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Aggiornato al 17/01/2022

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Helena Tiainen (from Berkeley, CA - United States) - Onward Upward (2017)

 

Al di là del PIL

di Bruno Lamborghini

 

La misura dell’economia in tutto il mondo si basa su un indicatore, il Prodotto Interno Lordo (PIL o GNP in inglese), introdotto negli anni ’40 dall’economista Kuznetz, come metrica fondamentale della crescita e della prosperità. Il PIL misura il valore monetario di tutti i beni e servizi prodotti in un’economia in un dato periodo, un aggregato del reddito dei cittadini e del valore aggiunto di imprese, pubblica amministrazione e altri.

Si tratta di una misura talvolta approssimata e in alcuni casi stimata (in particolare per la valutazione dei servizi delle pubbliche amministrazioni), diffusa in tutto il mondo e finora l’unica in grado di cercare di dare un valore ai beni e servizi prodotti, con una misura facilmente calcolabile. La variazione del PIL indica se l’economia è in crescita o in diminuzione in valore nominale ma soprattutto in valore reale, al netto dell’inflazione.

Anche l’inflazione o aumento dei prezzi è misurata in base a panieri-campione dei prezzi dei prodotti al consumo o di quelli industriali. Sulla base delle misure del PIL e dell’inflazione vengono decise ed effettuate le manovre di politica economica e si fanno confronti tra paesi. Ad esempio, gli interventi del’Unione Europea verso i paesi membri si basano sul rapporto Deficit/PIL (il noto 3% di massimo) od il rapporto Debito/PIL (il riferimento base del 60%). Così le banche centrali (BCE e Federal Reserve) pompano denaro sino ad una inflazione massima del 2%, ma ora si trovano in difficoltà con inflazione ben più alta e non sanno cosa decidere, temendo un rischio di stagflation.

Molti economisti, tra cui lo stesso Kuznetz ed ora Joseph Stiglitz, hanno rivolto profonde critiche alla misura del PIL, in quanto esso può non rappresentare l’effettiva condizione delle ’economie e tanto meno l’effettivo benessere sociale di una popolazione. Infatti, il PIL non misura alcuni fattori socialmente importanti,  come salute. istruzione, diseguaglianza dei redditi e delle opportunità, stato dell’ambiente o molti altri indicatori della qualità della vita.

Il PIL non misura neppure aspetti fondamentali dell’economia, come la sua sostenibilità, i costi non contabilizzati delle risorse naturali distrutte dall’attività industriale, gli effetti di gravi crisi sul futuro. Con la straordinaria crescita della finanza, la misura del PIL si è allontanata ulteriormente dall’economia reale, cioè dalla misura della produzione e disponibilità effettiva di beni e servizi reali, creando incertezze e rischi di instabilità e di diseguaglianze sociali e comunque l’indisponibilità di variabili non misurate. Ci sono esempi evidenti di palesi contraddizioni in presenza di crescita del PIL: negli ultimi 60 anni l’andamento del PIL pro capite in USA è costantemente cresciuto, mentre sono peggiorati in parallelo gli indicatori di diseguaglianze sociali che riducono il benessere sociale e con effetti economici non misurati.

Per cercare di costruire altri indicatori più adeguati a indicare lo stato di salute di un nazione ed i progressi reali del benessere dei cittadini si sono studiate diverse possibilità; vi è addirittura il caso di un piccolo paese, il Bhutan, in cui il giovane re ha introdotto la misura del Benessere Interno Lordo al posto del PIL, cercando di misurare qualità della vita, salute, purezza dell’aria vs inquinamento, occupazione, longevità, felicità ed altro.

Stiglitz ha proposto di calcolare e costruire una dashboard, un insieme di valori essenziali di una società., quali salute, istruzione, tempo libero, ambiente, uguaglianza, sostenibilità, ed il capitale naturale, umano, sociale e fisico di una nazione. Per chi è interessato a leggere alcuni riferimenti del pensiero di Stiglitz si possono trovare in: “Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro”, di Joseph E. Stiglitz , Einaudi, 2014. “Misurare ciò che conta. Al di là del PIL”, di Joseph. E. Stiglitz , Jean-Paul Fitoussi e Martine Durand  Einaudi, 2021.

La crescita delle diseguaglianze sociali che si è manifestata in modo pesante nel corso degli ultimi venti anni ha mosso tanti economisti ad occuparsene, in primis Stiglitz ed in specie Thomas Piketty (Il Capitale e più recentemente Capitale e ideologia), ma anche altri (Branko Milanovic, Richard Wilkinson, Maurizio Franzini). Tutti questi lavori mettono in evidenza la necessità di nuove misure dell’economia e della società di un paese, per affrontare più adeguatamente le politiche economiche necessarie per lo sviluppo, non solo quantitativo, ma soprattutto qualitativo della vita dei cittadini e delle istituzioni.

Un pensiero molto critico, non solo verso il PIL, ma verso il  modello economico  prevalente, in particolare rivolto al grande problema della crescente diseguaglianza sociale viene da  Papa Francesco, non solo nelle sue Encicliche più recenti Laudato si’, e Fratelli tutti, ma anche attraverso una iniziativa specifica avviata nel 2019:   in una lettera  da lui inviata ai giovani imprenditori, economisti e change maker chiama a raccolta i giovani del mondo per creare una community globale che faccia un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani.

Nasce così il movimento “The economy of  Francesco”, con riferimento a Francesco d’Assisi con le seguenti parole di Papa Francesco:  Desidero incontrarvi ad Assisi: per promuovere insieme, attraverso un “patto “comune, un processo di cambiamento globale che veda in comunione di intenti non solo quanti hanno il dono della fede, ma tutti gli uomini di buona volontà, al di là delle differenze di credo e di nazionalità, uniti da un ideale di fraternità attento soprattutto ai poveri e agli esclusi. Invito ciascuno di voi ad essere protagonista di questo patto, facendosi carico di un impegno individuale e collettivo per coltivare insieme il sogno di un nuovo umanesimo rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio. Il nome di questo evento – “Economy of Francesco” – ha chiaro riferimento a Francesco di Assisi e al Vangelo che egli visse in totale coerenza anche sul piano economico e sociale. Egli ci offre un ideale e, in qualche modo, un programma. Per me, che ho preso il suo nome, è continua fonte di ispirazione.” Questo appello è stato raccolto da centinaia di giovani. Sono nati dodici “villaggi tematici” che affrontano e approfondiscono argomenti chiave dell’economia di oggi e di domani, all’interno dei quali i giovani condividono le loro esperienze di progetti e pratiche di economia solidale.

La necessità di una nuova metrica delle variabili economiche a livello macro porta a ripensare anche la misura delle variabili economiche a livello micro e cioè con riferimento alle imprese, alle organizzazioni pubbliche, alle organizzazioni di volontariato, alla gestione delle famiglie. Sono in atto profondi ripensamenti nella gestione delle imprese ad esempio con riferimento al ruolo sociale e di sostenibilità ambientale delle imprese che possono avere impatto sulle decisioni, ma anche sui modelli di misura dei costi e benefici oltre il tradizionale schema bilancistico con impatto anche sulla contribuzione delle imprese al contesto della contabilità nazionale. Va aggiunto anche il processo di trasformazione dei modelli produttivi da forme lineari (il ciclo progetto-produzione-commercializzazione; la catena del valore) a forme circolari (economia circolare) e di crescente “servitizzazione”.

Anche per quanto riguarda la trasformazione del lavoro si prospettano importanti modifiche nella misura della produttività e dei risultati misurabili, tenuto conto del passaggio, sotto la doppia spinta della diffusione delle reti digitali e dell’evoluzione verso forme più evolute di smart working, così come per le nuove forme retributive basate in parte attraverso crescenti sistemi di welfare aziendale.

 

 

Inserito il:08/12/2021 11:07:10
Ultimo aggiornamento:08/12/2021 11:25:06
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