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Aggiornato al 02/08/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Helena Tiainen (from Berkeley, CA - United States) - Onward Upward (2017)

 

La ripresa economica dell’Italia: opportunità e rischi

di Bruno Lamborghini

 

La Commissione Europea ha confermato che l’economia italiana nel 2021 appare raggiungere una crescita del +5% (al di sopra del +4.8% della media europea) e che questo trend proseguirà anche nel 2022 (+4.5%). Prometeia a luglio prevede una crescita del PIL 2021 addirittura superiore (+5,3%), in cui la spesa delle famiglie cresce del +5,8% e gli investimenti industriali del +13%.  Il recupero rispetto al pre-Covid 2019 potrà realizzarsi solo dopo la metà del 2022, mentre in Germania e in altri paesi avverrà già entro il 2021, in conseguenza della più grave caduta dell’economia italiana durante la pandemia.

Secondo Prometeia, la spinta alla crescita sarà guidata, nel mercato interno, dagli investimenti in costruzioni (+ 18,1%) in specie nelle nuove abitazioni e dalla normalizzazione della propensione al consumo, nettamente diminuita nella fase pandemica che aveva determinato una straordinaria crescita del risparmio con effetti sull’aumento dei depositi bancari delle famiglie e imprese.

E’ pensabile che ora questi risparmi delle famiglie si possano tradurre in crescita dei consumi (in particolare nei servizi, nel turismo e nel tessile-abbigliamento colpiti pesantemente durante il lockdown) e quelli delle imprese in maggiori investimenti. Sui consumi certamente un effetto positivo ha la crescita del reddito disponibile delle famiglie grazie ai sussidi pubblici attuati dal 2020 per compensare in parte la perdita di introiti di alcuni settori. Va peraltro tenuto conto anche dell’impatto negativo sui redditi determinato dalle crisi aziendali e dal termine del blocco dei licenziamenti da luglio.

A sostegno della fase di crescita sono i dati molto positivi della produzione industriale e dell’esportazione, in particolare da parte delle imprese meccaniche (indice PMI tornato sopra 50) ed anche dei servizi per l’industria.

Per il turismo si riscontra una netta ripresa delle prenotazioni nel mercato domestico, un vero boom per l’estate in cui si attende una netta ripresa anche dell’estero, in conseguenza della riduzione dei vincoli internazionali dovuti al rischio di contagio.  Non vi è dubbio che su tali trend per l’autunno-inverno giocano le ancora incerte prospettive legate alla possibile diffusione delle varianti Covid, ma gli obiettivi di vaccinazione della popolazione già raggiunti e raggiungibili consentono di guardare avanti con relativa positività, pur non escludendo rischi e incertezze.

Nel 2021 non vi saranno ancora effetti tangibili da parte del PNRR in termini di nuovi investimenti e nuovo lavoro, che si potranno manifestare dal 2022 in avanti portando effetti incrementali annuali del PIL inerziale del +0,5% o anche +1%. Ma effetti ancora più significativi potranno venire dall’auspicata realizzazione di riforme, dalla PA alla giustizia ed alle semplificazioni regolatorie e fiscali, che potranno favorire l’attività economica delle imprese e l’arrivo di nuovi investimenti esteri.

Il quadro internazionale si prospetta in crescita, ma evidenziando anche una crescita dei prezzi, in primis i forti aumenti dei prezzi delle materie prime e dei noli marittimi, dovuti alla netta ripresa economica dopo la crisi, aumenti che si auspica possano essere solo temporanei, ma che hanno già effetti sui prezzi al consumo con aumenti rilevanti (al +10-15%) di energia, carburanti e gas.

Negli Stati Uniti in maggio-giugno i prezzi al consumo hanno segnato aumenti dal +4% al +5%, mentre le previsioni puntano ad una crescita annua dei prezzi in USA tra il +2% e il 2,5% che rappresenta già un netto incremento rispetto ai tassi precedenti (tra +0,5 e +1%). La Fed ha comunicato che almeno per ora, nonostante la crescita inflazionistica al di sopra del target fisiologico del 2%, non si modificano i tassi di base, mentre è prevedibile che dal 2023 si avvii una politica di tapering ovvero di riduzione degli aumenti degli acquisti di titoli da parte della Fed, immettendo meno liquidità nell’economia USA. 

Il mercato ha comunque già provveduto ad aumentare i tassi dei bond decennali e quindi non vi è dubbio che sta terminando il lungo periodo di tassi bassi o nulli che ha caratterizzato gli ultimi anni. Questo trend si manifesterà anche negli altri mercati ed in particolare in Europa, pur tenendo conto che la spinta alla ripresa risulta in Europa inferiore rispetto agli USA, ma indubbiamente il mercato delle materie prime e dei noli marittimi è globale ed i relativi effetti sono uguali in tutto il mondo e questo può avere impatti particolarmente negativi  nei paesi emergenti. 

In più si stanno manifestando limitazioni nelle consegne di componenti elettronici (la cui produzione è concentrata in Cina, Taiwan e Malesia) con effetti sulla produzione elettronica anche in Europa. 

Per l’Italia la crescita straordinaria del debito pubblico al 160% del Pil rappresenta un fattore di rischio che potrà essere affrontato, da un lato limitando la spesa straordinaria in deficit con cui si è sinora gestita la crisi pandemica e dall’altro, grazie ad una forte crescita economica in grado di ridurre il rapporto debito/Pil, tenendo anche conto che il costo del debito appare destinato ad aumentare a causa dei maggiori tassi. 

 

Inserito il:08/07/2021 16:53:42
Ultimo aggiornamento:13/07/2021 09:35:25
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