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Aggiornato al 23/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vassilij Kandinskij (1866 - 1944) – Composizione 10 – 1939

Questo è il secondo di quattro articoli redatti da Roberto Bellini e pubblicati nel 2013 sulla prima versione di Nel Futuro. Abbiamo deciso di ripubblicarli, con cadenza settimanale, essendo essi ancora di grandissima attualità e validità.

 

Si può penetrare il “segreto” dell’imprenditore che innova?

di Roberto Bellini

 

 

Prima pubblicazione su Nel Futuro 9/08/2013

 

 

Abbiamo cominciato a parlare e continueremo a parlare di innovazione approfondendo vari aspetti di questo concetto, ma qualunque considerazione che faremo cercando di spiegare in modo razionale il perché, il cosa, e il come si innova, rimarrà impenetrabile il “segreto” che spiega fino in fondo il successo: partendo dalla constatazione che l’innovazione in molti casi, soprattutto per quanto riguarda una innovazione dirompente, cioè basata su un nuovo prodotto/servizio nuovo e in un mercato anch’esso nuovo) derivi da una nuova e più avanzata componente tecnologica, rimarrà misteriosa la effettiva combinazione vincente di fattori tecnologici e organizzativi da una parte e azioni sulla clientela dall’altra che in quel momento e in quel contesto ha trasformato un esperto tecnologo[1] nell’imprenditore che ha vinto la sua battaglia.

L’approfondimento del cosa genera una innovazione di successo viene analizzato nelle ultime settimane in più articoli sul tema della creatività, come fattore distintivo dell’imprenditore che guida il business innovativo: l’ Economist sviluppa ad esempio una analisi della imprenditorialità, come “moderna ricerca per capire quel qualcosa che mantiene intatto il segreto del come spingere la crescita e la creazione di lavoro”.

 

Limitandoci alla innovazione di prodotto/servizio, oltre ai 5 ingredienti di base che costituiscono il menù per generare una innovazione (una specializzazione, una idea , una nuova combinazione di componenti tecnologici, un modello di business, una soluzione marketing attrattiva e moltiplicabile per nuovi clienti), ne emerge un sesto, cioè quello della capacità del titolare dell’iniziativa (quello che abbiamo chiamato imprenditore, ma che può inizialmente essere anche semplicemente il capo-progetto a cui è stata commissionata l’iniziativa oppure che si è auto incaricato nella posizione di titolare) di vedere e aggirare gli ostacoli alla sua realizzazione: scoprire che una nuova combinazione tecnologica è più favorevole di una precedentemente scelta, inserire una nuova competenza di cui si era fatto a meno fino ad un certo stadio, mettere meglio a fuoco la nuova fonte di ricavo che rende più consistente il modello di business, identificare un sottoinsieme di clienti pilota su cui sperimentare l’innovazione, ecc.

 

Sempre l’Economist cita il nuovo libro di Daniel Isenberg, “Worthless, Impossible, and Stupid”, in cui viene presentata una nuova definizione di imprenditorialità: in sintesi, gli imprenditori sono creatori di valore contro dipendenti. Vedono valore economico dove altri vedono il nulla, e vedono opportunità di business dove altri non vedono alcuno sbocco.

 

Contro dipendenza può significare anche creatività: ma va sottolineato che questo termine, nella innovazione, è il contrario della pratica italiana della improvvisazione e della superficialità: l’idea va trasformata in progetto, il progetto va finalizzato al risultato obiettivo, seguendo un approccio metodologicamente corretto di verifica sistematica e ricorrente di quanto già impostato con i potenziali clienti, adottando la flessibilità necessaria per riconoscere gli aggiustamenti richiesti da queste verifiche, superando o reinterpretando i vincoli burocratici e i condizionamenti del finanziatore, che sia esso l’imprenditore o un cluster di capital venture.

Compreso l’esercizio creativo della “copiatura”, come è successo e continuerà a succedere per più di un imprenditore: non è sufficiente avere un Nokia o un iPhone da copiare: mi è rimasto impresso il commento di un laureando in ingegneria che sosteneva non di voler imparare come si costruisce un iPhone, ma era colpito dalla “semplicità” dei messaggi della correlata campagna di marketing, senza tuttavia cogliere l’impegno a costruire e verificare nel minimo dettaglio la qualità e il prezzo associati al prodotto, la composizione del target, il canale distributivo, e via discorrendo.

 

Una riflessione conseguente alla messa a fuoco del “segreto” imprenditivo: le analisi di tipo generale sulla innovazione, al di là che siano utili per avere un quadro di riferimento metodologico, devono essere accompagnate da analisi approfondite di ogni singolo caso di successo (o di insuccesso la dove possibile); che richiedono rilevante impegno e conoscenza cumulata del fenomeno per essere davvero utili.

 


[1] Per esperto in tecnologia intendiamo chi capisce le caratteristiche di una tecnologia e le adatta e sfrutta per una innovazione: le tecnologie sono quelle della molecola nel settore farmaceutico, dei materiali da costruzione nell’edilizia, delle conoscenze e delle competenze nel settore della formazione, dei dati e delle informazioni trattabili con tecnologie digitali per qualunque settore, dei processi di composizione e stampa nel settore editoriale, dei prodotti alimentari e delle loro combinazioni nell’industria della ristorazione, ecc.

 

 

Inserito il:06/01/2019 19:13:59
Ultimo aggiornamento:18/01/2019 18:43:20
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