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Aggiornato al 25/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Marinus Van Reymerswaele (1490 - 1546) – Il cambiavalute e sua moglie - 1539

La moneta europea.

Abbiamo un'unione monetaria che pur se ci dà il vantaggio pratico a noi cittadini europei di viaggiare in quasi tutti i paesi europei senza doverci preoccupare del cambio, in realtà ha privato i nostri Stati del potere su di essa, di modularla, di inflazionarla e di poterla gestire come ricchezza dello Stato.

Forse non tutti sanno che, contrariamente alle vecchie lire in carta, che avevano un numero di serie, quindi della stampa nella zecca dello Stato, gli euro carta moneta, verificabile dai tagli € 20 e € 50 vecchia serie, portano una lettera che identifica lo stato stampatore ed una serie di numeri, generati da un algoritmo, che sommati danno sempre lo stesso numero per ogni Stato stampatore, per l'Italia è 7. Questo algoritmo ci dà la garanzia che lo Stato emettitore è quello, ma non ci dice quanta moneta è stata stampata, tenendo poi conto che ormai le monete non sono più legate all'oro posseduto da uno Stato, a voi le conclusioni. 

Un'altra cosa che forse non tutti sanno è che la Banca Centrale Europea è un associazione di Banche nazionali, dove l'Italia contribuisce con la Banca d'Italia (banca privata) per ben € 1.332.644.970,3, (fonte https://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/capital/html/index.it.html - sottoscrizione del capitale al 1 gennaio 2015) e che la stessa ha come soci:

 

 I SOCI DELLA BANCA D’ITALIA  

Gruppo Intesa (27,2%),

BNL (2,83%)

Gruppo San Paolo (17,23%)

Monte dei Paschi di Siena (2,50%)

Gruppo Capitalia (11,15%)

Gruppo La Fondiaria (2%)

Gruppo Unicredito (10,97%)

Gruppo Premafin (2%)

Assicurazioni Generali (6,33%)

Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%)

INPS (5%)

RAS (1,33%)

Banca Carige (3,96%)

privati (5,65%)

 

Non è solo mia opinione personale, che la progettazione e la realizzazione della moneta unica non porta ad uno Stato Europeo; lo aveva affermato Nicholas Kaldor nel 1971, un mese dopo l’uscita del Rapporto Werner (il primo progetto di unione monetaria), diceva, già all'epoca, che lo sforzo per restare nella moneta unica avrebbe causato tali pressioni sulle politiche fiscali nazionali da compromettere il futuro politico dell’Europa

Qui s'incontra il grosso nodo/problema odierno per l'Europa, che, oltre al l'immigrazione, fa sì che la discordanza europea infici un'unione di tipo "Statal/europeo", l'unione fiscale.

Come abbiamo visto negli scorsi anni, gli Stati europei con la crisi economica si sono ritrovati costretti nelle maglie degli stretti vincoli di bilancio, praticamente disarmati dalle norme imposte da Maastricht. 

La crisi non ha portato, né al completamento dell'unione monetaria, né all'allentamento dei vincoli di Maastricht, al contrario, si è rafforzato invece, il patto di stabilità e di crescita, attraverso il fiscal compact, e abbiamo visto la "germanizzazione" di tutta la politica europea compresa quella monetaria e fiscale.

Siamo arrivati ad una condizione economica pericolosissima nota come stag-deflazione, in cui la stagnazione economica e la recessione si accompagnano al progressivo calo dei prezzi. 

Tutto ciò si riflette sulle politiche fiscali dei paesi che devono rispettare tutti questi vincoli, politica fiscale e politica monetaria sono fortemente interdipendenti, se la BCE riuscisse anche con le misure non convenzionali a sconfiggere il rischio della deflazione nella zona dell’Euro renderebbe più sostenibile l’aggiustamento per i paesi indebitati.

Ma questa è un'utopia.

La crescita economica italiana, proclamata dal governo a fine 2015, dello 0,9%, quella che ci dovrebbe aiutare a rispettare i parametri di Maastricht, in realtà è dovuta ad un insieme di fattori quali: la politica espansiva della BCC (quantitative easing), calo del prezzo del petrolio, svalutazione dell'euro rispetto al dollaro.

La verità inconfessabile è che l'unione fiscale è necessaria per creare un meccanismo permanente di trasferimento dai Paesi che crescono a quelli che, per ragioni strutturali e politiche, non sono in grado di crescere, almeno fino a che sono parte dell'Unione monetaria.

Utopia che però dovrebbe realizzarsi se vogliamo continuare sulla strada dell'euro.

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Inserito il:01/03/2016 10:53:17
Ultimo aggiornamento:17/03/2016 21:34:42
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