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La trappola dei Paradisi fiscali e della Leva finanziaria
di Vincenzo Rampolla
Analisi degli intrecci tra capitali illeciti dell’evasione fiscale e leva finanziaria, elementi entrambi fonte di destabilizzazione non solo finanziaria ma economica e politica. Calati nell’attuale clima geopolitico già arroventato da eventi bellici, la ricchezza sospetta e le manipolazioni finanziarie si accentuano in una torbida escalation.Paradisi fiscali e centri off-shore, realtà distinte e simbiotiche, sono oggetto di una prossima analisi.
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Puzza di imbrogli finanziari in UE. Rapporti e inchieste recenti mettono in luce un fenomeno ampio e in rapida evoluzione in Europa: essere stata ed essere tuttora bivio di una complessa rete di flussi finanziari illeciti collegati a gruppi criminali, operatori economici e oligarchi russi sanzionati, che congiuntamente hanno sfruttato carenze normative e fragilità istituzionali dell’UE.
Si aggiunga un’analisi della Global Initiative Against Transnational Organized Crime che vede nei Balcani occidentali uno dei principali asili del denaro russo illecito sempre avviato verso l’UE. Qualche cifra per chiarire: gli Illicit Financial Flows rappresentano il 6% del PIL di quella Regione con massiccio uso di società di comodo, frodi IVA e fatturazioni manipolate.
Sul fronte degli investimenti, il think-tank MCIFF (Multiannual Competitiveness Financial Framework ) del Parlamento Europeo stima che negli ultimi 30 anni $1Trilione (migliaia di miliardi) di capitale russo torbido sia affluito in Europa, destinato ai settori strategici energia, telecomunicazioni, banca e costruzioni, emanato spesso da Centri offshore, paraventi della reale proprietà dei fondi e vettori di rischi economici e politici.
Illeciti flussi monetari russi. Si aggiunga a questo la manipolazione del petrolio raffinato: nonostante le sanzioni, l’UE ha continuato a importare forti volumi di carburanti ottenuti da greggio russo raffinato in India e Turchia. Global Witness certifica in merito che nel 2023 l’andazzo ha generato oltre €1,1 Mld di entrate fiscali per la Russia. Ci si chiede a questo punto: a che pro le restrizioni UE? Fanno acqua, con enormi spazi di elusione.
L’insieme di questi eventi rivela un problema strutturale: i flussi illeciti russi non si limitano a forme tradizionali di criminalità finanziaria, ma rappresentano uno strumento di influenza ibrida. Dalla criminalità organizzata allo spionaggio, passando per operazioni economiche losche, il sistema europeo si barcamena nella sua vulnerabilità.
Dal canto loro gli esperti incalzano: senza un rafforzamento delle norme antiriciclaggio e della trasparenza societaria, l’UE continuerà ad essere esposta a un rischio non solo economico, ma anche geopolitico. Domande. Chi affronta questi temi? Quando? Dove? Chi parla della cricca mafie russe e ucraine? Perché Mosca da 30 anni non è stata ancora registrata ufficialmente dalla UE come Paese terzo ad alto rischio per riciclaggio e per finanziamento del terrorismo? Perchè la Russia resta fuori dalla Liste GAFI (nera o grigia ) Gruppo Azione Finanziaria Internazionale? Quanto incide ciò sul protezionismo UE dell’ Ucraina? Perché sbandierare che sostenere la guerra in Ucraina diventa per le finanze UE un’assicurazione sulla vita?
Il pericolo della pace per l’UE. E se la guerra in Ucraina servisse anche a coprire un problema molto più grande dell’invasione stessa? Si parte da una tesi scomoda e per molti infame: per l’UE la pace è più pericolosa della guerra. Non per complotto, ma per avidità, silenzio complice e connivenze funzionali di studi legali, consulenti, revisori, banche, in barba al segreto bancario. E dov’è finito quel Trilione di capitali torbidi? È un inquinamento sistemico documentato da inchieste internazionali (ICIJ - Consorzio internazionale giornalisti Investigativi, OCCRP - Informazione giornalistica sl Crimine Organizzato e Corruzione -, Troika Laundromat, Danske Bank) che ha reso il sistema finanziario europeo strutturalmente indifeso e attaccabile. La guerra e le sanzioni hanno avuto un effetto collaterale decisivo: congelare il problema. Ma bloccare i capitali significa rinviare a tempi migliori una devastante resa dei conti giudiziaria, politica e finanziaria che in tempo di pace farebbe esplodere scandali, fallimenti bancari, crepe interne e crisi di legittimità delle élite europee.
E si arriva al paradosso: la guerra rafforza l’UE come attore strategico, la pace potrebbe aggravarla sotto gli isterismi, le ambizioni Usa e una falsa tutela, aprendo la strada a una fuga sfrenata di capitali, a inchieste e a un trauma pandemico che nessuno vuole affrontare, Mosca in primis, Washington poi, Bruxelles e le banche a ruota. Il conflitto ucraino emerge come una guerra ibrida iniziata ben prima del 2022, combattuta non solo con carri armati ma con flussi finanziari, corruzione, intermediari compiacenti e silenzi sottomessi. Ormai è chiaro. Una guerra che ha messo al palo l’UE, scoprendone il tallone d’Achille: la sua l’insicurezza e la prepotente libido di sovranità, economica e politica. In questo quadro, le orazioni sul diritto internazionale e le benedizioni di pace antidoto scaramantico alla minaccia militare russa appaiono ingenue e fasulle, coprono il vero rischio in gioco: una gigantesca vulnerabilità finanziaria europea che la fine del conflitto renderebbe ingestibile. E l’atlantismo del Governo Meloni, per ora amato a Washington, rischia di mutare in una scelta ad alto rischio sistemico, isolando Roma in una UE già fragile e riproducendo uno schema storico inquietante: puntare tutto su un vincitore fasullo, rinunciando a una strategia solidamente europea.
Il risultato? Scontato e crudele: la guerra non è solo combattuta, è pilotata. E viene gestita perché la pace, oggi, farebbe emergere verità che nessun sistema di potere è pronto a tollerare. Perché questa guerra non finisce mai? Perché l’UE sembra impotente, incapace di scegliersi e definire il proprio destino?
La trappola della leva finanziaria. La realtà si complica. Da inizio millennio l’economia occidentale ha subito una metamorfosi e costruito gradualmente un sistema apparentemente stabile nel breve, al prezzo di una reale fragilità nel futuro: produzione rimpiazzata dal credito, stabilità sociale spennata dal trionfo del debito, crescita reale travolta dall’espansione finanziaria rischiosa, complessa e ambigua: finanza grigia.
Finanza grigia non è illegale, è di origine incerta, partorita da realtà corrotte, mal tracciabile, opaca, politicamente collusa e istituzionalmente torbida: la ricchezza nascosta delle Nazioni.
In cifre balza subito all’occhio: i capitali off-shore globali detenuti dalle famiglie nei paradisi fiscali ammontano a $ 30-36 Trilioni e con un Pil globale annuo stimato a $111,3-113,8 Trilioni, nel 2024 la ricchezza grigia rappresenta il 23-32% del Pil, il tutto secondo le statistiche ufficiali della Banca Centrale Svizzera e della Banca dei Regolamenti Internazionali, con le singolarità nelle posizioni patrimoniali internazionali di ogni Paese. La ricchezza finanziaria off-shore include i portafogli di titoli (azioni, obbligazioni, quote di fondi comuni di investimento) delle famiglie in banche fuori (off) dal loro Paese di residenza (shore), oltre ai relativi depositi bancari.
A differenza del Pil, flusso annuale dinamico, questi capitali sono un enorme volume di ricchezza sterile, immobilizzato, incapace di generare valore nuovo e vincolo per il sistema produttivo: protetto e trasferito si trasforma in tentacolare leva finanziaria, plusvalenza, potere che i ricchissimi si tengono ben stretto.
Risultato: se 1/3 del Pil mondiale è asettico, la finanza non è più lo specchio dell’economia ma la domina, con un effetto leva di destabilizzazione, legato sistematicamente alla geografia, nella geo-mappa dei capitali grigi, torbidi nodi attraverso cui sono protetti, riallocati e usati in modo oscuro dai Centri off-shore (OFC).
Per la distribuzione della ricchezza off-shore, nel 2010 l’Europa ha contribuito con € 2.4 Trilioni e gli Usa con €1.05 Trilioni, entrambi nelle graduatoria dei maggiori esportatori di capitali grigi.
UE, Russia e Cina. Russia e Cina, dentro fino al collo, non sono un capitolo a parte. La Russia ha infiltrato e sfruttato la fragilità finanziaria dell’Occidente dall’interno, con effetti rapidi e destabilizzanti, vettore di guerra ibrida, senza apparire come minaccia diretta; la Cina attraverso il debito ha costruito dipendenze strutturali e progetti proiettati al domani. E l’UE? Rimasta intrappolata nelle proprie sanzioni, conflitti di interesse, economia vulnerabile. Refugium peccatorum, a metà strada tra l’asilo nido e il ricovero per anziani, appare un branco di volonterosi, quelli che ce la mettono tutta. Perché Mosca la tira tanto per le lunghe con l’ingenua complicità dell’UE lontana da capire come giocare sulla base quadrata di una scacchiera, oggi mutata in cerchio da Putin, domani in triangolo da Trump? L’effetto leva e il sistema UE vulnerabile e destabilizzabile nascono dal fatto che i Trilioni in realtà non sono rimasti fermi, ma hanno continuato a turbinare, usati da garanzia, base di derivati, leva consacrata per speculazioni multiple dai Centri OFC (Offshore Financial Center). A leva 5x o 10x, 30 Trilioni danno un’esposizione diretta di €150-300 Trilioni, più del doppio o triplo del Pil mondiale. Da dove nasce il terrore di scongelare e investire certi megacapitali e di continuare a farli fruttare per i gerarchi e i miliardari UE, esclusivamente? Secondo i precetti della Bible of Financial Globalization, Putin adotta subdolamente la leva 10x geopolitica come moltiplicatore di paralisi sistemica, usa il capitale per inchiodare al muro l’Occidente, narcotizzarlo, metterlo in ginocchio, stordirlo, renderlo incapace di reagire. Non per dominarlo. Senza subire danni per sé.
I Paradisi Fiscali. Rapporti sulla ricchezza off-shore evidenziano il ruolo dei paradisi fiscali nati per attingere plusvalenze e dislocare ricchezza privata al di fuori delle norme delle Nazioni. Obiettivo: creare disuguaglianze e fragilità economiche sistemiche. Il capitale non è più un puro elemento economico ma è anche strumento di influenza, ariete in moto nelle reti transnazionali e con strumenti legali e finanziari sofisticati (complex interdependence). La tattica adottata da Xi Jinping è da maestro, con l’impiego della trappola del debito: erogare prestito, creare dipendenza finanziaria del Paese, sfruttarla acquisendo o controllando asset strategici infrastrutturali (dighe, ponti, strade, acquedotti…) senza iniettare capitali.
Metamorfosi dell’Occidente. Ultime domande. Perché e come l’Occidente si è intossicato e diventato leva-dipendente? Soggiogato, soffocato, schiavo non per scelta strategica, ma per necessità strutturale, dopo la sua metamorfosi, una serie di mutazioni economiche, produttive e finanziarie, concretizzate in simultaneità:
- Primo mutamento, deindustrializzazione della produzione, dislocata in Paesi con lavoro a basso costo,
- Seconda rivoluzione, perdita della capacità di generare surplus reali, con mancata crescita dei salari, del gettito fiscale, della domanda interna e con l’elargizione al popolo di piogge di bonus salva vita.
- Terza evoluzione, conversione del sistema bancario da commerciale a finanziario, con profonde modifiche organizzative e business che instaura il dominio del prestito e che scivola verso il trading, i prodotti strutturati, i derivati complessi e i mercati liberi (fuori dal controllo delle Banche Centrali).
- Quarta trasfigurazione, l’iniezione massiccia della leva, per costruire la ricchezza con la finanza speculativa, con algoritmi informatici, senza intervento umano.
L’acquisizione di capitali grigi ha permesso di sostenere bilanci fragili, mantenere i rendimenti azionari e dilazionare gli aggiustamenti strutturali. La finanza ha tagliato il traguardo: assumere il ruolo di bilancia politica, promuovendo la leva a strumento trivalente: finanziario, economico e politico. Risultato? La leva può consentire addirittura ai Governi di mantenere la stabilità sociale, senza i vincoli dei problemi economici. Il discorso è complesso, da trattare altrove per restare in tema. Politicamente conviene. Può governare il presente, rinviando nel tempo e manipolando il confronto con il futuro.
Battesimo della finanza fai-da-te. E proprio il popolo è il primo a essere coivolto. Stregati ieri da lotto, Sisal, gratta-e-vinci, scommesse, oggi la mancata crescita dei salari ha dato il via al boom delle slot machines elettroniche, dotate di un secondo schermo con il bonus, pagamento aggiuntivo con un forte impatto sulla esplosione dell’azzardo. Si gioca per vincere o per perdere, per guadagnare senza lavorare. Sì. Si gioca al computer in casa e in ufficio. I Centri OFC aprono corsi per usare la leva finanziaria e diventare trader. La Banca Fideuram Direct– Intesa Sanpaolo Private Banking ha lanciato il roboadvisor ad AI per il private banking, per affiancare il consulente finanziario tradizionale e ha chiarito: Fideuram Direct è piattaforma aperta ai prodotti di risparmio gestito ad architettura aperta, in un universo investibile di 4.000 fondi. Una volta selezionati i primi 150, è garantita un’offerta ricca e controllata. Finanza fai-da-te. Per tutti.
E la guerra in Ucraina? Non si è forse tramutata anche in un meccanismo che congela le contraddizioni di un’UE finanziarizzata, infettata e asservita alla leva? Perchè mandare per le lunghe lo scioglimento dei suoi nodi, la gestione dei capitali grigi bloccati, la sostenibilità dei bilanci pubblici, la tenuta dei sistemi previdenziali, le pensioni integrative? Senza guerra tali nodi esploderebbero, tramutando la pace in un evento più nefasto della stessa guerra. Molti l’hanno detto e scritto. Si arriva al redde rationem e si misura l’aut-aut europeo: l’incapacità di affrontare i propri limiti strutturali, la propria dipendenza dalle regole del sistema, le nuove regole dell’isterica diplomazia americana. Di superare le debolezze autoinflitte, dice Draghi.
Obiettivo: diventare coraggiosi e forti politicamente, economicamente e militarmente. Saper combattere.
È tempo di cessare di barattare ossequi e smancerie a debito, è ora di rinvigorire una solida identità propria.
Sì. Terminata la guerra, la stabilità resta un sogno. Prima è d’obbligo una sosta alla cassa: a saldare il conto.
(Consultazione: Fonte: Souleymane Faye, Sarah Godar e Gabriel Zucman (2023), Global Offshore Wealth 2001-2022, documento Osservatorio fiscale UE; Atlante del mondo offshore, https://atlas-offshore-world.org; Bank Robo Advisor – ISPB; Suisse Central Bank;; World Tax Haven; Tax Haven Europe; CORPNET -University Amsterdam; UBS Tax Haven Annual report 2025; Silverio Allocca - Capitali opachi e declino dell’Occidente finanziarizzato)

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