Aggiornato al 29/09/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Harry Adams (British) - Covid-19 5G Conspiracy Chimp ''Original'' Number NNBRCV19G5046 (2020)

 

Esiste una correlazione tra Covid-19 e 5G?

di Achille De Tommaso

 

Nel maggio 2020 proponevo ai lettori di “Nel Futuro” un mio articolo che aveva un titolo che rifletteva un’animata e costruttiva discussione, con alcuni lettori, che era nata in precedenza sul tema; il titolo era:” 5G e Coronavirus, clorofilla, batteri e radar”. Nell’articolo mi dichiaravo “agnostico” sull’argomento della possibile connessione tra Covid e 5G, perché, pur essendosi verificato un certo numero di strane coincidenze circa questa ventilata relazione, non esistevano, scrivevo io, ancora studi autorevoli che potessero giustificarla.

Ebbene, in realtà alcuni studi ora esistono, e ve ne propongo tre che ritengo interessanti; ognuno per una qualche sua caratteristica.

***

Premessa: le frequenze del 5G

Il 5G opera su tre blocchi di frequenze; in Italia esse sono: 700 Mhz; 3,6-3,8 Ghz e 26-27 Ghz. Queste ultime sono anche denominate “onde millimetriche” o “mmWave”.

In generale i primi due blocchi servono e serviranno agli operatori per migliorare copertura e servizi esistenti; all’ultimo blocco, che fornirà velocità altissime e bassissima latenza, è affidato il compito di fornire i servizi più innovativi e rivoluzionari.

Poche nazioni hanno dato il via ai servizi su onde millimetriche, ma l’Italia è stata una delle prime ad assegnare queste frequenze in gara, e a permetterne la sperimentazione.

I danni biologici da radiazioni elettromagnetiche 5G si concentrano molto sull’uso delle onde millimetriche, che sono quelle a più alta frequenza. Ci sono comunque anche studi che paventano possibili danni anche a frequenze molto più basse; soprattutto a causa della modalità “pulsata” con cui le onde vengono irradiate. Le normative attuali di sicurezza, si limitano però solo a cercare di evitare gli effetti termici delle radiazioni; mentre vi sono molti studi che evidenziano come anche gli effetti non-termici possano essere dannosi (10)(14).

***

1.

Un corposo rapporto, dal titolo “Evidence for a connection between coronavirus disease-19 and exposure to radiofrequency radiation from wireless communications including 5G”, pubblicato sul Journal of Clinical and Translational Research il 29 settembre 2021, e riportato da NCBI e da altre riviste scientifiche (1)(7) a cura di due ricercatori, mette in luce il fatto che possa esserci del vero nell’affermazione circa la correlazione 5G/Coronavirus. Qualora si potessero avere dubbi sull’autorevolezza dei due autori, è opportuno precisare che il loro rapporto è fondato sullo studio di 141 articoli scientifici che trattano le interazioni tra radiazioni elettromagnetiche e sistemi viventi.

Non solo, al link (1) trovate, dopo i riferimenti, l’elenco completo del processo di revisione, che ha comportato, da parte degli autori, una severa discussione del tema con altri esperti. Il testo finale è, quindi, in qualche modo concordato con questi ultimi, e non frutto solamente di pareri soggettivi dei due ricercatori.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori americani Beverly Rubik del Dipartimento di Medicina Mente-Corpo, College of Integrative Medicine and Health Sciences, Saybrook University (Pasadena, California) e da Robert R. Brown dell’Istituto per Frontier Science, Oakland.

Gli autori del rapporto esordiscono dicendo che le varie politiche nazionali di salute pubblica si sono finora erroneamente concentrate solo sullo studio del rapporto virus-uomo, trascurando l’analisi dei fattori ambientali, che influiscono sempre nella diffusione di una pandemia.

Nel considerare la triade epidemiologica (agente-ospite-ambiente), che è applicabile a tutte le malattie, i due autori hanno studiato, quindi, un possibile fattore ambientale come causa della pandemia di COVID-19: la radiazione a radiofrequenza dei sistemi di comunicazione mobili, con particolare attenzione alle onde millimetriche (quest’ultime, come scritto, usate nel 5G; ma anche nei sistemi radar).

I ricercatori notano innanzitutto che il virus che ha causato la pandemia di COVID-19, è emerso a Wuhan, in Cina, poco dopo l'implementazione di una rete che emetteva radiazioni per comunicazioni wireless [WCR] di quinta generazione [5G]; e si è diffuso rapidamente a livello globale, dimostrando una correlazione statistica con le comunità internazionali con reti 5G di recente costituzione. Il rapporto sottolinea infatti che l'epidemia di COVID-19, dopo Wuhan, ha fatto registrare focolai in altre aree che, sorprendentemente, erano luoghi in cui le reti 5G erano state implementate; e dove venivano sperimentate anche le onde millimetriche. Ciò include l'Italia settentrionale, la Corea del Sud, la California meridionale, New York e Seattle.

Nello studio esaminano la letteratura scientifica sottoposta a revisione paritaria sui bio-effetti dannosi delle WCR e identificano diversi meccanismi mediante i quali le WCR potrebbero aver contribuito alla pandemia di COVID-19 come cofattore ambientale tossico.

Correlando le discipline della biofisica e della fisiopatologia, presentano quindi prove secondo cui le WCR possano:

(1) causare cambiamenti morfologici negli eritrociti,

(2) alterare la microcircolazione e ridurre i livelli di eritrociti ed emoglobina esacerbando l'ipossia;

(3) amplificare la disfunzione del sistema immunitario, inclusa l'immunosoppressione, l'autoimmunità e l'iperinfiammazione;

(4) aumentare lo stress ossidativo cellulare;  

(5) peggiorare le aritmie cardiache e i disturbi cardiaci.

Notano poi che, durante la prima ondata di infezioni in America, i casi e i decessi correlati al COVID-19 sono stati "statisticamente più elevati" nelle città e negli stati in cui era presente l'infrastruttura 5G rispetto ai luoghi che non disponevano di tale tecnologia.

Un aspetto che evidenzio circa questo studio è relativo agli ostacoli che gli autori dicono di aver dovuto superare per pubblicarlo.

Riporto quanto scritto in merito nell’articolo del 13 gennaio 2022, di ambienteweb.org (3):

“Abbiamo avuto problemi a pubblicare questo articolo – scrive Rubik – a causa della censura della ricerca medico-scientifica, che è peggiorata durante la pandemia. Per prima cosa, abbiamo dovuto fronteggiare alcuni rifiuti di pubblicazione da parte dei server di prestampa e di un paio di riviste mediche. Poi finalmente abbiamo trovato la soluzione in una revisione paritaria: a 48 revisori alla pari è stato chiesto dal Journal of Clinical and Translational Research di rivedere il nostro articolo. Alla fine, 12 colleghi lo hanno effettivamente recensito. Notare come di norma solo da 3 a 5 sono i revisori “peer” utilizzati. Abbiamo quindi passato mesi a rispondere alle varie fasi della peer review. Sembrava che i revisori stessero cercando di logorarci per farci smettere. La revisione tra pari e le nostre confutazioni ammontano a 73 pagine aggiuntive, circa 3 volte più lunghe della nostra ricerca originale.

Io personalmente non ho mai sperimentato una peer review così straordinaria – continua il ricercatore - e finora ho pubblicato oltre 90 articoli scientifici e medici. Alla fine, abbiamo dovuto “abbassare i toni” per ottenere la pubblicazione. Abbiamo quindi affermato che le radiazioni delle comunicazioni wireless, comprese quelle del 5G, sono solo un POSSIBILE fattore che contribuisce alla pandemia; anche se noi crediamo che le prove indichino una conclusione molto più forte.

 

2.

Un altro studio, che ritengo interessante, pubblicato nel maggio 2020 (2) dall’ “Educational Institution «Belarusian State University of Informatics and Radioelectronics»”, da un ricercatore russo di nome Vladimir Mordachev  (8) a titolo “Correlation between the potential electromagnetic pollution level and the danger of COVID-19. 4G/5G/6G can be safe for people”, mostra una correlazione tra la mortalità da COVID-19 e l'intensità delle radiazioni a radiofrequenza in 31 nazioni. Mordachev è un esperto di comunicazioni wireless, e si è occupato in particolare dell’ecologia dei sistemi di reti cellulari.

Mentre lo studio precedente è di carattere biofisico, questo, essendo il relatore un ricercatore esperto di radiofrequenze, è più “orientato” alle telecomunicazioni e corredato di intense valutazioni numeriche tecnico-scientifiche.

Ritengo originale questo studio proprio perché scritto da un tecnologo esperto di telecomunicazioni, e non da un biofisico. Fatto piuttosto raro, perchè ho trovato pochi esperti di telecomunicazioni disposti a scrivere che il 5G possa causare danni ai sistemi viventi.

Ciò che questo studio ha in comune con il precedente, è la forte valorizzazione del tema “ambiente” nell’analizzare la correlazione Covid-5G. In particolare l’articolo si riferisce all’ambiente definendo un valore di “igiene dell’ambiente”, e inserendo la terminologia “igiene” nelle considerazioni di inquinamento elettromagnetico (anche se ammette che vi possano essere altri “fattori ambientali” che possano causare danni ai sistemi viventi; come qualità dell’alimentazione, temperatura ambientale e misure di contenimento di questi danni prese dai governi). Le conclusioni, tratte a pag. 109 dello studio, sono che, in quelle nazioni che si sono dimostrate più attente a questa igiene, le mortalità da Covid sono state più basse in rapporto ai contagiati.

Anche questo studio è corposo e, a pag. 99, afferma quindi, drasticamente:”CORRELAZIONE INQUINAMENTO DA ONDE ELETTROMAGNETICHE E COVID 2. Numerose pubblicazioni scientifiche occorse negli anni, ci inducono a intraprendere una rinnovata analisi delle cause di sviluppi della pandemia, e del perché essa si sia manifestata e sviluppata in maniera diversa in nazioni diverse. Una delle risultanze che otteniamo è che, in aree con presenza di installazioni mobili “multilayer” (ossia dove vari operatori propongono servizi con diverse reti) si rende inevitabile l’infezione da Covid delle popolazioni irraggiate da queste frequenze.”

 

3.

Altro articolo che cito è quello della European Society of Medicine, a titolo:” COVID-19 Attributed Cases and Deaths are Statistically Higher in States and Counties with 5th Generation Millimeter Wave Wireless Telecommunications in the United States”, pubblicato il 12 aprile 2021(4). E’ redatto dalle due ricercatrici Angela Tsiang e Magda Havas del Trent School of the Environment, Trent University, Peterborough, ON, Canada. In particolare, la dott.ssa Havas (9) ha fatto ricerca sugli effetti biologici delle frequenze non ionizzanti dello spettro elettromagnetico. Ciò include campi elettromagnetici a frequenza estremamente bassa (ELF); frequenze intermedie (IF) comunemente denominate elettricità sporca; radiofrequenza e radiazioni a microonde (EMR); radiazione infrarossa (IR); e le frequenze luminose comprese le radiazioni ultraviolette (UV). Ha valutato gli effetti delle frequenze su soggetti umani, su piante, api, animali da fattoria e microbi.

Il mio interesse per questo articolo è stato, tra l’altro, dettato da una specifica (anche se “en passant”) menzione circa l’Italia. Nel capitolo 3.1, infatti, leggiamo: “Mentre nessuno dei paesi europei ha utilizzato le mmW per il 5G fino a febbraio 2020, e lo spettro mmW non era nemmeno stato assegnato a nessun paese europeo tranne l'Italia, gli Stati Uniti hanno iniziato a utilizzare le mmW per il 5G già nel 2019. Dei 10 paesi europei (con popolazioni superiore a 2 milioni) con il numero più alto di decessi per milione di COVID-19 fino al 9 agosto 2020, i decessi per milione di abitanti sono stati significativamente più alti per quei paesi con 5G rispetto ai non-5G e questa differenza è statisticamente significativa (617 vs. 383).

In questo studio, come si deduce dal titolo, viene posta particolare attenzione alle onde millimetriche del 5G.

I tassi di mortalità e casi attribuiti a COVID-19 negli Stati Uniti sono stati analizzati fino a maggio 2020 in tre modi - per tutti i 50 stati, le contee più grandi del paese e le contee più grandi della California - e sono risultati statisticamente significativamente più alti per gli stati e le contee con 5G con tecnologia mmW rispetto a quelli senza.

Fin qui i tre articoli da me proposti. Chi fosse interessato a consultare ulteriori studi sui danni da radiazioni elettromagnetiche sui sistemi viventi può consultare anche un database di articoli, a questo link (12).

 

Commento:

Premesso che, con buona approssimazione, possiamo affermare che la ricerca scientifica moderna si basa su due metodologie:

  1. Indagine ed analisi critica delle conoscenze attuali; aggiornandole o confutandole, sulla base di nuove teorie e nuove scoperte.
  2. Nuove teorie elaborate sulla base di nuove sperimentazioni; seguite da rigorosa raccolta, analisi e interpretazione dei dati.

Entrambe le metodologie, per ottenere un “imprimatur scientifico”, vengono di norma sottoposte a “verifica tra pari”, detta anche “peer review”. (v. anche mio articolo del 26/2/2020: “Come dare autorevolezza scientifica ai ricercatori: il processo di revisione tra pari”).

Ebbene, gli articoli che vi ho proposto, utilizzano “solo” la metodologia scientifica descritta in A; non sono cioè il frutto di sperimentazione su esseri umani.

Ci sarebbe da chiedersi perché sul tema dei possibili danni biologici da 5G, vista la indubbia sua importanza, non si usi la metodologia B; ossia non si effettuino sperimentazioni “in-vivo” delle radiazioni 5G (o, se sono state effettuate, perché non se ne diano i risultati…). Sarebbe questo l’unico modo, scientifico e logico, per fugare i dubbi; anche perché le normative sui livelli di emissione “sicuri” sono obsolete e con dubbio valore scientifico (14). Le uniche sperimentazioni in vivo, sul tema, di cui io sia a conoscenza, sono state fatte da due istituti di ricerca (uno italiano e uno USA) sul 4G, e su topi. E hanno rilevato danni tumorali in questi animali. Ma sono state confutate perché fatte sul 4G e su topi; e non sul 5G e sull’uomo. E allora, mi chiedo, perché non le si fa anche sul 5G, e sull’uomo?

In passato diversi scienziati hanno gridato al “complottismo”, quando si è parlato della relazione Covid/5G, ma diverse recensioni recenti di scienziati indipendenti (che non lavorano per industrie) (11), tuttavia, suggeriscono che esista una significativa incertezza su questo tema; con prove che emergono di effetti biologici potenzialmente dannosi da esposizioni a campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF), ai livelli che comporta il lancio di servizi 5G. L’incertezza è dovuta a:

  1. un rapido aumento di corposi studi che documentano gli effetti dirompenti in vitro e in vivo degli RF-EMF (radiazioni elettromagnetiche).
  2. una quasi totale mancanza di studi epidemiologici di alta qualità sugli effetti avversi sulla salute umana derivanti dall'esposizione a campi elettromagnetici 5G in particolare, ma prove epidemiologiche in rapido aumento di tali effetti sulle generazioni passate di esposizione a campi elettromagnetici a RF (radiofrequenza). Il che spinge gli scienziati a dichiarare la necessità di tali studi; che però, le industrie sono riluttanti ad eseguire o finanziare.
  3. accuse persistenti secondo cui alcune autorità nazionali di regolamentazione delle telecomunicazioni non basino, per conflitti di interesse, le loro politiche di sicurezza RF-EMF sulla scienza più recente. Uno dei conflitti di interesse più ovvii è sicuramente rappresentato, per i governi, dall’aver incassato veri miliardi (in Italia 6,5) dalle aste sulle frequenze.

E visto che l’incertezza riguarda la salute umana, sarebbe forse opportuno che i governi applicassero almeno il Principio di Precauzione.

 

Appendice: Luc Montagnier

Chiudo con qualcosa che potrebbe apparire aneddotico, se non fosse per la frase che cito alla fine di questo scritto. E che, a parer mio, rappresenta bene la sintesi del “bailamme” scientifico della correlazione Covid/5G, come vista oggi dagli scienziati e dalle autorità preposte alla sicurezza della salute.

Luc Montagnier ha sospettato, infatti, apertamente, che possa esistere una correlazione tra Covid e 5G. E chi meglio di lui, si dirà, virologo premio Nobel, potrebbe considerarsi autorevole sul tema? Il problema è che lo scienziato ha avuto la sua autorevolezza messa parecchio in discussione.

Nei giorni scorsi, poi, la sua morte, a 89 anni, ha scatenato dubbi complottistici; visto che, tra l’altro, era un “no-vax” accanito.

Direttore emerito del Centre National de la Recherche Scientifique e dell'Unità di oncologia virale dell'Istituto Pasteur di Parigi, Montagnier è stato, insieme a Françoise Barré-Sinoussi e Jean-Claude Chermann, pioniere nella ricerca del virus responsabile dell'Aids; studi che gli valsero, nel 2008, il premio Nobel per la Medicina. Una scoperta, però, accompagnata da forti diatribe con lo scienziato americano Robert Gallo, che scatenò un'accesa disputa internazionale su chi dei due potesse fregiarsi della paternità della ricerca.

Ma Montagnier è stato, come dicevo, uno scienziato molto discusso; e la sua autorevolezza è stata presa di mira da molti scienziati. Senza entrare nei particolari del suo amore per l’omeopatia e sul fatto che la papaya avesse, secondo lui, poteri di protezione biologica miracolosi, evidenzio di seguito i suoi pareri sul Coronavirus.

Il 16 aprile 2020, Montagnier – intervistato dal sito pourquoidocteur.fr (5) – aveva esposto la tesi dell’origine artificiale del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) e del suo legame con il virus dell’HIV. Il giorno dopo aveva ripetuto le stesse argomentazioni intervenendo in un programma del canale televisivo francese CNEWS. 

All’inizio del suo intervento, Montagnier spiegava di aver fatto ricerche sull’origine del nuovo coronavirus e affermava che “siamo arrivati alla conclusione che quel virus è stato manipolato. Non completamente, ma in parte”.   Rispondendo poi a una domanda su chi possa aver manipolato il virus, Montagnier affermava «non è stato un processo naturale, è il lavoro di un professionista, di un biologo molecolare», e sul perché questo lavoro sia stato fatto aggiungeva: «una delle mie ipotesi è che si stesse provando a creare un vaccino contro l’HIV».

Nel resto della sua intervista Montagnier spiegava in modo molto semplice come questa manipolazione fosse avvenuta  e alludeva al fatto che alle stesse sue conclusioni fossero arrivati molti altri scienziati, i cui studi erano però stati nascosti o non pubblicati per via di forti pressioni.  

Successivamente alla diffusione dell’intervista con Montagnier, tantissimi scienziati e ricercatori di tutto il mondo hanno scritto articoli per smontare le sue teorie, spiegando come niente di quello che diceva abbia fondamento scientifico. Anche se dobbiamo dire che lo stesso Fauci, che aveva sostenuto le ipotesi di Montagnier, si è smentito poi parecchie volte sull’argomento (13).

Per quanto riguarda il 5G, secondo Montagnier la diffusione del Covid-19 potrebbe essere stata favorita dal lancio della rete 5G in Cina. Ad annunciarlo, creando non poco scalpore, fu lui stesso durante un'intervista al canale televisivo francese, Cnews. "Penso che viviamo in un ambiente molto diverso da quello dei nostri antenati- affermava - Ci piacciono molto le onde elettromagnetiche. E ci sono dei progetti importanti che faranno sì che saremo ancora più circondati da esse. Lo ripeto: è un argomento da studiare. Si è detto che la città di Wuhan era molto avanti nell’implementazione di antenne 5G. 10.000 antenne sono in quest’area. Può darsi abbiano contribuito al potere patogeno del virus”.

Dopodichè, per giorni, si sono susseguite le teorie più disparate, illustrate e commentate dalla stampa e da scienziati: “una teoria sostiene che le reti 5G possano indebolire il sistema immunitario – si è scritto - rendendo quindi più a rischio le persone esposte alle onde radio dei ripetitori. Una seconda invece afferma che le reti 5G possono facilitare la diffusione di batteri all’interno delle comunità. “Entrambe le supposizioni – tengono a precisare gli esperti – sono false e mancano di studi scientifici che le confermino. Anche se non sono del tutto improbabili (sic!).

Questa ultima affermazione, in grassetto, riportata da me letteralmente da vari scritti di stampa, è ovviamente contradditoria in termini. Ma rappresenta benissimo il bailamme scientifico in cui questo tema giace.

 

RIFERIMENTI

 

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8580522/#
  2. https://cyberleninka.ru/article/n/correlation-between-the-potential-electromagnetic-pollution-level-and-the-danger-of-covid-19-4g-5g-6g-can-be-safe-for-people/viewer
  3. https://www.ambienteweb.org/2022/01/13/pandemia-da-5g-un-nuovo-studio-peggiorate-le-aritmie-cardiache/
  4. https://esmed.org/MRA/mra/article/view/2371
  5. https://www.ilpost.it/2020/04/21/montagnier-coronavirus-hiv/
  6. https://voxnews.info/2020/04/20/coronavirus-e-5g-il-nobel-luc-montagnier-onde-5g-possono-avere-aiutato-il-virus/
  7. https://osf.io/9p8qu/download
  8. Vladimir Mordachev è nato a Vitebsk, in Bielorussia. Ha conseguito la laurea magistrale in radioingegneria (con lode) e il dottorato di ricerca presso il Minsk Radio Engineering Institute, Minsk, Bielorussia, rispettivamente nel 1974 e nel 1984. Ha ricevuto il grado accademico di Senior Scientist nel 1985. I suoi attuali interessi di ricerca includono la gestione dello spettro, le comunicazioni e le reti wireless, la compatibilità elettromagnetica e le interferenze, la pianificazione di reti wireless, analisi e progettazione assistite da computer, ecologia dei sistemi di reti cellulari, modellazione e simulazione di sistemi RF. È ampiamente coinvolto nella consulenza agli operatori di reti wireless, all'industria e al governo locale. È il capo del Laboratorio di compatibilità elettromagnetica bielorusso.
  9. https://magdahavas.com/
  10. https://magdahavas.com/wp-content/uploads/2018/02/RFR-Russian-Ukrainian-1.pdf
  11. https://jech.bmj.com/content/75/6/562
  12. https://cem.med.unlp.edu.ar/ingles.htm
  13. "Se non viene manipolato in laboratorio e stai cercando di dire che però è scappato dal laboratorio, allora come è arrivato in laboratorio? È entrato ovviamente in laboratorio perché qualcuno ci ha lavorato e lo ha isolato", affermò Fauci al National Geographic nel maggio 2021.
  14. Gli autori dello studio 1 hanno fatto riferimento alle linee guida ICNIRP 2009, che sono obsolete, e che solo di recente l'ICNIRP ha aggiornato. Va inoltre affermato che, contrariamente alle linee guida ICNIRP basate sul calore, altri organismi internazionali come il gruppo di lavoro sull'EMF dell'Accademia europea di medicina ambientale hanno suggerito linee guida molto più basse tenendo conto appunto degli effetti RF non termici riportati in più studi (Belyaev, Dean et al. 2016). Ma non pare che questo suggerimento sia stato recepito dalle industrie.

 

Inserito il:22/02/2022 15:36:15
Ultimo aggiornamento:22/02/2022 15:43:52
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