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Aggiornato al 23/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Kume Bryant (Contemporary, Tucson, Arizona) - Artificial Intelligence – 2013

 

L’intelligenza Artificiale in Italia. A che punto siamo? (2)

(seguito)

di Vincenzo Rampolla

 

 

Il 30 aprile 2016 Brugherio, borgo divenuto città negli anni ’60 grazie a Edilnord e caro a tal Silvio Berlusconi, dal nulla vede nascere l’Associazione Smart Nation, Nazione Intelligente.

Prestigioso nome per un’Associazione, nome glorioso per il nostro Paese.

Obiettivo: sostenere il Rinascimento Digitale dell’Italia riunendo persone fiduciose nel suo rilancio grazie alle nuove tecnologie.

Lo staff: 4 dirigenti e persone di formazione eterogenea convinte che le nuove tecnologie siano lo strumento più efficace per migliorare la vita dei cittadini. Elegante e attraente il sito web.

Il 26 settembre 2016 la nascita viene annunciata al popolo e il 12 ottobre ha luogo il primo Smart Day, Giorno Intelligente, conviviale e dedicato al pubblico.

Il 28 gennaio 2017 è esposto il programma: 2 ore di alfabetizzazione informatica ai cittadini.

A ottobre 2018 l’Associazione è operativa ma da tempo c’è silenzio sul sito, sul blog e sugli eventi. L’ultimo comunicato è del 26 maggio 2017.

Il 30 gennaio 2019 è confermata la presenza in altre città con un preciso programma di lavoro: ogni martedì dalle 9 alle 13, in piazza Carducci per i cittadini di Monza (ingresso Sportello REI) e per i residenti a Vedano al Lambro e a Brugherio ogni sabato dalle 9 alle 13 in via Piave 11.

 

A fare che? Gli insegnanti formati da Smart Nation sono a disposizione dei cittadini per insegnare gratuitamente l’uso delle nuove tecnologie: dall’accesso a Internet alla navigazione su smartphone, dall’uso delle app alla prenotazione dei servizi digitali della PA, dall’apertura di una PEC o dello SPID, l’identità digitale. Smart Nation, nome ambizioso, nome impegnativo. Lavoro encomiabile. Si occupa di supportare la diffusione della cultura digitale concentrando l’attività nelle aree di:

Informazione. Attraverso il nostro blog e i nostri canali sociali diffondiamo la cultura digitale selezionando articoli legati all’innovazione e proponendo spunti di riflessione su tematiche strettamente legate alla trasformazione digitale della società.

Promozione. Promuoviamo eventi sul territorio nazionale grazie a collaborazioni con altre Associazioni, con la Pubblica Amministrazione e con soggetti terzi interessati a diffondere la cultura digitale attraverso meeting tematici o appuntamenti didattici.

Progettazione. Diffondiamo sul territorio tramite progetti proprietari o attraverso forme di consulenza le opportunità che le nuove tecnologie, e nello specifico il digitale, offrono con particolare interesse ad Internet.

Alfabetizzazione. Proponiamo percorsi in classi e micro classi per rendere i partecipanti edotti sul corretto utilizzo di Internet e delle nuove tecnologie con l’obiettivo di ridurre il numero di cittadini italiani non preparati al loro efficace impiego.

La scommessa, dice Federico Fratta, Presidente di Smart Nation, nome grandioso e temerario, è quella di innovare il processo di alfabetizzazione digitale puntando alla risoluzione di un’esigenza contingente: partendo da necessità concrete, infatti, si interviene all’interno della soglia di attenzione degli individui trasferendo esclusivamente conoscenze da utilizzare immediatamente e per cui le persone sono naturalmente predisposte percependone il bisogno. L’obiettivo ambisce ad allargarsi coinvolgendo i Comuni limitrofi e le scuole con adeguati progetti di alternanza scuola-lavoro. Continua il Presidente: Coinvolgere i nativi digitali è uno strumento per accorciare la distanza generazionale tra i più anziani che hanno maggiori difficoltà e i giovani che sono nati con smartphone e tablet in mano.

Lunedì 4 marzo 2019, trascorsi 3 anni dalla nascita di Smart Nation, Luigi Di Maio eccitato dall’idea di essere Ministro del Mise (Ministero politica industriale, comunicazioni, commercio internazionale e energia), in un’Italia Smart Nation, un Paese Intelligente, una Nazione faro di cultura e intraprendenza, ispirato dalla Associazione Smart Nation, fa suo il binomio Smart e Nation e lo annuncia in TV e presenta a Torino il FNI (Fondo Nazionale Innovazione) di €1miliardo, previsto dalla legge di Bilancio 2019: l’Italia diventa una Smart Nation. C:\Users\utente\AppData\Local\Microsoft\Windows\INetCache\Content.Word\2019-03-20 (2).pngNome ridicolo, signor Ministro, nome fuori posto. L’Italia non è un oggetto, non è come lo smartphone o la smart car.

Che assurdità dire che la Nazione diventa intelligente. Che vuol dire? Che prima non lo era? Oppure che è talmente fiera e orgogliosa di essere intelligente da sbandierarlo ai quattro venti.

Non è questo il caso. Rasenta il vilipendio e la volgarità. È un grave insulto ai cittadini e ai Padri della Patria. L’Italia è l’Italia, è quella che è.

Non è con l’obolo del FNI che di punto in bianco diventa Intelligente. Nulla può rendere intelligente una Nazione, né il denaro, né il popolo, neppure il Padre Eterno. Troppo tardi per rimediare. Ho deciso di non diventare intelligente e a Torino non sono andato.

Ma neppure il Presidente di Smart Nation era tra la folla, né il suo Vice Presidente, il Segretario e il Consigliere e l’ultimo comunicato sul sito è stato il 26 maggio 2017. L’ho già detto. Perché ripeterlo? Meglio ribadirlo.

Ma che ha a che fare l’Associazione Smart Nation con Di Maio? Che c’è sotto? Chi c’è? All’intervento di Di Maio sono presenti l’AD della Cassa Depositi e Prestiti che dichiara: Apriremo un luogo dell’innovazione, per far incontrare gli attori del Venture Capital. A Roma probabilmente, ma un indirizzo ancora non c’è. Intanto presto sarà aperto il nuovo hub annunciato un anno fa a San Francisco in collaborazione con Talent Garden. Ma di che hub parla? C’è anche il sindaco di Torino che ha aperto i lavori. La mossa è chiara: il Comune di Torino punta a portare a casa almeno €300M del miliardo raccolto dal FNI, per sviluppare i progetti su aerospazio e smart car, sul Manufacturing & Technology Center, oltre che nella blockchain, cybersecurity e nei servizi alla persona. Anche il Politecnico di Torino è molto interessato ad accaparrarsi una fetta del fondo.

E il Presidente di Confindustria Piemonte, dov’è finito? È a piangere con i giornalisti: La Confederazione non è stata invitata alla presentazione del FNI. È davvero singolare che il Ministro abbia scelto Torino escludendo i rappresentanti istituzionali delle principali Associazioni Produttive. Ma guarda un po'… Dimenticanza, errore, sgarbo politico?

Com’è fatto questo FNI? Sarà una SGR (Società di Gestione del Risparmio) che lancerà più fondi di Venture Capital e sarà gestita secondo gli schemi previsti dalla Legge di Bilancio 2019 e i fondi gestiti dall’SGR investiranno a loro volta in altri fondi di Venture Capital e in startup e PMI innovative.

Gli investimenti andranno dal capitale di avviamento a quello di crescita e sviluppo, concentrati sul trasferimento tecnologico e i settori strategici per la crescita e competitività del Paese (AI, blockchain, New Materials, Spazio, Sanità, Agritech e Foodtech, Mobilità, Fintech, Made in Italy, Design e Social Impact).

Si parte dalla direttiva firmata nei giorni scorsi dallo stesso Di Maio che ha autorizzato la cessione da parte di Invitalia SpA del 70% del capitale sociale di Invitalia Ventures SGR a prezzo di mercato e a patto che Cassa Depositi e Prestiti apporti risorse aggiuntive, almeno pari all’ammontare delle risorse pubbliche già in gestione alla SGR.

Raddoppiare dunque il fondo di base. Tutto chiaro?

Ecco il piano di Di Maio: Di partenza mettiamo un miliardo, ma con gli sgravi fiscali puntiamo a due miliardi. In una nota del Mise si legge: Particolare attenzione verrà dedicata a una serie di ritardi culturali e strutturali del nostro ecosistema: ampliare il mercato degli operatori di Venture Capital (oggi limitato a 9/10 soggetti verso le decine o centinaia di Francia, Germania, Regno Unito); creare spazio e opportunità di crescita per un contestuale ricambio generazionale, individuando nuovi cosiddetti “first time team”, in grado di costituire nuovi fondi in linea con le innovazioni emergenti; riequilibrare radicalmente il gender gap, favorendo una maggiore e qualificata presenza femminile; accelerare la nascita e lo sviluppo in Italia del Corporate Venture Capital, offrendo ai principali gruppi italiani una piattaforma di Venture Capital di assoluto standing e professionalità; offrire ai territori e alle finanziarie regionali l’opportunità di contribuire a una grande sfida nazionale […]; proporre il FNI come interfaccia privilegiata verso gli investitori istituzionali europei come BEI e per agire concretamente e attrarre in Italia grandi e qualificati operatori e investitori Venture Capital internazionali e europei inclusi fondi sovrani e multinazionali; agire da catalizzatore e favorire la crescita dell’innovazione nazionale verso una scala globale.

Parole nobili e forbite. Chiarissimo. Due miliardi e diventiamo Smart Nation.

Di Maio non ha spiegato come il Fondo arriverà a quel miliardo di euro, ma ha sottolineato che il FNI sarà un soggetto unico, capace di riunire e moltiplicare risorse pubbliche e private. Facciamo due conti.

Oggi Invitalia Venture SGR (¹) gestisce due fondi: Italia Venture I, fondo con dotazione di €86,65M (M, Milioni - B, Billion, miliardi) che agisce in co-investimento con operatori privati nazionali e internazionali e Italia Venture II (Fondo Imprese Sud), strumento di private equity, con una dotazione finanziaria di €150M (Legge di Bilancio 2018, commi 807-900).

Quest’ultimo Fondo era stato creato per favorire, anche attraverso il capitale di rischio, la crescita delle PMI meridionali.

A Invitalia è stata affidata anche la gestione di Italia Venture III fondo di re-industrializzazione con una dotazione di €200M.

Con un colpo di mano vengono riassegnati al Ministero dalla Legge di Bilancio 2019 il che dà un totale superiore a €430M che raddoppiato con il contributo della CDP, arriva a €860M. Traguardo di €1 miliardo raggiunto immaginando un minimo apporto da investitori esteri, in particolare dal FEI (Fondo Europeo Investimenti) nato per sostenere la creazione, la crescita e lo sviluppo delle PMI.

Di Maio a Torino ha parlato di €1miliardo in 3 anni e la nota del Ministero non ne fa menzione. Ma non basta. Di Maio sottolinea che le misure varate dal Governo a sostegno dell’innovazione con la Legge di Bilancio pesano a loro volta un altro miliardo di euro. Nuovi conti sulla bilancia.

Dalla lettura della nota si scopre:

  • che il 3,5% del totale del patrimonio dei PIR (Piani individuali di Risparmio), dovrà essere investito in quote o azioni di fondi di Venture Capital, residenti in Italia o in Stati membri Ue o aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo,
  • che gli investimenti agevolati degli Enti Previdenziali e Fondi Pensione crescono dal 5% al 10% degli attivi patrimoniali, a condizione che il 5% sia investito in fondi di Venture Capital,
  • che le entrate dello Stato derivanti dalla distribuzione di utili d’esercizio o di riserve sotto forma di dividendi delle società partecipate dal Ministero, saranno utilizzate, in misura non inferiore al 15% del loro ammontare, per investimenti in fondi di Venture Capital (fonte: bebeez.it).

E il risultato finale dei conti, qual’é?

Secondo il Ministero: Si creano investimenti per €5 miliardi complessivi in 5 anni, generando un lavoro qualificato a moltiplicatore 5. Oggi l’insieme degli occupati in ambito startup e PMI innovative è stimato non meno di 50.000 persone. Non è utopia immaginare che le nuove opportunità create in breve tempo raddoppino o triplichino il numero.

 

Il risultato finale è la conferma per l’Italia dell’ultima posizione in Europa nella classifica delle startup con fatturato superiore a $1M per numero e valore: 5.600 in totale con $83B, di cui 1.990 a Gran Bretagna con $31B, 651 a Francia con $9B, 530 a Germania con $14.7B, 256 a Spagna con $3,3B, secondo alcune delle cifre presentate a Torino e 173 all’Italia, con $1,3B, pari a 0,07% del PIL nazionale, con crescita annua di $300-400M e fatturato medio pari alla metà di quello medio europeo, grazie a immaginazione, utopia e il funambolismo con doppio e triplo salto mortale e con il totale Europa a 0,45% del PIL globale.

(¹)Invitalia, Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo con finanziamenti a tasso agevolato o a fondo perduto per diversi tipi di impresa. Amministratore Delegato è Domenico Arcuri, noto per le inchieste gossip su di lui e oggetto di un’interpellanza parlamentare presentata da 21 senatori 5 Stelle. Deve rispondere dell’eccessivo costo e del numero di dipendenti dell’Agenzia: 1.517 addetti per €127M nella gestione 2017 oltre ai 112 incarichi elargiti per €2,884M, in palese concorrenza con l’ICE (Istituto per il Commercio Estero).

(Conclusione nel prossimo articolo con l’analisi di startup italiane e il confronto dei testi Italia e Francia dei documenti governativi sull’AI).

 

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Inserito il:23/03/2019 19:22:00
Ultimo aggiornamento:27/03/2019 15:06:47
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