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Aggiornato al 14/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Victor Pasmore (1908-1998) – Spirale Development in Green Violet Blue & Gold -1951

Un progetto collaborativo per la Knowledge Base della Pubblica Amministrazione.

Ho già parlato nei miei precedenti articoli sia di ontologie informatiche per la pubblica amministrazione (http://nelfuturo.com/le-ontologie/) sia di come i datacenter della pubblica amministrazione potrebbero evolvere (anzi dovranno essere razionalizzati e valorizzati “per decreto”) in ottica federata e con uso di ontologie (http://nelfuturo.com/nulla-si-crea-nulla-si-distrugge).

Ma qual è il vero problema? Anzi quali sono i problemi?

Nell’ordine:

  • Realizzare  un catalogo dei metadati, possibilmente open
  • Inferire conoscenza con le ontologie “leggere” a disposizione (schemi concettuali).

Sono attività non da poco, specie in tempi di riduzioni spese. Anche se dimostrato come con euristiche ed automatismi di inferenza semantica si ridurrebbero almeno di un ordine di grandezza i tempi di valorizzazione con uso di ontologie (vedasi http://www.slideshare.net/riccardogrosso/cap5-attiv-ricostruzsipacprg221204 ), necessitano comunque tempi e risorse che le amministrazioni spesso faticano a trovare per progetti di valorizzazione come questi, e poi comunque dapprima bisogna costruire i cataloghi.

E se istituissimo un progetto collaborativo per fare tutto ciò?

Le amministrazioni dovrebbero solamente, tramite le risorse IT che gestiscono i loro servizi, fornire gli schemi logico-fisici delle basi dati (per gli addetti ai lavori: gli script sql-ddl con comments di tavole e campi, perdonate i tecnicismi).
Tali schemi verrebbero suddivisi per amministrazioni, e catalogati in maniera simile a quanto fatto in Regione Piemonte. I cataloghi sarebbero resi pubblici.
I metadati dei cataloghi sarebbero valorizzati con l’uso di ontologie per inferenza semantica, e gli schemi concettuali istanziati su ogni struttura di base dati, di ogni amministrazione, anch’essi sarebbero resi pubblici.

I costi? Io personalmente metto in campo la mia esperienza, i miei metodi, e i miei tools di inferenza, almeno inizialmente a costo zero.
Servira’ dello spazio disco, inizialmente possono andare bene files condivisi su piattaforme cloud come dropbox, o altre migliori, lascio la parola agli esperti.
Il catalogo metadati del Piemonte potrebbe essere la soluzione tecnica standard da adottare per tutte le P.A.

Questo articolo (http://www.key4biz.it/) del mio amico ed ex collega Paolo Colli Franzone mi ha fatto riflettere, e mi ha dato lo stimolo per proporre quanto ho appena scritto, in particolare mi ha dato forza la frase delle prime righe dell’articolo di Paolo:

“…Cosa direste se foste il CEO di una grande banca e se vi accorgeste che ciascuna delle vostre oltre ventimila filiali sparse lungo la penisola avesse i suoi server, i suoi applicativi, la sua infrastruttura di rete?…”

E se foste, chessò, Mister Agenda Digitale e vi accorgeste che ciascuna delle vostre chissà quante amministrazioni locali sparse lungo la penisola avesse i suoi server, i suoi applicativi, la sua infrastruttura di rete?

Io credo che per andare verso una razionalizzazione dei sistemi informatici (dati, servizi e datacenter) nella P.A. si debba gioco forza passare per la via collaborativa, altrimenti nemmeno miniaturizzando gli ordini di grandezza in gioco arriveremo mai per vie progettuali tradizionali costose.

 

Inserito il:11/11/2014 18:10:38
Ultimo aggiornamento:20/11/2014 21:42:29
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