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Aggiornato al 17/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Ilia Rubini (Milano e Lodi) – Depressione

Menopausa, Depressione e Sessualità femminile: i dati di uno studio preliminare.

Protocollo di studio per la diagnosi testologica.


(Terza parte)


Discussione

Nei grafici di seguito riportati, ho riassunto i dati ricavati dalla somministrazione dei tests. Data la vastità dei risultati ottenuti, ho pensato di mettere in evidenza soprattutto quelli più significativi in ambito sessuologico, che sono quelli derivanti dalla somministrazione dei tests S.E.S.A.M.O. e Sexual Desire Inventory, ai tre gruppi di pazienti.

Per quanto riguarda il S.E.S.A.M.O. nel Grafico 1 sono riportati i seguenti dati:

TEST S.E.S.A.M.O.


Grafico 1

     
Pazienti in Perimenopausa: modificazione della scala 1E nel 38,4%
                                                
                                                modificazione della scala 1F nel 100%
                                                modificazione della scala 1G nel 76,9%
                                                modificazione della scala 3A nel 53,8%
                                                modificazione della scala 3B nel 76,9%
                                                modificazione della scala 3C nel 69,2%
                                                modificazione della scala 3G nel 84,6%

Pazienti in Menopausa:             
                                               modificazione della scala 1E nel 28,5%
                                                modificazione della scala 1F nel 90,0%
                                                modificazione della scala 1G nel 66,7%
                                                modificazione della scala 3A nel 53,9%
                                                modificazione della scala 3B nel 66,9%
                                                modificazione della scala 3C nel 68,2%
                                                modificazione della scala 3G nel 64,6%

Pazienti in Postmenopausa:
                                              
                         modificazione della scala 1E nel 18,7%                                              
                                                modificazione della scala 1F nel 75,0%
                                                modificazione della scala 1G nel 66,0%
                                                modificazione della scala 3A nel 53,9%
                                                modificazione della scala 3B nel 66,9%
                                                modificazione della scala 3C nel 29,2%
                                                modificazione della scala 3G nel 15,6%


Pacilli-studio-1.JPG

Legenda

Asse delle ascisse: Aree significative del test SESAMO coinvolte

Asse delle ordinate: Percentuali di pazienti interessate

Colore azzurro: paz. in Perimenopausa

Colore rosso: paz. In Menopausa

Colore verde: paz. In Postmenopausa

I risultati evidenzierebbero una prevalenza dell’attivita masturbatoria remota nelle pazienti in perimenopausa, ossia la presenza di un desiderio sessuale attivo, almeno nel passato ( scala 1E). L’attività masturbatoria diminuisce progressivamente nelle pazienti in menopausa e, ancor di più, in quelle in postmenopausa, testimoniando, in accordo con i dati riportati in letteratura (Pongsatha S., Morakot N., Chaovisitsaree S., 2012), un calo del desiderio sessuale, verosimilmente dovuto all’avanzare dell’età e con una relativa stabilizzazione del quadro ormonale. Nonostante, è importante precisare, nelle donne si evidenzi un aumento degli ormoni androgeni, “patrimonio” sessuale maschile, responsabili dell’aumento del desiderio sessuale.

La totalità (100%) del campione esaminato delle donne in perimenopausa, aveva presentato delle problematiche sessuali in epoca infantile ed adolescenziale dello sviluppo psicosessuale ( scala 1F), pure molto rappresentate, seppure in percentuale inferiore, negli altri due gruppi di pazienti.

La scala 1G, che rappresenta la presenza, in comorbidità, di problematiche di natura organica, risultava anche più elevata nelle pazienti in perimenopausa, rispetto agli altri gruppi.

La scala 3A, che indaga il rapporto di coppia, è risultata minima nelle differenze tra i tre gruppi, stando a testimoniare che, comunque e di qualsiasi origine siano, problematiche del singolo membro della coppia, vanno pesantemente ad incidere sull’equilibrio della coppia stessa.

La frequenza dei rapporti sessuali, condotti anche senza desiderio, la qualità della relazione sessuale e altre dinamiche di coppia, sono risultate più elevate nelle donne in perimenopausa.

Non è stata riscontrata, nel nostro campione, una differenza significativa, per ciò che concerne la masturbazione recente tra le donne in peri- e quelle in menopausa, mentre l’autoerotismo è molto meno praticato nel campione in postmenopausa.

L’area 3G che indaga la sessualità extrarelazionale, è risultata, infine, notevolmente più elevata nelle pazienti in perimenopausa, stando, probabilmente, a testimoniare che in questa fase della loro vita le donne tendono comunque ad inglobare le proprie problematiche nel rapporto di coppia e, quindi, a cercare un confronto sessuale con altri partners.

Per quanto riguarda il Sexual Desire Inventory, nel Grafico 2 sono riportati i seguenti dati:

TEST Sexual Desire Inventory

Grafico 2

 

Pazienti in Perimenopausa:       Frequenza dell’attività sessuale 75,8%
                                              Pensieri e Fantasie sessuali    67, 6%
                                              Desiderio e Attrazione sessuale 59,95%
                                              Masturbazione 66,1%

Pazienti in Menopausa:             Frequenza dell’attività sessuale 54,6%
                                              Pensieri e Fantasie sessuali 42, 6%
                                              Desiderio e Attrazione sessuale 59,95%
                                              Masturbazione 61%

 Pazienti in Postmenopausa:     Frequenza dell’attività sessuale 30,3%
                                              Pensieri e Fantasie sessuali     35,1%
                                              Desiderio e Attrazione sessuale 30,65%
                                              Masturbazione  37,8%                                       

                                                                     

Pacilli-studio-2.JPG

Legenda

Asse delle ascisse: Items significativi del test coinvolti ( nel senso della diminuzione, ossia valori più alti stanno ad indicare alterazioni in senso “patologico” di quell’item)

Asse delle ordinate: Percentuali di pazienti interessate

Colore azzurro: paz in Perimenopausa

Colore rosso: paz. In Menopausa

Colore verde: paz. In Postmenopausa

 

La frequenza dell’attività sessuale è ridotta in una percentuale più alta di pazienti in perimenopausa, rispetto a quelle in menopausa.

Nel gruppo di donne in postmenopausa, invece, sembrerebbe aumentare. Le donne, dunque, nelle quali gli sconvolgimenti ormonali derivanti dal climaterio sono appena “in fieri”, rifiutano nettamente l’attività sessuale.

I pensieri e le fantasie sessuali aumenterebbero nelle donne in postmenopausa, mentre apparirebbero ridotti nelle donne in perimenopausa.

Il desiderio e l’attrazione sessuale sarebbero, nel nostro campione, più rappresentati nelle donne in postmenopausa, per decrescere nel gruppo in perimenopausa.

L’attività masturbatoria, infine, sarebbe più rappresentata nelle pazienti in postmenopausa, per decrescere in quelle in perimenopausa.

Questi dati sarebbero sostanzialmente sovrapponibili a quelli trovati in letteratura ( Sills T., Wunderlich G. et al., 2005), mentre risulterebbero in disaccordo con quello rilevato dal test S.E.S.A.M.O., anche se, in realtà, il S.E.S.A.M.O. indaga l’attività masturbatoria remota, mentre quest’ultimo test la masturbazione praticata nell’ultimo mese.

D’altro canto, come messo in evidenza dalla Hamilton Rating Scale for Depression, dalla Hamilton Anxiety Scale e dalla scala clinica Beck Depression Inventory e, in accordo con dati presenti in letteratura, il periodo del periclimaterio si accompagna ad una importante sintomatologia somatica e psichica, fino a quadri di significativo malessere in senso depressivo (Hay et al., 1994; Clayton and Ninan, 2010), oltre ai cambiamenti nella neuromodulazione mediata dagli ormoni gonadici.

Da quanto esposto, non appare affatto semplice e di agevole comprensione la diagnosi e il trattamento di queste “delicate” fasi del ciclo vitale femminile, che, solo in pochi casi, sono superate dalla donna con un adattamento fisiologico, senza complicazioni patologiche. Situazioni sicuramente inficiate anche da fattori stressogeni psicosociali di altra natura, che interferiscono con l’omeostasi biopsicosociale dell’individuo.

Ci si augura che una adeguata presa in carico delle varie problematiche da parte di una équipe multidisciplinare (consulente sessuale, psichiatra-psicoterapeuta e ginecologo con formazione sessuologica) possa portare ad un miglioramento del quadro d’insieme.

La figura del consulente, infatti, in Italia ancora poco riconosciuta, dovrebbe, invece, svolgere un ruolo fondamentale nella “preparazione” e “facilitazione” alla terapia. Il consulente è “colui che raccoglie e indirizza la domanda sessuologica”,con competenze specifiche, “ha la funzione di chiarire ed evidenziare la vera natura del disturbo…la chiarificazione del problema è già in molti casi una soluzione” ( Cociglio G., 2002).

La diagnosi dei disturbi sessuali, inoltre, richiede una valutazione articolata, sul fronte biologico, psicosessuale e relazionale, per poter, poi, effettuare una terapia soddisfacente in termini di “vissuti” e di “risultati” per la donna, per l’uomo e, dunque per la “coppia”, perché…

 

...“Nessuno sta bene alle quattro del mattino. Se le formiche stanno bene alle quattro del mattino, le nostre congratulazioni. E che arrivino le cinque, se dobbiamo vivere ancora”.

Wislawa Szymborska (1923-2012)



pacilli-studio-3.JPG

Conclusioni

Dall’analisi dei primi dati ottenuti dal nostro studio non si è evidenziato, in accordo con gli studi clinici presenti in letteratura ( Soares CN., 2003), durante la fase di Perimenopausa, un reale aumento dell’incidenza di Depressione Maggiore, ma una maggiore richiesta di aiuto motivata dall’insorgenza di una sintomatologia depressiva lieve o sottosoglia, accentuata dall’alto carico di sofferenza soggettiva collegata a questa delicata fase del ciclo vitale femminile, in particolare se la donna attraversa un  periodo perimenopausale molto lungo. La richiesta di aiuto concerneva soprattutto il calo della “libido”.

Se nella raccolta dell’anamnesi e dal colloquio preliminare uno stato “depressivo” veniva riferito da circa la metà delle donne in climaterio (Menopausa e Postmenopausa), dall’analisi delle scale utilizzate solo il 10 % circa del campione risultava realmente affetto da sintomi depressivi. Questo dato saliva al 12% per quelle donne che si trovavano nella fase di Perimenopausa.

Dall’esame del campione finora esaminato è emersa un’alta percentuale (60%) di hot flashes associate ad ansia.

Le donne che in menopausa sono “depresse” sono più disturbate dalle hot flashes e riferiscono un peggioramento del sintomo rispetto alla popolazione generale.

Analogamente, il desiderio sessuale risultava più ridotto nella fase di Perimenopausa che nelle altre fasi.

Lo studio, ancora in fieri, sta valutando l’efficacia della combinazione della terapia estrogenica con farmaci antidepressivi SSRIs e antidepressivi dopaminergici, sul miglioramento del quadro depressivo e sul calo della libido, come si vedrà dai casi clinici di seguito esposti. Alcuni SSRIs hanno, tra l’altro, dimostrato di essere efficaci nei confronti delle hot flashes. E’ anche vero che gli SSRIs, in genere, a differenza degli antidepressivi dopaminergici, hanno un effetto non favorente la libido, ritardando, molti di essi, il raggiungimento dell’orgasmo, ma l’effetto benefico che esercitano sull’umore, d’altro canto, può favorire un miglioramento complessivo delle “energie vitali”. La terapia estrogenica, inoltre, ha effetti positivi e indiretti sull’umore, essendo in grado di migliorare la percezione soggettiva del benessere, di ripristinare la continuità e la qualità del sonno oltre alla qualità delle facoltà mnesiche.

Si aspetta di ampliare il campione di pazienti e di confrontare i prossimi risultati con quelli degli altri Centri regionali che saranno via via coinvolti nello studio e afferenti al Centro Pilota dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli – Oftalmico di Milano.

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Inserito il:23/06/2015 16:31:15
Ultimo aggiornamento:09/07/2015 10:27:24
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