Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale
Clicca qui per ascoltare (In lavorazione)
Primato italiano di prezzi energia alle stelle
di Vincenzo Rampolla
Secondo uno studio di Confindustria e dal Rapporto annuale 2024, l’Italia è stata il secondo Paese UE con i prezzi all'ingrosso dell'elettricità più alti, con una media di €108/MWh rispetto a quella europea di € 84,7/MWh. Non è la guerra con l’Iran che ci ha fatto scoprire che l’Italia sia maglia nera per il prezzo dell’energia elettrica. È noto da tempo. Il prezzo dell’elettricità a uso domestico è sceso dell'11% riducendo i costi energetici e di fornitura, mentre quello del gas per consumi domestici è aumentato del 17%, il 16% in più rispetto ai prezzi medi tra i 27 Paesi UE.
Dai dati, l'ultimo decennio è stato stagnante per l’elettrico: 22% per consumo finale famiglie, 43% per l'industria, 25% per il settore trasporti, il restante 10% per agricoltura e servizi.
A luglio il PUN (Prezzo Unico Nazionale) è stato in media oltre 20 € sopra quello della Francia, 40€ per la Spagna e il quadruplo per la Svezia. Che c’è sotto questa singolare virtù italica? È presto detto: la dipendenza dal gas, il mercato, il clima e l’ombra della manipolazione. E c’è dell’altro: le maggiorazioni sul mercato libero, le tasse sull’energia più alte in Europa, il mercato UE a favore di chi usa meno gas e un sistema che aiuta le rinnovabili. Questo alla base del primato italiano.
La dipendenza dal gas naturale. Fattore dominante è la forte dipendenza dal gas naturale. In Italia, il 45% dell’energia elettrica (contro il 15% della Germania, il 17% della Spagna e il 3% della Francia) è prodotto da impianti a gas. Il combustibile è quasi interamente importato dall’estero, con il prezzo finale molto sensibile alle oscillazioni dei mercati. Allo scoppio del conflitto in Ucraina, era in balìa di Mosca (oltre 30 Mld m³ /anno, 40% del totale importazioni). Il Governo Draghi diversificò gli acquisti in Nord Africa: nel 2023 il gas dall’Algeria è salito a circa il 38% e quello russa è sceso sotto il 5% integrato dal gas naturale liquefatto. Inversione di tendenza nel 2024 e acquisti dalla Russia risaliti a oltre 6 Mld m³ e l’Italia non ne ha beneficiato. La relazione annuale dell’Autorità per l’Energia (ARERA) di giugno, indica che il PUN prezzo di riferimento all’ingrosso medio italiano è sceso di -14%, contro -40% francese, -36% scandinavo, -28% spagnola e -18% tedesco. E questo è solo il primo inciampo nel sistema Italia.
Le trappole del mercato. Il funzionamento del mercato elettrico contribuisce ad amplificare le differenze. Il PUN si forma con il meccanismo del prezzo marginale: ogni giorno i produttori di energia fanno le offerte sul Mercato del giorno prima. La prima chiama è delle centrali a rinnovabili e idroelettrico, le più economiche; la seconda è delle centrali a gas, le più care, con il prezzo finale che non è una media: si allinea al costo dell’ultima centrale - la più cara - necessaria per coprire l’intera domanda. Scatta il trucco. Quando il gas sale di prezzo anche l’elettricità prodotta da fonti più economiche viene pagata a quel prezzo gonfiato. È la regola UE, non si scappa, è l’Italia a smenarci perché è il gas la fonte che tira e fissa il prezzo. In Francia il volano è in mano al nucleare, in Spagna alle rinnovabili e in Germania a rinnovabili e carbone. Non mancano gli scogli. Qualcuno ha mai messo il naso nella regola UE?
Le variazioni climatiche. In estate, il mercato diventa particolarmente vulnerabile. Il fabbisogno di energia cresce sensibilmente per effetto dell’aria condizionata, con milioni di famiglie e imprese che accendono i sistemi nelle ore più calde. Spunta l’idroelettrico, che pesa in media 20% del mix italiano e cala di botto per la siccità e la ridotta disponibilità di acqua negli invasi; l’eolico spesso lo segue per i periodi di scarsa ventosità. Per questo le centrali a gas indispensabili per coprire la domanda residua gonfiano il PUN. A luglio 2024 è salito a 112 €/MWh, a gennaio era 99€/MWh.
La manipolazione dei prezzi. A complicare il quadro c’è un rischio segnalato da ARERA: nel biennio 2023-24, a valle del conflitto in Ucraina, molti operatori avrebbero adottato sul mercato elettrico strategie di offerta anomale, riducendo la capacità realmente disponibile per spingere i prezzi in alto, comportamento illegittimo all’origine di differenze medie di prezzo tra 4-7 €/MWh nel 2023 e 1 €/MWh nel 2024, indice di palesi manipolazioni, notissime e mai sanzionate.
Vediamo le sorprese che ci riserva il resto.
Le maggiorazioni sul mercato libero. Dal PUN alla bolletta il passo non è breve. Per arrivarci occorre infilarci i costi di commercializzazione e dispacciamento (servizio di Terna per bilanciare istantaneamente domanda e offerta sulla rete nazionale, a garanzia di forniture continue) e gli oneri di sistema destinati a sostenere lo sviluppo delle rinnovabili per ridurre la dipendenza dal gas (lo scorso anno hanno sfiorato €9 Mld). Nel mercato libero, su cui i clienti nazionali sono stati fatti migrare entro luglio 2024, contano le maggiorazioni decise dal fornitore. Secondo ARERA il prezzo finale 2024 al netto delle tasse sul mercato libero aveva valori di gran lunga superiori al servizio di maggior tutela per tutte le classi di consumo: da + 37% per i grandi clienti a 55% per consumi tra 1.000 e 2.500 kWh / anno. Inserendo le imposte, si ha + 10% di spesa.
Dall’invasione russa dell’Ucraina, il prezzo dell’energia in Europa è aumentato in modo strutturale. Tocco finale. La necessità di sostituire il gas russo con fonti alternative ha fatto impennare i costi in tutta l’UE. Problema particolarmente acuto per l’ Italia.
Tasse sull’energia, le più alte in Europa. Il primissimo fattore dello squilibrio è la tassazione. Nel primo semestre 2024, l’Italia è risultata seconda per tassazione sull’energia, pari a 27,5% sul costo finale. Valore quasi doppio della media europea. Per le utenze domestiche la tassazione è 25% del costo finale, in linea con la media UE del 24,3%. Negli anni passati, il Governo aveva ridotto le tasse per far fronte all’aumento dei prezzi del gas. Dal 2024 è ritornato alla casella di partenza. Secondo il Ministero dell’Economia, le accise su energia elettrica e gas naturale sono €4,5 Mld in totale. Una bella cifra. E il cashback di Stato non era €5 Mld/anno (rimborso 10% spese con carta)?
Un mercato UE a favore di chi usa meno gas. Altro fattore chiave è il meccanismo europeo di formazione dei prezzi dell’energia. Oggi l’elettricità si produce con fonti fossili (gas, carbone, petrolio) e non fossili (nucleare e rinnovabili - sole, vento, acqua). Nel mercato UE l’energia è quotata sulla base della fonte più cara necessaria per soddisfare la domanda e spesso è il gas naturale. Che significa? Che anche l’energia rinnovabile, nonostante abbia minore costo di produzione è tarato sul prezzo del gas, se il sistema ne è ancora dipendente.
Nel 2024 il 59% di elettricità è derivato da fonti fossili, in particolare il gas; in Spagna il 60% ma proviene da rinnovabili e in Francia il 60% da nucleare, solo il 6% dal gas. La verità: in Italia il prezzo del gas sta condizionando fortemente il costo dell’elettricità anche per le fonti green.
Un sistema che incentiva le rinnovabili. Il modello europeo, detto marginal pricing, era nato per favorire gli investimenti nelle rinnovabili, garantendo loro prezzi di vendita allineati a quelli più alti del mercato, si coprivano i maggiori costi iniziali rispetto alle centrali a gas o carbone.
L’impennata del prezzo del gas negli ultimi anni ha invece distorto questo meccanismo, anche se il ricorso alle rinnovabili è aumentato e le bollette sono comunque salite, penalizzando in massima parte l’Italia e i Paesi a forte dipendenza dal gas. Già nel 2022 il 90% del prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia dipendeva dal prezzo del gas, percentuale più alta in UE (Rapporto Draghi). Risultato: le imprese italiane spendono di più per produrre, sono meno competitive e subiscono la concorrenza estera di chi paga meno l’energia.
Per chiudere, per i futuri prezzi energia, restano le ipotesi tratte dalle analisi di Terna, Enea, Istat.
Energia – gas a prezzi separati? Da quanto si discute del decoupling (disaccoppiamento), la separazione del prezzo della rinnovabile da quello del gas, creando più mercati dell’energia, differenziati per fonte? Permetterebbe prezzi più bassi per la rinnovabile, offerte più convenienti per imprese e famiglie e maggiore attrattività per contratti green a lungo termine. È complesso, forse impraticabile e boicottato da chi non vuole perderci. Ci vuole una riforma a livello europeo, con spinose negoziazioni, con le rinnovabili non sempre disponibili e per anni ancora ruote di scorta di gas o nucleare francese.
Più rinnovabili, meno gas è una soluzione? Rimedio realistico nel breve è incrementare rapidamente la produzione da fonti rinnovabili, ovvero: ridurre la dipendenza dal gas, abbassare il prezzo medio dell’energia, contenere le bollette di famiglie e imprese. In Italia sono stati fatti progressi, ma si naviga a vista nei labirinti burocratici e politici. Quanti impianti rinnovabili sono pronti, ma bloccati in attesa di autorizzazioni?
Mai sentito parlare di contratti diretti imprese - energia green? Si stanno diffondendo nuovi tipi di contratti a lungo termine, in cui le imprese stipulano accordi diretti con fornitori di energia rinnovabile, assicurandosi un prezzo stabile, più basso e una fornitura sostenibile. Tuttora rari, ma molto interessanti. In futuro, potrebbero essere estesi anche ai consumatori locali, con nuovi scenari per una energia vera, più economica e pulita.
Consultazione: Relazione annuale stato UE energia 2025, pubblicato da CE - BRUXELLES, novembre 2025 - Redazione ANSA/EPA; Agosto 2025 Chiara Brusini;@energy; Rapporto Draghi)

