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Aggiornato al 17/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Georges Moreau de Tours (1848-1901, Fils du célèbre aliéniste Jacques)- Les fascinées de la Charité - 1889

Psicoanalisi e Sessualità.  Prima parte.

 

Il termine “libido” fu introdotto da Moll nel 1898(Cole W.G. 1968) per descrivere le manifestazioni dinamiche della sessualità.

In seguito Freud usò lo stesso termine per descrivere quel ‘qualcosa’ di quantitativo che costituiva il fattore energetico del funzionamento psichico. La libido fu vista come un'energia quantitativa che rappresentava la forza motrice della vita psichica e sessuale. Freud, che era anche fisiologo, riconobbe sin dall'inizio l'imperativo di ancorare la comprensione dei fenomeni psicologici nel contesto dello sviluppo biologico. Egli aveva visto infatti che la chiave della malattia emozionale consiste in una dinamica psichica ancorata e sostenuta da un processo energetico biologico e descrisse la libido come un derivato degli istinti biologici radicato in una sorgente organica. Il contributo dato dalla Psicoanalisi alle conoscenze relative alla sessualità umana comincia già dai primi lavori di Freud, e dal suo merito di aver fondato il concetto stesso di ‘Psicosessualità’ (Green A., 1996).

Ugualmente fondamentali sono state le concettualizzazioni relative agli ‘stati sessuali della mente’(Meltzer D., 1999).

Patrimonio comune e condiviso sono divenuti gli apporti della Psicoanalisi alle teorie dello sviluppo sessuale infantile con le relative fantasmatizzazioni, alla Sessuologia e alla psicogenesi delle patologie sessuali (Mc Dougall J., 1995).

Se una comprensione dell’interpretazione psicoanalitica della sessualità si fa iniziare con Freud(Cole W.G., 1968), egli, però, non cominciò con la formulazione di una teoria completamente definita, né con una ipotesi ben elaborata che procedette successivamente a dimostrare nella sua pratica clinica, ma attraverso la sua esperienza di specialista in disturbi nervosi e mentali, fu gradualmente condotto a successive acquisizioni sulla natura della sessualità. Freud stesso, nella Storia del movimento psicoanalitico del 1914, ricorda quanto fosse lontana dalla sua mente, nei primi anni, una qualsiasi teoria sulla sessualità.

Tra gli altri, Charcot, parlando di un caso di isteria, disse:

 « Mains dans ces cas pareils, c’est toujours la chose génital, toujours, toujours, toujours ! »

J. Breuer, a proposito di una moglie frustrata e affetta da nevrosi osservò che casi del genere erano sempre ‘segreti’ del letto coniugale.

Chrobak parlò a Freud di una malata che era ancora vergine dopo diciotto anni di matrimonio a causa della ‘impotenza’ del marito, dicendo che l’unica prescrizione era nota ma impossibile: “Penis normalis dosim; Repetatur!”.

In alcuni dei suoi casi clinici, Freud si imbattè quasi per caso nell’elemento sessuale nella vita del paziente. Freud e Breuer, collaborando agli Studi sull’isteria, riscontrarono che il sesso era una delle esperienze traumatiche soppresse che rimanevano depositate nell’inconscio.

La diagnosi di Freud su Emma von N. non comprendeva l’idea di una nevrosi sessuale su base isterica, condividendo l’idea di Charcot che non vi fosse un nesso tra isteria e sessualità.

Nel 1894 egli pubblicò uno scritto su Le neuropsicosi difensive in cui osservava:

“In tutti i casi che ho analizzato, era nella vita sessuale che si originava un effetto doloroso esattamente della stessa qualità di quello che è connesso all’ossessione. Dal punto di vista teorico non è impossibile che questo effetto possa sorgere in altre sfere; devo semplicemente affermare che fino ad ora non ne ho mai scoperto un’altra origine”.

In realtà, a partire da questa ipotesi iniziale, Freud mantenne un alto grado di elasticità nelle sue formulazioni teoriche, revisionando e adattando costantemente le sue idee per adeguarle all’esperienza clinica.

Nei loro primi studi sull’isteria Breuer e Freud, sperimentando l’uso dell’ipnosi su pazienti isterici, scoprirono che “gli isterici soffrono principalmente dei ricordi”: in ciascun caso trovarono una serie di esperienze traumatiche che erano state dimenticate dal paziente e che tuttavia ritornavano in stato di ipnosi, e furono questi ‘ricordi dimenticati’ che si dimostrarono la causa della malattia. I due studiosi furono molto sorpresi dalla scoperta che i sintomi isterici scomparivano se venivano risvegliati i ricordi dell’esperienza repressa. Questa scoperta condusse alla formulazione di due concetti, entrambi i quali dovevano avere una parte fondamentale nello sviluppo della psicoanalisi: l’inconscio e l’abreazione. L’esistenza dell’inconscio, un campo della mente in cui si trovano ricordi di idee ordinariamente non accessibili al pensiero conscio, fu una conclusione imposta a Breuer e Freud dalla loro esperienza clinica. Anche la ‘teoria dell’abreazione’ fu un prodotto della loro pratica medica: le esperienze traumatiche evocano una potente reazione emotiva e il compito del medico è quello di far riaffiorare il ricordo sepolto, aiutare il paziente a scaricare l’energia emotiva che è stata repressa ed accantonata. Il processo tramite il quale si fanno rivivere ricordi e sensazioni è stato chiamato abreazione.

Breuer trovò che i ricordi e i sentimenti repressi alla base dell’isteria erano molto frequentemente di carattere sessuale, ma non seguì Freud nella scoperta di un elemento sessuale che fosse universalmente alla radice delle nevrosi. Quest’ultimo, infatti, pur sostenendo che l’origine di ogni disturbo nervoso è determinato da molteplici fattori, credeva che il determinante più importante fosse, in tutti i casi, di origine sessuale.

Scoprì, infatti, che i pazienti isterici riportano uniformemente un’esperienza traumatica di violenza sessuale nella fanciullezza e che hanno reagito “dimenticando” il fatto, reprimendone il ricordo, scacciandolo dalla coscienza; alla pubertà, accompagnata dal risveglio della sessualità, gli antichi sentimenti di paura in un primo tempo associati con il sesso, venivano risvegliati e il sintomo isterico faceva la sua apparizione, rivelando sempre un rapporto diretto con l’esperienza traumatica originaria.

Freud, inoltre, distinse l’isteria e la nevrosi ossessiva, definendole ‘nevrosi difensive’ nei riguardi dei ricordi delle esperienze sessuali della prima fanciullezza, dalle nevrosi da angoscia e dalla nevrastenia, definite ‘nevrosi semplici’, che sorgono da un comune disturbo nella vita sessuale matura.

Inoltre, non ritenne che questi quattro tipi si escludessero a vicenda, ma li trovò in frequente combinazione nello stesso individuo. Ciò che appare fondamentale nelle sue formulazioni teoriche era la convinzione, nata dalla sua esperienza clinica, che l’origine della malattia, il fattore determinante nelle nevrosi doveva essere fatto risalire alla vita sessuale del paziente.

Anche se, quindi, la teoria della sessualità permea tutta l’opera di Freud, costituendo la base della teoria della formazione del sintomo nevrotico, il nucleo essenziale è contenuto nell’opera Tre saggi sulla teoria sessuale del 1905.

L’accentuazione dell’importanza della vita sessuale ha valso a Freud l’accusa di ‘pansessualismo’, in realtà, nella psicoanalisi, il concetto di sessualità arriva a congiungersi con il concetto di Eros del divino Platone e con il concetto di filia di Empedocle (Cole W.G. 1968).

Il concetto di libido è fondamentale per la comprensione di tutta la teoria psicoanalitica della sessualità.

Freud ha introdotto questo termine nella psicologia moderna allo scopo di costituire un parallelismo tra i termini che denotano la soddisfazione alimentare e quelli che denotano la soddisfazione sessuale.

Più precisamente, il termine libido è stato introdotto da Freud per indicare il desiderio sessuale in analogia con il termine ‘fame’, adoperato comunemente per indicare il desiderio di mangiare.

La pulsione sessuale, intesa come concetto limite tra il biologico e lo psichico, viene presa in esame e descritta in riferimento al suo ‘oggetto’ e alla sua ‘meta’.

L’oggetto sessuale solitamente viene inteso come la persona dell’altro sesso.

La meta sessuale, a sua volta, viene intesa come congiungimento genitale.

Freud, però, osserva che non appena si guarda la varietà dei comportamenti sessuali, si può notare l’esistenza di vistose deviazioni, sia rispetto all’oggetto eterosessuale, sia rispetto alla meta del congiungimento genitale.

L’’inversione’ sessuale e le ‘perversioni’ sessuali rientrano cioè nel comportamento sessuale. Si rende perciò necessaria una definizione della sessualità che lasci sufficientemente elastici sia il rapporto con l’oggetto che il rapporto con la meta.

L’esistenza dell’omosessualità pone grossi problemi, in quanto riesce difficile comprendere come mai le stesse forze biochimiche genetiche, che decidono la costituzione corporea maschile e femminile di un soggetto, non debbano poi decidere anche della scelta eterosessuale. Sorge cioè il sospetto che l’oggetto e la meta sessuali, oltre che dalla biochimica, siano decisi dall’ordine simbolico.

Freud vede nella omosessualità la testimonianza del fatto che la sessualità non ha un legame molto stretto con l’oggetto eterosessuale, in quanto questo può essere non solo una persona dello stesso sesso, ma anche un animale o un oggetto inanimato.

La fame, cioè, si attiene con molta più rigidità al suo oggetto specifico di quanto non faccia la libido e, contrariamente alla fame, la libido può negare la sua dipendenza dall’oggetto. Il carattere di aleatorietà del legame tra la libido e il suo oggetto servì a Freud per ipotizzare una specie di tipologia del comportamento sessuale che può variare in base all’importanza e al valore che viene dato all’oggetto. Egli rileva, per esempio, che nei tempi più antichi si dava meno importanza all’oggetto di quanto non si faccia nei tempi più moderni. Mentre, infatti, oggigiorno il valore dell’oggetto è un problema importante, per gli antichi era più importante la pulsione in se stessa. Inoltre, poiché la pulsione è decisa dalla natura mentre per l’uomo l’oggetto è precedentemente deciso dalla cultura, la relazione con l’oggetto sessuale appare un rivelatore molto sensibile dell’evoluzione culturale.

Il legame, labile, tra la libido e l’oggetto sarebbe pertanto all’origine della particolare influenza che i fattori sociali e la cultura in generale esercitano sul comportamento sessuale umano, sottraendolo in buona parte alla sua dipendenza dalla natura.

Nella concezione freudiana, il fattore culturale agisce sul comportamento sessuale dell’uomo attraverso l’impatto che la sessualità infantile, intesa come dotazione pulsionale, subisce nell’incontro con la cultura familiare.

In questa prospettiva si può rilevare che se la sessualità adulta è legata al suo oggetto in modo relativamente elastico, la sessualità infantile ne è del tutto svincolata e, sul piano immaginario, può darsi qualsivoglia oggetto e qualsivoglia meta.

Passando dal legame della pulsione sessuale con l’oggetto al rapporto della pulsione stessa con la sua meta, intesa come l’unione dei genitali nell’atto definito ‘copula’, si osserva la stessa relativa indipendenza della meta dalla pulsione.

Tale indipendenza è soprattutto rivelata dall’esistenza delle ‘perversioni’ sessuali, considerate come prodotte da due meccanismi fondamentali. Il primo consiste in ciò che Freud chiama una specie di ‘prevaricazione’, da parte di zone corporee non genitali, sulle zone genitali. Il secondo meccanismo consiste invece in un attardarsi dell’attività sessuale in attività intermedie e precedenti la copula vera e propria.

Per quanto riguarda il primo meccanismo, si costituiscono come perversioni gli impieghi di zone corporee diverse dai genitali, quando assumono un’importanza privilegiata od esclusiva. Si incontra qui l’impiego della mucosa orale o anale, o l’impiego delle attività del guardare o dell’esibire, come anche l’impiego della relazione con il feticcio. Freud descrive dunque il costituirsi di una parte del corpo o di una attività corporea non genitale come fonte di soddisfazione perversa in termini di ‘prevaricazione’. Ciò comporta una specie di metafora aggressiva ai danni dei genitali.

Sul piano clinico le perversioni quali il feticismo, il voyeurismo e l’esibizionismo, così come il privilegiare esclusivamente la mucosa orale o anale nella fellatio e nel coito anale, diventano comprensibili come comportamenti difensivi, rivolti a negare la dipendenza genitale e fantasie di appropriazione magica e onnipotente del genitale stesso.

I genitali sono infatti gli unici organi corporei ‘dimezzati’, secondo la metafora platonica dell’androgino tagliato in due da Zeus. Il genitale è cioè l’unico organo corporeo che per esercitare la sua funzione ha bisogno del controrgano corporeo di un altro. Ciò implica una totale dipendenza dal corpo dell’altro. Gli organi non genitali non implicano tale dipendenza. Il feticismo in particolare, coinvolto specialmente in riferimento ai piedi e ai capelli, è collegato da Freud al piacere di odorare, in quanto riguarda parti del corpo che hanno un forte odore, che può collegarsi alle feci.

Le metafore con le quali Freud descrive le perversioni sono quella della ‘usurpazione’ e quella della ‘pretesa’. Tali immagini suggeriscono cioè maggiormente il concetto della appropriazione indebita, che non l’immagine dello scambio reciproco fra due oggetti dimezzati, cioè parziali, che hanno ambedue bisogno di completarsi l’un l’altro. Il legame del feticismo con il piacere di odorare, che, a sua volta, si collega alla coprofilia, dà al carattere di ‘usurpazione’ e di ‘pretesa’ un aspetto più radicale sotto forma di trasformazione di sensazioni e oggetti abitualmente spiacevoli in sensazioni e oggetti piacevoli. La sopravvalutazione dell’oggetto sessuale rivelerebbe una certa tendenza al capovolgimento dei valori, la cui funzione sembra fondamentalmente quella di evitare la dipendenza genitale attraverso il far diventare oggetto sessuale una parte di sé, cioè un oggetto autoctono: le feci.

La forma di perversione che ha maggiormente attirato l’attenzione della psicoanalisi è il sadomasochismo. Nella sua espressione fenomenica, espressa dall’inclinazione a provare piacere nell’infliggere e nel ricevere sofferenza dall’/all’oggetto sessuale, il sadomasochismo rientra nella ‘pretesa’ già rilevata di trasformare situazioni abitualmente spiacevoli e dolorose in situazioni piacevoli e quindi nella tendenza al capovolgimento dei valori per evitare la dipendenza dall’oggetto genitale e la necessità dello scambio nel rapporto genitale stesso.

Il problema, però, si complica perché, sotto forma di sadomasochismo ‘morale’, queste tendenze, sublimate, sembrano far parte della stessa struttura morale dell’uomo.

La grande diffusione del comportamento sadomasochistico (nella sua forma sublimata o attenuata) nel comportamento umano pone in realtà problemi oscuri. Freud parla del sadismo come collegato ad ‘appetiti cannibaleschi’. Questo sembra aver riferimento con il primitivo rapporto del bambino con la madre, rapporto nel quale la madre deve farsi ‘predare’ dal suo piccolo.

Nell’insieme però Freud sembra concepire il sadomasochismo come un comportamento sessuale fortemente collegato al bisogno di cibo, inteso come bisogno ontogeneticamente più antico del bisogno sessuale e servito in tutti gli animali da specifici apparati di ‘impossessamento’, anziché dell’apparato di ‘accoppiamento’.

L’allattamento costituisce pertanto un comportamento etologicamente ‘ambiguo’ perché unisce una condotta di impossessamento con una di accoppiamento. Il collegamento del sadomasochismo a una pulsione diversa, e anche primaria rispetto agli impulsi sessuali, era quindi presente in Freud molto prima che egli scrivesse Al di là del principio del piacere(1920), nel quale il sadomasochismo è collegato all’istinto di morte. In quest’ultima prospettiva il sadismo e il masochismo si dilatano in una concezione teorica, che si congiunge al neicos, contrapposto alla filia, di Empedocle; concezione nella quale il sadomasochismo contiene tutte le strutture della distruzione e in particolare dell’autodistruzione. Il sadismo e il masochismo intesi come perversioni in senso stretto, deriverebbero, invece, da un “impasto” secondario dell’istinto di morte con l’Eros.

Eros e Thanatos non compaiono mai allo stato puro, sono sempre tra di loro mescolati in proporzioni quantitative diverse e i casi patologici si riveleranno, quindi, solo per il loro aspetto qualitativo.

Così concepita, la sessualità, nella teoria freudiana, appare relativamente senza oggetto specifico e senza meta sessuale specifica e diventa, perciò, qualcosa di intimamente legato all’ordine simbolico. Questo, a sua volta, si identifica con lo psichico, nel senso che, come già per Aristotele, anima humana nata est fieri omnia.

Non solo, ma per mezzo del sadomasochismo l’uccidere, al limite, può essere confuso con il generare.

Per impedire questa situazione di indeterminatezza e di confusione Freud vede all’opera le potenze psichiche. Tra queste il disgusto ha la funzione di impedire la prevaricazione della oralità e della analità sulla genitalità; il pudore ha la funzione di impedire che il guardare o l’essere guardati della scoptofilia e dell’esibizionismo prevarichino sul rapporto sessuale genitale; la sofferenza per l’aggressione a sua volta ha la funzione di impedire la prevaricazione dell’aggressione sulla genitalità. Disgusto, pudore e sofferenza per l’aggressione sarebbero quindi al servizio della genitalità. Le potenze psichiche si sforzano di mantenere la sessualità nella genitalità. Essa è però ancora più profondamente interferita dal legame che le perversioni e l’inversione sessuale hanno con le nevrosi e con la sessualità infantile e, tramite queste, con la funzione psichica in generale.

Tutta la psicopatologia di Freud gravita attorno alla scoperta fondamentale che l’origine delle psiconevrosi ha un legame stretto con il destino delle pulsioni sessuali.

“La pulsione sessuale, intesa come concetto limite tra il biologico e lo psichico, viene presa in esame e descritta in riferimento al suo oggetto e alla sua meta. L’oggetto sessuale viene normalmente inteso come la persona dell’altro sesso. La meta, a sua volta, viene intesa come congiungimento genitale che permette, attraverso un atto-riflesso spinale, la scarica delle sostanze sessuali” (Abraham G., Pasini W., 1975).

 

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Inserito il:07/03/2015 20:56:28
Ultimo aggiornamento:18/03/2015 19:55:27
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