Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Véronique Wibaux (Brazaville, Congo – France) – La Charette (Eau précieuse – 2018)

 

La crisi idrica dell’Italia, penisola immersa nel mare e ricchissima d’acqua

di Vincenzo Rampolla

 

La siccità ha colpito il Nord, al Sud è endemica, si fanno i conti da anni, ma il Nord è in condizioni mai viste. È un campanello d’allarme forte. Per questo il Pnrr deve finanziare la Rete delle reti, che sono le vie d’acqua. Doveroso e d’obbligo finanziare le reti stradali, autostradali, ferroviarie, le reti digitali, ma esiste anche la rete idrica: è essenziale, vitale. Siamo rimasti all’Ottocento, al Canale Cavour, che ha salvato le risaie vercellesi e novaresi, ma ora bisogna avviare un nuovo cantiere di opere come è stato fatto alla fine di quel secolo e negli anni ’50 e ’60 del dopoguerra. È un lavoro gigantesco. Va fatto. Documentiamoci.

Acque d’Italia, è da due mesi in libreria, lavoro di 400 pagine di Erasmo D’Angelis. Leggiamolo, insieme alle interviste dell’autore, massimo esperto di acque e delle sue problematiche ambientali e climatiche (vedi profilo in consultazione).

Con il Po in secca e un rischio razionamento alle porte, dice: Siamo un Paese paradossale, perché siamo il Paese più ricco d’acqua d’Europa. Roba da Settimana Enigmistica. Incredibile, ma vero.

Eppure abbiamo un cumulato di pioggia elevato, anche perché due terzi dell’Italia è fatto da colline e montagne e sui rilievi piove tanto. Non ce ne accorgiamo, perché viviamo tutti in pianura, ma abbiamo piogge medie l’anno per 302 miliardi di metri cubi. Un raffronto? A Roma piovono ogni anno in media circa 800 millimetri di pioggia, a Londra 760 e però, nell’immaginario, l’Inghilterra è il Paese delle piogge come la Germania, la Francia. Oltre alle piogge noi abbiamo più corsi d’acqua di ogni altro Paese europeo: 7.596, di cui 1.242 sono fiumi. Ma tutti i nostri corsi d’acqua, di cui oggi la gran parte sono in secca, alcuni sono addirittura polvere, hanno – unico Paese europeo di queste dimensioni – un carattere torrentizio, non fluviale come sono i grandi fiumi europei, che sono lunghi oltre 1.000 chilometri, larghi che sembrano enormi laghi. Ma in Italia se c’è pioggia hanno acqua, se non c’è vanno in secca subito. Infatti rischiamo le alluvioni proprio perché d’improvviso non ce la fanno ad assorbire l’acqua.

La condizione italiana è un paradosso, siamo ricchi d’acqua, abbiamo 342 laghi, ma siamo poverissimi d’infrastrutture idriche. I grandi investimenti italiani negli schemi idrici si sono fermati negli anni ’60 del Novecento. E da lì in poi, trent’anni dopo, lo Stato ha cancellato di fatto dai fondi pubblici tutte le risorse per il bene pubblico e con la legge Galli del 1996 ha delegato per l’idropotabile tutto alle risorse della tariffa e non sono state più costruite né dighe né invasi.

Qual è il risultato?

L’Italia ha 526 grandi dighe più circa 20.000 piccoli invasi. Immagazziniamo oggi più o meno l’11,3% dell’acqua piovana in questi contenitori. Cinquant’anni fa se ne immagazzinava circa il 15%, perché nel frattempo non essendoci manutenzione, sfangamenti, mentre i sedimenti mano a mano si accumulano e lo spazio per l’acqua si riduce, il risultato è che abbiamo queste grandi dighe che non vengono ripulite perciò riescono a immagazzinare sempre meno acqua. L’acqua c’è, in abbondanza, ma ne sprechiamo una quantità inenarrabile. Fatto 100 i prelievi dell’acqua, noi però sappiamo quasi tutto solo di una fetta del 20%, che è poi l’acqua che arriva al rubinetto. Ed è l’unica acqua controllata da un’autorità, che è Arera, Autorità di controllo di energia, gas, acqua che controlla le aziende idriche. E sappiamo che nei 600.000 km di rete idrica italiana per

8,2 miliardi di metri cubi d’acqua, noi perdiamo per strada il 42% di acqua. Uno scandalo, la più alta percentuale mai esistita.

E dell’80% d’acqua che resta, che succede?

Questo è il punto. Su quell’80% non c’è alcuna autorità di controllo, di regolazione. Circa il 51% viene utilizzato in agricoltura, dove se ne spreca almeno la metà con l’irrigazione a pioggia, e poi c’è un 25% di acqua prelevata per usi industriali. Siamo l’unico Paese europeo che con l’acqua potabile ci lava i piazzali, gli automezzi, raffredda gli impianti produttivi, quando potrebbe esser fatto con il riuso delle acque di depurazione, di riciclo. Noi abbiamo ottimi depuratori da cui fuoriescono più o meno 9 miliardi di metri cubi acqua ogni anno, anche di grande qualità, trattata, depurata, e la ributtiamo a mare…Siamo l’unico Paese europeo che non riusa l’acqua di depurazione. E da giugno del prossimo anno l’Europa ci sanziona anche per questo motivo. Abbiamo un ritardo pazzesco nelle infrastrutture idriche dell’acqua che va al rubinetto perché con la legge Galli tutto è delegato alla bolletta e avendo noi la bolletta più bassa d’Europa, non è che con i proventi si possono fare grandi cose: riparazioni e sostituzioni sono costose. L’acqua non è più nei bilanci dei Comuni, delle Regioni. La conclusione di questo stato paradossale è il Pnrr:

su quasi 200 miliardi, l’acqua ha il 2% delle risorse finanziarie.

Più che crisi idrica per mancanza d’acqua è crisi di infrastrutture, è un problema di stoccaggio e distribuzione. Oggi mancano almeno 2.000 piccoli e medi invasi ma c’è il piano dei Consorzi di bonifica che ne ha 400 pronti e progettati. Bisogna solo sbloccarli.  Mancano i finanziamenti. C’è molto disinteresse e ignoranza del problema acqua. Tutti i Governi ignorano il problema, nessuno escluso. Non sono bastate le due grandi siccità del 2003 e del 2017, ma terminato il disastro, tutto è entrato nel dimenticatoio. Rimozione totale. Dopo i pianti, subentra l’oblio e infinite restano le commemorazioni e gli anniversari. Dove sono finite le fiaccolate e i discorsi e le veglie per Longarone, Vallemosso, Firenze…? E la lista è lunga. Il temperamento, il carattere, la disposizione dell’italiano è inconfondibile: rimuovere, dimenticare, cancellare. E la storia si ripete, da decenni, da sempre con alluvioni: passata l’emergenza, chi pensa a mettere in sicurezza il territorio. Per non parlare dei terremoti. Mai stati a Gibellina e dintorni? Mai entrati in un container dove si viveva?

Pochi giorni fa Fabrizio Curcio, Capo della Protezione civile, è stato fermo, irremovibile, quasi apocalittico davanti alle previsioni: Queste sono le previsioni climatiche. Non se ne esce più.

Il professor Renzo Rosso, luminare dell’idrologia, ha aggiunto: Questo potrebbe essere l’anno più fresco dei prossimi trenta.

Esiste dunque un problema grave, che va gestito con una pianificazione che può durare anni ma che è importante sia fatta subito. Il fatto è che solo ora si toccano gli effetti delle previsioni climatiche di 50-60 anni fa (v.grafico worldmeter: incremento annuo temperatura 1960 - 2015, con valore Italia al 30.6.2022 pari a 1,42°C); si ipotizzavano ondate di calore permanenti, precoci, che a tratti hanno devastato le fasce mediterranee, quelle africane, spagnole… Alla fine sono arrivate in Italia.

E questa crisi è il preannuncio di quello che accadrà nei prossimi trent’anni.

Alla domanda: Si farà mai un G7 o un G20 sull’acqua? D’Angelis risponde:

Spero di sì. Ma che nel frattempo in Italia si facciano almeno sedute straordinarie del Parlamento per lanciare un Piano acqua per i prossimi trent’anni, con risorse adeguate. Alcune cose vanno messe in cantiere subito, immediatamente i 400 medi e piccoli invasi in tutta Italia, un set di tecnologie per l’agricoltura per il risparmio idrico, un’agricoltura di precisione o 4.0 della Coldiretti, tutte cose che fanno risparmiare il 70% delle risorse irrigue. Si deve portare acqua in tutte le fasce costiere dove il cuneo salineo sta penetrando per 15 - 20 chilometri nell’entroterra. Il Piave, per 13 km dalla foce è salato. Il mare avanza. Man mano che si riducono le falde dolci costiere perché s’irriga e si svuotano, quelle si riempiono con l’acqua salmastra del mare che sale. L’acqua va portata lì, altrimenti quelle aree si desertificano. Già un 20% di fascia costiera è desertificato e l’agricoltura non può più esser praticata.

Nel 2023 si è spuntato un evento mondiale sull’acqua e la cultura, mentre il Forum del 2024 è andato all’Indonesia, ma l’Italia riuscirà ad averlo quasi sicuramente nel 2027.

Una raccomandazione finale di D’Angelis: Non sprecare più neanche una goccia d’acqua, L’Italia ha tutte le forme d’acqua del Pianeta Terra, dai ghiacciai alle cascate, a paludi, fiumi, laghi, laghetti. Ci rendiamo conto? Nessun Paese è come il nostro, eppure siamo in questa condizione per lo spreco, la mancanza di infrastrutture, lo scarso impiego delle tecnologie, il risparmio e un piano adeguato per il riuso dell’acqua.

(consultazione:     startmag - alberto ferrigolo;  erasmo d’angelis, sottosegretario dighe e infrastrutture idriche, ideatore e coordinatore di italiasicura, ecologista, giornalista ambientale, presidente di publiacqua, azienda degli acquedotti e della depurazione della toscana centrale, presidente commissione ambiente del consiglio regionale toscana, segretario generale dell’autorità di bacino dell’italia centrale; acque d’italia – giunti editore; fulco pratesi – fondatore wwf italia)

 

Inserito il:18/08/2022 18:42:33
Ultimo aggiornamento:18/08/2022 19:09:03
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