In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 20/02/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
pestalozza-fantuzzi.JPG
Roberto Fantuzzi: Ernesto Pestalozza e allievi - 1936

Non basta un camice bianco.

Rimpiango alcune cose di quando ero ragazzo. Una di queste è la capacità che avevo, e che ho cercato di mantenere, di entusiasmarmi per le opportunità che la vita continuamente offre, anche quando stiamo soffrendo, anzi soprattutto quando soffriamo di più.
C’era un periodo, quando ero ragazzo io, durante il quale passavi da una malattia esantematica all’altra, dagli orecchioni al morbillo e via dicendo.

Un periodo nel quale persino la maestra veniva a trovarmi a casa, portandomi le lezioni e i compiti da fare per tenermi al passo, e correggendomi quanto avevo svolto.
Un periodo nel quale scoprii e mi entusiasmai, da allora e per sempre, della lettura.
Non ricordo quante volte ho letto “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno”, un libro di perle di saggezza, anche esplicita nel nome di uno dei tre. Cacasenno può essere sinonimo di “senno dispenser”, volendo.

Ma vi fu un libro che accese ancora di più il mio entusiasmo, forse perché’ parlava di un medico, ed io ero in un periodo nel quale il pediatra era di casa.
Il libro si intitolava “Non basta un camice bianco”: raccontava aneddoti di vita di un medico condotto, che svolgeva la sua attività mettendo tutta la sua esperienza, e basta, evidenziando come sempre che non è l’abito che fa il monaco.
Molti sono nella vita i periodi di sofferenza, per cui parecchie volte mi capitò di entusiasmarmi nuovamente per qualcosa.

Vivendo in un periodo di sofferenza lavorativa, da informatico impiegato in un datacenter, ho percepito una formidabile analogia tra il camice bianco del medico del libro, e quello che un buon operatore di datacenter dovrebbe, secondo alcuni, indossare per far bella l’attività, per mettere l’abito al monaco.
Ne ho parlato anche con un collega, ed amico, il quale anche lui fu colpito da quel libro.
Qual è dunque l’entusiasmo da mettere in un datacenter, per far si che non sia solo il camice bianco a migliorarlo?
Vi sono vari aspetti, dei quali ho già parlato più diffusamente.

Ad esempio lavorare all’ipotesi di censire gli asset di una azienda dal livello fisico più basso fino ad arrivare alle entità della pubblica amministrazione.
Questo nobiliterebbe un lavoro ritenuto forse ingiustamente di basso livello, ma che è in realtà la base concreta per una risalita bottom-up verso le ontologie complete della Pubblica Amministrazione.
Tutto questo, per una singola impresa in-house della pubblica amministrazione, avrebbe un costo enorme, che tuttavia sarebbe interamente riusabile a livello di altre p.a., ed a livello nazionale.
Inoltre si potrebbe attuare con un progetto collaborativo, del quale ho già parlato.

Una risalita concettuale sfocerebbe in una piramide completa della conoscenza della pubblica amministrazione, una knowledge base completa e riutilizzabile, seppur necessitaria di essere mantenuta aggiornata nel tempo, magari da enti istituzionali preposti ad essa, in seno all’Agenzia per l’Italia digitale.

Una piramide completa rivoluzionerebbe le responsabilità, rovescerebbe la piramide dei ruoli, poiché’ i datacenter diventerebbero i “monitor” più precisi ed attendibili sullo stato della conoscenza nella P.A.
Un datacenter dovrebbe migliorare, non più rimandando, una gestione qualitativa coi fiocchi, di ogni sua attività.
La mappa degli asset dovrebbe figurare completamente a carico degli specialisti dei datacenter.
Un datacenter, ancorché’ “cloudizzato”, deve poter operare in piena autonomia nella gestione dei tools preposti a prevenire gli attacchi informatici.

Ci sarebbe ancora molto da dire sul ruolo che i datacenter possono avere nel futuro nella organizzazione informatica di una azienda, nella loro possibile condivisione tra aziende, nella possibile gestione per più aziende di sistemi di recovery, e nella gestione di dati, nella raccolta di notizie, nelle connessioni con terzi.

Ma lascio ai commenti di chi vorrà leggere il presente articolo, e fornire preziosi suggerimenti.

Forse il mio è un libro dei sogni, ma voglio crederci, e per questo lavorare, con l’entusiasmo del fanciullo che scopre ciò che di interessante può offrirci la vita se contribuiamo attivamente a costruire per migliorarla.


Prima pubblicazione su Nel Futuro: 01/12/2013

Inserito il:07/11/2014 11:20:42
Ultimo aggiornamento:14/11/2014 00:11:38
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology