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Aggiornato al 05/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867) – Paolo e Francesca sorpresi da Gianciotto - 1819

 

Psicologia del tradimento: in serie o in parallelo?

di Anna Maria Pacilli

 

Intraprendere un percorso psicoterapeutico in seguito ad un tradimento, sia subìto, e quindi vissuto traumaticamente, sia agito, poiché, solitamente, a questo segue una crisi coniugale, è diventata quasi una consuetudine in un’epoca in cui l’individualismo la fa sempre più da padrone. Mentre è ancora abbastanza sottovalutata la possibilità di intraprendere un percorso di coppia. In questo senso mi sembra giusto spezzare una lancia a favore delle donne, che sono quelle che di solito per prime si rivolgono ad un ambulatorio sessuologico e che riescono, quando riescono, a portarci anche il partner.

In realtà uno studio non recentissimo del 2006 di De Bac, ma ancora attuale perché confermato anche da altri dati più recenti, ha evidenziato che se l’80% dei tradimenti vengono scoperti, nel 70% dei casi le coppie ufficiali sopravvivono all’intrusione di una terza persona e non si separano, per una serie di motivazioni, tra cui quelle economiche, sempre meno frequenti, almeno da parte femminile, per l’indipendenza economica che ormai è caratteristica del sesso “debole”, motivi di dipendenza affettiva, decisamente più frequenti, compreso l’affetto e le preoccupazioni per i figli.

Ma cosa significa “tradire”? Il tradimento è una specie di uragano che sradica ogni certezza, e con questa tutto ciò che si è costruito, portando con sé un senso di morte, di lacerazione, un lutto difficile da elaborare perché  l’”oggetto d’amore” non è davvero morto e se si decide di separarsi, il /la partner tradito/a per allontanare da sé il dolore, deve uccidere l’altro/a dentro di sé.

Quante volte sentiamo pronunciare la frase: ”Preferirei fosse morto/a!”

Il più delle volte l’evento “tradimento” accade in quelle coppie che avrebbero bisogno di un radicale rinnovamento, di reinvestire nel loro rapporto, ma, si sa, è più facile ricominciare reinvestendo in un’altra persona, piuttosto che “ricominciare da me e da te”.

Al giorno d’oggi il verbo tradire viene automaticamente ricondotto alla crisi del rapporto di coppia, ma, se ci pensiamo, gli esempi di tradimento nella storia sono tanti: Cristo è stato tradito dai suoi amici, Pietro prima e Giuda poi e proprio da questo deriva la connotazione negativa del termine “tradire”, che, nella lingua latina, invece, significava “consegnare”, “svelare”, “insegnare”, “trasmettere ai posteri ”.

Prima del Cristianesimo, infatti, il “traditore” era colui che si rendeva artefice di un passaggio di informazioni importanti.

Tutto l’Antico Testamento pullula di tradimenti, Caino e Abele, Giacobbe ed Esaù, Labano, Giuseppe venduto dai fratelli, l’adorazione del vitello d’oro alle spalle di Mosè, Saul, Sansone, Giobbe...

Nella cultura greca, il tradimento era frequente e vissuto con leggerezza, e spesso non era considerato “peccato”, ma un evento naturale e possibile.

La coppia regale Zeus ed Era, fu quella più tormentata dal tradimento: le numerose “scappatelle” del marito suscitavano le ire della consorte, che, però non mise mai in discussione il rapporto. Né Zeus né Era rinunciarono l’uno all’altra, legati com’erano da un vincolo d’amore indissolubile.

Fino ad arrivare alle radici più profonde del tradimento, quello di Adamo ed Eva verso Dio.

Ma torniamo al tradimento di coppia. All’inizio della “relazione clandestina” vi è una sorta di regressione ‘adolescenziale’, che ricorda quell’età caratterizzata da amori passionali accompagnati da un turbinio d’emozioni, ma vissuti in modo spensierato. A differenza di quegli amori, questa volta ci saranno conseguenze imprevedibili, che si tende a sottovalutare, presi come si è dalla voglia di vivere le nuove sensazioni.

Il tradimento mantiene sempre la relazione “tre metri sopra il cielo”, perché vissuta in un contesto avulso da problemi di vario genere, litigi, routine del quotidiano e preoccupazioni tipiche del matrimonio o della convivenza.

Perché si tradisce? Forse, per cercare un nuovo equilibrio ma con una persona nuova che, s’è detto, è più semplice che cercare un nuovo equilibrio con qualcuno con il quale il rapporto sembra ormai datato ed irrimediabilmente compromesso, o comunque difficile da reiventare. Si tradisce per cercare emozioni nuove, per il gusto della trasgressione e del proibito, anche se oggi, visto l’elevato numero di tradimenti, la vera trasgressione sembra rimanere fedeli alla coppia.

Ma quale è il tradimento che può minare il rapporto di coppia, quello seriale o quello in parallelo?

I traditori seriali sono coloro che hanno più relazioni, anche in parallelo, ma tradiscono quasi per sport, collezionano scappatelle come trofei da collezionare ed esporre, è difficile che si innamorino di un altro. Essere infedeli è una costante nelle loro relazioni. Affettività e Sessualità sono scisse ed addirittura  inconciliabili nella stessa relazione.

Questo modo di vivere la relazione extraconiugale difficilmente mette in crisi la coppia ufficiale, anzi può rafforzarla, fornendo nuovi stimoli e fantasie. Diverso è il tradimento in parallelo, in cui avere una relazione extraconiugale fissa può mettere in seria crisi il rapporto di coppia, anche se questo non accade in tutti i casi.

Spesso accade che nessuno dei membri della “triade” desista: né il traditore, né il tradito, né l’altro/a. Nessuno è disposto a mollare perché, facendolo, dovrebbe fare i conti con la propria incapacità di bastare a se stesso. Ciò che è importante imparare è accettare la possibilità di attraversare la solitudine, anzi l’individualità richiede proprio il coraggio di essere soli e di opporsi ad un mondo che tradisce e banalizza, come sostiene Aldo Carotenuto in “Amare, tradire” del 2000.

In conclusione, la società del consumismo sessuale e sentimentale sembra legittimare il tradimento. L’ individuo è sempre più predisposto a salvaguardare i propri interessi piuttosto che quelli della coppia: se in una relazione qualche dimensione non viene soddisfatta, ci si arroga il diritto a vivere la propria felicità in modo immediato e completo con un altro compagno, anche a costo di mettere in crisi rapporti amorosi di lunga durata. L’impegno verso una progettualità di coppia, la volontà di preservare il legame in crisi attraverso il dialogo e lo scambio, rappresentano oggi aspetti di minor valore rispetto al proprio egoismo ed alla propria onnipotente individualità.

Inserito il:26/07/2016 08:09:07
Ultimo aggiornamento:26/07/2016 08:13:20
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