Aggiornato al 15/01/2026

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Voltaire

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Lo Stato russo rafforza l’autonomia finanziaria e riduce la dipendenza da capitali esteri

di Achille De Tommaso

 

Rapporti di centri di ricerca occidentali, come quelli legati a istituti come la Banca di Finlandia (BOFIT), confermano che, mentre lo stock di titoli di Stato in Russia è alto, la quota detenuta oggi da investitori stranieri è estremamente bassa, con meno di una frazione dell’intero mercato sotto il controllo diretto di capitali esteri. E questo è ciò che gli occidentali non si aspettavano, quando pensavano che le sanzioni e l’isolamento avrebbero fatto collassare la Russia.

***

Il grafico qui sotto deriva dai dati ufficiali del Ministero delle Finanze della Federazione Russa, corroborati da istituzioni finanziarie occidentali, relativi all’andamento delle OFZ (Obligacii Federal’nogo Zaima, titoli di Stato russi) collocate e in circolazione nel mercato domestico. Le stesse serie sono normalmente diffuse tramite comunicazioni del Ministero e riprese da analisti finanziari anche occidentali.

Spiegazione del grafico

Il grafico confronta, a parità di periodo dell’anno, la crescita cumulata delle OFZ per quattro anni distinti:

• 2022 (linea marrone),

• 2023 (linea blu),

• 2024 (linea arancione),

• 2025 (linea rossa).

L’asse orizzontale rappresenta i mesi dell’anno, da gennaio a dicembre; l’asse verticale indica i miliardi di rubli di titoli collocati al netto dei rimborsi, cioè l’incremento effettivo dello stock di debito.

La linea rossa (2025) mostra un’accelerazione nettamente superiore agli anni precedenti: già a metà anno supera ampiamente i livelli massimi toccati nel 2023 e nel 2024, per poi impennarsi nel quarto trimestre. Questo segnala una strategia intenzionale di finanziamento interno, basata su aste frequenti e su una domanda domestica stabile, in larga parte proveniente da banche, fondi pensione e investitori istituzionali russi.

Il confronto storico è istruttivo:

• il 2022, anno di shock e ristrutturazione del sistema finanziario dopo le sanzioni, resta il più contenuto;

• il 2023 evidenzia una ripresa ordinata;

• il 2024 consolida la tendenza;

• il 2025 segna il salto di scala.

In sintesi, il grafico indica la capacità dello Stato russo di assorbire volumi crescenti di debito sul proprio mercato, rafforzando l’autonomia finanziaria e riducendo la dipendenza da capitali esteri. È un indicatore di resilienza strutturale che spiega perché, nonostante il contesto geopolitico avverso, il sistema finanziario russo continui a funzionare senza segnali di stress.

«Crescita delle OFZ (obbligazioni federali russe) in circolazione dall’inizio dell’anno, cumulata, miliardi di rubli»

 

I dati richiamati nel grafico raccontano quindi una storia che in Europa si preferisce ignorare o liquidare con formule ideologiche: quella di uno Stato che, pur sottoposto a un regime di sanzioni senza precedenti, continua a finanziare il proprio debito in modo ordinato, trovando domanda interna e mantenendo il controllo dei propri strumenti fiscali e monetari. L’operazione del Ministero delle Finanze della Federazione Russa, con la collocazione di nuovi titoli per 1.855 miliardi di rubli alla vigilia di una scadenza rilevante, è un gesto di gestione consapevole del ciclo del debito.

L’aumento del totale delle obbligazioni emesse, passato da circa 15.500 miliardi di rubli nel 2022 a quasi 30.000 miliardi oggi, va letto nel seguente contesto: Mosca ha scelto deliberatamente di spostare il baricentro del proprio finanziamento verso il mercato interno, riducendo l’esposizione a capitali esteri e a valute che possano essere politicamente “congelate”. È una strategia di sovranità finanziaria: che indica una domanda stabile e una fiducia interna che molti Paesi europei, formalmente “virtuosi”, faticano, essi stessi, ormai a garantire (v. differenziale di spread tra Italia e Germania)

Ciò che deve colpire è la disciplina. In un’epoca in cui gran parte dell’Occidente vive di deficit cronici mascherati da emergenze permanenti, la Russia mostra una capacità di pianificazione che affonda le radici in una cultura storicamente abituata alla scarsità, alla pressione esterna e alla necessità di resistere. I russi non delegano la sopravvivenza del sistema a comunicati ottimistici o a ingegnerie contabili, ma accettano il costo politico ed economico dell’autonomia e della guerra.

Questo non significa idealizzare o negare le difficoltà reali, ma riconoscere un dato di fatto: mentre l’Unione Europea discute, rinvia e si affida sempre più alla banca centrale come stampella politica, la Russia costruisce un circuito finanziario coerente con i propri obbiettivi strategici. È un approccio che può piacere o meno, ma che merita rispetto. In un mondo multipolare, la solidità non nasce dalle dichiarazioni di principio, bensì dalla capacità di reggere la pressione. E su questo terreno, oggi, i russi dimostrano una lucidità e una resilienza che molti in Occidente farebbero bene a studiare, prima di giudicare.

Posizione delle grandi banche globali:

Grandi istituzioni finanziarie come Goldman Sachs pur avendo formalmente abbandonato la loro presenza operativa in Russia, vendendo attività locali, hanno anche continuato, attraverso strumenti non convenzionali (come NDF collegati al rublo), a mantenere una certa esposizione o offrire prodotti legati al mercato russo. Questo riflette la complessità del rapporto tra i mercati globali e la Russia sotto sanzioni.

 

Inserito il:15/01/2026 15:32:34
Ultimo aggiornamento:15/01/2026 15:44:55
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