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Aggiornato al 17/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vincent van Gogh (Zundert, Olanda, 1853 - Auvers-sur-Oise, Francia, 1890) - Tulip in Holland

 

La bolla dei tulipani, madre delle speculazioni finanziarie

di Vincenzo Rampolla

 

Trafficare, lucrare, giocare, fare soldi senza scrupoli e senza lavorare è cosa antica quanto l’uomo e la storia dei tulipani è sempre attuale.

Nel 1637 la bolla dei tulipani è stata la prima grande crisi finanziaria innescata da strumenti finanziari speculativi.

Nella seconda metà del 1500 i bulbi di tulipano iniziarono a essere importati dalla Turchia e l'Olanda fu il paese promotore della loro diffusione.

Negli ultimi anni del 1500 la coltivazione del tulipano fu avviata nei Paesi Bassi. Le varietà meno comuni del fiore in breve vennero considerate merce di lusso, altamente desiderate presso la borghesia e i ricchi mercanti. Nasceva la febbre dei tulipani.

Fu la sorpresa a stimolarla: dal tipo di bulbo piantato non è facile prevedere colore e forma del fiore, talvolta con rare screziature. L’artefice delle incredibili pennellate della natura, a forma di piuma o di fiamma, è il virus del mosaico (tipico di numerosi ortaggi e fiori come rosa, cetriolo, etc.). Dal bulbo principale si trasmette ai bulbilli, con l’effetto di indebolire la pianta, ritardando notevolmente la produzione delle varietà più pregiate.

La domanda di nuovi fiori superò ben presto la l’offerta, a causa del lento ciclo riproduttivo e i prezzi delle specie più ricercate subirono incessanti spinte al rialzo.

All'epoca si arrivò a considerare il bulbo del tulipano come un investimento, perché rappresentava una forma embrionale di future sul tulipano, il fiore di domani.

Le contrattazioni avvenivano in aste pubbliche o private (riunioni di coltivatori e commercianti riuniti nelle locande) delle varie città olandesi, tra cui Haarlem e L'Aia.

L'espansione commerciale dell'Olanda, grazie al suo dominio delle vie del mare verso le Indie orientali, con l'ampliamento dell'economia e l'accrescimento della ricchezza finanziaria privata, favorì lo sviluppo di questa mania.

Non solo gli intenditori e appassionati di fiori appartenenti alle classi più agiate, ma anche fioristi-commercianti delle classi meno abbienti iniziarono a partecipare in modo sistematico e organizzato alle transazioni su bulbi di tulipano anche di specie più comuni.

Nel periodo 1620-30 la produzione del tulipano più ricercato, il Semper Augustus, era nelle mani di un singolo proprietario. Il costo di un bulbo di Semper Augustus era di 1.000 fiorini nel 1623 e di 3.000 nel 1625, anni in cui in Olanda il salario medio annuo oscillava sui 150 fiorini.

A partire dal 1625, le varietà di tulipani crebbero rapidamente, ma l’offerta complessiva rimase limitata, perché i bulbilli dovevano crescere per qualche anno prima di produrre il fiore. Fino al 1633, il mercato dei tulipani fu un commercio di lusso, a cui partecipava chi poteva permetterselo. Era anche un mercato di appassionati esperti di tulipani e della loro coltivazione. Era infine un business le cui transazioni avvenivano al momento della fioritura, quando la qualità del fiore poteva essere valutata.

Dal 1634 in poi, la situazione cambiò e divenne pratica comune acquistare in autunno o inverno in attesa della consegna a giugno o settembre. Alcuni commercianti vendevano bulbi avendo stipulato un contratto d’acquisto, ma senza esserne in possesso. Ciò consentiva loro di trarre profitti, senza bisogno di piantare un solo bulbo.

Prese piede così il commercio dei tulipani di carta, ossia degli atti d’acquisto, pezzi di carta che venivano firmati, senza bisogno di mostrare fiori e bulbi.

Nel 1635 venne creata un’unità di peso il perit e iniziò la vendita a peso, limitata ai bulbi più grossi e pregiati. L'interesse generato dal commercio di tulipani fu tale che si radicò la consuetudine di prenotare in anticipo presso i contadini-coltivatori i bulbi ancora in terra attraverso contratti con prezzi fissati prima da onorare a scadenza; ciò consentiva l'estensione del periodo di compravendite da pochi mesi estivi, solo dopo che i bulbi venivano dissotterrati, all’intero anno.

In due parole, si negoziavano i diritti sul bulbo, cioè i futures di tulipani, pagando subito un acconto del prezzo finale e saldando alla consegna del bulbo fiorito, dando luogo a quel fenomeno che venne chiamato il commercio al vento perché lo scambio effettivo avveniva a una data futura definita nel contratto.

In pratica, poiché la consegna materiale avveniva dopo alcuni mesi, gli stessi contratti a termine già stipulati divennero oggetto della negoziazione tra i fioristi-commercianti.

Nasceva una lunga catena di obbligazioni che legava tutti i partecipanti, con il rischio che il mancato pagamento da parte dell'ultimo acquirente avrebbe creato un effetto domino sui precedenti acquirenti debitori. Sta di fatto che le corporazioni dei mercanti che gestivano le contrattazioni locali non controllavano se gli acquirenti avevano il denaro per saldare i debiti e neppure se i venditori possedevano i bulbi che dovevano consegnare.

Gli acquisti con consegna futura del bulbo erano effettuati solo allo scopo di partecipare al gioco al rialzo dei prezzi, per potere lucrare, attraverso la vendita, sull’aumento dei prezzi. L’aspettativa di un facile guadagno e l'avidità collettiva alimentarono di continuo la crescita dei prezzi.

I prezzi ebbero un andamento del tutto slegato dalla realtà dando luogo ad una vera e propria bolla speculativa. Si era così creata la leva che consentiva di scommettere molto denaro impegnandone poco.

Si potevano comprare titoli corrispondenti a 200 perit di un bulbo e 300 perit di un altro, pagando solo il 10% del prezzo pattuito. Questo contratto poteva essere utilizzato in un’ottica speculativa, vendendo ad esempio titoli corrispondenti a metà dei 300 perit del secondo bulbo per acquistare titoli per 200 perit di un terzo bulbo e la catena della speculazione si allungava a dismisura. Si arrivò a vendere immobili per poter acquistare i diritti sui bulbi più grandi e pregiati.

Una chiara visione dell’abisso creato tra il valore di scambio di un bulbo pregiato e l’economia reale viene da una cronaca dell'epoca: un fiore di tulipano del valore di 3.000 fiorini avrebbe potuto essere scambiato nel gennaio 1637 con un enorme quantità di merci pari a 8 maiali grassi, 4 buoi grassi, 12 pecore grasse, 24 tonnellate di grano, 48 tonnellate di segale, 2 botti di vino… e altre merci. Alla scadenza del contratto, chi l’aveva sottoscritto doveva naturalmente pagare il saldo.

In realtà ben pochi compratori avrebbero avuto il denaro per saldare i propri conti, ma nessuno di loro intendeva richiedere la consegna: avevano comprato tulipani di carta solo per rivenderli dopo poco ricavandone un profitto. Il gioco d’azzardo che si era venuto a creare scatenò una spinta al rialzo, una frenetica corsa ad acquistare e rivendere, nella convinzione che i prezzi sarebbero continuati a salire.

Dopo che i bulbi vennero piantati nell’ottobre del 1636, i prezzi salirono alle stelle. Nei mesi di novembre, dicembre e gennaio l’andamento rialzista proseguì. I prezzi più alti vennero pagati a fine gennaio e a inizio febbraio 1637.

Da ottobre 1636 a gennaio 1637, alcuni bulbi erano passati di mano nella compravendita fino a dieci volte e il loro prezzo era cresciuto fino a venti volte. Il crollo arrivò in occasione dell’asta di Alkmaar il 5 febbraio 1637. Centinaia di lotti di bulbi furono venduti per un ammontare di 90.000 fiorini (circa €5 M), ovvero ogni bulbo fu venduto a un prezzo medio pari al reddito di oltre un anno e mezzo di un manovale dell'epoca.

Nei giorni successivi, la febbre dei tulipani si tramutò all'improvviso in terrore: ad Haarlem un'asta di bulbi andò deserta e provocò il panic selling incontrollato, facendo precipitare i prezzi di mercato in tutto l’Olanda. I prezzi si erano spinti a livelli così alti da fare capire agli investitori più accorti che era il momento di sbarazzarsi dei contratti divenuti carta straccia.

Nonostante gli sforzi degli operatori, la domanda per le varietà considerate prima nuove e attraenti divenne rarefatta e largamente insufficiente a sostenere le forti richieste di vendite: il mercato dei tulipani crollò del tutto e le negoziazioni s'interruppero.

In tale situazione, chi aveva acquistato attraverso i contratti (futures) i bulbi (i fioristi) si ritrovò vincolato contrattualmente a pagarli una cifra notevolmente superiore ai prezzi reali del momento, a vantaggio dei contadini (possessori dei bulbi) che essendo parte venditrice nei contratti futures avevano il diritto di percepire prezzi elevatissimi per dei bulbi che ormai valevano poco o nulla. Il mercato di negoziazione di contratti su tulipani scomparve.

La diffusione dell'informazione sul crollo dei prezzi e l'impossibilità di trovare acquirenti innescò una corsa dei fioristi a vendere a qualsiasi prezzo. Il panico si diffuse in tutti i centri urbani delle Provincie Unite dei Paesi Bassi. La lobby dei fioristi, gravemente colpita, indusse la giustizia delle Provincie unite olandesi a decretare la trasformazione dei contratti a termine (i futures) in contratti di opzione.

In questo modo il detentore del contratto (fiorista o commerciante) fu autorizzato a non onorare l'impegno nei confronti dei contadini o coltivatori pagando solo una penalità pari al 3,5% del prezzo pattuito, anziché essere obbligato a comprare a prezzi elevatissimi un bulbo che in quel momento aveva un valore di mercato largamente inferiore al valore del contratto originario.

Questa bolla viene considerata il primo crack finanziario della storia nato da un comportamento di massa guidato dalla diffusa credenza del facile arricchimento di fare soldi con la speculazione, senza lavorare.

Ricorda da vicino la storia del Bitcoin e delle criptovalute, ma il gennaio del 2030 è ancora lontano, data prevista per la fine della produzione dei miner. Chi vivrà, vedrà.

 

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Inserito il:16/04/2019 08:37:16
Ultimo aggiornamento:16/04/2019 08:44:25
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