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Aggiornato al 20/01/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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La “rete” della Merkel: una Sarajevo digitale?

Pare che il primo dossier dei servizi segreti apparso nottetempo sulla scrivania di Matteo Renzi riguardi la strategia della Cancelliera Angela Merkel, volta a sviluppare una rete dati europea parallela ad Internet. Nel dossier, prove alla mano, si leggerebbe che l’iniziativa tedesca garantirebbe finalmente la segretezza delle comunicazioni, scongiurando il vizio della NSA americana di intercettare a strascico le comunicazioni mondiali. Il pretesto ufficiale, naturalmente, sarebbe tuttavia un altro: garantire i diritti individuali, ossia localizzare i server che gestiscono i dati personali e con questo assicurare una certezza sul tipo di regolamentazione posta a carico degli operatori (in tal modo si garantirebbe un interesse di grandi imprese di localizzare i server e le reti in Europa, attratte dalla migliore regolamentazione esistente; nulla di filantropico, quindi, quanto un bel calcolo di realpolitik teutonica).

Sarà che quest’anno corrono i cento anni dalla pistolettata di Gavrilo Princip a Sarajevo, fatto dal quale come noto derivò poi (per l’assurdità del destino, che ama così ridicolizzare le nostre pretese di libero arbitrio in barba alle dotte congetture di San Tommaso d’Aquino) lo scoppio della Grande guerra, e la tragica fine della belle epoque. Ma in tutto questo ci vedo uno strano parallelo storico, uno strano ritorno del pendolo tra questa iniziativa di “Balcanizzazione” della rete e il probabile inizio di un conflitto mondiale fatto di virtù regolamentari e capacità di attrarre comunicazioni in aree segregate. Il che ha anche dell’ironico, naturalmente, solo che si pensi che Internet nasce dalle ceneri della vecchia rete Arpanet della Difesa americana, divenuta obsoleta con la fine della guerra fredda…

Il web, Internet, sarebbe quindi ormai prossimo alla fine per come lo conosciamo, per finire sul banco del macellaio. Come se si trattasse d’un vecchio arnese, una vecchia e malandata Lega delle Nazioni superata dagli eventi e dal tempo, sarebbe incapace di svolgere il suo ruolo di rete nervosa planetaria, tanto da dover essere soppiantato da un insieme di giardinetti regolamentari palizzati. E tutto ciò che è nato e accaduto grazie al web mondiale? Dalle Primavere arabe fino ai twitter di piazza Maidan a Kiev, per non dire delle esecuzioni live di Gheddafi, che mondo uscirà fuori quando le reti saranno gestite da “gatekeepers” nazionali, dai campioni regolamentari messi lì a “tutelare” l’accesso alle reti?

Che visione uscirà fuori da questo nuovo feudalesimo digitale, questo “spacchettamento” del web fatto di tanti castelli e rocche giurisdizionali, una più forte dell’altra in fatto di tutele e protezione dei dati? Il primo passo d’ogni censura e regime dittatoriale è sempre il controllo della Rete: Pyongyang è talmente invisibile al web che se si cerca la Corea del Nord su Google Earth si troverà un grosso buco nero, miracolo dell’elettronica che ridisegna pure la geografia terrestre. La localizzazione dei nostri dati e la conoscenza e certezza su dove giacciano i server (e i cloud?) che memorizzano e tratteranno le nostre comunicazioni, sarà quindi l’altare al quale verrà sacrificato il primo tentativo di web mondiale, Internet. Spunteranno invece tra poco i “gatekeepers” d’ogni tipo, in nome dei diritti inossidabili di ciascuno, e nuovi tutori in arme (per noi senz’altro qualche nuovo organismo regolamentare con sede a Bruxelles) si prenderanno cura di assicurare la libertà d’espressione e di tutela dei dati, oltre all’esercizio dei diritti del primo emendamento.

Nasceranno per certo nuove sante alleanze mondiali, com’è già successo durante il WCIT round di Dubai del 2012. In tema del governo di Internet si è assistito all’inedita alleanza tra stati “canaglia” (Iran) ed economie rampanti (es. Brasile e Russia), accomunati dall’idea di voler assicurare una qualche forma di controllo agli smistamenti delle comunicazioni. Al che a Davos, durante il World Economic Forum di due mesi fa, qualche mente illuminata ha dato vita ala Global Commission on Internet Governance presieduta dal Ministro degli Esteri svedese, tanto per mettere in chiaro che c’è una parte del mondo che abbraccia l’idea di una visione “multi-stakeholder” del governo del Web, aperta e multiforme ad ogni accesso. Certo non si poteva sapere che acquattata nell’ombra di Sarajevo c’era anche Angela Merkel.

Inserito il:09/10/2014 16:26:38
Ultimo aggiornamento:24/10/2014 20:02:46
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