Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Edgar Degas /Parigi, 1834 - 1917) - A la Bourse

 

Delisting, la fuga delle società dalla Borsa italiana

di Vincenzo Rampolla

 

Che sta accadendo alle Borse?

Molte le quotazioni stagnanti, in crescita le società che non sbarcano sul listino, alternativa  allo sviluppo. Fenomeno non solo italiano. Da una ricerca PoliMi (Intermonte Management School), nel 2001 a New York erano quotate 5.685 società, a fine 2021 sono scese a 3.784; a Londra da 2.355 si è passati a 1654; a Francoforte da 867 a 630; a Parigi da 983 a 737. Calo medio di -28%.

E Milano? Si scende di -25% e delle 448 società ammesse alla quotazione, i delisting sono stati 336 di cui 268 nel listino principale. Delle società uscite dalla Borsa, 50 sono per chiusura dell’attività, mentre le altre partenze sono per acquisizioni, riorganizzazioni o per scelte opportunistiche degli imprenditori o dei soggetti che le controllavano, sulla base di cambiamenti di strategia aziendale.

Domanda: il mercato dei capitali riesce ancora ad avere una funzione importante per le aziende?

È vero che ogni operazione di delisting, da Atlantia a Coima, ha motivazione specifica, ma le ripetute crisi alle quali il mondo sta facendo fronte e l’ingresso massiccio della mano pubblica a sostenere le economie, hanno sensibilmente alterato l’orologio interno dei mercati.

E perché le imprese fuggono dai listini? Per brokers e dealers non è una questione di performance. Limitando il tempo di osservazione agli ultimi 10 anni, dalla ricerca si rileva che le 300 imprese italiane entrate in Borsa [63 su listino principale e 237 su EGM (Euronet Growth Milano, listino con oggi 182 società quotate, con azioni liberamente commerciabili sul mercato secondario e con flottante tra 2 - 10%] hanno in realtà aumentato il volume d’affari sia prima che dopo la quotazione. Inoltre, nel periodo, si è avuto un rendimento assoluto mediamente positivo sia per il listino principale (fino a +32% dopo 3 anni) che per EGM (+20%). Al netto del rendimento dell’indice di mercato, si evidenzia che le matricole di MTA (Mercato Telematico Azionario) nei 3 anni successivi hanno reso in media +22%, mentre quelle del listino non regolamentato +6% .

Si osserva che l’FTSE MIB (Financial Times Stock Exchange Milano Indice di Borsa), il più importante indice azionario della Borsa Italiana, racchiude le azioni delle 40 società italiane (anche con sede legale all'estero), quotate sull'MTA o sul MIV con maggiore capitalizzazione, flottante e liquidità e con oltre l’80% della capitalizzazione totale e il 90% del controvalore degli scambi.

Il MIV (Mercato degli Investment Vehicles), mercato meno conosciuto, è il mercato di riferimento per la quotazione di fondi e strutture societarie che investono in strumenti di Economia Reale. Il MIV può ospitare numerose tipologie di operatori italiani e esteri, aperti al pubblico retail o riservati agli investitori professionali e può anche ospitare strategie di investimento molto diverse tra loro: (Private Equity, Public e Private Debt, Venture Capital, Real Estate, Infrastructure, Healthcare…) Al di là dei casi di acquisizione o fallimento, emerge dalla ricerca il gruppo delle cosiddette aziende pentite negli ultimi 10 anni, quelle che hanno fatto delisting volontario (43 casi): La scelta del delisting arriva dai soggetti controllanti ed è maturata sulla base di considerazioni strategiche discrezionali, che sfociano in una richiesta volontaria di delisting, di solito per le small cap, o la fusione con un’impresa non quotata dello stesso gruppo o un’Opa finalizzata a ritirare le azioni.

Il flusso delle aziende pentite, è aumentato negli ultimi anni, con 22 casi negli ultimi 3 anni. Sono invece poche le aziende uscite dal listino per decisione autonoma, entro pochi anni dall’ingresso: la maggioranza lo ha fatto almeno dopo 10 anni di esperienza, se non 20. In questo gruppo si nota un trend di decrescita dei ricavi consolidati appena prima del delisting e anche nell’anno prima della cancellazione gli utili hanno segnato il passo.

Per meglio apprezzare le particolari tendenze del mercato odierno, si propone una selezione con i nomi dettagliati delle società ammesse e/o cancellate dal listino principale di Borsa Italiana (MTA e MIV) nel triennio 2019 - 2021. Si tratta di 12 ingressi e 35 uscite in un periodo caratterizzato da un ciclo positivo per il listino di Piazza Affari, bruscamente interrotto a metà febbraio 2020 dalla pandemia Covid-19, ma prontamente recuperato dal mese di marzo; nel giugno 2021 il valore degli indici ha recuperato i livelli pre-Covid. Tra le cancellazioni emergono prestigiosi nomi di società.

Il campione distinto nel triennio, può essere suddiviso per categorie (motivazioni) che hanno rispettivamente portato all’ingresso o all’uscita dalla Borsa:

Società in ingresso. Le ammissioni registrate nel corso dei 3 anni possono essere così classificate:

- IPO (Initial Public Offering - ovvero ammissioni connesse a un collocamento di titoli azionari sul mercato, destinato a investitori professionali e/o investitori retail, da parte di un’impresa che si affaccia per la prima volta in Borsa e quindi impegnata a costituire il capitale flottante);

- ammissioni legate a scissioni (spin-off) o altre operazioni societarie di imprese già quotate;

- ammissioni di imprese in possesso dei requisiti sul capitale flottante, perche già quotate o perché a controllo diffuso (come le società cooperative);

- ammissioni di imprese che si fondono con aziende già quotate e sono ammesse alla quotazione senza offerta pubblica (l’azienda quotata ha caratteristiche diverse rispetto a quella acquisita);

- ammissioni in seguito a business combination di una SPAC (Special Purpose Acquisition Company); si parla di un’azienda non quotata che, con un reverse takeover, si fonde con una società già quotata via IPO, con il contestuale delisting della SPAC(ex. Illimity Bank, 2019);

- trasferimenti da altri listini (ad esempio il passaggio da EGM al listino principale) o ammissioni di società già quotate su altri listini (e il caso del cross-listing, ovvero di società già quotate all’estero che iniziano le contrattazioni anche a Piazza Affari).

Società in uscita. Le società in uscita nel triennio vengono classificate secondo i seguenti criteri:

- aziende che hanno cessato l’attività (parte della quale proveniente dal listino principale);

- società cancellate da Borsa Italiana per non avere più requisiti richiesti da Regolamento o per altri casi (17 provengono da EGM);

- società acquisite da gruppi esterni che hanno ritirato le azioni dal mercato o intendono concambiarle con azioni di società quotata (ex. Banco di Sardegna acquisito da BPER nel 2020);

- società oggetto di ristrutturazioni societarie infragruppo, quasi tutte quotate sul listino principale (es. Cir acquisita da Cofide nel 2020);

- società uscite per avere raggiunto la business combination con altra società (con contestuale ammissione in Borsa della società con cui si sono integrate);

- società a maggioranza quotate sul listino principale e ritirate dal listino per iniziativa unilaterale dei soggetti controllanti, attraverso un’ OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) o - per le società più  piccole - a seguito di richiesta di Borsa Italiana, dopo decisione ad ampia maggioranza dei soci;

- società che si sono trasferite in altre Borse internazionali, europee o extra-europee. (ex. Luxottica Group inserita alla Borsa di Parigi come Essilor-Luxottica dopo la fusione con Essilor nel 2019).

(consultazione:  daniele manca 9.5.2022 amministratore scoa;  studio consulenti associati palmieri &partners – bologna 31.5  2022; guglielmo manetti – intermonte partners; polimi;  carlotta scozzari (afp); flavio bini; raffaele ricciardi - 13 .7.2022; outlook: il re dollaro e la fine degli investimenti classici -  francesco guerrera - 13.7. 2022; tonia mastrobuoni – 12.7. 2022)

 

Inserito il:10/08/2022 11:10:32
Ultimo aggiornamento:10/08/2022 11:40:14
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