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Aggiornato al 21/06/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Denis Kornev (Moscow, Russia) – Exoplanet 210617

 

Sono abitabili gli esopianeti?   (1/2)

di Vincenzo Rampolla

 

E gli astronomi e i fisici calcolano. Soltanto nella nostra galassia, oltre il sistema solare, potrebbero esserci 100 miliardi di corpi celesti ruotanti attorno a stelle: gli esopianeti.

Uno almeno esisterà, interessato come noi, a ciò che succede su questi altri pianeti?

Attraverso il CNES di Parigi (Centre National d'Etudes Spatiales), dopo un’intervista con Michel Viso, Direttore  dei programmi di esobiologia, esperto studioso delle possibilità di vita nell'universo, si possono abbozzare risposte. Con sedi del CNES a Parigi, Tolosa e in Guyana, la Francia mostra di volere mantenere la supremazia spaziale in Europa, acquisendo le massime competenze anche in tale settore. Alla fine degli anni '80, Jean Schneider astronomo del LUT (Laboratoire Universitaire et Théories) di Parigi, si specializzò nello studio degli esopianeti, quando la maggior parte degli astronomi pensava che non esistessero. Fu il primo, con l’astrofisico statunitense William Borucki, a proporre nel 1988 un metodo per rilevare gli esopianeti. Non emettendo luce propria ed essendo difficile osservarli direttamente a migliaia di anni luce di distanza, con l’aiuto di telescopi di elevata precisione nel captare le variazioni di luce, sulla base delle esperienze relativistiche di Einstein, suggerì che fosse possibile scoprirli attraverso il metodo del transito, rilevazione di un debole calo di luminosità di una stella quando un esopianeta la oscurava ruotandogli attorno.

Dopo che nel 1995 l'astronomo svizzero Michel Mayor e il suo assistente Didier Queloz scoprirono 51Pegasi b, il primo esopianeta attorno a una stella, Schneider suggerì e fece realizzare il satellite COROT per rilevare esopianeti con il suo metodo. Dal 2007 fino al 2013 COROT scoprì una trentina di pianeti extrasolari. Nel 1995 realizzò il sito dell'Enciclopedia dei pianeti extrasolari, il cui database viene aggiornato quotidianamente in base agli annunci di ogni nuova scoperta. Dal 1999 applica le sue teorie ai satelliti e alle lune che gravitano intorno agli esopianeti, potenzialmente abitabili. Dal 1995 al 15 maggio 2021, sul sito Exoplanet.eu sono stati registrati 4.723 esopianeti, 3.493 sistemi planetari e 773  sistemi planetari multipli.

Schneider si chiede: Viviamo in una galassia popolata da centinaia di miliardi di Soli. I pianeti di tipo terrestre sarebbero miliardi... Allora perché in questo spazio così vasto, non abbiamo ancora avuto contatti con civiltà extraterrestri? A queste domande e ad altri quesiti il Direttore Viso ha dato una prima risposta, sfidando a sua volta con un nuovo quesito: C'è vita in pianeti diversi dalla Terra o siamo assolutamente soli nell'Universo? Questo è forse il dilemma che più intriga l'umanità. Si è visto che ci sono centinaia di miliardi di stelle nella nostra galassia e altrettanti di galassie, la maggior parte disseminata di pianeti. È legittimo pensare che i 14 miliardi di anni trascorsi dalla formazione della Via Lattea, siano stati un arco di tempo sufficiente per fare emergere la vita su altri pianeti? Allora, se c'è vita altrove perché questi esseri, che potremo continuare a chiamare alieni, non si sono ancora fatti vivi? Nel 1950, la risposta di Enrico Fermi alla domanda è passata alla storia. Ma dove sono tutti questi alieni? Alla luce di riflessioni, calcoli, suggerimenti, controversie e esplorazioni astronomiche, si formulano ipotesi per spiegare il lungo silenzio da parte loro, gli alieni.

Gli alieni non esistono. Una prima ipotesi è che nell'intero Universo siamo assolutamente e totalmente soli. Ci sarebbe vita solo sulla Terra e ogni altro esopianeta o esomondo, che dir si voglia, sarebbe disabitato. In alternativa la vita avrebbe potuto iniziare ed essere annientata da catastrofi o da eventi cosmici (collisioni, esplosioni…). Probabile e comunque difficile, nonostante i miliardi di esoterre abitabili nella nostra galassia. Ed è ammissibile che ovunque esista un’elevatissima probabilità di vita. Vita allo stadio organico o anche intelligente?

Alieni non intelligenti. Una volta definita una forma di vita extraterrestre intelligente, la vita sulla Terra è coerente con tale definizione? Potrebbe esserci vita a uno stadio primitivo, con organismi invertebrati marini tipici del periodo Precambriano ma resta ancora molto dibattuta e controversa la nozione di vita per dare ipotesi attendibili. Potrebbero esistere organismi e piante, come avvenne sulla Terra nelle foreste del Carbonifero. Con i dati raccolti da osservazioni su un intero periodo di 100 anni sulla particolare stella KIC 8462852, si è registrata una caduta di luminosità del 20% prodotta in realtà da una famiglia di comete giganti ruotanti attorno alla stella, più che da un esopianeta in una rotazione satellitare. È valida quindi l’ipotesi di forme di vita aliena non intelligenti, prive della facoltà di comunicare oltre il loro pianeta.

Alieni intelligenti privi della tecnologia. Si pensa a civiltà extraterrestri intelligenti ma prive della tecnologia per comunicare con altri mondi. Il loro sviluppo potrebbe essere molto diverso/arretrato rispetto al nostro, quindi potrebbero immaginare di comunicare, ma ne sono impediti o incapaci o non ci pensano, essendo un fatto estraneo alla loro evoluzione.

Alieni intelligenti con tecnologia avanzata. Altro scenario: esopianeta con tecnologia molto più avanzata della nostra. È possibile che utilizzino modi di comunicazione a noi sconosciuti e per noi impossibili da intuire e penetrare. Se si vuole parlare di scienza e non di fantascienza, bisogna iniziare dalla matematica e dall’equazione dell’astronomo statunitense Frank Drake nel 1961. Secondo i calcoli l’equazione ha stimato a non più di 10.000 le probabilità del numero di civiltà extraterrestri esistenti e in grado di comunicare nella nostra galassia. Contiene 7 fattori:

  1. il tasso medio annuo di formazione di nuove stelle nella Via Lattea,
  2. la frazione di stelle che possiedono pianeti,
  3. il numero medio di pianeti nella cosiddetta zona abitabile, cioè alla giusta distanza dalla propria stella, con acqua liquida in superficie,
  4. la frazione di questi pianeti su cui si è realmente sviluppata la vita,
  5. la frazione di pianeti che ospitano vita intelligente,
  6. la frazione di pianeti con vita intelligente evoluta per comunicare con la Terra ,
  7. la durata temporale di vita di queste civiltà.

Alcuni fattori sono noti: nella Via lattea, ad esempio, in media ogni anno nasce una nuova stella e vi risiedono centinaia di miliardi di pianeti, un quinto dei quali si troverebbe nella zona abitabile. Sugli altri fattori si brancola nel buio.  Schneider ritiene che in pratica ogni valore fornito oggi dall’equazione sia privo di valore. Nuovi studi di A.Frank e W.Sullivan hanno concluso che statisticamente altre civiltà intelligenti più avanzate dei terrestri si siano sviluppate prima di noi, ma solo segnali o osservazioni dirette possono confermarlo.

Ipotesi dunque. Calcoli e immaginazione.  Le ricerche di Carl Sagan, astronomo statunitense, divulgatore scientifico, considerato uno dei più celebri astrofisici, astrobiologi, astrochimici del Novecento, convalidano le ipotesi di esistenza di civiltà intelligenti evolute. 

 (consultazione:   futura space - xavier demeersman; erik wernquist-versione tedesca; cnes – paris; stephen hawking; milner; planetary habitability laboratory-upr arecibo; jean schneider; michel viso-cnes; wired.it – scienza - sandro iannacone)

(Continua)

 

Inserito il:22/05/2021 10:11:00
Ultimo aggiornamento:22/05/2021 10:57:40
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