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Aggiornato al 20/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
Olivetti-poster-1912.JPEG
Manifesto disegnato nel 1912 da Teodoro Wolf-Ferrari, pittore veneziano

Un problema di nomi nella storia Olivetti.

Dopo Francesco Caio che è rimasto solo un paio di mesi in mezzo a tempeste di ogni tipo con vicende giudiziarie incluse, come amministratore delegato in Olivetti è arrivato Roberto Colaninno. L’azienda ormai era in declino e le ultime vicende sono state tremende sul piano organizzativo, finanziario e dell’immagine naturalmente.
Possiamo dire che il primo amministratore delegato della Ing. C. Olivetti e C. S.p.A. è stato Camillo Olivetti e l’ultimo è stato Roberto Colaninno, così per tracciare la storia di una impresa anche sui protagonisti che l’hanno creata, guidata e distrutta.

Colaninno nella storia Olivetti è famoso non tanto per la gestione, per la strategia o per l’innovazione, ma per averla data a parziale conguaglio dell’acquisto di Telecom Italia e pagando il resto del valore con i soldi della stessa azienda comprata. Una operazione geniale che è riuscita, come si vedrà meglio negli anni che sono seguiti, a distruggere in un sol colpo due aziende e che è stata battezzata dalla classe politica allora al potere, e in particolare dal suo più rappresentativo protagonista, come una grande iniziativa di un gruppo di  capitani coraggiosi.

Tecnicamente la Olivetti fu l’acquirente di Telecom Italia che giuridicamente dovrebbe chiamarsi Ing. C. Olivetti e C. S.P.A. e se così non fu è perché Colaninno considerò più attraente per la Borsa il nome Telecom Italia, mentre la Olivetti prese il nome di Olivetti Tecnost mutuandolo da una sua consociata.  
Solo dopo qualche anno Marco Tronchetti Provera, che si trovava al comando di Telecom Italia dopo aver fatto più o meno  la stessa operazione  messa a punto dal geniale Colaninno e dai suoi soci, la richiamò Olivetti semplicemente e che comunque non era il nome originale.

Naturalmente questo serve a dire che tecnicamente la Telecom Italia è la vera erede Olivetti e non l’azienda che ora si chiama Olivetti, anche se nessuna delle due ha raccolto il testimone di una esperienza, a nessuno è importato capitalizzare il patrimonio di immagine, di comportamento, di ruolo svolto in tanti decenni da una iniziativa che è stata unica e che ha motivato tanta gente che ci ha lavorato e tanta gente che ha avuto con essa  relazioni di affari, professionali o di amicizia, così come tanti osservatori e studiosi di economia e di impresa. Soprattutto è stato palese sin dal primo momento il disinteresse verso l’approccio culturale che aveva connotato l’azienda quasi sino alla fine.

La morale di questa vicenda? nel giro vorticoso di acquisti e vendite hanno guadagnato molti soldi le banche, i consulenti, gli avvocati, gli imprenditori se si può usare questo nome senza offendere nessuno, e i loro amici.  Inoltre le operazioni sono state fatte solo con intento speculativo senza piani industriali e senza alcun interesse per il futuro come anche per il passato delle aziende. 
Infine, il mondo politico e quello dei media, forse soprattutto quest’ultimo, non possono tirarsi fuori da questa vicenda perché sarebbe nella loro responsabilità osservare, controllare, sensibilizzare, denunciare, stimolare, fermare, indirizzare, mentre si sono limitati solamente ad applaudire.

Per capire dove è il paese, niente andrebbe dimenticato!

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Inserito il:20/10/2014 16:34:38
Ultimo aggiornamento:27/10/2014 09:27:49
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