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Aggiornato al 10/04/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Mehau Kulyk - (Photographer - London) - Artificial Intelligence

Computer, robots e intelligenza artificiale.

 

Nella prima metà del secolo scorso l’avvento della cosiddetta “Civiltà delle macchine” sviluppò non solo il timore di perdita di posti di lavoro, ma anche quello che alla fine il mondo sarebbe stato dominato da pochi personaggi capaci di gestire le macchine con la schiavizzazione del resto dell’umanità. Si ricordino i film “Metropolis” di Fritz Lang e “Tempi moderni” di Chaplin.

Già nel medioevo i Robot erano comparsi nella letteratura e nell’immaginario collettivo, ma come entità antropomorfe, creati e controllati da maghi e sapienti.

Si ricorda il romanzo di Meyrink sul Golem di Praga, creatura già presente nella mitologia ebraica medioevale. Sempre presente era il timore che l’uomo perdesse il controllo della sua creatura.

Nella seconda metà del secolo scorso si sviluppano rapidamente l’informatica, le tecnologie digitali e le macchine nelle fabbriche si robotizzano sempre più sostituendo gli uomini nei lavori più pesanti e nocivi, specie nell’industria automobilistica (presse, lastrature, impianti di verniciatura) e quindi erano visti con benevolenza e non si temeva ancora la perdita di posti di lavoro, visto che l’industria era in rapida crescita.

Il timore che l’umanità perdesse il controllo del pianeta si spostò invece nei riguardi dei “computer”; la cui diffusione cominciava ad essere considerata una minaccia. Esemplare era un racconto della letteratura di fantascienza su un super computer che appena assemblato e messo in funzione alla domanda “esiste Dio?” rispondeva “adesso sì”.

Il settore dell’ICT negli ultimi anni ha avuto un trend di sviluppo vertiginoso, che ha toccato ogni aspetto della vita sociale e personale.

Questa straordinaria rivoluzione, che comunemente è chiamata la rivoluzione digitale, è avvenuta tramite il rapido sviluppo della microelettronica, dell’optoelettronica, delle comunicazioni satellitari, delle reti fisse e mobili a grande capacità, la diffusione planetaria di internet, e la possibilità di sviluppare nei computer e nei terminali personali potenze di calcolo, capacità di memoria e larghezze di banda di trasmissione dati senza limiti pratici.

I sistemi di elaborazione e distribuzione delle applicazioni informatiche si interconnettono coprendo l’intera superficie terrestre, sono accessibili da miliardi di persone tramite internet e gli smart-phones, e forniscono servizi tramite sistemi cosiddetti “cloud”, coprendo le esigenze delle persone, della finanza, dell’industria, delle amministrazioni pubbliche, dei sistemi di difesa militare e, in prospettiva, dell’ambiente.

Questo sistema globale non è più popolato di soli uomini come sviluppatori e fruitori di applicazioni, né da robot così come erano concepiti nel secolo scorso, cervello di silicio e braccia meccaniche, ma dai cosiddetti “synthetic intellects”, ossia dagli algoritmi utilizzati per interpretare i miliardi di dati che circolano nella rete, per simulare situazioni e funzionamenti, per effettuare diagnosi mediche e strategiche, per elaborare scenari di previsione gestendo o analizzando in tempo reale miliardi di dati e transazioni.

Lo sviluppo della loro intelligenza e delle funzioni a loro affidate è in continua crescita, tanto che qualcuno prevede che per alcuni di questi “Synthetic intellects” occorrerà considerare una legge che li riconosca come “persone artificiali” in quanto interagiscono fortemente con la società umana.

Occorre però sempre considerare che essi sono stati sviluppati da uomini, ed il loro operato, le loro decisioni sono sempre condizionati dai limiti assegnati dalle specifiche di chi li ha progettati. Le loro conclusioni possono talvolta portare ad errori di interpretazione, e possono creare grandi problemi, si vedano ad esempio le grandi oscillazioni create dai robot del trading elettronico delle transazioni borsistiche.

Un aspetto da considerare con enorme attenzione è però che ogni prodotto o sistema digitale collegato in rete è minacciato da intrusioni che possono avere conseguenze molto gravi. Si pensi ai sistemi militari, finanziari, industriali, ambientali, medici senza adeguate protezioni possono essere infiltrati da virus o meglio software-robots malviventi (malware), che possono portare a distruzione di impianti (si veda il virus Stuxnet che ha infiltrato le centrifughe nucleari iraniane), diagnosi mediche errate, disastri nelle strutture ambientali, nei trasporti, in ogni area dell’attività umana. In futuro la vera minaccia globale per il pianeta sarà che in una società intensamente automatizzata e fortemente interconnessa il sistema integrato di gestione, controllo e comunicazione, per malfunzionamento o per intrusioni criminali legati a guerre o conflitti, vada fuori controllo causandone la rovina e la fine della civiltà umana.

Questo è il vero pericolo incombente oggi nella società digitale globale, ma anche se gli investimenti nella “Cyber security” stanno aumentando rapidamente, esso non è sufficientemente recepito dall’opinione pubblica, mentre i timori maggiori si concentrano ancora sullo sviluppo di un’intelligenza artificiale pervasiva del pianeta che ne prenda il controllo esautorando l’uomo.

Si diffonde nuovamente l’ipotesi della possibilità di creare un’intelligenza superiore a quella umana che prenda coscienza di sé e sviluppi un pensiero autonomo con conseguenti decisioni rese possibili dalla sua capacità di creare tutti i synthetic intellects e robots, necessari per gestire il pianeta, mettendoli al proprio servizio. Il famoso fisico Stephen Hawking e vari altri scienziati anche del MIT hanno previsto che una macchina pensante sarà realizzata entro il secolo attuale, considerandolo il più grande evento nella storia umana.

Quest’idea, che personalmente ritengo un mito, nasce dal pensiero che un super computer, o una rete di computer, superata una capacità di calcolo ed una dimensione di memoria critici, possa raggiungere l’autocoscienza. Certamente non è avvenuto con il calcolatore Watson che ha risposto correttamente a “Jeopardy” come spesso è ricordato dalla stampa.

Penso inoltre che in ogni caso sarà impossibile sostituire con le “performance” di un computer l’intelligenza creativa ed emotiva che l’uomo continuamente sviluppa anche con la sua capacità di interrelazionarsi con la società in cui vive facendo tesoro dell’esperienza che si accumula nel tempo e costruendo sempre nuove soluzioni sociali e scientifiche.

Sono d’accordo quindi con quanto scrivono Erik Brynjolfsson e Mc Afee del MIT: gli uomini non faranno la fine dei cavalli avvenuta nel secolo scorso con l’invenzione e la diffusione dei mezzi autonomi di trasporto.

Un’ulteriore considerazione su altri filoni del progresso scientifico che si stanno intrecciando con I’information Technology e che possono in prospettiva fornire un’ulteriore accelerazione allo sviluppo dell’intelligenza artificiale: sono le nanotecnologie, l’elettronica molecolare con i computer quantistici, la biologia e la genetica molecolare, che permettono di operare sulle catene del DNA (DNA-editing).

Un esempio di elaborazione biologica dell’informazione è data dall’attività delle molecole di mRNA che trascrivono le informazioni del DNA codificandole e trasferendole ai ribosomi responsabili della sintesi proteica negli esseri viventi.

La sempre più approfondita conoscenza del funzionamento del cervello animale apre la strada a sviluppi realistici e a fantasie (almeno per il momento) quali computer a reti neurali con capacità di apprendimento, o addirittura all’idea che un giorno sarà possibile l’uploading del contenuto di un cervello in qualche computer o robot.

Più realistica è la possibilità di aumentare l’intelligenza di un uomo tramite l’editing del DNA, o concepire l’impianto nel corpo dell’uomo di dispositivi informatici che ne aumentino le funzioni biologiche, addirittura la durata della vita.

Questi studi sono materia della “Singularity University” fondata da Kurzweil nella Silicon Valley, sponsorizzata da Google, Genentech, Cisco, Autodesk, ecc. A questo punto si può ancora parlare di intelligenza artificiale o meglio di super uomo con intelligenza aumentata artificialmente?

Kurzweil definisce come singularity una discontinuità nel progresso umano, qualcosa oggi non chiaramente concepibile, ma che a suo giudizio si realizzerà in questo secolo grazie all’accelerazione dell’innovazione sulle diverse direttrici della scienza.

Infine una mia ultima considerazione. Poiché il progresso scientifico umano non ha limiti, ritengo che la super intelligenza sarà ancora basata sull’essere-uomo attraverso una manipolazione del suo DNA che ne migliori le prestazioni fisiche e mentali. Sarà però una forma di modificazione dell’evoluzione naturale, con tutti i rischi che possa farla evolvere negativamente per la specie e per la società se non si instaurerà un’etica condivisa da tutto il mondo scientifico ed un controllo internazionale sulle realizzazioni paragonabile a quanto avviene oggi per le armi nucleari.

 

Inserito il:25/02/2016 09:07:53
Ultimo aggiornamento:11/03/2016 09:52:06
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