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Aggiornato al 26/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

James H. Connolly (New Media artist - Chicago) - Glitch Talk

 

La televisione in Italia: il mercato e le regole, due mondi che non si parlano

di Augusto Preta

 

Il mercato televisivo mostra nel 2016 decisi segnali di ripresa, che sembrano chiudere definitivamente il periodo di profonda crisi strutturale del settore: i ricavi totali aumentano significativamente rispetto all’anno precedente.

Nel 2016 il mercato è cresciuto complessivamente di 404 mln, sfiorando 8 mld di Euro a un tasso superiore al 5% rispetto al 2015. Il canone rispetto al passato contribuisce ancor più alla crescita, nonostante una decurtazione derivante dalla riduzione della quota da 113,5 a 100 per effetto dell’adempimento della Legge di stabilità 2016, peraltro largamente controbilanciata da una riduzione dell’evasione grazie al pagamento nella bolletta elettrica. Nel complesso la crescita del canone è superiore al 9%, rappresentando oltre il 22% del totale dei ricavi.

La pubblicità, prima risorsa del sistema, mostra confortanti segnali di ripresa (+5%) dopo un lungo periodo di recessione e stagnazione, grazie a una serie di fattori: la ripresa dei canali generalisti (in particolare Rai), grazie anche a eventi di grande richiamo e popolarità come Olimpiadi e Campionati Europei di calcio; crescente offerta, maggiore concorrenza e consolidamento di grandi operatori internazionali nella offerta dei canali tematici, nel digitale terrestre; crescita dei ricavi online.
Ciò avviene, nonostante una crescita leggera ma positiva dei ricavi da servizi a pagamento, con un incremento superiore al 2% rispetto all’anno precedente. Tutto questo deriva soprattutto dalla crescita della broadband TV e dalla presenza di nuovi servizi in abbonamento (SVOD) o a richiesta (TVOD)
Gli operatori che si basano solamente su modelli di business consolidati sono dunque penalizzati: la crescita seppur relativa dei nuovi entranti mostra come questi siano in grado di sfruttare le opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica e dalle mutate esigenze della domanda, traducendole in un’offerta appetibile al pubblico, sempre più orientato verso una fruizione personalizzata, multipiattaforma, multischermo, anche in mobilità. In questo contesto in grande trasformazione, nel corso del 2016 si è assistito a numerosi eventi che stanno riconfigurando l’intero assetto televisivo: dalle politiche pubbliche alle grandi manovre in corso che coinvolgono un gran numero di attori, ciò che emerge è un grande processo di ristrutturazione e sviluppo di business model, destinati a trasformare e riconfigurare nei prossimi anni l’intera industria nazionale.

È il caso ad esempio di Mediaset-Vivendi che ha tra l’altro convinto l’Agcom a sospendere l’analisi del mercato televisivo italiano avviata dall’Agcom nel 2015 per accertare eventuali posizioni dominanti dopo aver approvato il documento sulla prima fase del procedimento, quella relativa ai mercati da considerare rilevanti, in cui l’Autorità conferma l’individuazione di due mercati nazionali distinti della televisione (servizi media audiovisivi): servizi di media audiovisivi in chiaro e a pagamento”.

Purtroppo le risultanze dell’istruttoria confermano sostanzialmente gli esiti delle precedenti analisi e nonostante le ‘rilevanti trasformazioni’ il quadro per l’Agcom appare immutato.

Come già da me sottolineato su Key4biz, è come se non ci si rendesse conto che nel mercato dei contenuti la competizione oggi si gioca su altri elementi, dimensioni e dinamiche di mercato. È evidente ormai a tutti – fusioni, acquisizioni, consolidamenti tra media e Tlc, ingresso di operatori globali – che il mondo dei media sta cambiando come mai fino ad ora, sia sul lato dell’offerta – servizi non lineari, video online -, sia sul lato della domanda – all digital, multitasking, multidevice, multipiattaforma. Il consumatore fruisce di contenuti che spesso sono gli stessi, talvolta in chiaro, talvolta a pagamento, e gli stessi operatori scelgono una modalità o l’altra, a seconda dei ricavi attesi e/o della maggiore competitività rispetto ai concorrenti, a loro volta in chiaro o a pagamento. La regolazione fa fatica evidentemente a prenderne atto.

 

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Inserito il:03/02/2017 22:21:00
Ultimo aggiornamento:03/02/2017 22:26:45
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