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Aggiornato al 19/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Boris Mardesic (1922/2012) - Kosmos

Il paradosso dell’ordine che è contro l’evoluzione.

 

Da sempre l'uomo ha pensato, con speranza, ad un ordine soprastante all'apparente caos che osserviamo in natura.

Dove il caos è anche rappresentato dalla nostra vita di tutti i giorni: a cominciare dalla sveglia che suona quando desideriamo che lo faccia, ma che non ci piace che lo faccia. Per passare al traffico delle città, agli incontrollabili fenomeni atmosferici, alla politica, all’economia. All’interazione uomo/donna, genitore/figlio, giovane/anziano, politicante/cittadino.

E dove l’ordine dovrebbe essere rappresentato da un insieme di sicurezza e serenità che dovrebbero, ad esempio, provenire da un traffico cittadino ben coordinato, da una politica intelligente e volta al miglioramento sociale. Da una economia fatta per farci evolvere con sicurezza. Da una famiglia che educa i figli ad essere migliori; da una scuola che educa i discepoli a diventare non solo competenti, ma inseribili al meglio nell’economia e nella società.

Sicuramente non abbiamo tutte queste cose; ma LE VOGLIAMO, tendiamo ad averle e ce la prendiamo con noi o con altri se non le abbiamo. Oppure ci arrabbiamo se non verifichiamo, comunque, una tendenza del “sistema” a noi circostante, verso l’ottenerle.

Il problema, però, è che, in linea generale, questo “sistema” tende (più o meno irreversibilmente) al disordine. Quindi, in linea di principio, non potremo mai ottenerle.

Non potremo ottenerle perché l’evoluzione dell’Universo tende verso stati a maggior disordine; a maggior, come si dice, “entropia”.

Se fosse vero ciò, ed è vero secondo la scienza fisica, sicuramente per i fenomeni naturali, non potremo mai avere questo ordine. Anzi, ci sarà sempre più disordine.

Si potrebbe arguire che ciò possa valere solo per i fenomeni fisici; e potremmo cullarci pensando che (ad esempio) l’economia, la finanza, la politica, il sociale, non sono fenomeni fisici e potremmo quindi lasciarne comodamente le angustie relative agli scienziati che li studiano.

Ma ciò è ovviamente non vero, perché (ad esempio) sono fenomeni naturali anche quelli atmosferici; e sappiamo benissimo che ci toccano, e non vanno sicuramente, essi, verso un ordine controllabile.

Parimenti potremmo chiederci se economia, politica, finanza, possano essere soggette alle leggi dell’entropia, che ci dicono che ci sarà sempre più disordine. E potremmo batterci per affermare che dobbiamo ottenere sempre maggior ordine in questi tre settori e che quindi questi settori non sono, O NON VOGLIAMO CHE SIANO, soggetti alle leggi dell’entropia.

Ma sappiamo benissimo che ciò non sta avvenendo. Quindi, se dovessi essere pragmatico, e usare il metodo scientifico (sperimentale) per questi “sistemi” dovrei aspettarmi di dover studiare sistemi economici, politici, finanziari, sempre più disordinati. Dove il disordine è la regola; anche per essi. Di più: dove il disordine sarà sempre maggiore.

Volendo però approfondire meglio i concetti fisici dell’entropia riscontriamo che una miglior definizione di essi ci dice che L'entropia dei sistemi aumenta non per un'inquietante tendenza dell'universo verso il disordine, ma per una tendenza verso stati più probabili; dove `più probabili'' significa ``a cui corrisponde un maggior numero di stati microscopici''.

Un buon esempio di questa affermazione è quello delle pagine di un libro che, tolto ad esso il dorso, e buttate in aria le pagine, hanno poca probabilità, una volta cadute  per terra, di ricomporsi nell’ordine originale. Il “caos” è molto più probabile dell’ “ordine”.

E, d’altra parte, non siamo noi stessi a dire che la nostra civiltà è sempre più complessa? Non facilmente riconducibile a modelli preconfezionati? Quindi dobbiamo ammettere che la nostra civiltà converge verso un disordine sempre maggiore.

Ma siamo disposti ad accettare ciò?

No: da un punto di vista filosofico, possiamo dire che il nostro potere crescente sulla natura e sulle contingenze della vita sociale e individuale ci ha prima illusi di poter tenere tutto sotto controllo e poi delusi di fronte a un'incertezza e a una finitezza persistenti, che però, a differenza di ieri, non riusciamo più ad accettare.

Mai come oggi abbiamo parlato tanto di libertà e di rischi, e mai come oggi, a tutti i livelli, abbiamo tanto desiderato la sicurezza.

L'idea che prima o poi la nostra vita finirà e che l'entropia consumerà la stessa vita dell'universo ci è sempre più insopportabile.

C’è una speranza? Forse: oggi molti ricercatori si trincerano dietro una solida argomentazione, quella secondo cui tutto ciò che esiste nel mondo è il frutto di una evoluzione dal semplice al complesso. Il che implica, per molti di loro, un affronto sistematico del particolare, una specializzazione sempre più sofisticata delle conoscenze.

Questo modo di orientarsi non è in sé sbagliato, ma rischia di diventarlo ogniqualvolta si perde il senso dell'insieme, la globalità del reale, che per forza di cose va colto nella sua essenzialità.

La speranza, quindi, è di essere capaci, in un futuro, di vedere l’Insieme e non solo il Particolare. Di essere capaci non solo di frazionare e studiare i particolari, ma di ricomporli in un insieme unico; stando attenti a tutte le variabili, come un giocatore di scacchi.

Tenendo però presente ciò che diceva Isaac Asimov: “Nella vita, a differenza che negli scacchi, il gioco continua anche dopo lo scaccomatto”.

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Inserito il:29/10/2014 11:45:05
Ultimo aggiornamento:05/11/2014 13:15:28
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