In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
philipp-foltz-age-of-pericles.JPG
Philipp von Foltz (1805-1887) – The Age of Pericles - 1853

Debito greco e democrazia alla carta.

Il referendum greco mi sembra che abbia francamente poco a che fare con la democrazia in generale e con quella rappresentativa in particolare. Una kermesse arrabattata in fretta e furia, presentata all’opinione pubblica con obiettivi distorti e modificati durante la brevissima campagna comunicativa, anche con inopinati interventi dall’estero, come mai si è visto nei Paese democratici. Perciò l’esito, secondo me, è alquanto insignificante.
Ovvia la risposta se la domanda è in sostanza posta in termini di “vuoi tirare la cinghia tanto o poco?”.
Con l’aggiunta, completamente arbitraria, che tanto anche dicendo che è meglio poco non sarebbe successo nulla di spiacevole: né fuori dall’Euro né dall’Europa.
Con queste premesse il 61% di NO lo giudicherei un successo solo in rapporto a sondaggi che da anni non imbroccano quasi nulla.
Si indicesse un referendum europeo per chiedere agli oltre 300 milioni di contribuenti aventi diritto al voto se sono d’accordo o no di fare qualche sacrificio in più per ridurre quelli dei greci credo che ne uscirebbe un risultato sgradito ai tifosi di Tsipras. Perché, come dice qualcuno, è abbastanza facile fare gli anticapitalisti con i soldi degli altri.

Questo fatto della democrazia diretta, al seggio o per via elettronica, sta corrompendo intelletti e istituzioni. Ci sono tanti che ci marciano e tanti che abboccano, ma è una sciocchezza quando gli elettori sono potenzialmente milioni e i temi da valutare tanto complessi.

Ma, criticati i fautori della democrazia detta di stampo ateniese (però senza Solone, Pericle ed epigoni minimamente credibili), sono oltremodo criticabili, sempre a mio parere, anche quelli che “la popolazione greca non ha colpe. Solo colpa dei governanti”. Eh no!

Se la democrazia (rappresentativa, beninteso) è tale, non è che gli elettori non abbiano nulla a che fare con gli eletti. Se eleggi e magari riconfermi dei delinquenti o degli incapaci non chiamerei in ballo la sfortuna ma la stupidità. O l’interesse, anche dei votanti.

La Grecia pre Euro era molto povera, probabilmente più di adesso. I titoli di Stato erano abbastanza schifati, sicché dovevano concedere tassi oltre il 20%. Poi i governanti regolarmente eletti hanno portato la dracma in area Euro, con il ricorso accertato a posteriori ad approfonditi interventi di cosmetica di bilancio.
Cioè con la truffa.
E ad Euro acquisito, con i tassi scesi a livelli europei, cioè bassissimi rispetto ai precedenti, i governanti regolarmente eletti che fanno? Indebitano il Paese a dismisura, forse sentendosi sulla stessa barca dei ricchi europei che, nel caso, avrebbero fatto fronte comune.
Così, almeno, dovevano pensare tanto i governanti che gli investitori-finanziatori, cioè in buona parte proprio gli altri europei.

Se almeno con l’indebitamento fossero state finanziate opere utili a migliorare la mediocre produttività del Paese ora forse la situazione sarebbe un po' meno drammatica. Invece con quei soldi (altrui) è stato concesso alla popolazione – ovviamente anche a fini elettorali – un tenore di vita ben oltre quello che l’economia del Paese non drogata avrebbe potuto concedersi. Nel frattempo, anche per ottenere prestiti, l’uso della cosmetica di bilancio è proseguito.

Ciò premesso, è sensato dire che la popolazione che ha votato e rivotato quei governanti e che ha beneficiato delle loro concessioni non ha colpe? Eh no! Ripeto. E aggiungo: c…o!

Infine metterei un punto personale anche a questa faccenda molto chiacchierata in questi giorni del termine tedesco schuld, che significa tanto debito che colpa. Qualcuno ne fa una “colpa” ai tedeschi, tendente a dimostrare che sono gente, diciamo, poco elastica.
Se stiamo sul lessicale ci sarebbe tanto da dire, per la verità anche sul fatto di chiamare riforme sia quelle che lo sono davvero che quelle che in realtà sarebbero da chiamare semplicemente risparmi.
Ma per quanto riguarda il debito greco anche l’uso del vocabolo ristrutturazione mi sembra fuori luogo.
Con i precedenti truffaldini che ho ricordato il termine tedesco mi sembra il più appropriato proprio nel senso di colpa.
Perciò, se sarà il caso, non di ristrutturazione si dovrebbe parlare ma di vero e proprio perdono. Non disgiunto, come si usa, dalle scuse e dalla promessa solenne di non farlo più.

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:09/07/2015 07:36:07
Ultimo aggiornamento:01/08/2015 13:59:04
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology