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Aggiornato al 21/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Console dell' elaboratore elettronico Elea 9003

 

Il neo da estirpare.

 

La differenza di vedute di Adriano Olivetti nelle relazioni umane, industriali e sindacali rispetto alla politica confindustriale dell’epoca è abbastanza nota. I metodi di gestione aziendale della Olivetti imperniate su aperture alla collaborazione, preventivamente incentivata, con le maestranze (salari più alti della media confindustriale, servizi basilari come: mense, asili nido, biblioteche, svaghi, etc.) erano all’opposto dei metodi gestionali in vigore nelle organizzazioni industriali cui proprio per tali motivi la Olivetti non aderì.

La produttività raggiunta da Olivetti in virtù delle proprie politiche gestionali irritava in modo manifesto il mondo dei “colleghi” imprenditori avvezzi a gestire il proprio personale quasi con gli stessi sistemi degli industriali tessili britannici dell’800 e dei “bei parun italiani dalle braghe bianche” ben tratteggiati nei canti delle mondine.

Erano peraltro tempi in cui “imbianchini/ex caporali” austriaci e frustrati maestri elementari italiani in cerca di occupazione che si firmavano nelle loro domande di impiego, purtroppo mai accolte, “Devotissimo ed obbligatissimo servo Vostro”, andavano per la maggiore. Come pure altri piccoli caporali dell’industria d’epoca che nel gestire la propria “caserma/fabbrica” ostentavano innaturali vezzi democratici con le proprie maestranze attraverso qualche pacca sulla spalla o addirittura, con un grottesco senso della loro formale uguaglianza con i dipendenti, arrivavano al punto di timbrare il cartellino.

Avere un senso comunitario e coinvolgente il personale tutto nei progetti aziendali era considerato dalla Confindustria un pericoloso appeasement verso il “comunismo”, e Adriano Olivetti era etichettato come l’imprenditore rosso. E questo la dice lunga sulla formazione esclusivamente monoculturale del management dell’epoca: al di fuori della fabbrica non esisteva alcun altro mondo. Peraltro solo pochi anni prima i colleghi confindustriali d’oltreoceano avevano dato del “bolscevico” ad un certo F. D. Roosevelt che aveva avuto il solo demerito ..... di aver salvato il capitalismo. Complimenti!

Tanto livore accumulato si manifestò quando alcuni anni dopo la prematura dipartita di Adriano alcuni dei “colleghi” confindustriali furono chiamati ad intervenire con un sostegno finanziario tale da comportare di fatto il controllo sull’azienda (finalmente  le “mani” sulla Olivetti !). La furia distruttiva si abbatté su Olivetti, considerata dal “califfato industriale” dei tempi una specie di antesignana Palmira. Nessun pacato esame dello stato generale delle risorse, dei crediti, dei debiti, delle prospettive strategiche raggiunte dall’Olivetti che come noto percorreva il mondo I.C.T. su due binari paralleli: quello meccanico (verso la fine del ciclo utile) e quello elettronico (ad inizi costosi ma nei fatti già promettente).

Come non far perdere l’occasione alla furia distruttiva di manifestarsi con una azienda da sempre considerata nemica dei dettami confindustriali tradizionali: semplice, puntare a distruggerne il futuro. Il neo da estirpare era il futuro (l’elettronica): si arrivò a dire che il futuro della Olivetti era implementare i “successi” della meccanica (ormai quasi arrivata al capolinea).

Come dire ad una azienda, che oltre a produrre carri in legno con ruote enormi e stanghe anteriori per la trazione con cavalli o buoi, stava investendo sul proprio futuro con fruttuose ricerche e progetti su trattori meccanici alimentati da motori a scoppio:  ... la Divisione trattori è un neo da estirpare, il Vs. “futuro” è nel continuo sviluppo delle produzione di carri in legno ove la Vs. specializzazione è massima (sic).  Altro neo da estirpare, ipocritamente non dichiarato, era la costruzione Adrianea: il pianificato smantellamento soft del welfare aziendale (nonostante avesse ripagato in produttività) pericoloso quanto impietoso confronto con le politiche gestionali delle altre realtà industriali italiane.

Iter e dettagli della cessione della Divisione elettronica Olivetti alla General Electric sono stranoti e decantati da tempo in varie pubblicazioni per cui inutile tornarci.

Ma qualcuno osserverà che, magari in altre forme, quanto descritto è già noto, scritto, dibattuto. Vero, verissimo, ma ........ .

E’ vero che con i se e con i ma non si rifà la storia e che non è possibile tornare indietro, lo sappiamo, ma la tentazione è troppo forte perché .........

Delineiamo un ipotetico quanto verosimile scenario diverso da quello che fu:

- una Olivetti operante ed allineata ai criteri gestionali confindustriali dell’epoca;

- dialogante e complice con i “colleghi” nelle politiche più retrive nei rapporti con i propri dipendenti.

La prematura dipartita di Adriano (1960) sarebbe stata accolta con costernazione da tutto il mondo imprenditoriale che si sarebbe strappato le vesti a decantarne le lodi e la lungimirante strategia aziendale. E quando pochi anni dopo (1963/64) i colleghi confindustriali sarebbero intervenuti a sostegno dell’Olivetti (come sopra descritto) sicuramente non ci sarebbe stato alcun neo da estirpare!  “.... Come non continuare a sostenere la visione strategica aziendale, nonché degli interessi nazionali, di un caro e indimenticabile Collega cui non ci stancheremo mai di sostenere anche economicamente in sua memoria la linea aziendale da Lui tracciata. .... Nessuno tocchi l’Elettronica !“.

Prosit!

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Inserito il:16/04/2016 10:20:37
Ultimo aggiornamento:16/04/2016 10:25:52
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