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Aggiornato al 18/08/2018

Kume Bryant (Contemporary, Tucson, Arizona) - Artificial Intelligence -2013

 

L’Artificial Intelligence e la politica

di Tito Giraudo

 

Federico Torrielli al termine del suo interessante articolo divulgativo: Una breve guida quantistica al computer, ci pone questo interrogativo: qual è il futuro che ci attende?

 

Torrielli, ci spiega che i PC che stiamo usando sono obsoleti perché la nuova frontiera è il Computer Quantico.

Vorrei fare alcune considerazioni, per poi metterla in politica.

A mio parere, da alcuni secoli i mutamenti scientifici sono sempre seguiti da crisi e cambiamenti sociali. Quest’epoca, non solo non fa eccezione ma conferma una regola, anche se siamo solo agli albori dalla rivoluzione di cui AI ha un ruolo sempre più determinante.

Inevitabili quindi le dispute tra chi non pone limiti alla scienza e chi ne teme le conseguenze.

Mi sembra di rivivere le diatribe sul transgenico. Questo nuovo campo di ricerca in agricoltura è stato oggetto di speculazioni antiscientifiche che, alla luce della generale applicazione di questa tecnica (tra l’altro senza aver rilevato pericoli di sorta), ha indotto una politica vigliacca nell’inseguire le urla stregonesche così, come più in piccolo è successo per i vaccini per arrivare alla banalissima alta velocità, posta in assurda competizione politica con i treni pendolari e le loro criticità.

La storia ci insegna che il progresso scientifico è ritardabile ma non arrestabile. Mettere al rogo Giordano Bruno e tentare di farlo anche con Galileo, non è servito alla Chiesa per dare credibilità scientifica alla Bibbia o ai Vangeli, solo a ritardare colpevolmente le conoscenze umane che, per chi crede (non è il mio caso), possono benissimo essere il disegno di Dio.

Oggi la Chiesa dopo aver imparato la lezione ha un approccio alla scienza di tipo morale e non dogmatico, tenendo Dio in posizione neutrale o quasi.

Non altrettanto possiamo dire della politica. Nasce una corrente di pensiero ostile a una determinata scoperta scientifica e immediatamente abbiamo il masaniello del caso che gli dà credibilità politica.

Tornando al transgenico. Come per il nucleare pacifico è stato usato come una clava, non per indagare fino in fondo i pro e i contro ma, per la demonizzazione dell’intero problema, complici il partito degli ambientalisti con l’ausilio di tal Carlin Petrini.

Ex ristoratore, ex compagno dirigente ARCI, Carlin, ha avuto la grande intuizione del mutamento e imborghesimento dei compagnucci e quindi dell’attenzione che avrebbero provato per l’enogastronomia e dato che la sinistra campava ancora di ideologia, riverniciò il tutto con le tradizioni, il biologico e la biodiversità, creando un impero editorial-associativo che gestisce fiere miliardarie e guide gastronomiche, per poi culminare nell’apoteosi commerciale di quel furbone che si è inventato Italy, di cui Petrini è stato il primo consulente.

Non fraintendetemi. Ce ne fossero tanti di Petrini e di Farinetti in Italia. Quest’ultimo, poi è passato dal vendere elettrodomestici all’ideologia petriniana, costruendo un impero internazionale del cibo italiano di qualità. Assurda è stata la politica, sinistra in testa, destra succube, che ne hanno fatto dei filosofi al punto da bloccare la ricerca scientifica. Davvero il transgenico e il biologico sono in antitesi? Io non lo credo.

Ho parlato di queste cose, semplicemente perché emblematiche sui pericoli che nel nostro Paese può correre A.I. la quale finora non è ancora stata sufficientemente percepita dalla politica e fortunatamente trascurata dagli oscurantisti, un po’ perché in altre faccende affaccendati, un po’ anche per la complessità della materia, come si evince dall’articolo di Torrielli.

Ben vengano i dibattiti tra il giovane Torrielli e il meno virgulto Gianni Di Quattro.

Come avere di AI un approccio corretto?

Come evitare caccie alle streghe che non tarderanno ad arrivare?

Gianni di Quattro e Federico Torrielli, hanno dibattuto con la civiltà propria delle “penne” di Nel Futuro: l’uno, indicando le strade future, l’altro, le problematiche che sicuramente AI provocherà nella politica e nell’economia.

Secondo me, entrambi hanno ragione: Il primo nel sostenere l’ineluttabilità della scoperta scientifica. il secondo nel segnalare anche le ricadute negative, almeno a breve termine.

In funzione di ciò, e per evitare l’arroccamento su posizioni precostituite “Nel Futuro” sta dando vita all’iniziativa sull’intelligenza artificiale, vista non solo dall’aspetto scientifico ma da quello filosofico e politico per un approccio non manicheo dei temi.

Negare che AI crei a breve termine problemi occupazionali è impossibile. I nostri politici si affannano ad addossarsi le colpe, gli uni agli altri del fenomeno, aimè drammatico, della disoccupazione tecnologica. Mentre i tedeschi lo stanno affrontando sul piano sindacale con accordi tra le parti, noi cadiamo nello sterile e irragionevole gioco al massacro.

Io credo che l’automazione, i computer, la robotizzazione pongano problemi di breve termine sull’occupazione.

Riconvertire, richiede tempo e preveggenza, la fabbrica automatizzata ha falcidiato posti di lavoro, i computer e internet hanno sforbiciato la grande categoria degli impiegati “travet”, solo la pubblica amministrazione, notoriamente spendacciona e inefficiente, può ancora permettersi pena la rivoluzione di dipendenti Statali, Regionali, Comunali ed affini.

Come più volte è stato detto per il SUD, dove si tollerano finti invalidi, abusivisti, nonché pletore di dipendenti pubblici inutili. Riforme e moralizzazione non possono non tenere conto delle realtà sociali esistenti, tuttavia, tollerare che non siano del tutto temporanee diventa perseveranza criminale. Quando i cinque stelle parlano di spending rewiev, indicando nei costi della politica il capro espiatorio, svolgono una campagna di disinformazione, taroccano i conti, come li tarocca anche Salvini quando si accanisce contro quella “povera crista” della Fornero, rea di aver applicato la matematica (non quantistica) alle problematiche pensionistiche.

L’innovazione tecnologica, ha sempre avuto effetti di reazione a catena, più si sviluppa, più i tempi del cambiamento si assottigliano. Non parlare del tempo di mezzo, vuole dire nascondere la testa sotto la sabbia perché è assodato che i benefici hanno ricadute lente mentre le conseguenze negative sono sempre a breve termine. Per questo occorrerebbe una politica che vuole progettare il futuro e gestire il presente in funzione di questo.

Vediamo di ipotizzare come reagirà la politica prendendo coscienza del problema.

Ricordo che molti anni fa si parlava, a sinistra, di alienazione da catena di montaggio. Chaplin in “Tempi moderni” era diventato la corazzata Potemkin dell’anti Taylorismo, come le battaglie ambientali in fabbrica. Ricordo i reparti di verniciatura delle auto, vere camere a gas da fare invidia ai lager.

L’automazione e i robot nell’industria sono i figli di quelle proteste, oltre la legittima aspirazione di chi investe al guadagno. Inutile disconoscere che gli autunni sempre più caldi hanno incentivato le linee automatiche e la robotizzazione, perché il proverbio della botte piena e la moglie ubriaca è sempre valido. D’altra parte, l’unica risposta che noi Paesi industrializzati e con lo Stato sociale, possiamo dare alla globalizzazione e alla relativa concorrenza dei Paesi in via di sviluppo, non può che essere l’innovazione tecnologica e naturalmente si arriverà ad AI.

AI, naturalmente necessita di investimenti e con questi chiari di luna e questo debito pubblico l’Italia rischia ancora una volta il colpevole ritardo, siamo usciti dalla grande informatica negli anni sessanta per la stupidità e ignoranza della politica di allora, con l’ancora più stupida complicità di industriali e manager.

Speriamo che congiunture del genere non si materializzino anche per AI.

 

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Inserito il:09/02/2018 20:39:11
Ultimo aggiornamento:09/02/2018 21:25:32
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