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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Pieter Brueghel il Giovane (Bruxelles, 1564-Anversa, 1636) - The Tax Collector

 

L’IRPEF penalizza i manager e il sommerso mette a rischio il welfare di tutti

di Giovanni Caraffini

 

Lo studio sulle dichiarazioni dei redditi del 2015 dimostra che i pensionati hanno versato il 34,5% del gettito IRPEF e i dipendenti il 60%, mentre 10 milioni di autonomi hanno contribuito solo con il rimanente 5,5%. Il 3% della popolazione rappresentata da manager in attività e in pensione ha versato 50 miliardi di euro e cioè oltre il 30% dell’intero gettito di IRPEF. Quale futuro per i manager in Italia ?

 

CIDA Lombardia, Confederazione Italiana dei Dirigenti e della Alte Professionalità, ha organizzato il 27 giugno, in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, un convegno presso la sala conferenze dell’acquario civico di Milano per presentare i risultati dell’indagine che pone in modo evidente il problema del sommerso che mette in crisi le prospettive di sostenibilità del Welfare. Le categorie che maggiormente contribuiscono alle entrate dello stato sono proprio quelle che meno possono beneficiare dei servizi assistenziali e la jungla contributiva favorisce l’evasione e coloro che si rendono invisibili al fisco.

 

 

Sono 836 mila i manager in attività in Italia, fra dirigenti e quadri apicali/superiori, ai quali si aggiungono quasi un milione di manager pensionati. Un milione e 800 mila manager ha versato 50 miliardi di tassazione IRPEF nel 2015 sul totale di 171,7 miliardi di gettito nazionale. Quindi il 3% della popolazione costituita da manager ha versato il 30%. Come si può notare dal grafico 30 milioni di persone, e cioè il 50 % della Popolazione, non ha versato nemmeno un € di tasse ed è a carico di qualcun altro.

I manager da soli hanno versato oltre cinque volte il contributo degli autonomi pur essendo meno di un terzo (?!?). Una situazione inaccettabile per il Paese che rischia l’impoverimento e il dissesto a causa di chi le tasse non le paga.

Invece di limitarci a ridistribuire ricchezza decrescente, aumentando il livello di povertà, già al 19,4% secondo i dati ISTAT, il più alto in Europa dopo la Grecia, dobbiamo dare ad un numero crescente di lavoratori la dignità di contribuire ai servizi del Paese per elevare il livello di benessere.

Franco Del Vecchio, Segretario CIDA Lombardia, ha commentato: “Abbiamo tutti insieme la responsabilità di creare un contesto favorevole, un Paese europeo normale. Più opportunità di lavoro, dignità, servizi, equità. Meno debito pubblico. Nessuno può sottrarsi all’impegno per il Paese. Per garantire maggiore equità dobbiamo dare a più persone la possibilità di emergere e contribuire al welfare”.

Il Prof. Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche di “itinerari previdenziali”, ha presentato i risultati del quarto rapporto sulle dichiarazioni dei redditi 2015 dal quale sono emersi risultati emblematici.

  • Il gettito dell’IRPEF è insufficiente a coprire le spese di sanità e assistenza: nel 2015 sono venuti a mancare una quarantina di miliardi, cinquanta se si considera la restituzione del bonus di 80 euro.
  • Esclusi i 17 milioni di dipendenti e i 16 milioni di pensionati, che non sono in condizione di eludere le tasse, ci sono più di 7 milioni di autonomi e 20 milioni di senza reddito fra i quali si annidano milioni di evasori.

Mentre i manager sono tartassati, il numero delle automobili di costo superiore ai 120.000 euro è dieci volte il numero di coloro che dichiarano un reddito lordo superiore ai 240 mila euro (120 mila netti), esempio che denota tutta l’inefficienza del nostro sistema fiscale che fa burocrazia sui dettagli dimenticando il sommerso. C’è poi un altro grosso problema che riguarda il futuro: come si potranno pagare le pensioni assistenziali ai circa 10 milioni di soggetti che non dichiarano nulla ai fini IRPEF?

La politica non può preoccuparsi solo di ridistribuire ricchezza senza creare nuovo valore, perché in tal modo si accelera solo l’impoverimento generalizzato del Paese. E mentre gli extracomunitari sbarcano numerosi, gli Italiani cercano migliori prospettive all’estero; sono giovani preparati, manager che perdono il lavoro in Italia e pensionati che cercano di recuperare potere d’acquisto.

In chiusura il dott. Giorgio Ambrogioni, presidente della CIDA, ha dichiarato la precisa volontà di dare un senso al convegno facendo appello all’impegno sociale dei manager per approvare in occasione della prossima assemblea confederale che avrà luogo il 6 luglio un documento organico in chiave economica, fiscale e sociale per proporre al Paese un cambio di rotta che assicuri il rinascimento economico e valoriale del Paese.

Il resoconto completo del convegno sull’Equità Fiscale, la copia delle presentazioni, il quarto rapporto sulla tassazione IRPEF e i comunicati stampa CIDA e Itinerari Previdenziali sono disponibili sulla rivista Dirigenti Industria all’indirizzo: http://dirigentindustria.it/notizie/fisco/l-irpef-penalizza-i-manager-e-il-sommerso-mette-a-rischio-il-welfare-di-tutti.html

 

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Inserito il:04/07/2017 18:14:30
Ultimo aggiornamento:05/07/2017 00:05:53
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