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Aggiornato al 14/11/2018

Aage Obro (Denmark, 1884 - 1978) - A view through an open stable door

 

Lesto che le vacche escono …

di Davide Torrielli

 

Da anni ormai è diffusa una serpeggiante indignazione di fronte alle reiterate fughe di aziende dal nostro paese, … è una vergogna … scioperi … ma come mai, insomma!

Si tratta in realtà del solito modo di fare da bar degli italiani, popolo che venera Ronaldo, che gioca in modo compulsivo ai casinò online e che passa le proprie domeniche ai centri commerciali.

Magari, sarebbe bello vedere, per una volta sola, che chi parla e si indigna, si sforzi di chiedersi come mai esiste un imprenditore che seduto comodamente a Milano, ad esempio, con la sua bella aziendina a dieci kilometri, a forza di vedersi inchiappettare ordini dai cinesi in barba a tutte le regole, decide di rinunciare alla comodità dell’aperitivo sotto casa a vantaggio di qualcos’altro in India, Romania o peggio in Vietnam.

Non credo che il cumenda sia masochista a tal punto e neanche che desideri tanto viaggiare avanti ed indietro invece del tiepido tran tran italiano.

Ed allora, italico frequentatore di stadi, ascolta per un attimo in religioso silenzio: se tutti i giorni che ti alzi, trovassi il tuo caffè al bar che aumenta di dieci centesimi ogni giorno, in modo costante e progressivo e che non potessi cambiare bar perché l’altro più vicino è a 5 kilometri, ed il caffè ti piace così tanto da non poterne fare a meno, non ti girerebbero le balle in modo turbolento?

Bene, questa è la stessa cosa, insopportabile, che succede agli imprenditori con la manodopera italiana nel bar Italia! Succede che si arriva ad un punto così insopportabile che per proseguire a prendere il necessario caffè, preferisca a questo punto farmi i benedetti 5 kilometri ed andare a comprarlo da un altro che fa prezzi logici in barba al fatto che il caffè sia ecocompatibile, bla bla bla.

Il costo del lavoro è quello che sta fracassando le ossa dei nostri imprenditori: ma cos’altro??

Ma come si può pensare di poter rimanere competitivi con una forbice lordo netto che in certi casi sfiora l’80% per non parlare del costo azienda?

Vero è che chi ha percepito incentivi statali, deve, dico, deve restituirli se va via, ma non può essere obbligatorio rimanere laddove sindacati e quant’altro, marmaglia di gente che poco ha lavorato nella vita, hanno deciso che non posso andarmene dove riesco a farcela.

È invece loro dovere, mettere in atto quanto possibile per rendere la vita facile al cumenda che di certo preferisce stare con il suo ape in mano e non doversi sorbire le schifezze dei kebab per stare in piedi.

Il lavoro si genera rendendolo competitivo, appetibile, perché che piaccia o meno, si tratta di una merce da acquistare così come tante altre cose e l’acquisto lo si fa al prezzo più basso, più conveniente, più facile!

Vero è certamente che la qualità si paga e su questo non si discute affatto, ma un conto è pagare, un conto è strapagare!

In un paese nel quale l’etica è una parola sconosciuta, fare appello poi alla sensibilità e morale imprenditoriali, è un’operazione che si commenta da sola.

Se a questo poi, aggiungiamo una Europa che non esiste se non nel giardino di Prodi, tenuta insieme da una moneta traballante, minata dal cancro dilagante dei livelli diseguali delle tassazioni dei suoi componenti che si fanno lo sgambetto l’una all’altra, abbiamo fatto bingo.

Come sempre, attendiamo che tutte le vacche escano, e poi, l’ultimo, … chiuda la porta!

Slam!

 

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Inserito il:11/09/2018 22:39:52
Ultimo aggiornamento:11/09/2018 22:48:04
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