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Aggiornato al 12/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Giuseppe Bertini (1825 - 1898) – Galileo illustra il canocchiale al Doge di Venezia

Onde gravitazionali – non sono una scoperta di questi giorni.

 

Confesso che la Littizzetto nel suo esilarante intervento a “Che tempo che fa” mi ha bruciato buona parte degli spunti che mi ero preparato sull’argomento; in ogni caso proverò anch’io a dire la mia come richiestomi dalla redazione.

Dunque comincerò col dire che la conferma di un’intuizione non è una scoperta, come annunciato da molte agenzie di stampa, ma “soltanto” una conferma appunto, una conferma che avviene oltre cento anni dopo la vera scoperta che è stata la relatività generale annunciata dal genio di Albert Einstein, il quale ammetteva come conseguenza l’esistenza delle onde gravitazionali, ora confermata.

Una parte di merito va anche attribuito ad un altro genio del passato ancor più remoto, e cioè quel Galileo Galilei, che con l’introduzione del metodo sperimentale nella scienza, ha consentito che questa intuizione potesse venir confermata. Con ciò tanto di cappello ai vari scienziati, un migliaio nel mondo, che hanno cooperato a raggiungere questo risultato tanto atteso nella comunità scientifica, e annunciato in contemporanea in USA e Italia l’11 febbraio 2016.

Anche Stephen Hawking si è congratulato con i ricercatori, che così hanno confermato le sue teorie sull’esistenza dei buchi neri enunciate una quarantina di anni fa. Si tratta davvero di un traguardo importante che permette di osservare l’universo con “occhi e orecchie” nuovi, e il ritardo con cui si è raggiunto dimostra le difficoltà incontrate nella messa a punto di strumenti incredibili, gli interferometri, in grado di recepire e riconoscere i segnali provenienti da un passato tanto remoto. Perché soltanto un evento di quelle dimensioni avvenuto 1,3 miliardi di anni fa, e cioè la fusione di due buchi neri molto vicini con massa rispettivamente 36 e 29 volte quella del nostro Sole, ha permesso la formazione di un unico corpo di massa 62 Soli, liberando così un’energia pari a 3 masse solari con conseguente “increspatura” del tessuto spaziotemporale. Per avere un’idea di questo nuovo corpo, si pensi ad una massa di 62 Soli concentrata in un diametro di 150 Km. laddove il Sole stesso misura 1,39 x 10 alla sesta Km. Non si sa ancora a quale galassia appartenessero i due “mostri”, ma è certo che di questi eventi ce ne sono stati e ce ne saranno degli altri in futuro, considerando che effetti simili possono essere provocati anche da collisioni di stelle di neutroni e da esplosioni di Supernove, basta essere pronti a registrarli.

Buchi neri e stelle di neutroni costituiscono la parte finale del ciclo di vita di una stella di massa superiore di 1,5 ÷ 3 e oltre masse solari che esplode in Supernova. Gli interferometri dunque, sono quegli strumenti capaci di percepire e segnalare deformazioni di 5 mm. di un bastoncino lungo 10 alla ventunesima metri, che hanno consentito di registrare il fenomeno; attualmente ce ne sono due, i LIGO, in funzione in USA, uno a Hanford nello stato di Washington e uno  Livingston in Luisiana, inoltre ce n’è uno, il VIRGO, attualmente in revisione e potenziamento a Cascina in provincia di Pisa. Ne sono previsti altri, uno in Giappone, uno in India e forse uno in Australia, e ciò per aumentare la precisione dei risultati avendo conferme da più punti della Terra distanti fra loro.

Ora si discuterà se, in momenti di crisi globale come quello che stiamo vivendo, valesse la pena di procedere a investimenti come questi e che ci sarebbero altre priorità ben più pressanti. Polemiche sempre esistite, se ne parlava anche al tempo di altre avventure umane come ad esempio le missioni sulla Luna, ma alla distanza sono state tutte tacitate dalle ricadute sull’economia reale che hanno ripagato abbondantemente l’investimento.

A proposito di vedute lungimiranti, mi è venuta in mente la scenetta della presentazione del “cannone occhiale”, il cannocchiale di Galileo, al Doge di Venezia che sbalordito dopo aver messo l’occhio nello strumento, ne ordinò immediatamente un certo quantitativo pensando al vantaggio di poter vedere a distanza le navi pirata e mettere così in salvo le proprie navi commerciali. Altri tempi, altri politici!

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Gli scienziati davanti ai bracci dell'interferometro Virgo a Cascina di Pisa

Inserito il:17/02/2016 11:28:15
Ultimo aggiornamento:05/03/2016 16:23:54
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