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Voltaire

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L’oro delle Nazioni - (2 di 2) - Le riserve oro USA

di Vincenzo Rampolla

 

Le riserve auree degli USA. I caveaux statunitensi custodiscono la più grande riserva aurea del pianeta: 8.133,46 t metriche* di metallo giallo, oltre 261 M once la cui ultima valutazione risale al 1973, sulla base del valore legale del dollaro dell’epoca. L’enorme patrimonio è registrato a una quota irrilevante di $42,22/ oncia ed è pari a $11.22 Mld ***, valori inspiegabili e falsi, totalmente incongruenti con le quotazioni attuali, con l’oro superiore a $ 4.300/ oncia (** $166 /g).

Il valore reale supera dunque di quasi 80 volte quell’importo ufficiale congelato da mezzo secolo nei bilanci governativi e un eventuale riallineamento ai valori di mercato inonderebbe il Tesoro, con effetto disastroso sul sistema finanziario e sulla politica monetaria USA. Attualizzato a prezzi correnti 2026 ($4.300/ oncia), la riserva avrebbe un valore reale stimato oltre $ 861 Mld, ammontare prossimo al Trilione.

Oltre la metà della riserva è custodito nei caveaux di Fort Knox, Kentucky, il resto è sparso tra i depositi di West Point, Denver e di NY, nei sotterranei della Federal Reserve, 24 m sotto Manhattan. Il Dipartimento del Tesoro USA vanterebbe un patrimonio superiore circa 2,5 volte quello della Germania (3351,53 t), quasi il quadruplo dell’Italia (2451,8 t) e 10 volte del Giappone (846 t).

Secondo le teorie scandalistiche del passato, l’oro a Fort Knox non è esistito realmente, ridotto a un mucchietto di lingotti e la Banca Centrale Statunitense (FED) non custodisce un solo grammo delle riserve auree del Paese. Al tempo del gold standard, l’Istituto bancario deteneva grandi quantità di oro da utilizzare nell’ambito delle sue funzioni ordinarie. Dopo l’abbandono del sistema aureo (1934), una legge federale trasferì la proprietà del metallo tenuto dalla FED al Dipartimento del Tesoro e questa ricevette certificati aurei relativi alla quantità di oro trasferita, al prezzo legale dell’oro allora vigente e senza il diritto di riscattare il metallo. Ciò detto, un’eventuale indagine viene presto scartata, ma un fatto è certo: quando mai il Governo degli USA ha verificato le proprie riserve auree? Pigrizia, ignoranza, incapacità, mancanza di tempo, strategia? Non è campato in aria che con la maschera quotidiana Trump abbia alimentato speculazioni, chiedendo verifiche ufficiali sulla reale presenza del metallo prezioso, mentre la sua politica depaupera i dati del passato e inquina la realtà dell’oggi e del futuro. Un’analisi tecnica oggettiva, fondata sui dati di mercato reali e attuali, porterebbe al giusto peso finanziario del metallo. Se non recita, Trump deve aver perso ogni interesse per la situazione dell’oro di Fort Knox. Così sembra.

Il Tesoro e la Federal Reserve. A differenza di molti altri Paesi, essendo l’oro USA detenuto direttamente dal Tesoro, la rivalutazione delle riserve in base ai prezzi di mercato aumenterebbe la liquidità e potrebbe incidere sugli equilibri della Fed e sul tetto del debito pubblico. Altri Paesi, come Germania, Italia e Sudafrica, in passato hanno rivalutato le loro riserve auree, dimostrando che l’operazione è possibile, anche se complessa. Rischiosa, se condotta da dilettanti.

Gli Stati Uniti non rivalutano le riserve auree. L’oro detenuto dal governo USA continua a essere vincolato a un valore obsoleto, mai aggiornato. I benefici di una nuova valorizzazione sono scontati e per esempio, si potrebbe attingere al patrimonio per ripagare un’importante quota del debito nazionale. Eppure una soluzione deve esserci. Paradossalmente, le scorte auree USA non basterebbero a finanziare il Dipartimento della Difesa per un solo anno fiscale e rivalutare le riserve di oro significherebbe riconoscerne implicitamente il ruolo di copertura del dollaro, mirando a scenari di pseudo-standard. Passo falso da evitare. Trump non ci casca. Non recita. Che fare?

L'oro supera il debito USA? Oggi il metallo giallo apparentemente ha preso il comando. Un sorpasso storico, balbettato a settembre 2025, con la fine dell’epoca dominata dalle obbligazioni emesse da Washington. Quanto è durato?

A partire dalla metà degli anni ‘90, le obbligazioni sovrane statunitensi sono diventate l’asset ambito dalle riserve mondiali, detronizzando l’oro, che fino allora aveva regnato incontrastato. Sempre paradossalmente è soprattutto dall’Europa che il debito americano è venuto alla ribalta: mentre il debito aumentava gradualmente nelle riserve valutarie, la quota dell’oro diminuiva rapidamente. Perché?  Le Banche Centrali dei Paesi europei vendevano alla grande le loro riserve auree in attesa del nuovo pargolo: l’euro. Dagli inizi anni ’80 ai primi anni 2000, dal 60% nelle riserve valutarie mondiali l’oro è sceso al 10%. Parallelamente, i titoli del Tesoro USA sono passati dal 10 al 30%, livello stabile per 20 anni. Oggi la situazione si è consolidata, non ribaltata.

Sfiorando da lontano l’euro, a settembre 2025 l’oro si è piazzato accanto al debito USA nelle riserve valutarie globali. In pratica il mercato dell’oro e quello del debito USA hanno raggiunto dimensioni in apparenza credute equivalenti, con il debito a $38,514 Trilioni e l’oro a 1 Trilione, se attualizzato correttamente e ben superiore alle altre asset class. Questo incrocio dei corsi andrebbe analizzato: 2 dinamiche basilari lo sostengono.  

La prima dinamica. È l’erosione progressiva del volume di debito USA detenuto da soggetti esteri a partire dalla metà degli anni 2010. La Cina ha ridotto la quota di obbligazioni USA di circa il 40% dal 2013, movimento seguito da molte banche centrali del Sudest asiatico, favorevoli a adottare lo yuan anziché il dollaro. Il Giappone, primo detentore estero di debito statunitense, ha mantenuto il valore assoluto del suo portafoglio, ma la sua quota è crollata, dimezzandola: da 10% l’intero debito USA negoziabile nel 2010, oggi si è ridotto al 5%. Fondi pensione di Danimarca e Svezia hanno iniziato a vendere obbligazioni USA, gesto simbolico molto forte, ma in sostanza misero, copiabile. Gli altri Paesi hanno mantenuto la propria quota senza aumentarla. Il Regno Unito è l’unico Paese ad avere aumentato la quota di debito USA.

La seconda dinamica. Al calo del peso globale del debito USA si è aggiunta la forte accelerazione dell’incetta di oro dal 2022 scatenata negli ultimi mesi deliberatamente, non casualmente, con un intento ben visibile, sfociato in un’esplosione speculativa del prezzo dell’oro (+139% da fine 2023).

Entrambe le dinamiche combinate sotto la pressione di una nuova realtà geopolitica, l'incertezza globale nata dai conflitti Russia - Ucraina e Israele - Gaza, per il loro temporeggiamenti intollerabili e continui, senza mai costruire a una seria piattaforma risolutiva.

Entrambe pervase da un reciproco falso istinto di costruire la pace: il più tardi possibile o mai.  

Entrambe legate molto all’aggressiva politica commerciale dell’Amministrazione Trump che ha abilmente pilotato Banche Centrali e investitori a boicottare il dollaro come asset di rifugio privilegiato. Manovra da maestro: le due dinamiche hanno buoni motivi per non estinguersi: l’oro non dipende direttamente da uno Stato ed è l’unico asset in grado di assorbire i flussi in uscita per le obbligazioni USA. Rischioso accomunarle e associarle a piatti di bilancia. Pesi sproporzionati.

Qualche esempio. La Cina, capace di pilotare l’obiettivo di disimpegno. Non è sola. Molte nazioni del sud-est asiatico stanno abbandonando il dollaro per legarsi allo Yuan.

Il Giappone, con un volume totale di debito giapponese negoziabile sui mercati 3 volte inferiore alle riserve auree. L’EU con un ordine di grandezza simile al debito giapponese. Le Criptovalute, vantate come la soluzione ideale, ancora acerbe, per una profondità di mercato di $2.000 Mld.

E Trump imperversa: si diverte, contribuisce alla crescita del prezzo dell’oro con una politica commerciale effervescente, stimolando e incitando molti investitori a dubitare della neutralità del dollaro. Per le Banche Centrali diventa il catalizzatore della crescita di un asset rifugio svincolato da obblighi capestro.

Nuova gerarchia delle riserve mondiali. Guardiamo la realtà. Con un debito pubblico prossimo ai $ 40 Trilioni, riserve auree enormi ma svincolate dal dollaro e in una fase di esplosione speculativa, se in un weekend l’oro crolla del 10%, è in grado di risolvere le sfide economiche degli USA?

No di certo. Le immense scorte di oro custodite nei depositi USA, quale che sia il loro ammontare effettivo, sono forse destinate a restare un luccicante tesoro custodito sottochiave. Non fanno paura, non nuocciono. Eppure i benefici di una nuova valorizzazione del metallo nobile da parte del Governo sarebbero scontati e gli USA potrebbero, per esempio, attingere al patrimonio aureo per ripagare una parte significativa del debito nazionale. Non servono. A Trump non interessa. Non è in linea con le sue ambizioni. Per lui esiste sempre il rischio interno che la Corte Suprema USA invalidi i dazi reciproci, sottraendo al Tesoro un’elevata fonte di gettito fiscale, entrata decisiva.

Che dire delle promesse elettorali di sussidi ai cittadini? Potrebbero gonfiare ulteriormente la spesa pubblica. Allora, tutti gli occhi sull’oro? Fine del dollaro come moneta di riserva? Manco per idea. Quello resta il piolo per gli scambi globali. Il 30% del debito in mani straniere attiva un campo di battaglia geopolitico?  L'oro resta la vera costante universale di riserva. Torre incrollabile.

L’oro o il dollaro? Intanto la sfiducia verso il debito USA rischia di inasprirsi. L’ossessione di Trump nelle relazioni internazionali, in particolare verso Groenlandia, induce a disfarsi delle posizioni sul debito USA. E gli annunci di Trump in vista delle elezioni di Midterm?  E la promessa di offrire 2.000 $ agli americani grazie agli introiti doganali? Potrebbero ancor più deviare la spesa pubblica sul debito USA e indebolirlo. Sgretolerebbero lo status del dollaro moneta di riserva?

Pare di no. Il dollaro resta la principale valuta mondiale e anche se l’oro dovesse sgomitare, continuerebbe a fare da riferimento. Con 30% in mani straniere, cassa di risonanza e metronomo, da adagio a prestissimo l’oro aizzerebbe lo scontro geopolitico sul mercato USA del debito, permettendogli di continuare a tenere banco.

E il gioco continua.

Abile e lucido, Trump è a suo agio. Da maestro burattinaio. Nei suoi interessi. E non lo nasconde.

(Consultazione:  Digianni. Moreschi, 10 Ottobre 2025; Business Community – Il Magazine economico-finanziario per impditori e manager; Enguerrand Artaz, 28 January 2026; La Financière de l’Échiquier (LFDE); Italpreziosi Riserve auree USA).

    * Tonnellata metrica: Tonnellata di 1,000 kg = 2,205 pound  t = tonnellata  g = grammo

Tonnellata corta:      Tonnellata di 907 kg=   2,000  pound

Tonnellata lunga:     Tonnellata imperiale di 1,016 kg =  2,240 pound.

 **  Oro: $166 – 167/ g; Oro: € 131 – 132/ g; Oncia = 28,5 - 31,1 g;

Oncia valore in $: 2.390 – 4.600/ Oncia valore in €: 3.950 – 4.160; 1 t = 32.000 Once;

***   8.133 t   x   32.000 once= 261 M once   x    $4.300 =   $ 11,22 M.

 

Inserito il:06/02/2026 12:16:43
Ultimo aggiornamento:06/02/2026 12:48:47
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