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Aggiornato al 06/06/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Mari Roldan (Spagna, Instagram) - Banconote artistiche

 

I soldi degli italiani

di Bruno Lamborghini

 

In questi mesi si è parlato spesso della necessità di trovare i soldi necessari per affrontare la peggiore crisi recessiva sperimentata in Italia e in Europa sin dalla fine della seconda guerra mondiale ed è tornata fuori l’idea di introdurre una patrimoniale sulla ricchezza degli italiani.

Cerchiamo di vedere di cosa si tratti, innanzitutto definendo alcune grandezze e varabili economiche.

In base ai dati disponibili da ISTAT-Banca d’Italia riferiti al 2017, la ricchezza delle famiglie italiane risulterebbe pari a circa 10.000 Mld (9.743 Mld.), costituita dal valore stimato in base ai valori catastali delle abitazioni (5.247 Mld. pari al 54%), dal valore netto delle attività finanziarie (3.448 Mld. pari al 35%) e dal valore di altre attività non finanziarie (1.048 Mld.). Le attività finanziarie nette sarebbero costituite, sempre con riferimento al 2017, per 1.043 Mld da depositi bancari (30%) e per 2.405 Mld. da altre attività finanziarie, come investimenti in titoli, partecipazioni, gestioni patrimoniali, ecc. (70%).

All’inizio 2020 i depositi bancari delle famiglie italiane appaiono saliti a 1.165 Mld. e a fine aprile a seguito della pandemia e del lockdown che hanno ridotto le spese per consumi, secondo una ricerca di Nomisma sarebbero aumentati di ulteriori 20 Mld., arrivando attorno a 1.200 Mld.

Si tratta di una cifra molto rilevante, essendo pari al 65% del PIL (1.815 Mld.) ed al 49% del debito pubblico (2.447 Mld., pari al 134.8% del PIL a inizio 2020). In termini teorici pro capite, ciascun italiano avrebbe quindi in banca circa 20.000 Euro.

Non vi è dubbio che nel corso del 2020 forse i depositi si potranno ridurre per sostenere le perdite di reddito che colpiscono la maggioranza delle famiglie, ma il loro valore complessivo rimane rilevante e suscita l’attenzione del mondo politico.

In queste settimane, si è ricordato quanto decise nel 1992 il governo Amato durante la grave crisi che portò alla massiccia svalutazione della lira ed alla sospensione della lira nello SME. Amato introdusse retroattivamente una patrimoniale dello 0.6% sui depositi bancari, assieme ad altre misure più pesanti, come l’ICI sugli immobili. E qualcuno ha preso spunto da quella iniziativa per proporla ora al fine di sostenere gli impegni richiesti dalla crisi.

Tutte le analisi hanno dimostrato che le imposte patrimoniali a carattere forzoso, come un prelievo indiscriminato dai depositi bancari o altro, hanno impatto estremamente negativo sul risparmio, sull’economia e sui comportamenti di persone e istituzioni e quindi vanno assolutamente evitate e tantomeno menzionate. Poi ricordano un po’ l’infausta richiesta di “donare l’oro alla patria” !

Andrebbe invece favorito l’impiego di parte di questi valori, attualmente immobilizzati senza produrre interessi con vantaggio solo del sistema bancario, verso investimenti produttivi, ad esempio grandi programmi di project financing per investimenti infrastrutturali a lungo termine.

Nel breve termine ci si augura che almeno i 20 miliardi risparmiati durante il lockdown possano tradursi in maggiori consumi al fine di rilanciare la crescita.

Nel contesto dei discorsi per la ricerca di fonti interne di finanziamento, si sono presentate varie proposte, come ad esempio i contributi di solidarietà proposti dal PD per tassazioni addizionali progressive oltre gli 80.000 Euro di reddito o l’ emissione di obbligazioni perpetue irredimibili cioè senza scadenza che per natura presentano anomalie causa indisponibilità e che, se a carattere di risparmio forzoso, avrebbero impatti molto negativi ed effetti distorsivi.

Occorre comunque ricordare che in una grave fase recessiva il prelievo fiscale dovrebbe essere ridotto e non certamente aumentato, come insegnano le teorie keynesiane del deficit spending per finanziare investimenti reali, non certo spese correnti.

Secondo la Cgia di Mestre, già ora sono in atto in Italia patrimoniali come l’IMU per 21,8 Mld., il bollo auto per 6.7 Mld. ed altre imposte di bollo per 12 Mld. ed altro ancora per complessivi 42 Mld.

Per coprire i maggiori interventi pubblici (finanziamenti e contributi a fondo perduto) richiesti per affrontare la grave crisi recessiva, come mostrano le politiche attuate nei vari paesi, si ricorre in parte alle riserve nazionali disponibili (vedi quanto fa la Germania) oppure per lo più all’indebitamento pubblico, anche utilizzando gli strumenti comunitari.

Secondo le stime della Commissione Europea (Gentiloni), il deficit di bilancio 2020 dell’Italia è previsto raggiungere l’11% del PIL, un PIL che nel 2020 si sarà ridotto del 9.7% e cioè da 1.815 Mld. a 1.640 Mld. Il deficit dell’11% risulterebbe pari a 180 Mld. ed il debito aumentato di altrettanto arrivando a 2.627 Mld. pari a circa il 160% del PIL, indicato dalla Commissione Europea (il calcolo del debito iniziale 2020 con il denominatore PIL diminuito darebbe già un valore pari al 150% del PIL).

Quindi, sulla base di questi calcoli e stime, la maggiore spesa pubblica nel corso del 2020, finanziabile a debito e pari al deficit risulterebbe di 180 Mld., da cui togliendo il costo degli interessi che si possono stimare al 4% in 70 Mld. si perverrebbe ad un livello di 110 Mld. che include i 55 Mld. del Decreto Rilancio Italia (annunciato il 3 maggio 2020), oneri in parte definiti con il Decreto Cura Italia (17 marzo 2020), od ancora da definire, tra cui gli eventuali aiuti di stato autorizzati dalla Commissione all’Italia per le sue imprese (per ora 3 Mld. per Alitalia), ma siamo ancora nell’ordine delle ipotesi che potrebbero prevedere oneri maggiori o minori.

In realtà gli interventi del Governo si sono concentrati su provvedimenti a breve per il 2020, senza fare riferimento a quale sarà l’eredità della crisi e dei provvedimenti a debito sul 2021 e seguenti o meglio, nel contesto di un rimbalzo del PIL, peraltro non tale da compensare la caduta del 2020, senza considerare l’opportunità di allargare l’orizzonte a quale Italia si vorrà rafforzare dopo la crisi, avendo anche presenti alcuni degli obiettivi strategici espressi dalla Commissione europea in tema di Green Deal, digital transformation e maggiore integrazione.

Va anche ricordato che la Commissione Europea ha autorizzato la concessione di aiuti di stato alle imprese europee per 1.900 Mld., di cui il 52% alla Germania (circa 1.000 Mld.) ed il 17% (320 Mld.) per ciascun paese, Italia e Francia; non si tratta, come qualcuno ha male interpretato, di soldi U.E., ma di soldi che ciascun paese deve trovare in casa. I primi interventi riguardano in tutti i paesi il settore aereo in grave crisi (Lufthansa 10 Mld., Air France 7 Mld.)

L’Italia avrebbe quindi la possibilità di utilizzare 320 Mld. per aiuti di stato, con ricapitalizzazione di imprese e contribuzioni varie a imprese in difficoltà a causa della crisi economica deterrninata dalla pandemia.

Si tratta di liquidità che dovrà essere finanziata principalmente a debito e che potrebbe avere effetti molto positivi sulla ripresa delle imprese, ma anche sul futuro percorso dell’economia italiana.

Va infine sottolineato che l’autorizzazione a utilizzare 1.000 Mld. da parte della Germania, pari al 52% dell’intero ammontare, ha certamente effetti distorsivi sulla concorrenza tra i paesi europei e quindi sarebbe necessario compensare tali squilibri con altri interventi comunitari mirati.

 

Inserito il:16/05/2020 16:17:00
Ultimo aggiornamento:16/05/2020 16:26:35
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