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Due parole sui Paradisi Fiscali e la ricchezza nel mondo
di Vincenzo Rampolla
Il paradiso fiscale. È l’abbaglio di prendere haven (scudo) per heaven (cielo) in tax haven (scudo fiscale). Succede. Di certo si parla di un Paese che per tasse sui depositi bancari applica un prelievo fiscale ridotto o nullo e che attrae molto capitale dai Paesi esteri in cambio di una tassazione estremamente ridotta. Pratica allettante per il contribuente, rifugio dalla tassazione sui redditi e barattabile come elusione fiscale. In questi Paesi all’estero (offshore – extra confini) è conveniente fissare la sede di un'impresa, eludere le severe regole sul segreto bancario per compiere transazioni coperte, favorire l'emissione di azioni al portatore, ridurre al minimo le formalità societarie e contabili, disporre di norme convenienti per attivare servizi finanziari o licenze e lanciarsi su ETF e fondi ad alto rischio e rendimento. Enorme l’elenco dei vantaggi.
I paradisi fiscali possono essere classificati in 4 categorie principali, senza entrare nei dettagli: Pure Tax Haven, No Taxation on Foreign Income, Low Taxation e Special Taxation. Fanno gola alle società multinazionali e a quelle di dimensioni inferiori, per pagare tributi a strutture malavitose. Succede anche questo. Secondo l’Ong Tax Justice Network, gli asset finanziari dei paradisi fiscali tra il 2012 - 2016 sono oscillati tra $7-8 e $21-36 Trilioni (migliaia di miliardi).
Lo Standard contro l’evasione fiscale. Il 4 maggio 1999 l’Italia approva il decreto ministeriale che individua una lista di 61 Stati e territori aventi un regime fiscale privilegiato e dichiarati paradiso fiscale.
A luglio 2014 i Leader mondiali e i Governatori delle Banche Centrali hanno adottato l’AEOI (Standard Automatic Exchange Of Information), scambio automatico di obblighi dichiarativi, informazioni di materia fiscale in sostituzione dello scambio su richiesta (o automatico in via opzionale), nuovo strumento cardine di cooperazione tra Amministrazioni fiscali, unico per contrastare l'evasione praticata nei paradisi fiscali.
Oggi, liste con più di 100 Paesi hanno ufficialmente assunto l’impegno di introdurre i nuovi standard OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Nella white list sono inclusi Paesi industrializzati che hanno stipulato almeno un minimo di 12 accordi specifici fissati dall'OCSE sullo scambio di informazioni. Nella grey list, figurano gli Stati impegnati ad adottare tali standard, in attesa di un accordo specifico. Nella black list infine rientrano gli Stati privi di ogni impegno. Ogni Paese delle liste svolge la funzione di certificazione ufficiale di opacità, invogliando i potenziali evasori a essere scelto.
Il 5 dicembre 2017 il Consiglio Europeo ha approvato l’elenco di giurisdizioni non cooperative che a febbraio 2020 comprendeva 12 Stati. Classificati per Posizione dal totale generale, ne emergono 14: Bermuda, Isole Cayman, Paesi Bassi, Singapore, Irlanda, Lussemburgo, Curaçao, Hong Kong, Cipro, Bahamas, Jersey, Barbados, Maurizio e Isole Vergini Britanniche.
La classifica della ricchezza finanziaria mondiale. Procedendo dal livello di disponibilità finanziaria, l’evasione fiscale è direttamente legata all’andazzo dei più ricchi di evadere tasse e tributi fiscali. Secondo il Rapporto ufficiale del Global Weath Report, i 10 Paesi più ricchi al mondo per patrimonio finanziario sono guidati da Usa, seguiti da Cina, Giappone, Germania, Regno Unito, Canada, Francia, Italia, Australia e India. L’Italia è all’8° posto, con $6.900 Mld, nel 2024 in calo dell’1,1% rispetto al 2023, con una crescita del 4,4% annuo negli ultimi 5 anni. È previsto un ritorno alla crescita, con un tasso annuo del 6,5% fino al 2029, con la ricchezza finanziaria alla soglia di $9.455 Mld.
La ricchezza in Italia e nel mondo. La distribuzione della ricchezza finanziaria è uno dei dati primari per scoprire intrighi e verità dell’evasione. Nel nostro Paese, il 48% del patrimonio finanziario è nelle mani dei milionari, ovvero 517.000 individui con almeno $1 M di disponibilità finanziaria - meno dell’1% della popolazione italiana -. Più ristretta la fascia degli Ultra-High Net Worth, che superano i $100 M, in totale 2.600. Nel Rapporto annuale sulla ricchezza (Credit Suisse) è indicato il patrimonio medio per adulto di tutti i Paesi e le macro-aree del mondo rendono possibile ricavare un totale che rispecchia la ricchezza globale escludendo gli immobili: $255.000 Mld e $487 M. La macro area più ricca? Il Nord America, dove in media ogni individuo possiede $394.938. La più povera? India $3.610 e Africa $3.473.
La nazione con la maggiore ricchezza pro capite è la Svizzera, dove ogni adulto possiede in media $465.337. E l’Italia? Il patrimonio complessivo è circa $7.305Mld, 2,9% della ricchezza mondiale.
Quanto costa ai Governi l’evasione fiscale? Il Fondo Monetario Internazionale stima che i paradisi fiscali costino ai governi $500 - 600 Mld /anno, principalmente in entrate fiscali aziendali che non sono state in grado di riscuotere. Inoltre, 366 Aziende nella classifica Fortune 500 hanno almeno una filiale in un paradiso fiscale. Secondo l'Institute on Taxation and Economic Policy (ITEP), Apple aveva registrato $252 Mld offshore nel 2018 e ha iniziato a rimpatriare quel denaro dopo che il Presidente Trump ha ridotto l'imposta sul totale dal 35% al 15,5%. È improbabile che il taglio fiscale scoraggi in toto le aziende a dirottare denaro verso altri centri fiscalmente più favorevoli.
I Centri Finanziari Offshore (OFC). Diversi dai paradisi fiscali, seppure simili e a torto sinonimi, gli OFC sono giurisdizioni, strutture ideali per gestire attività finanziarie internazionali. Offrono servizi bancari, di gestione patrimoniale e di formazione di società, con lo scopo di convogliare investimenti esteri e facilitare la crescita economica. Applicano una bassa tassazione, regolamenti flessibili e rigorosa riservatezza, ideale richiamo per investitori decisi a ottimizzare i propri affari finanziari e a moltiplicare entrate e profitti.
Se gli OFC offrono opportunità legittime per la pianificazione fiscale e la protezione delle attività, possono essere usati anche impropriamente per scopi illeciti.
La definizione di paradiso fiscale di tipo tax haven, o centro OFC, e gli algoritmi utilizzati per qualificare un Paese variano decisamente da una fonte all'altra e sono molto complessi. Per ogni giurisdizione è costruito un punteggio haven score sulla base di 20 indici haven indicator: riflettono le numerose e diverse norme, leggi e meccanismi che le multinazionali possono utilizzare per eludere le tasse. L'indice classifica il sistema fiscale e legale di ogni Paese con un punteggio rifugio haven score, con 100 un margine illimitato di abuso fiscale da parte delle imprese e 0 l'assenza di possibilità di abuso fiscale. È un assaggio della complessità.
Al punteggio si affianca l'Indice dei paradisi fiscali aziendali, Corporate Tax Haven Index (CTHI). Misura la libertà di azione della giurisdizione nel consentire alle multinazionali di abusare delle imposte sulle società. Si calcola combinando il punteggio del paradiso fiscale con il peso di una scala globale. Un terzo parametro di misura è l’Indice di Segretezza Finanziaria (FSI) Financial Secrecy Index: classifica le giurisdizioni in base alla dose di complicità nell'aiutare gli individui a nascondere le proprie finanze al di fuori dello stato di diritto. Punteggi più bassi indicano una minore complicità. È una deviazione nella complessità.
Sebbene la definizione di paradiso fiscale differisca secondo la fonte, i moderni paradisi fiscali aziendali aderiscono alle linee guida stabilite da organismi di regolamentazione come l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e il Government Accountability Office degli Stati Uniti; vantano elevati livelli di conformità alle norme OCSE e stipulano trattati fiscali bilaterali, ovvero accordi legali che riducono l'aliquota fiscale per le imprese con sede in un Paese, ma generano profitti in un altro. Molti paradisi fiscali hanno la possibilità di abilitare legalmente prelievi fiscali prossimi allo zero usando strumenti di erosione della base imponibile e trasferimento degli utili secondo il progetto OCSE Base Erosion And Profit Shifting (BEPS). Obiettivo? Contrastare l'evasione fiscale internazionale delle multinazionali e a stabilire regole uniche e trasparenti.
Esempi di centri OFC. Va sfatato il mito dei paradisi fiscali isole esotiche e remote difficili, se non impossibili da disciplinare. Molto diffusi sono Paesi altamente sviluppati, con un solido sistema normativo, tradizionali e moderni aziendali. Un riferimento è l'indagine pluriennale condotta da politici, economisti e informatici del Gruppo di ricerca CORPNET (Università di Amsterdam): 98 M di aziende globali sono esaminate insieme ai loro 71 M di connessioni proprietarie, catene di proprietà globale aziendale. Alcuni
esempi concreti illustrano la reale complessità delle regole dei paradisi fiscali per investitori, aziende e OFC.
Le multinazionali utilizzano strutture societarie altamente complesse, composte da reti di società madri e controllate, perfette catene di interconnessione giuridica e societaria, tasselli chiave per organizzare la stessa struttura proprietaria e le proprie operazioni globali.
HSBC, società britannica di servizi bancari e finanziari è composta da 828 entità giuridiche in 71 Paesi!
Si stima che 50% delle attività e passività transfrontaliere mondiali ($21-32 Trilioni) transiti attraverso gli OFC offshore. Tra il 2007 e il 2009 Google ha trasferito alle Bermuda $12,5 Mld, la maggior parte dei profitti generati al di fuori degli Usa, tramite società con sede nei Paesi Bassi e ha quindi pagato un'aliquota fiscale effettiva del 2,4% su tutte le operazioni. In totale, ogni anno nell’UE le multinazionali evitano di pagare $50-200 Mld di tasse utilizzando gli OFC. Come fanno? Vengono calcolati i rapporti che indicano quanto esattamente una giurisdizione agisca come OFC in relazione al PIL, in pratica è l’indice di intensità offshore, sulla base di due classi di OEC: Sink- OFC che attraggono e trattengono capitali esteri e Conduit- OFC che fungono da destinazioni intermedie per i Sink. Calcoli all’antica senza AI. Senza.
In definitiva ogni Paese è specializzato in un’area geografica e funge da canale di distribuzione tra predefiniti gruppi di aziende i cui investimenti non richiedono canali di investimento perché investono direttamente nelle aree assegnate. È così che Cipro è utilizzata principalmente dalle aziende russe di proprietà delle Isole Vergini Britanniche, il Belgio è utilizzato come canale di collegamento per la società Euroclear e l'Irlanda è la rotta per le aziende giapponesi e americane verso il Lussemburgo.
I paradisi fiscali più famosi del mondo. Isole Vergini britanniche. Primo paradiso fiscale al mondo, colonia britannica con economia che detiene investimenti esteri con valore 5.000 volte superiore al proprio. Per i funzionari locali il Paese non è un paradiso fiscale, argomentazione indebolita dal fatto che le Isole Vergini hanno solo 36.000 residenti, ma è sede di 400.000 aziende che detengono $1,5 Trilioni di asset.
Lussemburgo. Paese tra i più ricchi del mondo e uno dei principali paradisi fiscali. Circa il 30% delle aziende statunitensi Fortune 500 ha filiali in Lussemburgo. Amazon, ad esempio, convoglia tutte le vendite in Europa attraverso la Sede Centrale Europea ufficiale in Lussemburgo.
Isole Cayman. Attività bancarie pari a 1/15 dei $30.000 Mld di totali attività bancarie mondiali. Oltre a non avere alcuna imposta sulle società, non ci sono imposte dirette per residenti, incluse quelle su proprietà, reddito e salari. Ricercate dai gestori di hedge fund per lo 0% di aliquote per l'imposta su società, reddito sugli interessi o dividendi maturati su un investimento. Gestiscono Pepsi, Marriott e Wells Fargo.
Bermuda. Territorio insulare del Regno Unito noto per le sue spiagge turistiche e paradiso fiscale; il PIL pro capite delle Bermuda è molto alto grazie all'assenza di imposte su reddito d'impresa, interessi, dividendi e royalties. Queste aliquote fiscali hanno indotto aziende come Google e Nike a depositare miliardi di dollari in conti alle Bermuda, evitando il pagamento delle tasse statunitensi.
Paesi Bassi. L'ex ministro delle finanze olandese, Jan Kees de Jager, ha affermato che i sistemi finanziari del Paese sono molto meno sfruttabili di quelli della Svizzera o delle Isole Cayman. Google e IBM con numerose aziende Fortune 500 riducono le tasse incanalando i profitti attraverso filiali olandesi. Esempio simbolico e luogo prescelto da numerosi schemi di ottimizzazione fiscale delle multinazionali, grazie a una legge nel 2018 che richiedeva solo la proprietà di una sede legale e €100.000 di spese per il personale nei 12 mesi precedenti. Amsterdam è il domicilio fiscale di Ikea, Unilever, Shell, Adidas, Niken. Le leggi del Paese sono legate al forte indebitamento delle famiglie olandesi, pari al 220% del PIL nel 2019 e ben al di sopra della media europea, vincolo per un risparmio privato e una raccolta garante per gli impieghi Bancari.
Svizzera. Nota per la segretezza del suo settore bancario, mantiene strettamente riservati i dettagli dei conti e delle transazioni finanziarie dei clienti. Questa affidabilità consente ai privati e alle aziende di occultare solidamente il proprio patrimonio. Alcune leggi sulla segretezza sono state abrogate, ma le aliquote fiscali del Paese rimangono favorevoli. Secondo la Banca Nazionale Svizzera (BNS) nel 2015 il patrimonio finanziario mondiale era di €87.000 Mld. Quello offshore detenuto nei paradisi fiscali mondiali era circa l’8%, pari a €6.900 Mld; il 30% era di proprietà di stranieri in banche domiciliate in Svizzera e il 70% in altri centri OFC; €1.200 Mld appartenevano a europei di cui €130 Mld all’Italia. Il 40% dei patrimoni gestiti è stato investito in obbligazioni globali e in fondi comuni in Lussemburgo, Irlanda, Usa.
Stati Uniti. Sebbene non siano allo stesso livello degli altri Paesi tax haven, gli Stati Uniti adottano uno scenario fiscale unico perché ogni Stato stabilisce le proprie aliquote fiscali. Stati senza imposta sul reddito, come Alaska, Florida, Nevada, South Dakota, Tennessee, Texas, Washington, Wyoming vengono spesso utilizzati come paradisi fiscali dai Paesi interessati a minimizzare il carico fiscale.
(Consultazione: HM Revenue & Customs; Puerto Rico: The Evolution of America's Corporate Tax Haven, in The ATA Journal of Legal Tax Research; Paul Beckett, Tax Havens and International Human Rights; ilfattoquotidiano.it.¸ Ennio Remondino, Rigoristi in fallo: Olanda paradiso fiscale senza vergogna; Tassazione: il Consiglio pubblica una lista UE delle giurisdizioni non cooperative; Ecco quanto valgono i paradisi fiscali italiani, Violetta Silvestri; Fiscal Focus, Miriam Carraretto; Misuratore finanziario offshore - Corpnet; I paradisi fiscali più popolari al mondo - World Data; wikipedia tax haven countries; Paul Polman, Teoria dei condotti e centri finanziari offshore; Il futuro dell'eliminazione degli utili e del BEPS)

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