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Aggiornato al 30/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

 

 

Il “Manifesto” di ANFoV.

 

Nel 2013, esattamente tre anni fra, ANFoV, per rinnovare la sua “missione”, elaborò e pubblicò il suo Manifesto che oggi vi riproponiamo attraverso NEL FUTURO.

Anfov è una associazione più che trentennale di aziende del mondo ICT:  operatori di telecomunicazioni e TV, ISP, produttori di apparati e terminali,  system integrators e società di ricerca.  Siamo un “think-tank” che analizza, di questo mondo, gli aspetti tecnologici, regolatori e di mercato; lo fa attraverso “osservatori”, convegni e documentazione. Siamo indipendenti da organismi istituzionali, ma li abbiamo storicamente supportati con le nostre raccomandazioni.

Il motivo per cui vi ri-proponiamo il nostro MANIFESTO, a tre anni di distanza, è perché, nell’elencare le criticità dell’ICT,  è ancora estremamente attuale.

Anche oggi potrei scrivere, come scrivemmo nel Manifesto:

“Il Piano Nazionale Banda Larga, autorizzato dalla Commissione europea, si pone l’obiettivo di azzerare il digital divide in Italia consentendo l’accesso alla banda larga veloce a tutta la popolazione oggi esclusa dalla network society”.  

Peccato che il piano del Governo continuasse con: “Si tratta di un progetto ambizioso che entro il 2013 consentirà agli 8,5 milioni d’italiani – che a fine 2008 si trovavano ancora nelle condizioni di divario digitale – di usufruire di una moderna infrastruttura di telecomunicazioni rilanciando l’economia del Paese.”

Invece in tre anni poco è cambiato, se Key4Biz, due settimane fa, scriveva:

Previsioni a parte, i dati sono impietosi: la copertura delle reti a banda larga veloce nel 2015 è passata dal 36% delle abitazioni al 44%, ma i progressi sono ancora troppo lenti (siamo al 27esimo posto nella Ue)”

Ecco: in tre anni poco è cambiato sulle criticità del tema BANDA LARGA; e di altri scottanti temi dell’ICT (globalizzazione, OTT, convergenza, contenuti…)

ANFoV se ne è occupata puntualmente, ha condotto osservatori e prodotto analisi; e intensificherà ancor più le sue attività su questo tema e su altri; come IOT, Comparto Radiotelevisivo, Sicurezza.

Il MANIFESTO è ancora attuale e ve lo riproponiamo. Questo nostro documento continua a darci le linee guida; e non ci fa molto piacere che esse siano ancora attuali. Ci dà lo sprone ad intensificare le nostre attività.

Achille De Tommaso

Presidente ANFoV

 

 

MANIFESTO ANFoV 2013

 11 Marzo 2013

 

Per essere pronti al cambiamento del Mercato Digitale

 


 

PREMESSA

 

Il Mercato Digitale sta attraversando un periodo di profondi cambiamenti, dovuti sia allo scenario mondiale, che a situazioni specifiche del mercato italiano.

1.     Lo scenario mondiale evidenzia quanto l'ICT e più in generale il mercato digitale  sia diventato fondamentale per l'economia e lo sviluppo dell'intero globo: Facebook é il primo paese digitale secondo solo alla popolazione di Cina ed India; Apple é la prima società per capitalizzazione e nelle prime 7 aziende ben 4 appartengono al mondo digitale. L'ultimo meeting del World Economic Forum ha sottolineatoo come quella digitale sia divenuta una economia reale che nessuna azienda come nessun governo può trascurare per l'entità e la velocità del cambiamento che sta inducendo.

2.     Lo scenario nazionale, d’altra parte, dopo un permanere di periodi di inazione, o di scarsi risultati dai programmi di sviluppo,  da parte del governo e delle Istituzioni, ha ora varato una AGENDA DIGITALE, che dovrebbe dare una scossa, non solo agli investimenti, ma anche al sorgere di una serie di applicazioni “digitali” , nel pubblico e nel privato, che potrebbero provocare una spinta verso lo sviluppo del digitale e, a seguire, dell’economia nazionale.

 

Analizziamo queste due tematiche e proponiamo , con un MANIFESTO,  le attività di ANFoV a supporto delle aziende associate, e delle Istituzioni, affinchè questi profondi cambiamenti possano generare sviluppo per il nostro mercato.

 

1.     LO SCENARIO MONDIALE


Sono molti i trend evolutivi delle diverse aree tecnologiche.

In primo luogo, la mobilità. L'aumento esponenziale del numero di smartphone in tutto il mondo sta consentendo il sorpasso sui PC ma, soprattutto, genererà presso gli utilizzatori il bisogno di effettuare in mobilità molte delle attività cui sono abituati. La mobilità sarà ancor più accentuata anche dai tablet, dalla diffusione dell'Internet degli oggetti.

Il Machine to Machine sarà infatti un ulteriore elemento di sviluppo: le comunicazioni M2M modificheranno il modo con cui le persone gestiranno il proprio mondo, dalla mobility, agli aspetti sanitari, al consumo energetico etc.

Le Applicazioni mobili tenderanno a specializzarsi sia per funzione, sia per device, ad essere proposte su "stores" e su "marketplace".

L'espansione dei device mobili consentirà lo sviluppo dei Pagamenti mobili, grazie sia ad una serie di normative, come alla diffusione delle tecnologie NFC e ai "dongle".

Un'altra evoluzione sarà data dall'approccio sempre più diffuso del Social e dal coinvolgimento sempre più marcato del cliente. L'ambito Social sarà davvero molto esteso. Abbraccerà, infatti, le aziende, il business, il modo di fare televisione, di concepire i giochi. Social sarà sinonimo di condivisione e, anche, di capacità di influenzare.

Questi primi trend sono strettamente correlati a quello dei Big Data basati su quantità enormi di dati strutturati e non, provenienti in tempo reale o differito.

Tutte queste applicazione inoltre si appoggieranno sempre più su piattaforme Cloud nelle sue diverse declinazioni ed utilizzi: pubblici, privati ed ibridi

Anche il mondo dei media (editori, musica, TV e film) è entrato, pur con tempi diversi nell’ambito digitale: il fenomeno cui stiamo assistendo vede entrare in posizione anche a molti altri pezzi del puzzle digitale, forse inaspettati per la rapidità del loro ingresso.

Quello che è interessante è che questi “pezzi di puzzle”, sono molto aggressivi non solo verso l’industria “tradizionale” delle telecomunicazioni; ma anche tra di loro, “nuovi entranti”. Quando parliamo di “pezzi di puzzle” parliamo di NUOVI PLAYERS.

 

Quindi questo muoversi verso i servizi digitali non è come le altre precedenti rivoluzioni che l’industria ha dovuto affrontare. E' un cambio totale di paradigma che   tra cinque / dieci anni porterà il settore delle comunicazioni (e telecomunicazioni…) ad essere completamente diverso da come lo pensiamo oggi.

Naturalmente, ci saranno ancora players che offriranno servizi di telecomunicazioni, ma non dobbiamo aspettarci di poter, in coscienza,  pensare di poter continuare a parlare di una INDUSTRIA DELLE (TELE)COMUNICAZIONI  come quella che abbiamo conosciuto finora.

 Al contrario, molto probabilmente, le telecomunicazioni saranno incluse solo come uno dei tanti servizi digitali all'interno di un'economia digitale più ampia, con tutte le tipologie di aziende pensabili, che offriranno servizi che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

Ma la realtà è la globalizzazione (di cui Internet è un figlio prediletto) vede l’Europa e  l’Italia grandemente inadeguata a governare il fenomeno.

Entrando nel merito: se il modello di business degli OTT appare altamente profittevole e insidioso non è perché sono nati player di grandi dimensioni che invadono mercati fino a ieri ad appannaggio di altri operatori (cosa non solo lecita ma probabilmente inevitabile) ma perché le regole del mercato che abbiamo ne permettono, se vogliamo usare parole forti “lo strapotere”. La Commissione Europea ne ha coscienza e le misure che si appresta a considerare vanno in più direzioni:

-         Riconsiderare le logiche del diritto d’autore (diatriba editori-google)

-         Riconsiderare i regimi IVA (uniformandoli senza permettere conocorrenze sleali)

-         Sollecitare regimi fiscali equi e premianti per i mercati extra USA  (il problema non è che Amazon è grande ma che può evitare i regimi fiscali dei paesi dove il mercato nasce;

-         Commercio elettronico:  a livello nazionale non c’è mai stata nessuna politica di incentivazione ma soprattutto

§    Un sistema di pagamenti elettronico nazionale non esiste  per insipienza  e resistenza del sistema bancario ad applicare le direttive sulla moneta elettronica

§    La sicurezza nei pagamenti è solo argomento da articoli giornalistici e scoop

-         Una politica di sostegno alla nascita ed alla affermazione di statup innovative

Questi ci paiono alcuni  “argomenti forti” su cui far atterrare il manifesto Anfov che essendo una “Associazione” deve avere pochi, mirati e raggiungibili obiettivi

Sostanzialmente significa fare propria la parola d’ordine “ridare competitività al sistema dei servizi online europei ed italiani)

E la TELEVISIONE? Quello televisivo viene ancora, spesso, considerato come un comparto separato rispetto a “internet”, ma non è così; e non solo per merito degli apparati NET-TV, ma anche e soprattutto perché la digitalizzazione ha portato anche questo mercato alla portata degli OTT (v. Google-Tv), dopo che con Youtube si è realizzato il monopolio dei video privati su internet; senza apparenti regole di protezioni intellettuali nei confronti delle televisioni classiche.

Quindi questo muoversi verso i servizi digitali non è come le altre precedenti rivoluzioni che l’industria ha dovuto affrontare. E' un cambio totale di paradigma che   tra cinque / dieci anni porterà il settore delle comunicazioni (e telecomunicazioni…) ad essere completamente diverso da come lo pensiamo oggi.

Naturalmente, ci saranno ancora players che offriranno servizi di telecomunicazioni, ma non dobbiamo aspettarci di poter, in coscienza,  pensare di poter continuare a parlare di una INDUSTRIA DELLE (TELE)COMUNICAZIONI  come quella che abbiamo conosciuto finora.

 Al contrario, molto probabilmente, le telecomunicazioni saranno incluse solo come uno dei tanti servizi digitali all'interno di un'economia digitale più ampia, con tutte le tipologie di aziende pensabili, che offriranno servizi che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

 

2.     LO SCENARIO NAZIONALE - L’AGENDA DIGITALE

 

L'Agenda Digitale Italiana (ADI) è stata istituita il primo marzo 2012 con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione; il Ministro per la coesione territoriale; il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Ministro dell'economia e delle finanze. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge del 18 ottobre 2012, n° 179 "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese" - c.d. provvedimento Crescita 2.0 - in cui sono previste le misure per l'applicazione concreta dell'ADI. I principali interventi sono previsti nei settori: identità digitale, PA digitale/Open data, istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale.

La CABINA DI REGIA ha individuato sei gruppi di lavoro suddivisi in base ai principali ASSI STRATEGICI dell’Agenda Digitale:

-       INFRASTRUTTURE E SICUREZZA

-       E-COMMERCE

-       E-GOV/OPEN DATA

-       COMPETENZE DIGITALI

-       RICERCA E INNOVAZIONE

-       SMART CITIES E COMMUNITIES

In particolare, per quanto riguarda il tema INFRASTRUTTURE, il programma viene delineato come segue:

Il Piano Nazionale Banda Larga, autorizzato dalla Commissione europea, si pone l’obiettivo di azzerare il digital divide in Italia consentendo l’accesso alla banda larga a tutta la popolazione oggi esclusa dalla network society.

Il piano è mirato all’eliminazione del deficit infrastrutturale presente in oltre 6 mila località del Paese, i cui costi di sviluppo non possono essere sostenuti dal mercato, poiché economicamente non redditizie.

Si tratta di un progetto ambizioso che entro il 2013 consentirà agli 8,5 milioni d’italiani – che a fine 2008 si trovavano ancora nelle condizioni di divario digitale – di usufruire di una moderna infrastruttura di telecomunicazioni rilanciando l’economia del Paese, poiché i benefici di questi investimenti hanno dirette ricadute su cittadini e imprese.

Il Piano nasce dall’esigenza di avere un’unica strategia nazionale per abbattere il digital divide, ai sensi dell’
art. 1 della legge 18 giugno 2009, n. 69 che attribuisce al Ministero dello Sviluppo Economico il coordinamento di tutti i programmi d’intervento avviati nel territorio italiano volti all’implementazione delle reti a banda larga.
L’intervento è coordinato dal Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico mediante accordi di Programma con le Regioni, e attuato dalla società in-house
Infratel Italia.

 

La Pubblica Amministrazione

Purtroppo, da parte di molti osservatori l'Agenda appare come un modello di pura digitalizzazione dell’esistente, che tende a conservare le logiche di potere presenti nella pubblica amministrazione. Una sorta di digitalizzazione della burocrazia esistente.

L’Italia è poco avanzata sotto il profilo della capacità di crescere cogliendo le potenzialità offerte dalle tecnologie e dalle piattaforme IT. E il pubblico semmai ritarda il privato che vuole innovare a causa dell’eccesso di   burocratizzazione.

L’infrastruttura IT non viene considerata una priorità  per essere cittadini e infatti non viene ricompresa nelle opere di “urbanizzazione primaria”, quelle per intenderci obbligatorie nello sviluppo di un territorio, come il diritto ad avere infrastrutture idriche od elettriche adeguate.

In questo senso la Legge Agenda Digitale corre il rischio di trasformarsi in un’occasione mancata.  Poiché è appunto, in larga parte, un’autoriforma della P.A. può limitarsi ad usare le nuove tecnologie  per “riperpetuare” in forma moderna la burocrazia esistente. 

Come noi siamo convinti, l’I.T. può aiutare ad eliminare procedure perché obbliga ad esemplificare e a ridurre i passaggi. Rende orizzontale ciò che è stato organizzativamente concepito in modo verticale. L’I.T. aiuta a tagliare costi perché elimina procedure labour intensive .

L’Agenda per realizzarsi davvero avrà bisogno di Decreti e Regolamenti attuativi. Ve ne sono circa una ventina che dovranno essere scritti; e il cambio di governo non aiuta in questo senso.

Il tessuto industriale

È necessario prendere atto che le aziende piccole, qualunque sia la loro natura o genesi,  spesso non hanno le risorse, le capacità, i mezzi economici e finanziari per competere. Certamente, "piccolo" vuol dire flessibile e dinamico. Ma ciò è positivo solo se è visto come passaggio temporaneo in un processo di crescita, non come stato permanente e "ideale". E in questo senso l’Italia,  leader europeo per numero di PMI e “partite IVA” non si pone sicuramente in posizione avvantaggiata verso gli altri concorrenti; europei e non.

In questo periodo si parla molto di startup. Pur essendo certamente da sostenere e promuovere, le startup non cambieranno di per se stesse e nel breve periodo il destino economico del paese. Anzi, da sole rischiano di essere "una ciliegina in assenza di torta", o peggio un alibi o un placebo. Perché dispieghino il loro vitale e benefico potenziale di innovazione e di sostegno allo sviluppo del paese, devono prima o poi diventare imprese medio-grandi o venire acquisite da altre imprese, possibilmente italiane e con mezzi economico-finanziarie sufficienti (e quindi a loro volta di dimensioni non microscopiche).

Una prima questione è quindi incrementare il numero delle aziende medio-grandi, favorendo crescita dimensionale, capitalizzazione, investimenti di imprese straniere e italiane sul nostro territorio. È un tema generale, ovviamente, ma non ci può essere innovazione (e innovazione digitale) in un tessuto imprenditoriale troppo frantumato e polverizzato.

Sul tema strettamente digitale, al netto delle varie discussioni su quali siano le migliori soluzioni tecnologiche da perseguire, è vitale diffondere in modo ampio banda larga e ultra larga, fissa e mobile.

Vi sono  gravi carenze presenti nel decreto e condivise dalla gran parte degli osservatori ; ad esempio gli  incentivi al commercio elettronico, le  strategie e obiettivi per le comunità intelligenti o per la regolamentazione del mercato delle comunicazioni, la definizione di misure realmente incisive per le startup. La non presenza di migliori definizioni per i piani di finanziamento per la BANDA LARGA E LA BANDA ULTRA LARGA. Sono invece da considerare positivamente i capitoli sui Dati Aperti, sul Riuso, sull’Accessibilità, sulle Comunità Intelligenti.

In termini di AZIONI URGENTI, come detto prima, c’è  il tema dei decreti attuativi, da affrontare subito con il nuovo governo. Su questo dobbiamo tenere una grande attenzione, tutti quanti, perché finisca nell'agenda politica con la massima priorità. E a nostro parere le priorità potrebbero essere le seguenti

  1. impegno del governo a redigere entro 60gg; il piano strategico.
  2. impegno delle amministrazioni a redigere ed attuare un “piano per la realizzazione del telelavoro“.
  3. La definizione degli i strumenti da utilizzare per il documento digitale unificato;
  4. impegno a definire le Basi di Dati “critiche”, da gestire in modo particolare circa la qualità dei dati;
  5. la possibilità data a chiunque  di avere accesso ai dati pubblici;
  6. l’impegno a precisare in modo specifico i casi eccezionali in cui può non valere l’obbligo di apertura dei dati;

                                                   *  *  *  *

Quindi, in questo coraggioso nuovo mondo digitale, che cosa facciamo? Come fornitori di servizi, come possiamo cambiare il nostro  modo di lavorare ? O come lo stiamo già cambiando ? E come dovranno strutturarsi i produttori di hardware per avere successo in futuro? E come potrà ANFoV supportare le aziende associate in questa evoluzione ?

In sede Ufficio di Presidenza e di Comitato Strategico è stato definito il  seguente MANIFESTO ANFoV 2013; esso presenta gli impegni dell’Associazione a supporto degli Associati e del Sistema Economico italiano in vista della sua evoluzione verso il mercato digitale.

 

MANIFESTO ANFoV 2013

L’Industria delle Telecomunicazioni, l’ICT  e il “Mercato Digitale”, in generale, sono di fronte ad una svolta epocale sia a livello globale, che nazionale.

La globalizzazione e l’ecosistema configurato, progressivamente sempre più orchestrato da grandi player,  generano la necessità di una completa ridefinizione del mercato e delle applicazioni di IT/ICT, e rendono urgente  la ridefinizione delle regole operative degli Operatori di Telecomunicazioni (con licenza) e del mercato in generale.

A livello nazionale, il varo dell’Agenda Digitale, mentre appare come sicuro generatore di opportunità, rende palese la necessità di vigilanza sull’attuazione dei programmi, affinchè vengano ad essere realizzati nei tempi previsti

ANFoV, che da anni studia I MERCATI, LE TECNOLOGIE E LA REGOLAMENTAZIONE del comparto delle telecomunicazioni e dell’ICT in generale, si sente parte in causa nel supportare i propri associati con metodologie di studio e di vigilanza sull’attuazione dell’ADI nei tempi previsti.

ANFoV, pertanto, si impegna a:

1.          Coinvolgere e rappresentare le aziende associate con particolare attenzione alle aziende innovative che stanno entrando o sono già entrate nel mercato digitale.

2.          Analizzare le spinte nazionali e internazionali dei nuovi mercati delle (tele)comunicazioni e dell’ICT in generale per formulare analisi periodiche, approfondimenti, raccomandazioni,  divulgazioni e lobbying; per favorire lo sviluppo regolato dei suddetti mercati. Ciò ad uso degli Associati e delle Autorità competenti.

3.          Vigilare sull’attuazione dell’Agenda Digitale per mezzo di un numero di osservatori strettamente legati alle tematiche di dettaglio relative alla realizzazione dell’ADI. Comunicando i risultati agli Associati e alle Autorità competenti, per mezzo di documenti e di audizioni.

 

Torino:  11 marzo 2013

 

Inserito il:02/04/2016 19:52:05
Ultimo aggiornamento:02/04/2016 20:21:24
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