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Aggiornato al 24/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jocelyne  Hobbie (Contemporanea - USA) – Girl Crying in Bed

 

Quando la psiche soffoca il corpo: Sara ed il suo panico.

 

Sara è una ragazza di 25 anni. Bella nel fisico aggraziato, nel portamento, nel modo di porsi all’interlocutore, ha gusto nel vestire. Insomma non sembra possibile scorgere in lei alcun difetto. Mi viene inviata da un collega psicoterapeuta per un consulto farmacologico.

Sono mesi che la ragazza va dal collega, seppure in modo discontinuo, e dopo un primo breve periodo di miglioramento, sembra nuovamente peggiorata. Sara ha perso la madre poco più che cinquantenne l’autunno scorso per una neoplasia cerebrale, ha una sorella trentenne ed il papà di 55 anni. Dice di sentirsi molto realizzata sul lavoro (si è appena laureata in Farmacia ed ha trovato subito lavoro), ma l’appagamento lavorativo è forse l’unico di cui può godere: dal punto di vista personale si sente molto sola. Dopo una prima relazione sentimentale fallita, qualche anno fa, ne è successa un’altra, terminata molto velocemente. Ed ora lei è attanagliata dall’ansia di non riuscire a trovare un nuovo compagno.

Appena entra nel mio ambulatorio ha una facies diffidente, scontrosa. Le chiedo se le è chiaro il motivo dell’invio da parte della collega e le parlo della possibilità di inserire una terapia farmacologica.  Sara si rivolge a me stizzita:” Certo che ho capito, mi dia pure tutti i farmaci che vuole, tanto la mia vita non cambierà e gli errori che ho fatto non si possono riparare. Potessi tornare indietro, ma non si può. Ora voi curanti, con le parole e qualche compressa, pensate di cambiare la mia vita?”.

Le spiego che il nostro compito non è assolutamente quello, nella psicoterapia dovrà essere lei la protagonista del suo cambiamento e un farmaco non è una bacchetta magica ma può aiutare a vedere lo stesso problema un po’ più ridimensionato.

Dopo un attimo di esitazione da parte sua,  il tono di voce diventa più dolce. Mi racconta, tra le lacrime del primo ragazzo, a 20 anni, un gran bravo ragazzo, che dopo pochi mesi di frequentazione la madre voleva che lei portasse a casa. “Perché”, le diceva, “se tra di voi va bene, a 22 anni devi sposarti, tua sorella si è sposata a quell’età, io mi sono sposata ancora prima, altrimenti poi non troverai più nessuno”. Ma Sara non se la sentiva di portare Marco a casa.

Era bravo, certo, ma aveva ricevuto una educazione molto diversa da quella impartitale dalla sua famiglia, si vergognava un po’ di lui, della sua grossolaneria. E così a casa Sara non lo portò mai e a 22 anni le arrivò l’ultimatum da parte della madre:” Devi deciderti, o lo porti a casa e lo sposi o lascialo, così che senso ha?”

E Sara decise di lasciarlo, non se la sentiva certo di sposarsi così giovane, a differenza della sorella e poi, pensava, la mamma l’aveva sempre consigliata bene, sarebbe stato così anche stavolta. Si ritrovò da sola e faticava a stare sola, il tempo libero dallo studio lo passava per lo più a casa, con sua madre. Così ultimò velocemente gli studi, si laureò brillantemente poco più di un anno dopo e trovò lavoro in una farmacia del paese.

Nel contempo conobbe Alberto, anche lui un bel ragazzo di qualche anno più vecchio di lei ma completamente diverso da Marco. Veniva da una famiglia benestante, ma era uno scapestrato: passava le notti in discoteca, non c’era un pomeriggio senza un aperitivo con gli amici. A volte Sara vi partecipava, altre volte no. Anche stavolta la mamma avrebbe voluto conoscerlo e forse Sara stavolta lo avrebbe anche portato dai suoi, ma fu lui che non volle. Diceva che non era il caso di conoscere i genitori così presto. E Sara decise di assecondarlo, non insistendo.

Poi il duro colpo della diagnosi della madre di astrocitoma, scoperto quando era già avanzato e poco spazio lasciava alla speranza di sopravvivenza. Alberto poco a poco sparì, si allontanava più o meno impercettibilmente con mille scuse da lei. E, a volte, nemmeno si scusava: preferiva stare al bar con gli amici. Lui non sopportava le malattie e non sopportava le lacrime di Sara. Così fu, ancora una volta, Sara a lasciarlo, anche se per una ragione ben diversa. Ora trascorreva tutto il tempo libero con sua madre che andava spegnendosi poco a poco, come la flebile fiamma di una candela che si consumava troppo in fretta. Fu sottoposta ad un trattamento radioterapico, che diede scarsi risultati, e fu mal tollerato. Morì in pochi mesi.

A tutta la famiglia ma soprattutto a Sara il mondo sembrò crollare addosso: la madre era stata l’”imperatrice” indiscussa: quella che dava ordini a tutti, che guidava anche il marito, il pilastro della famiglia. Mara era disperata. Ora non sapeva più a chi avrebbe potuto chiedere consigli e soprattutto non sbagliare mai: la mamma l’aveva sempre consigliata per il meglio, evitandole errori. Le volte che aveva sbagliato erano state le volte in cui aveva deciso perché si trovava davanti ad un bivio ed aveva compiuto la scelta che le era sembrata la più ragionevole e che poi si era rivelata errata. Avrebbe dovuto sposare Marco, che, nonostante lei avesse lasciato, era lì, vicino a lei, il giorno del funerale, tornato dall’estero dove era andato a vivere. “Seguimi, parti con me”, la scongiurò, “Io t’ho aspettato”. Ma lei non se la sentiva di decidere. “E se poi è un errore? Cosa faccio, torno indietro?”

Quella notte ebbe il suo primo attacco di panico, si svegliò madida di sudore, col cuore a mille, scossa da brividi, alternati, di caldo e freddo. Ebbe, per la prima volta, la sensazione strana che non stesse capitando a lei quella sintomatologia, ma come di osservarsi dall’esterno.

Lo psicoterapeuta le spiegò poi che si trattava di due fenomeni tipici dell’attacco di panico, la derealizzazione e la depersonalizzazione.

Ma quello di quella notte fu solo il primo di molti altri che seguirono. Iniziò a prendere un po’ di ansiolitici che sembrava le dessero un sollievo immediato anche se poco duraturo. Per distrarsi il padre la convinse a seguirlo in montagna a sciare. Tutto bene fino a quando un pomeriggio Sara cadde e si ruppe una gamba. Questa caduta la costrinse immobile, bloccata a letto, immobilizzata nel corpo ma anche nella mente. Le sembrava di non essere nemmeno più in grado di pensare. La lettura, che pure le piaceva tanto, ora le sembrava un inutile passatempo. Anzi un modo per sentire che il tempo non passava mai.

Sempre più le capitava di pensare a sua madre, il suo ideale, la donna che mai l’avrebbe consigliata per il peggio, quella che, più di suo padre, le aveva sempre risolto i problemi, le aveva sempre spianato la strada. Ed ora? Come se la sarebbe cavata senza di lei? Una sorella viveva per conto suo, con la sua famiglia, si era sposata a 22 anni con un uomo perfetto ed era felice. Suo padre aveva iniziato a frequentare una donna e passava sempre più tempo con lei. E lei? Che fine avrebbe fatto? Era tardi ormai, nessuno l’avrebbe più voluta. Era tardi per una nuova relazione sentimentale, era tardi per farsi delle nuove amicizie: quelle che aveva erano del gruppo dei fidanzati e alla fine delle relazioni, terminarono anche loro.

La morte della madre aveva cristallizzato, reso immutabile, quel loro rapporto, rendendo impossibile una relazione dialogica tra di loro. Relazione che pure era solo un monologo: lei chiedeva alla madre consigli e la madre gliene dava. Più che le parole, Sara doveva usare i fatti: fare ciò che, per il meglio, le consigliava sua madre.

Mano a mano che raccontava la sua storia l’espressione del viso di Sara si addolcì. Alla fine del colloquio durato quasi due ore, assieme ad un consiglio farmacologico, ella uscì dal mio studio con un sorriso sulle labbra che sussurravano:” Non ho mai sbagliato di testa mia, ho sbagliato perché ho sempre fatto ciò che voleva mia madre e per quanto potessero essere consigli giusti, erano, comunque,  sbagliati perché non erano miei”…”Ora dovrò ricominciare a vivere, ricominciare da zero, anzi no, da me stessa e poi un giorno chissà… non ho fretta”.

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Inserito il:07/05/2016 09:21:55
Ultimo aggiornamento:07/05/2016 09:32:58
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