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Aggiornato al 20/04/2018

Kume Bryant (Contemporary, Tucson, Arizona) - Artificial Intelligence -2013

 

Nel futuro - Opinioni o verità?

di Federico Torrielli

 

Cosa c'è da sapere, cosa si sa già e cosa avverrà veramente nel futuro in merito all'innovazione? Cerco qui dunque di parlare meno "tecnicamente" ma più generalmente percorrendo lo scenario attuale e intrecciandolo con le mie opinioni personali su ciò che dovrà esser svolto in futuro dal punto di vista tecnologico, filosofico ed etico.

Si dirà, sono progressista: credo nella forma di progresso più profonda, eventualmente esagerata, che ci sia. Il progresso è lo strumento di cui l'uomo si è avvalso storicamente prevaricando e "conquistando" (si fa per dire) questo piccolo mondo.

Come diceva Stephen Hawking, che qui compiango per il recente lutto in quanto era il mio personale grande eroe d'infanzia, "Confinare la nostra attenzione alle questioni terrestri significherebbe limitare il potenziale umano.". Stephen, l'uomo del secolo, del progresso, dell'innovazione, non avrebbe voluto l'uomo sulla terra inginocchiarsi ad un altare pregando il metafisico quanto piuttosto avvalersi di una tuta spaziale per conquistare il resto dell'universo utilizzando tecnologie e fisica combinate.

Alle volte mi fermo a chiedermi: "cosa ci trattiene qui dal viaggiare, dal formare un unico gruppo, una grande umanità ed inoltrarci nelle profondità dell'universo?", poi da solo mi rispondo che la maggior parte di questa specie "tanto intelligente" appena menzionata si rivela invece non solo stupida ma anche prioritaria a questioni di minor importanza se non totalmente fatue.

Il sogno di Stephen è una generazione che confida nella scienza, nichilista ma allo stesso tempo ottimista nelle scoperte che l'universo può riservare, scettica ed intraprendente, distruttrice delle credenze e costruttrice di un nuovo sapere, tecnologicamente avanzata ma pur sempre umana: una generazione acculturata, che impara dagli errori del passato, ma guarda nel futuro.

Ed è proprio del futuro di cui voglio parlare, un po' da giovane, un po' da divulgatore soggettivista: ciò che appare dietro i miei occhi non può essere assolutamente coincidente con altre opinioni, difficilmente lo sarà.

 

Questa volta...

Questa volta non parlerò solo di informatica ed argomenti astrusi: è necessario che qualcuno parli veramente "Nel Futuro". Infatti non è anacronistico il fatto che in una testata online omonima si debba sempre parlare del passato oppure dell'attualità?

Da uno studio intrapreso presso le prestigiose università Norvegesi è emerso che le persone che tendono di propria natura a non pensare al presente o ancora meglio al passato, ma slanciarsi verso il proprio futuro (o il futuro dell'umanità), sono le persone con un quoziente intellettivo più alto. Non si parla solo di test Puzzle e IQ ma anche propriamente di intuizione, elaborazione e capacità di adattamento al mondo che circonda ogni umano. E allora parliamo del futuro: queste parole dovrebbero essere per tutti (e per tutte le età) un grido all'insegna del futuro, del progresso, della scienza, alla potenza del singolo, a ciò che una giusta e bilanciata informazione può donare. Queste stesse parole devono risvegliare nella coscienza di ognuno quella piccola parte che spinge al volere il bene di tutti, che spinge alla libertà, alla ricerca e all'informazione.

L'epoca della rivoluzione dell'automazione è arrivata: è il tempo che tutti gli stati si diano dunque da fare per stare un passo avanti ad essa. Se ora sembrano solo idee lontane dalla realtà, nel giro di pochi anni diventeranno attualità nelle case di ogni persona. I segni della rivoluzione si fanno già sentire: internet of things, microtecnologia, automazione avanzata, intelligenza artificiale e molto altro stanno divenendo sempre più delle invenzioni "quotidiane" per l'uomo del ventunesimo secolo. Ogni giorno ci svegliamo, controlliamo i nostri social network, leggiamo i giornali online, facciamo shopping su Amazon: tutti questi servizi sono per la maggior parte monitorati e portati avanti da delle intelligenze autonome create appositamente dall'uomo.

Dall'altro canto, però, è sbagliato anche spaventarsi e prevedere un futuro alla Terminator: ogni creazione può essere usata a favore/sfavore dell'uomo, nelle peggiori o nelle migliori occasioni; l'intelletto e la capacità umana possono dunque sbizzarrirsi ad inventare sempre aggeggi nuovi con vecchie tecnologie che migliorino la vita dell'uomo.

 

Life span / Life quality

A riguardo di questo precedente discorso bisogna certamente citare un problema medico/etico che sta avanzando in questo periodo: meglio una vita lunga ma "umana" oppure una vita leggermente più breve ma di grande qualità?

La risposta che darei io, come molti altri ricercatori, è la seconda: i privilegi della medicina avveniristica ci danno la possibilità di creare una vita o lunga, o migliore. Certamente l'ottimo per natura è averla "di lunghezza normale o media" ma contemporaneamente della migliore qualità possibile. Almeno per ora non è ancora possibile vivere in eterno (e personalmente spero che non accada mai) ma si sta arrivando al punto desiderato per cui una buona medicina ed una serie di controlli periodici approfonditi possano contribuire a rendere la vita umana la migliore delle possibili.

Tutto ciò può avvenire solamente se ogni persona mantiene saldamente la fiducia nella medicina occidentale senza lasciarsi tirare da bufale quali l'omeopatia e l'antivaccinismo.

A patto che tutto ciò succeda, tutta la società ne risentirebbe creando così un nuovo ottimismo scientifico e ancora meno spazio alle pseudoscienze.

 

Un nuovo ottimismo: l'egoismo è meglio dell'altruismo e vi spiego perché.

Ogni problema può esser risolto, se è stato in principio causato. La risoluzione dei problemi futuri e di quelli attuali però non può passare alla sua stessa semplificazione o generalizzazione, quanto più ad un processo di analisi della stessa.

Al problema proposto una mentalità scientifica futura dovrebbe chiedersi: è un problema veramente? Da che lato potrei trarne qualche vantaggio per me e per l'umanità intera?

Si profila, tramite questi ragionamenti un nuovo futuro modo di pensare: un egoismo altruista. Ogni favore che faccio all'umanità è un favore anche per la mia persona.

Consideriamo dunque l'insieme di partenza di questo ragionamento: io sono un umano, appartengo alla società e vivo in una nazione. Contemporaneamente convivo con un sistema capitalistico che sostanzialmente porta al mio egoismo e al mio progresso sopra gli altri: potrei spendere una parte di questo mio progetto da umano con gli altri?

La risposta è la precedente: se io, da singolo uomo, contribuisco al benessere di tutta la società nella piena sincerità ed alla costruzione di un nuovo sistema libero e scettico, allora posso tranquillamente farlo.

Per dimostrare queste affermazioni devo ora far uso di un filosofo che molto mi sta a cuore: Heidegger. Martin Heidegger, nella sua più importante opera "Essere e Tempo", lascia passare un importante pensiero tra gli altri che è sicuramente riassumibile in queste parole: "Ogni uomo nasce come molti uomini ma muore come un uomo solo". Il filosofo pensava infatti che l'uomo fosse un ente (chiamato da lui l'Esser-ci), gettato in un progetto. Questo progetto, la vita del singolo, consiste nel prendersi "cura" degli enti (altri uomini inclusi) ma anche di se stessi (Essere-per-la-morte): nonostante nasca senza averlo deciso (da qui il fatto che egli sia "gettato"), vive la sua vita senza sapere di Essere veramente, o pensando di aver compreso questo stesso ragionamento. Per Heidegger la maggior parte delle persone, non comprendendo di essere un progetto egoista, è "fuori-di-sé".

Tirando le somme: meglio un egoismo che lascia spazio al bene altrui piuttosto che un altruismo ipocrita. Questo è il mio piano futuro.

 

Futuro e tecnologia

Come si può immaginare un futuro immerso nella tecnologia? Le strade potrebbero essere due: o si passa dalla fantascienza e allora si ricade nello spettacolare o nello spettacolarmente terrificante, altrimenti si procede con l'analisi dei fenomeni che stanno avvenendo in questo periodo.

Compiendo un sudato atto di pessimismo immaginiamo dunque che solamente pochi stati riescano veramente ad investire nell'innovazione e nella tecnologia, e che la legge di Moore cessasse nella sua applicazione nella maggior parte delle branche informatiche a causa della fine totale del processo di miniaturizzazione estrema della tecnologia, arrivata ai limiti dell'atomico: come si prospetterebbe la realtà così designata?

Probabilmente (e finalmente) qualche superpotenza inizierebbe a utilizzare la tecnologia RFID per identificare la popolazione nel proprio territorio, assegnando un chip sottopelle alla nascita del bambino con i propri dati e il proprio codice identificativo al suo interno. Un piccolo chiarimento: un chip RFID non può funzionare da ricetrasmittente GPS, né da dispositivo NFC con qualche antenna comunicante (per essere ancora più chiari: è quel dispositivo che mettono sui capi per far suonare l'allarme quando si passa dalle porte di un negozio).

I computer? I telefoni? Probabilmente questi ultimi ci saranno ancora, credo invece che i Personal Computer smetteranno di esistere per essere sostituiti da semplici terminali che proiettano una macchina virtuale hostata a noleggio in esterno. Fisicamente tutti i computer resteranno quindi all'interno di una struttura messa a sicurezza che ospiterebbe all'interno dei server partizioni dedicate per ogni computer, a noleggio dell'utente. L'unica cosa che dovrebbe avere il singolo per usufruire di questo servizio è una connessione talmente veloce da trasmettere in tempo reale e soprattutto senza ritardi tutto il traffico per utilizzare la macchina virtuale. Questo tipo di idea viene da un servizio già esistente e molto utilizzato chiamato VPS (Virtual Private Server), ma solo il futuro ci potrà riservare di più in merito.

La connessione ad Internet? Più veloce? Certamente. Più veloce in molti paesi? Ovvio. Più veloce in Italia? Non entro breve. La cosiddetta "banda larga" che in realtà è una connessione a fibra ottica depotenziata (e neanche portata fino in casa), è stata presa talmente sottogamba che difficilmente riusciremo a recuperare sugli altri paesi nel giro di pochi anni. I benefici che questa stessa porterebbe ad artigiani, aziende e singoli lavoratori sono ignorati semplicemente perché la si ritiene "una connessione più veloce": un errore che invece popolazioni come il Giappone non hanno fatto e ne stanno raccogliendo i frutti su tutto il loro territorio (e pensare che costa 3 volte meno del tradizionale rame). In realtà i rivenditori non rendono mica facile la vita ai privati: ignorando le sanzioni AGCOM e le leggi Europee continuano a mantenere il modem a noleggio, i prezzi sproporzionati (a meno che non si tratti di passarsi i clienti a forza con promozioni del cellulare), una qualità-prezzo orribile e vergognosa per essere nel 2018.

Analizzando questo stato di fatto della connessione in Italia, mi sento di dire che non entro poco riusciremo a rivoluzionarne il sistema, se non con un investimento massiccio od una costrizione da parte degli altri paesi dell'Unione.

Opinione o verità?

Si dipinge il futuro sempre con sogni irrealizzabili oppure con prospettive che possono andare a favore di pochi ma a discapito di tanti. Per evolverci, dobbiamo unirci, e per unirci dobbiamo far uso del nostro intelletto. Che sia opinione o verità, questi pensieri non possono che andare Nel Futuro.

Chiedo ora alla comunità, come ho sempre fatto, di dare una risposta forte a questi sogni e quesiti, non sotto forma di commenti ma di veri e propri articoli che possano dare prestigio e illuminare la discussione.

 

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Inserito il:03/04/2018 10:02:36
Ultimo aggiornamento:03/04/2018 10:12:10
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