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Aggiornato al 24/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jacquelin Osborn (Contemporanea – England e USA) – Early Caller

 

La Terapia di Coppia come “fine” dell’amore

di Anna Maria Pacilli

 

Si è in precedenza discusso dell’importanza di affrontare le problematiche della coppia in un contesto di cura specializzato, rappresentato da un percorso psicoterapeutico a due.

Le problematiche che possono “affliggere” una coppia sono le più diverse e riguardare, come esaminato altrove, ognuno del tre lati del cosiddetto Triangolo di Sternberg, l’intimità, la progettualità e la sessualità. Sternberg aveva, infatti, ipotizzato che la “coppia ideale” (che di fatto non esiste, ma, anzi, spesso “mina” le coppie che hanno la pretesa di raggiungere l’ideale), è come un triangolo equilatero i cui tre lati sono appunto rappresentati dall’Intimacy, dal Committement e dal Drive.

Una coppia che sia perfettamente equilatera, dunque “ideale”, non esiste, ma esiste una coppia che può tendere all’ideale, una coppia cioè in cui i tre lati abbiano, se non la stessa lunghezza, una lunghezza tanto simile da far sì che il triangolo si regga in equilibrio. Ecco, in una terapia di coppia si tende a portare degli aggiustamenti a quello /i tra i lati che sono responsabili di un minor funzionamento della coppia , permettendo, al contrario, che essa funzioni al meglio che è possibile per essa.

Questo ci porterebbe all’idea “magica” per i pazienti che tutte le coppie possano essere salvate e all’idea, onnipotente per i curanti, che sia possibile che una terapia di coppia vada sempre “a buon fine”, intendendo con il buon fine e, quindi, in ultimo, con il successo della terapia, che tutte le coppie tornino, più o meno allegramente, insieme.

In realtà una terapia di coppia può contemplare anche la fine di un rapporto di coppia, che non è l’insuccesso della terapia, ma il fallimento del progetto di quella coppia. In questo caso la terapia ha la funzione di aiutare la presa di coscienza che per la coppia non si poteva fare di più, che il rapporto deve essere portato verso la fine ed i due membri a separarsi.

Perché una coppia finisce? I motivi possono essere i più disparati e spesso si associano tra loro.

Può esservi un esaurimento dell’energia libidica, intendendo per “libido” non solo come voleva  Freud, l’ “energia  sessuale”, ma secondo la teoria junghiana, una forma di "energia psichica" che costituisce per l'uomo una vera e propria “spinta vitale”, la quale non si limita esclusivamente all'ambito sessuale, ma può rappresentare anche il collante dei rapporti interpersonali di tipo amoroso, dunque non solo la sessualità in quanto tale, ma l’affettività e la progettualità della coppia.

Si esaurisce, dunque la vita della coppia che mostra non avere più ossigeno per continuare a respirare assieme.

La coppia non finisce tanto per le “scappatelle”, che, anzi, a volte possono rappresentare un collante, quanto per una relazione parallela più seria, che allontana dal /dalla partner.

La coppia può finire perché non è più in grado di “camminare” assieme, ma si muove in parallelo, non riuscendo più a mettere in atto un percorso di crescita comune. E’ come se ognuno dei due camminasse per la propria strada sfiorando appena,  e casualmente, l’altro.

Al terapeuta di coppia si rivolgono sempre più “matrimoni bianchi”, ossia coppie che non hanno mai “consumato” la prima notte di nozze o che hanno interrotto precocemente l’attività sessuale, dopo un periodo di frequentazioni sessuali più o meno regolari.

In questi casi quella che sembra esaurita è l’energia libidica in senso proprio sessuale: il problema è che queste coppie spesso non si rivolgono al terapeuta per cercare una soluzione al loro problema e, quindi, avvicinarsi o riavvicinarsi fisicamente, ma perché, in prossimità della scadenza del periodo fertile della donna, vogliono un figlio.

Spesso, però, si tratta di coppie già finite che credono di “sopravvivere”, utilizzando la prole come collante….quanto di più sbagliato si possa pensare.

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Inserito il:30/05/2016 11:01:56
Ultimo aggiornamento:30/05/2016 11:14:31
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