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Aggiornato al 17/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Federico Faruffini (1831-1869) – Le orge di Messalina – 1867/68

 

Ninfomania o Ipersessualità? Una iperbole clinica.

 

L'ipersessualità, meglio conosciuta nel campo erotico-letterario, storico, cinematografico, e di certa pubblicità, sotto il nome di Ninfomania (anche se non sono termini intercambiabili, in quanto la seconda rappresenta un bisogno incontrollabile da parte di una donna, di avere rapporti sessuali indipendentemente dal fatto che essi siano soddisfacenti o meno, mentre l’ipersessualità rappresenta un’ attività sessuale superiore alla media del gruppo sociale di appartenenza, per esigenze fisiologiche o patologiche), allorquando “affligga” il genere femminile e Satiriasi quello maschile, non è un disturbo classificato nosograficamente nel D.S.M.5, in quanto non si è raggiunto il consenso unanime rispetto  al fatto che la dipendenza sessuale esista effettivamente come disturbo a sé stante, oppure rappresenti una variante di altri disturbi con una loro espressività psicopatologica in campo sessuale.

Ciò che è stato rappresentato, in più parti, della ninfomania è la schiavitù alla quale le donne che la manifestano sono sottomesse, senza provare nessuna remora morale o sociale. La soddisfazione del loro bisogno è breve e il desiderio persistente. A volte il godimento è presente, a volte assente, ma non è importante. Il bisogno della ninfomane non è meramente sessuale: essa cerca una comunicazione con gli altri attraverso il proprio corpo, che sostituisce la parola e di questo è prova l’intercambiabilità e la mancanza di specificità dell’oggetto sessuale per cui eterosessualità e omosessualità si alternano e si sovrappongono facilmente.

La storia ci dà esempi di ninfomani in Messalina e Giulia, la prima figlia di Augusto, l’altra sposa di Tiberio, il cui comportamento sessuale era diverso da quello di altre donne celebri come Caterina di Russia, “ipersessuata”, o George Sand e lady Chatterley, nel romanzo di D. H. Lawrence.

Fenichel ha parlato di ninfomania compulsiva, un’iperattività sessuale simile al rituale di una nevrosi ossessiva. La ninfomania fallica si riscontra in donne che non accettano la femminilità e ricercano i rapporti sessuali a un ritmo frenetico nella speranza, di ‘appropriarsi’ del pene.

La ninfomania controfobica è propria di donne che non sopportano la solitudine o lottano contro tendenze omosessuali latenti. La ninfomania psicopatica è una iperattività sessuale che si manifesta soprattutto grazie all’allentamento dei freni inibitori. La si può riscontrare in certe forme di oligofrenia ed epilessia. La ninfomania immaginaria sarebbe per lo più una pseudo-eccitazione di donne affette da un disturbo istrionico di personalità.

In realtà, la vera ninfomania è rara: la grande maggioranza delle donne che vengono descritte come ‘ninfomani’, in realtà sono dotate di un forte temperamento erotico ed hanno un comportamento sessuale molto promiscuo.

Era giunto, inizialmente, il suggerimento di inserire nel Manuale una categoria a sé stante per le varie forme di ipersessualità, come per le Parafilie, ma si correva il rischio di classificare come disturbo anche quelle fantasie, quella parte di immaginario erotico che consente di vivere una sessualità “sopra le righe”,  che non è, però, patologia.

Il termine che troviamo è “Sex Addiction”, o dipendenza sessuale, che viene utilizzato per descrivere il comportamento sessuale di una persona che manifesti un intenso desiderio se non una vera e propria ossessione per il sesso.

Dunque, ci si chiede:

ipersessualità come:

-       effettiva dipendenza, al pari di altre dipendenze come l'alcolismo e la dipendenza da sostanze psicoattive;

-       una forma di disturbo ossessivo-compulsivo, in cui l’atto compulsivo viene vissuto come necessità urgente ed inevitabile per placare l’ansia;

-       disturbo del controllo degli impulsi;

oppure…. derivante da contesti ed influenze culturali e di altro tipo?

Sex addiction è, quindi, un quadro diagnostico che presenta una serie di comportamenti, che vanno dalla masturbazione compulsiva, alla promiscuità sessuale, al sesso a pagamento, all'utilizzo esagerato di materiale a contenuto pornografico.

È una condizione psicopatologica distinta dalle Parafilie, caratterizzate da fantasie, impulsi o comportamenti accompagnati da eccitazione sessuale che riguardano oggetti, la sofferenza o l’umiliazione di se stessi o del partner, bambini o altre persone non consenzienti, anche se le due diverse condizioni possono presentarsi comorbili.

Una delle prime differenze riguarda l’egosintonia e l’egodistonia, ossia il riconoscere il sintomo come conforme o difforme al Sé, ossia, più semplicemente, il viverlo più o meno serenamente. Il parafilico che si vive come egosintonico, non ricorrerà ad un aiuto terapeutico, perché egli non è consapevole di essere affetto da un disturbo e vive piacevolmente la propria sessualità, al di fuori della  penetrazione.

Il Sex addicted, invece, è egosintonico per quanto concerne le fantasie, vissute come piacevoli ed eccitanti, ma per lo più egodistonico quando vive una sessualità compulsiva e tormentata, esattamente come avviene del disturbo ossessivo-compulsivo. Comunque, il ricorso al sesso per placare l’ansia, sesso vissuto in modo drogastico, crea disagio soprattutto nel/ nella partner, che, spesso, chiede aiuto al clinico per situazioni che possono diventare insostenibili.

Le fantasie provate da un sex addicted spesso fungono da stimolo per mettere in atto certi comportamenti, diversamente da un ossessivo che non mette in atto i comportamenti “suggeriti” dalle sue ossessioni, ma agisce i comportamenti compulsivi proprio nel tentativo di “annullare” i contenuti ansiogeni delle proprie ossessioni (Schwartz et al. 2003).

Un piano o delle strategie terapeutiche, inoltre, efficaci in un disturbo dello spettro ossessivo rischia di essere inefficace se riproposta a un sex addicted.

Per Disturbo del Controllo degli Impulsi si intende “  l'incapacità di resistere ad un impulso, ad un desiderio impellente, o alla tentazione di compiere un'azione pericolosa per sé e per gli altri”. I disturbi raggruppati in questa categoria (Disturbo esplosivo intermittente, Cleptomania, Piromania, Gioco d'azzardo patologico, Tricotillomania), hanno diversa fenomenologia ma sono accomunati dalla caratteristica dell'incapacità di resistere alla spinta motivazionale di mettere in atto un determinato comportamento. Anche in questo caso troviamo caratteristiche affini alla Sex addiction, oltre alla incapacità di resistere a un impulso, la sensazione di tensione che precede la messa in atto del comportamento, seguita dalla sensazione di sollievo che si prova durante o subito dopo la messa in atto del comportamento.

La teoria che correla la Sex addiction alle Dipendenze da Sostanze, come elaborò James Orford nel 1978, effettua un parallelismo tra i comportamenti messi in atto da un Sex addicted e un Dipendente da sostanze. In entrambi sono presenti la tolleranza e quindi il ricorso ad uno stimolo maggiore per potersi procurare un piacere di intensità paragonabile. Anche nella Sex addiction vi è sempre un maggior impiego di tempo per poter mettere in atto determinati comportamenti, a scapito di altre attività di vita quali il lavoro, la vita sociale, le amicizie, etc. e l'attenzione è focalizzata sul comportamento sessuale, come per il tossicodipendente l'attenzione è focalizzata sulla sostanza che origina dipendenza, con dei veri e propri segnali di astinenza, ansia, umore depresso, irritabilità. Alcuni studi, come quello di Raymond del 2003 e quello di Black del 1997, hanno messo in evidenza, il primo, che il 71% dei soggetti sudiati presentava un Disturbo da Dipendenza da Sostanze in comorbilità con la Sex addiction, il secondo che il 64% di soggetti Sex Addicted presentava in comorbilità un Disturbo da Dipendenza da Sostanze.

In riferimento all'approccio terapeutico per le Sex addiction, appare di estrema importanza avere una formazione specifica nel campo, ed il trattamento è di maggior efficacia se si articola in una presa in carico multidisciplinare in cui diverse figure professionali (Medico, Psicologo -Psicoterapeuta, Sessuologo) operano in un lavoro di equipe per il benessere del paziente.

Il caso clinico

Era una compulsione, non riusciva a trattenersi, non ne poteva fare a meno. Come quando qualche anno prima provava l’impulso di comperare e doveva cedervi, ora l’impulso la portava verso la conquista del genere maschile. Era iniziata così, non poteva essere più semplice. I ragazzi erano così sciocchi a volte, bastava guardarli, fare due moine e ti cadevano ai piedi. Bastava proporsi anche per sms, scrivere qualcosa di un po’ spinto per accattivarsene la simpatia. E poi ci finiva a letto, così, senza pudore, senza alcuna reticenza, senza farsi problemi su dove avveniva. Poteva accadere in macchina, in una stanza di un hotel più o meno stellato, a seconda delle possibilità economiche che avevano gli uomini. Qualcuno aveva anche pensato che volesse essere pagata, ma lei non voleva nulla, di solito non provava neppure piacere, se non nella conquista. Forse l’orgasmo non l’aveva neppure mai raggiunto, o almeno quello che descrivevano le sue amiche come un piacere intenso, irrefrenabile che a volte spaventava per la sua stessa intensità, quasi fosse un dolore.

Il primo rapporto a 14 anni, era accaduto quasi per caso, non voleva in realtà, poi era successo tutto spontaneamente, come bere un bicchiere d’acqua.  Senza difficoltà alcuna. Senza piacere ma neppure senza dolore. Senza difficoltà per lei, la difficoltà l’aveva provata il ragazzo che non era riuscito a completare l’atto, inibito probabilmente, da tanta scioltezza femminile. Lei no, era come se nessuno avesse nulla da insegnarle, lei era nata per il sesso. Sapeva bene come dare piacere ad un uomo, l’aveva sempre saputo, non aveva avuto bisogno di imparare nulla. E da lì era andata avanti, senza nessuna remora. Ragazzi coetanei, più giovani di lei, ma anche più adulti. A volte tanto più adulti. Era incredibile come l’età variasse ma l’atteggiamento che loro assumevano, era molto simile ed i modi per averli anche essi simili. Fotocopie l’uno dell’altro. Fotocopie che diventavano sempre più sbiadite nella sua mente e nei suoi ricordi. Di tanti aveva dimenticato i volti, i nomi, i particolari. Il numero aumentava ma quel senso di vuoto rimaneva invariato. Anzi s’accresceva, come una voragine dentro di lei. Vuoto che cercava di colmare con occhi, carezze, rapporti sessuali più o meno violenti e più o meno rischiosi. A volte mettendosi davvero in pericolo accettando incontri al “buio”. Accettando il sesso vissuto in modo estremo, con legacci, body in latex e frustini. Senza piacere. Rigorosamente senza piacere. Ma, a volte, con dolore o in attesa del dolore per sentire se stessa o provarci almeno. Provare a sentire la sua pelle che sembrava come anestetizzata. Qualcuno le aveva detto una volta che doveva essere un po’ “borderline”, il medico di famiglia, forse. Lei non aveva capito cosa fosse questo “confine”, poi si era documentata ed aveva trovato un disturbo di personalità che si chiamava così. Si caratterizzava per “instabilità nelle relazioni interpersonali”, aveva letto: “ paura dell’abbandono…non accettazione”. Bè, in effetti si sentiva un po’ così, lei non lasciava, era come se si volesse tenere delle porte sempre aperte, per cosa poi? Non iniziava nulla e dunque cosa poteva finire?

L’inizio del percorso psicoterapeutico di Sara fu la presa di coscienza di quella specie di stato “dissociativo” in cui viveva. Non riuscendo a riconoscere se stessa, si andava cercando in una serie di storie inutili. Si sta ritrovando ora, piano piano, davanti a me. A fatica, tra pianti e ripensamenti, il percorso di consapevolezza procede.

 

Bibliografia

Black D.W., Kehrberg L.L., Flumerfelt D.L., Schlosser S.S., Characteristics of 36 subjects reporting compulsive sexual behaviour, in "Am J Psychiatry", 1997; 154(2):243-249

Fenichel O. Psychoanalytic Theory of the Neuroses. New York, Norton, 1945.

 Orford J., Hypersexuality: implications for a theory of dependence, in "Br JAdd", 1978; 73:299-310

Raymond N.C., Coleman E., Miner M.H., Psychiatric comorbidity and compulsive/impulsive traits in compulsive sexual behaviour, in "Compr Psychiatry", 2003; 44(5):370-380

Schwartz S.A., Abramowitz J.S., Are non-paraphilic sexual addictions a variant of obsessive-compulsive disorder? A pilot study, in "Cognit Behav Pract", 2003; 10:373-378

 

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Inserito il:08/07/2016 15:34:26
Ultimo aggiornamento:08/07/2016 16:00:16
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