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Aggiornato al 18/11/2018

Joel Mangundirjo (Central Java, 1965 - ) - Sharing

 

L’economia “to share” può salvare l’uomo

di Alessandro Sottocornola

 

Sembra un paradosso ma non lo è. Gli uomini, occidentali e orientali indistintamente, hanno deciso in maniera silenziosa che per vivere meglio fosse necessario produrre sempre di più, tutto a tutti e se necessario meglio di più che meno.

Produciamo come se il filo per tessere la coperta fosse infinito ed ogni anno il rapporto del Global Footprint Network, l’organizzazione di ricerca internazionale che ha dato avvio al metodo di misura dell’Impronta Ecologica (in inglese Ecological Foorprint), ci fa rabbrividire per qualche ora. Poi per un anno ce ne freghiamo altamente.

Per l’occasione è bene ricordare che “l’umanità ha usato l’intero budget annuale di risorse” del 2018 il 31 luglio. Gli altri giorni necessari ad arrivare alla fine dell’anno distruggiamo risorse in maniera irreparabile.

Questa scena apocalittica contrastata in via continuativa solo dagli ambientalisti più estremi può avere un vero nemico: il profitto e la nuova economia. Una inversione di direzione è già in atto grazie ad una economia che cerca di muoversi nella direzione opposta e tutto questo sta succedendo sotto i nostri occhi.

To Share, condividere.
Può sembrare una moda, ma non lo è. E gli alti profitti spingono gli investitori e l’economia in maniera considerevole in quella direzione.
Sta alla politica regolare queste attività, ma non è il tema di oggi.

Quante volte avete usato il trapano che vi è stato regalato a Natale di tre anni fa? Magari avete montato due armadi interi, ma poi questo utile utensile riposa per mesi nello sgabuzzino.

Ecco che è nata toolsharing la piattaforma italiana per lo scambio e la condivisione degli utensili.

Siete dei rappresentanti e fate 80.000 km l’anno o l’auto la usate solo la domenica per andare a fare una scampagnata? Sotto i nostri occhi sono nate una decina di piattaforme di condivisione di auto: car2go, Enjoy, sharengo, Adduma Car, ma anche le biciclette non sono da meno Mobike, GoBee Bike, BikeMi, ed anche all’estero le ho viste a Londra, Parigi, Berlino, Lione, Tel Aviv, Shangai etc etc.

Mentre Blablabla Car è rimasta più vicina al concetto del condividere, è un privato che si propone di condividere un passaggio verso una meta stabilita, le altre piattaforme fanno capo a giganti del business che condividono le loro flotte di mezzi.

A noi utenti non rimane che pagare il gettone di quando usiamo il bene e poi lasciarlo quando non ci serve più.

Ragionando per assurdo e esasperando il pensiero, a mio avviso, Uber rimane una idea molto più share economy di altre: un privato che condivide la propria auto per dare un passaggio.
Tralasciamo in questa sede che Uber in Italia opera fuori dalle regole del trasporto pubblico. Come dicevo, e mi ripeto, questi sono aspetti che deve regolare la politica.

Airbnb era nata per la condivisione di un divano per una notte, poi ha totalmente perso la sua visione, ma il concetto di condividere sta alla origine.

Era una gemella del famoso Couchsurfing.com (condivisione del divano per una notte) ma poi si è molto evoluta nel senso del business.

Pensate al fattorino del pizzicagnolo o drogheria che faceva le consegne quando anni fa era ancora in uso portare la spesa a casa. Pensate a quello stesso fattorino che poi ha iniziato a portare le pizze a casa. Due pizzerie troppo piccole per permettersi un fattorino, due pizzerie che lo condividono.

Così nasce l’idea di base di PizzaBo, poi Foodora, poi JustEat, Glovo e tutte le altre piattaforme che hanno pensato di usare una persona per fare più consegne.

E’ di pochi giorni fa la notizia che Glovo si è comprata Foodora: questo per far capire che il business c’è, si va a consolidare il mercato attraverso player più forti.

E’ ovvio che dove c’è il profitto subito dopo arrivano i giganti della economia e cercano di metterci il loro bollino, il loro marchio ed è qui che entra in scena la politica e dovrebbe regolare quel mercato o settore.

Ma non perdiamo di vista il concetto di condivisione, nei tempi moderni si arriva a condividere l’abbonamento per le piattaforme legali di musica: si registra una persona, ha accesso a tutto il catalogo di dischi possibile ed inimmaginabile. Questa persona ha la facoltà di condividere questo catalogo con altri tre membri della famiglia.
E se la famiglia non ce l’ho? Togetherprice.com mette in contatto chi ha l’abbonamento intestato e chi vuole avere un accesso premium e condividono la spesa: uno se la intesta, gli altri lo rimborsano. Una sorta di “condivisione”.

Effettivamente questo è un servizio ma è il concetto del “condividere per non sprecare” che mi piace segnalare.

Mi terrò lontano dal parlare di piattaforme per finanziarie o investire, tutto il mondo che parla del Crowfunding, perchè è molto complicato, confuso e in Italia applicato anche in maniera singolare, però non distogliete mai il pensiero che quando è “share” è condivisione di un bene, altrimenti è un semplice noleggio o partecipazione.

Condividere qualcosa che altrimenti non viene utilizzato al suo 100% allora questo è share economy.

E questo è il prossimo futuro.

Se volete qualche esempio di investitore italiano che ha dichiarato più volte di credere in questo modello di business potete seguire Gianluca Dettori con la sua Dpixel società di investimenti.

PS - Una idea che potremmo importare dagli USA è la “stanza lavanderia” dove negli scantinati dei palazzi con più condomini si installano lavatrici e asciugatrici da utilizzo comune. Non un elettrodomestico replicato in ogni appartamento ma una stanza che potrebbe essere adibita in futuro a piccolo magazzino con gli utensili (falciatrice, tagliaerba, trapano, etc) fino ad arrivare alla bicicletta ad uso del palazzo. Oggi con la nuova tecnologia a disposizione è possibile sapere chi sta usando, cosa e quanto e pagare esattamente per questo utilizzo.

 

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Inserito il:07/11/2018 16:23:13
Ultimo aggiornamento:07/11/2018 16:35:19
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