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Quale futuro per i giornali italiani?
di Bruno Lamborghini
Il 4 marzo scorso si è avuta la sottoscrizione di un contratto preliminare da parte di GEDI con SAE S.p.A. per la cessione del quotidiano La Stampa di Torino da concludersi entro giugno.
Perché avviene questa cessione e chi è SAE S.p.A.? La cessione de La Stampa fa parte del programma avviato da parte di GEDI (gruppo Exor di John Elkann) di cedere tutte le sue partecipazioni editoriali, come già avvenuto per i quotidiani locali veneti al gruppo SAVE S.p.A. e altri quotidiani locali già a SAE S.p.A. e, ad inizio 2026, per la Sentinella del Canavese a LEDI S.p.A. LEDI S.p.A. è una società di Bari guidata dai fratelli Ladisa, operanti nella ristorazione collettiva in tutta Italia con un fatturato di 350 milioni di Euro e 5.000 dipendenti, con attività da tempo anche nell’editoria pugliese attraverso il quotidiano L’Edicola.
Inoltre, sono in atto da tempo le trattative per la cessione, sempre da parte di GEDI, del quotidiano La Repubblica al gruppo greco Kyriakou, operatore internazionale nell’armatoria navale e con Antenna nei media digitali e TV, con oltre 37 canali TV in Est Europa, UK e USA.
La SAE S.p.A. è la società di Alberto Leonardis, abruzzese di 60 anni, laureato in filosofia ed esperto di comunicazione, advisor di grandi aziende tra cui Telecom Italia e Microsoft, entrato nel mondo dei giornali locali dapprima con il Centro di Pescara e poi successivamente acquisendo da GEDI sei quotidiani locali e sei siti web. I quotidiani locali sono La Provincia Pavese, il Tirreno, La Nuova Sardegna, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara.
La SAE è una media company a metà tra la stampa cartacea ed i media digitali e la sua stessa denominazione SAE intende esprimere l’obiettivo di rappresentare nuova editoria. SAE infatti sta per Sapere Aude Editrice, ovvero Osare cercando la Conoscenza e tale è lo scopo del suo creatore Alberto Leonardis, di trasformare i quotidiani locali cartacei in media multimediali un po’ simili ai network in streaming come Netflix e Youtube in grado di offrire reti di servizi di informazione e comunicazione a tutti i livelli di cittadini, dai giovani agli anziani, attraverso diverse forme sia cartacee che digitali, un ecosistema di informazioni e servizi in modo interattivo con gli utenti e sotto forma di abbonamenti e sottoscrizioni a specifici servizi. Non a caso Leonardis controlla anche una società di marketing, Next Difference ed è interessato alla formazione scolastica con il Progetto Scuola attraverso un giornale scritto da studenti.
Come si inquadrano queste acquisizioni di giornali locali ed ora anche di un grande quotidiano nazionale nel contesto di una editoria locale e nazionale in difficoltà gestionale e finanziaria? A livello nazionale infatti solo il Corriere della Sera presenterebbe bilanci positivi e comunque per quasi tutti le tirature appaiono in riduzione e il calo del cartaceo non sembra essere compensato dalle edizioni digitali. In più la pubblicità si orienta sempre più verso veri media digitali, togliendo spazio ai giornali digitali, come ancor più alle reti televisive. Anche i giornali locali seguono lo stesso trend e di fatto per sopravvivere spesso devono operare continue riduzioni dei costi, investimenti e collaboratori, rischiando così di perdere qualità ed interesse.
Vi sono peraltro nuovi operatori che intervengono ad acquisire stampa locale ed ora anche giornali nazionali. Questi acquisti avvengono a prezzi ridotti, per La Stampa si parla di 22 milioni di Euro, ma il problema sono i costi di gestione e gli introiti ridotti. ll numero di lettori si sta riducendo sistematicamente, la generazione sotto i 40 anni non compra e legge più giornali cartacei e spesso anche quelli digitali. Le informazioni, vere o false, circolano principalmente su Facebook e Instagram o canali digitali che nascono e spesso spariscono rapidamente. Non basta passare al digitale per salvarsi. Infatti anche i quotidiani solo digitali in tutto il mondo faticano a sopravvivere.
La compravendita di giornali locali o nazionali in Italia si è intensificata in questi ultimi tempi. Le cessioni di GEDA fanno notizia, ma altre passano inosservate. Ad esempio, va ricordato l’attivismo di Leonardo Del Vecchio che è il maggiore azionista di Luxottica ed ha comprato a gennaio 2026 da Monrif l’Editoriale nazionale che come Quotidiano Nazionale controlla quattro quotidiani regionali, il Resto del Carlino di Bologna, la Nazione di Firenze, il Giorno di Milano e il Telegrafo di Livorno, ma Del Vecchio ha acquistato recentemente anche il 30% de Il Giornale da Tosinvest, il gruppo che fa capo a Antonio Angelucci. Perché Del Vecchio è entrato nell’editoria? Per passione, per aiutare il mantenimento di testate regionali o nazionali?
Un altro gruppo significativo di giornali è Tosinvest di Antonio Angelucci, che opera nel settore sanitario con il Gruppo San Raffaele e controlla, oltre al Giornale, anche Libero, Il Tempo, i Corrieri dell’Umbria, di Siena, di Arezzo, di Viterbo, di Maremma. Vi è poi Caltagirone Editore che possiede Il Messaggero di Roma.
Vi sono peraltro anche iniziative giornalistiche che si pongono l’obiettivo di essere gestite dagli stessi giornalisti, come Il Fatto Quotidiano di SEIF, il cui consiglio è costituito da soci giornalisti come Padellaro,Travaglio e altri che si pongono l’obiettivo di essere finanziati solo dai lettori.
Nelle settimane scorse vi è stata la cessione di Domani, quotidiano fondato e gestito da Carlo De Benedetti, ora passato ad una Fondazione presieduta da Antonio Campo Dall’Orto con obiettivi di piena indipendenza e di autofinanziamento, una iniziativa che se avrà successo può essere un esempio significativo di autogestione e autocontrollo da parte di giornalisti indipendenti.
Il quadro dell’editoria giornalistica in Italia appare dunque complesso con molti interrogativi circa gli obiettivi da parte di vari gruppi di controllo così come sulle effettive possibilità di sopravvivenza, ma nello stesso tempo appare anche la ricerca di nuove forme tra il cartaceo, il digitale ed i nuovi media per cercare di rispondere e sollecitare nuove richieste di potenziali lettori in particolare delle nuove generazioni, disinteressate verso mezzi ufficiali di informazione, con nuovi strumenti editoriali ed informativi, come sembra intendere SAE, sviluppando network misti di informazione che mutuano dalle reti mediatiche integrate ed interattive di maggior attrattività e capacità di personalizzazione nel rapporto con gli utenti.
In tale direzione, sarà interessante capire come i giornali, i nuovi media e le reti digitali informative si integreranno o verranno sostituite da Agenti A.I. da cui ciascun utente avrà la possibilità di essere assistito o guidato nell’accesso a canali informativi già preelaborati, con il rischio peraltro di essere totalmente condizionato e dominato dagli algoritmi e da chi li produce e possiede.

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