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Aggiornato al 24/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Pompei - Affresco – Casa del Centenario

Breve viaggio lungo la storia della Sessuologia.


Parte Prima


Il percorso per l’evoluzione della Sessuologia ha avuto una storia molto complessa, intersecata e spesso ostacolata dalle culture delle varie epoche, anche se l’attenzione dell’uomo alle problematiche sessuologiche è presente fin dai primordi della storia.

I problemi della fecondità, della contraccezione, dell’aborto e della ‘virilità’ sono sempre stati affrontati seppur da angolazioni completamente differenti: dalla magia alla stregoneria, fino alla Medicina.

A partire dal 3000 a.C. è possibile rintracciare un trait d’union tra le civiltà dei Sumeri e degli Assiri, degli Ebrei e degli Egizi, dei Greci e dei Romani, fino ad arrivare alla civiltà occidentale. A Babilonia la sessualità non poteva prescindere dalla religione: gli déi indicavano le norme da seguire attraverso l’interpretazione della volontà divina. La medicina babilonese sosteneva che ogni male fisico o psichico fosse causato dal peccato, dunque dalla inosservanza del volere divino. Nonostante ciò, i medici babilonesi ottennero notevoli risultati nello sviluppo della pratica clinica.

Anche in Egitto la sfera della sessualità era di competenza della religione. Sul papiro di Kahen (1850 a.C.) sono indicate diagnosi e terapia dei disturbi ginecologici, di malattie veneree e dell’impotenza. Inoltre sono suggerite ‘ricette’ contraccettive come l’uso di sterco di coccodrillo che doveva essere introdotto in vagina a mo’ di tampone, per evitare gravidanze indesiderate. Gli Egiziani, inoltre, utilizzavano l’acacia, ricca di acido lattico, come potente spermicida. Plinio il Giovane consigliava il prezzemolo come contraccettivo, mentre Galeno consigliava alla donna di saltare per sette volte cercando di sollevare i piedi fino alle natiche, per ‘scongiurare’ l’impianto di quello che la Medicina chiamò, poi, ‘ovulo fecondato’, o, in alternativa, l’astinenza periodica.

Ignorando, però, il meccanismo dell’ovulazione, non trasse conclusioni precise. I Romani idearono preservativi fatti con vesciche di capre, che, però, caddero in disuso dopo il crollo dell’Impero Romano e l’affermarsi dell’ascesi cristiana. Furono rivalutati da Falloppio, medico italiano del Rinascimento, quale difesa contro la sifilide (Ariès PH, Fox R, Foucault M, 1983). Il primo efficace preservativo femminile, il moukh, fu perfezionato dagli Ebrei. La Medicina restava comunque appannaggio sacerdotale e la malattia era considerata causata dagli dei.

Per i Greci, al contrario, non vi erano potenze divine e codici di leggi che regolavano i comportamenti sessuali, ma essi affrontarono i temi della sessualità, ponendo a paragone la problematica relativa alla sessualità con quella riguardante l’alimentazione. In quest’ottica i rapporti sessuali con donne o ragazzi (pederastia), il vino ed il cibo, rappresentano solo elementi diversi facenti parte di un continuum che mette in luce le forze naturali e le forze del piacere.

Aristotele (384 a.C.) nel De motu animalium sostiene che il cuore è un organo dotato di una vitalità autonoma e di movimenti spontanei, come l’organo maschile, il phallos. Anche questo, infatti, comincia a muoversi senza che l’intelletto lo comandi: aumenta e diminuisce di volume; essendo costituito di tendini e di cartilagini può contrarsi o allungarsi fino a che “la potenza dello sperma ne sgorga come una specie di animale”. L’attività sessuale doveva essere moderata poiché molti organi potevano risentire negativamente degli eccessi. Secondo Aristotele l’atto sessuale sottraeva al corpo durante l’orgasmo, l’eiaculato, che rappresentava un elemento di importanza fondamentale.

Epicuro (384 a.C.) restava, comunque, contrario ai rapporti sessuali, la religione tendeva a reprimere le manifestazioni della sessualità e i medici del tempo sostenevano la necessità di contenere l’attività sessuale, tesi su cui poggerà dal ’700 in poi la morale del Cristianesimo. Nei secoli successivi, da un lato, il pensiero greco-romano identificava nel rapporto coniugale un tipo di rapporto privilegiato rispetto agli altri, dall’altro le scuole classiche di Medicina (come quella di Galeno), vantavano gli effetti positivi dell’astinenza sessuale.

Sorano di Efeso (98 a.C.) che scrisse l’unico trattato di ginecologia dell’antichità, afferma che ogni emissione di seme maschile nuoce alla salute e che i rapporti sessuali sono di per sé nocivi. Come le polis greche anche le res pubbliche romane non avevano norme giuridiche che riguardassero la sfera sessuale. Durante il principato di Augusto (63 a.C. – 14 d.C.) furono emanate leggi che per la prima volta punivano il ‘coitus illicitus’ e lo ‘stuprum’. Nei secoli successivi, nell’Urbe, l’atteggiamento nei confronti della sessualità cambiò notevolmente; l’Impero Romano aveva concezioni sessuali estremamente libere e solo il Cristianesimo, con una vigorosa repressione in campo sessuale, riportò l’‘ordine’, rendendo i principi concernenti la sessualità nuovamente di dominio religioso: S. Girolamo disprezzava il matrimonio, Sant’Agostino considerava il sesso la principale fonte di peccato.

Nella concezione cristiana il corpo non ha una sua autonomia, ma è in relazione dialettica con l’anima, rappresentando, al contempo, la sede privilegiata del peccato e la possibilità di salvezza (Cole W G, 1968). Attraverso la disciplina del corpo, che esprime i moti interni, l’anima si può elevare a Dio.  Prescrizioni alimentari sono presenti sia nella letteratura religiosa che in quella laica: la donna deve evitare cibo e vino eccessivi, pietanze troppo calde e troppo speziate, che possano eccitare il suo corpo fino alla ‘lussuria’.

La morale cristiana nutre una fortissima diffidenza nei confronti dei piaceri della carne, perché essi mantengono lo spirito prigioniero del corpo, impedendogli di elevarsi a Dio. Così come bisogna alimentarsi per sopravvivere, ma evitare i piaceri della gola, l’unione con l’altro sesso deve essere finalizzata alla procreazione: la sessualità trova una sua ragion d’essere nell’ambito della riproduzione. I rapporti sessuali, anche nell’ambito del matrimonio, sono consentiti solo se compiuti con l’intento della procreazione o per ‘contratto’ matrimoniale. Per S. Paolo il matrimonio rappresentava un rimedio di Dio per preservarsi dalla fornicazione.

Le ascetiche sante medioevali erano dedite alla negazione e alla frustrazione dei bisogni del corpo, accompagnate, però, dalla paura di perdere il controllo, al sacrificio, al desiderio di immortalità, al rapporto con un’immagine ideale, alla vicinanza con la morte. Il comportamento delle sante aveva lo scopo di permettere una relazione privilegiata con il divino, sfuggendo, così, a qualsiasi forma di giudizio terreno. 

La nascita della Sessuologia clinica moderna si fa risalire al periodo rinascimentale. Ma questa è un’altra storia….

Riferimenti bibliografici

Ariès PH., Fox R., Foucault M., I comportamenti sessuali dall’antica Roma a oggi,  Torino, Einaudi Editore,1983

Cole W.G., Il sesso nel Cristianesimo e nella Psicoanalisi, Roma, Astrolabio, 1968.

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Inserito il:28/01/2015 10:07:08
Ultimo aggiornamento:03/03/2015 20:09:58
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