origine dell’uomo dalle scimmie antropomorfe, accentua la caratterizzazione della specie umana basata sulla centralità dell’intelligenza, sulla capacità di prendere decisioni, talvolta in modo incoerente o rivoluzionario, di costruire ed utilizzare sempre nuovi strumenti e nuove tecnologie che tendono ad imitare ed ampliare le azioni umane, come ad esempio le reti neurali che cercano di imitare i comportamenti dei neuroni del nostro cervello.

La specificità dell’uomo è caratterizzata da altri fattori unici, quali l’intuizione, l’emozione, la coscienza che è consapevolezza e insieme di valori etici, oltre alla necessità di relazioni affettive, non a carattere utilitaristico o economico, di creare cooperazioni e amicizie tra le persone, di creare comunità sociali come intendeva costruire Adriano Olivetti nell’azienda ed all’esterno nel territorio.

I valori umani possono permeare anche gli strumenti della tecnologia, quale componente dell’attività imprenditoriale e delle istituzioni sociali. E di nuovo qui possiamo porre la domanda se l’A.I. è in grado di avere valori e coscienza, come ricordato da De Tommaso in un suo articolo.

Ora vi sono altri elementi fondamentali da considerare quale parte importante dei valori e delle competenze umane e cioè il rapporto dell’uomo con l’ambiente, con la natura, con il territorio in cui vive ed opera, un rapporto che si traduce in tutela, cura di un ambiente naturale che non è posseduto dall’uomo, ma in cui l’uomo è solo ospitato da poco tempo e dovrà ad un certo punto restituire.

Si tratta di un ambiente che l’opera dell’uomo rischia di distruggere, a differenza delle altre specie che collaborano alla vita della terra e dei suoi prodotti. Non è necessario ricordare quanto l’uomo abbia già distrutto in tempi brevi in termini di biodiversità, di eliminazione di specie viventi, di risorse energetiche, del cambiamento drastico ed incontrollato di eventi e fenomeni naturali nella terra e nei mari.

L’attività umana e soprattutto la sua capacità di costruire il nuovo, di inventare nuove tecniche, di fare impresa e sviluppare politiche sociali devono riuscire a tradursi sempre più nella custodia e tutela degli elementi costitutivi dell’ambiente naturale, avendo consapevolezza che quanto viene dato alla natura ed al territorio viene subito restituito moltiplicato in termini di miglioramento dei risultati dell’attività umana e della vita. L’A.I. potrà forse essere uno straordinario strumento tecnologico per accelerare e diffondere nuovi efficaci e fruttuosi rapporti tra l’uomo e la natura.


Inserito il:28/11/2023 17:55:37
Ultimo aggiornamento:28/11/2023 18:06:36
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